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L’intervista di TSD – Rita Charbonnier

Per la rubrica “Interviste”, TSD oggi ha il piacere di avere nel suo salotto, la scrittrice Rita Charbonnier che ringraziamo per aver accettato questa intervista sul nostro blog. Buongiorno, Rita, e benvenuta. Mentre ti accomodi e prendi confidenza col nostro salotto, vogliamo presentarti al nostro pubblico, quindi diciamo qualcosa su di te. Rita Charbonnier è autrice di un trittico di romanzi storici incentrati su personaggi femminili: La sorella di MozartLa strana giornata di Alexandre Dumas e Le due vite di Elsa. Ha inoltre scritto il monologo teatrale Beethoven si diverte. La sua ultima pubblicazione, al momento, è il libro-intervista Chopin vu par moi. Conversazioni con Lucia Lusvardi. Ha collaborato come giornalista ed esperta di teatro musicale con diverse riviste e scritto soggetti e sceneggiature per RAI e Mediaset. È anche attrice e ha lavorato con personalità di rilievo: Nino Manfredi, Aldo Trionfo e Renato Nicolini, per citare solo alcuni dei nomi più importanti. Si esibisce in reading musicali e recital, come Tre note, tre donne, che ha scritto e che interpreta. Nel 2014 ha fondato Scrittura a tutto tondo (SATT), che offre consulenza e supporto a scrittori e aspiranti scrittori. Partiamo dal principio: ogni buon scrittore deve essere anche un grande lettore. Tu che genere prediligi? Ho sempre letto di tutto: non ho un genere di preferenza. E ti dirò, se dovessi nominare alcuni tra i libri che ho più amato tra gli ultimi che ho letto, nell’elenco non comparirebbe nessun romanzo storico… vogliamo subito dirci addio? A parte gli scherzi, nell’elenco comparirebbero Stoner di John Williams e Canale Mussolini di Pennacchi, che si possono anche definire storici perché ambientati (poco) prima della nascita dei loro autori. Per il resto, rimango sopraffatta dall’ammirazione ogni volta che leggo qualunque cosa di David Foster Wallace; adoro da sempre Ian McEwan, grandissimo scrittore anche di storici, ed Emmanuel Carrère, anche se ho trovato Il Regno un tantinello ostico; tra gli italiani ammiro Melania Mazzucco, eccellente qualunque cosa affronti, e poi Ammaniti, Valeria Parrella, Francesco Piccolo… ho molto amato Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas, romanzo bello e importante basato su una storia vera, del quale tra non molto vedremo la versione filmica di Salvatores. Come è nata la tua passione per la scrittura e quando hai deciso di “provarci”? Ho sempre scritto, naturalmente, fin dalla più tenera età, storie, filastrocche, articoli, versioni sceniche di racconti… ma forse non avrei mai avuto il coraggio di scrivere un romanzo (perché ci vuole coraggio) se non vi fossi stata in qualche modo costretta. Avevo scritto un soggetto cinematografico, la storia della sorella di Mozart, piuttosto riuscito ma di difficile realizzazione per via dei costi di un’opera di quel genere; e quando compresi che il film non si sarebbe probabilmente mai fatto, decisi di scrivere quello che poi è stato solo il primo dei miei romanzi. Parliamo ora dell’evento che ti vedrà protagonista proprio in questi giorni a Benevento Città Spettacolo: Tre note, tre donne, in programma il prossimo 30 agosto. “Mozart, Beethoven e Chopin come non li avete mai sentiti… raccontare”, recita la locandina. Puoi darci qualche anticipazione? È un concerto-spettacolo da camera con il quale ho cominciato a girare l’Italia un paio di anni fa. Io recito tre brevi monologhi brillanti, che ho scritto, intervallati da brani musicali dei tre grandi compositori che hai citato, eseguiti dal vivo. Le protagoniste dei monologhi sono donne che hanno fatto parte della vita di quei compositori: la sorella di Mozart, la cognata di Beethoven e l’amante di Chopin, la scrittrice George Sand. E che parlano di loro in modi inusuali. Ogni volta che l’ho fatto, ho collaborato con musicisti diversi: stavolta si tratta della pianista Debora Capitanio e del violinista Luigi Abate, duo Entr’acte. Nella tua attività letteraria hai deciso di unire scrittura e musica. La tua produzione di romanzi storici è incentrata sulla vita di grandi artisti. Cos’è per te la musica e quali emozioni suscita quella classica nello specifico? Ho studiato musica fin da quand’ero piccola, ed è stato un privilegio e una fortuna; ho tuttora un pianoforte in casa e non suono tutti i giorni, ma suono (quasi esclusivamente musica classica). Per me la musica è una componente fondamentale della vita; è divertimento, frustrazione, gioia, fatica, esaltazione. Non riesco a immaginare una vita in cui un qualche tipo di musica non sia perlomeno in qualche modo fruita, e credo che ormai sia così per tutti. D’altra parte, non è detto che continui a scrivere romanzi ambientati nel passato, né romanzi nei quali la musica abbia un ruolo fondamentale. Anzi, per il futuro ho progetti diversi. I tuoi romanzi storici sono incentrati su figure femminili, per così dire, “oscurate” dalla presenza ingombrante di figure maschili: penso ad esempio a La sorella di Mozart. Perché hai scelto di raccontarle? Quel lavoro è nato dal mio amore per Mozart, certo, e anche dal desiderio di esplorare il ruolo delle circostanze nello sviluppo delle capacità personali. Diciamo che in una famiglia nascono due bambini prodigio. Diciamo che uno è maschio e l’altro è femmina. Non male come disparità di circostanze, giusto? Soprattutto nel Settecento. E allora, quali strade prenderanno entrambi? Che fine farà il talento di lei? E quali strade prenderà il loro rapporto? Se metto al centro delle mie storie dei personaggi femminili, inoltre, è perché sono donna e femminista. Ritengo di avere il dovere di occuparmi di questioni di rilievo, attraverso la scrittura, altrimenti per me scrivere non avrebbe molto senso. Ogni mio libro è nato dal desiderio e dall’intento di esplorare una questione psicologica o sociale che mi sembrava importante, e che mi sembrava non lo fosse solo per me. Sei una donna che possiamo definire poliedrica. Nella tua carriera ti sei dedicata alla scrittura, al teatro, alla musica, al giornalismo. Come concili tutti gli impegni e quale di questi campi è quello che più ti appassiona? Andiamo per esclusione. Sono iscritta all’Ordine ma non mi sono mai considerata una “vera” giornalista, e mi sembra che i giornalisti siano creature molto diverse da me (ragion per cui li ammiro). Ancor più diversi da me sono i musicisti, soprattutto classici, mamma mia! Non avrei mai potuto intraprendere sul serio una carriera di quel genere. Restano la scrittura e il teatro. Mi appassionano entrambi. Non chiedermi di buttare giù dalla torre uno dei due, ti prego, perché a quel punto… mi butto io. Nel 2014 hai anche fondato un service editoriale che offre consulenze a scrittori emergenti. Visto che il nostro blog è seguito anche da molti aspiranti scrittori, cosa ti senti di consigliare loro per muoversi nel mondo editoriale di oggi? Di fare attenzione ai molti furbastri che sfruttano le aspirazioni altrui e di cercare con pazienza, e senza fretta, le persone con le quali possano trovarsi in sintonia. Scrivere è un’attività fin troppo solitaria e per pubblicare bisogna interagire con altri: è fondamentale che si tratti delle persone giuste. Sul tuo sito www.ritacharbonnier.it leggiamo che ti consideri una geek, cioè “una persona che nutre un entusiasmo spiccato, se non eccessivo, per tutto quel che attiene al settore tecnologico-digitale”. Che rapporto hai con i social? La diffusione e il marketing attraverso le piattaforme web, dai blog alle pagine e gruppi Facebook, sembrano essere molto diffusi oggigiorno. Tu come ti rapporti con questo? Il mio sito risale al lontano 2006! Ha cambiato aspetto e anche indirizzo più volte, ma il primo post è ancora lì, in tutta la sua brevità. I social sono arrivati dopo, naturalmente, e ne ho frequentati parecchi, e continuo a frequentarli, anche perché hanno una capacità di creare dipendenza che non ha pari. Conservo una certa diffidenza che mi sembra salutare, per cui ogni tanto sparisco da un social, da un altro o da tutti insieme, e talvolta mi capita di dimenticare lo smartphone a casa. Quando succede mi dico: meno male, va’… Grazie mille, Rita Charbonnier, per essere stata nostra ospite! Grazie a te, a voi, e complimenti per l’ottimo lavoro che fate!
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