Narrativa recensioni

Pulsa de nura. La maledizione di Berenice di Cilicia – Fiorella Franchini

Recensione a cura di Laura Pitzalis

La vendetta, cito Wikipedia, è un desiderio di farsi giustizia generato da un impulso che segue al rancore o al risentimento. Nella mente del soggetto che intende vendicarsi esso ha subito un torto e vuole “pareggiare i conti” punendo colui che intenzionalmente è stato causa della sua sofferenza o fastidio.

Il romanzo di Fiorella Franchini, “Pulsa de nura – La maledizione di Berenice di Cilicia”, inizia proprio con il desiderio di vendetta che anima la regina Berenice di Cilicia per Tito Flavio che, una volta diventato Imperatore, la ripudia come amante costringendola ad andare via da Roma. Durante una sosta a Neapolis riunisce in segreto un gruppo di rabbini e chiede loro di pronunciare, contro Tito, reo di aver saccheggiato e distrutto il Tempio di Gerusalemme, la terribile maledizione ebraica “Pulsa de nura”, la “Lingua di fuoco”.

Tito Flavio Vespasiano

La pulsa de nura è una antica cerimonia cabalistica dove si invocano gli angeli della distruzione affinchè si abbattano su colui che è stato giudicato empio, scatenandogli contro tutte le maledizioni presenti nelle Sacre Scritture. Non è una condanna umana, punire spetta a Dio, all’uomo è concesso solo invocare la sua ira.

Fiorella Franchini si riallaccia a degli avvenimenti storici reali non solo per imbastire una trama di passioni, intrighi, avventure ma dando una spiegazione, naturalmente di pura fantasia, al manifestarsi di questi.

L’eruzione del Vesuvio che causò la distruzione di Pompei, Ercolano, Oplontis e Stabia; l’epidemia di peste che colpì Roma uccidendo circa 10.000 persone; l’incendio che durò tre giorni e tre notti che colpì tutta l’area del Campo Marzio nonché edifici monumentali ed importanti come il Pantheon, il Tempio di Giove Capitolino o il Teatro di Balbo, causando la morte di centinaia di persone … Tutti questi drammatici eventi accaddero tra il 79 e l’81 d.C., il breve periodo del governo di Tito Flavio che morì in circostanze improvvise e poco chiare, forse avvelenato dal fratello Domiziano: sono legati alla “pulsa de nura”, alla maledizione invocata per vendicare l’umiliazione di Berenice?

“Berenice rabbrividì pensando a ciò che avrebbe prodotto la sua vendetta. Era, forse, stata troppo crudele a invocare la maledizione? O era quel ripudio inaspettato ad essere empio e spietato?”

Partendo dall’invocazione della collera del Dio da parte dei rabbini contro Tito Flavio, la Franchini srotola una trama alquanto verosimile facendoci entrare in un mondo ricco di conoscenze, di vicende, di personaggi.

Ci incuriosisce trascinandoci in un accurato susseguirsi di avvenimenti, per lo più drammatici, servendosi di un linguaggio semplice e diretto, anche se i tanti termini latini, ebraici e greci un po’ mi hanno rallentato la lettura. Ci parla di riti, di leggende, di “ars magica”.

“Avrebbe preferito combattere contro uno sconfinato esercito di barbari piuttosto che affrontare forze oscure. […] Egli stesso aveva punito miles che impaurivano i compagni con racconti inquietanti: i Lemures, ombre dei morti che si divertivano a spaventare i vivi con catene e ferraglia; i Versipellis, uomini lupo che assalivano con la luna piena; i feroci striges, che si cibavano di occhi e lingue.”

Ci trasmette la voglia di sapere, di conoscere ma soprattutto attenzione per il passato, accendendo un riflettore sull’immenso patrimonio storico e archeologico di Neapolis in particolare e della Campania in generale.

Ci fa viaggiare attraverso luoghi, usanze riti alternando pagine dove i sentimenti e le passioni dei protagonisti devono misurarsi con i sistemi del potere imperiale e del suo spietato dominio: il senso del dovere si confronta con le ragioni del cuore.

Un romanzo storico che possiede tre piani di lettura, sentimentale, avventuroso, storico, dove la realtà storica s’intreccia con la creatività dell’autrice che riesce in maniera esemplare ad amalgamare i personaggi di fantasia a quelli storici, la verità al mito, la leggenda alla realtà.

Il romanzo è strutturato in capitoli, i cui titoli, in latino e in italiano, inquadrano l’ambientazione temporale e spaziale degli avvenimenti che saranno trattati.

Neapolis, 832 ab Urbe Condita, ante diem VIII Kalendas Iulias. (Napoli, 79 dopo Cristo, 24 giugno, ore 22:00)

Questo è utile perché il racconto segue le diverse strade dei protagonisti, il navarco della flotta di Miseno Valerio Pollio Isidoro e la giovane sacerdotessa di Iside Cassia Livilla, il primo nel tentativo di portare in salvo più persone possibili dopo la tremenda eruzione vesuviana, la seconda nel trovarsi, durante il suo viaggio per raggiungere l’Egitto, in mezzo alla moltitudine di sfollati, molti feriti, che fuggono dalle loro case completamente sepolte dalla lava e cenere vulcanica.

I personaggi, tra storici e di fantasia, sono tantissimi e Fiorella Franchini li tratteggia benissimo tutti: uomini di potere e sottoposti, donne nobili e quelle più umili, contornati dai fatti della realtà quotidiana e dalle preoccupazioni, travagli e lotte per uscire dagli avvenimenti catastrofici in cui si sono trovati.

 Sefer HaRazim manuale magico ebraico dell’antichità.

Per me tra tutti, spicca Valerio Isidoro, l’“eroe” del romanzo, che incarna l’etica romana con il rispetto delle tradizioni e delle leggi, il senso civico, attenzione verso gli dèi e la patria, il valore militare a cui l’autrice ha voluto attribuire una venatura idilliaca appassionandolo alla poesia degli autori classici, cosa insolita per un soldato.

Poi le sussurrò tra i capelli quelli che erano i suoi versi preferiti […] – “Mi par essere simile a un dio, quello, / più di un dio, se mi è concesso, lui, / che ti siede dinnanzi guardandoti / ancora ed ancora ed ascoltandoti / mentre ridi dolcemente …”

Ma anche Tito Flavio, nonostante la sua presenza nel romanzo non sia tra quelle dominanti. Mi è piaciuta e ho trovato perfetta la scelta della Franchini di esaltare l’umanità, la magnanimità e la sensibilità di Tito Flavio Imperatore, e non quella feroce e spietata del Tito Flavio generale che aveva soffocato con la violenza la rivolta giudaica. Abbiamo un governatore preoccupato mentre si reca nelle zone colpite dall’eruzione del Vesuvio per aiutare quanto più possibile, anche con ricchezze proprie, le popolazioni e mentre istituisce delle commissioni per racimolare e gestire i finanziamenti per la ricostruzione.

“Da pochi mesi Tito era succeduto al padre Vespasiano e in molti temevano la sua indole incline agli eccessi. Al contrario, il nuovo Imperatore aveva sorpreso tutti, ponendo fine ai processi per tradimento e allontanando da Roma la sua amante giudea”

Infine, non posso non esaltare la forza descrittiva della narrazione, grazie alla quale l’autrice ci immerge in una atmosfera che risulta reale stimolando la nostra sfera sensoriale.

Sentiamo l’odore della salsedine, della pece nei cantieri navali, delle piante officinali nei decotti e unguenti, del sangue e del sudore ma anche degli olii ed essenze per la cura del corpo.

Vediamo la nube nera di polveri vulcaniche che si sprigiona dal Vesuvio, il cielo che diventa scuro solcato da saette e il mare che s’ingrossa mandando a sbattere negli scogli le imbarcazioni. Ma anche l’incomparabile bellezza delle alture, delle coste, degli edifici civili e religiosi di una Neapolis non molto diversa dalla Napoli moderna.

“La portantina, scortata dai pretoriani, s’inoltrò tra i cardini secondari, scansando donne, bambini, animali da cortile […] discese nel macellum già gremito dal solito via vai disordinato e animato da un vociare confuso. […] Neapolis era più piccola dell’Urbe, ma la calca del popolo era simile a quella di Roma, multiforme ed eccitante.”

Udiamo atterriti la richiesta di una terribile maledizione, il suono inquietante del magico “Sesheshet” ma anche il racconto dei miti e leggende.

“In questo scritto proveniente dalla biblioteca di Alexandria è descritto uno strumento simile a quello che hai descritto tu. Uno strumento dotato di grandi poteri. […] è un’arma formidabile che nelle nostre mani ci farebbe invincibili. Dobbiamo trovare il Sesheshet.”

Sesheshet

Avvertiamo il calore della lava e della cenere che cade dal cielo e ricopre distruggendo tutto. Ma anche la brezza del vento, il ristoro della casa dopo un lungo viaggio, la freschezza dell’acqua che ti purifica.

Percepiamo il terrore, la paura, l’angoscia della gente che scappa per mettersi in salvo. Ma anche la serenità di un tramonto, la sacralità dei riti religiosi, la gioia e l’emozione di ritrovare persone care che credevi disperse.

Splendide le pagine dove l’autrice descrive il momento in cui avviene l’eruzione del Vesuvio. Tra le più realistiche e drammatiche del libro.

“Mentre superavano Neapolis, nel cielo terso videro verso terra, in direzione delle città di Pompei ed Ercolano, una grande nube nera dall’insolita forma, simile a un pino dalla folta chioma. […] E mentre affrontavano le onde sempre più impetuose, sentirono un tuono, e la nuvola, simile a un altissimo tronco, si allargò ancor di più sopra il monte Vesuvius. […] una cenere sottile cominciò a cadere sulle navi, sempre più calda, sempre più densa. E pomici e pietre nere.  […] era scesa da quella parte del cielo una notte spaventosa: dal Vesuvius provenivano boati terrificanti e si accendevano, improvvise, larghissime strisce di fuoco e alte vampate, i cui bagliori erano messi in risalto dal buio.”

Se l’obbiettivo di uno scrittore è incuriosire, coinvolgere emotivamente, farlo entrare in un universo ricco di conoscenze, di vicende, di personaggi … ebbene Fiorella Franchini l’ha centrato alla grande!

Editore ‏ : ‎ Guida (21 aprile 2022)
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Copertina flessibile ‏ : ‎ 348 pagine
ISBN-10 ‏ : ‎ 8868668718
ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8868668716
Link d’acquisto cartaceo: Pulsa de nura

Sinossi

Il 24 giugno del 79 d.C. Tito Flavio, generale che aveva saccheggiato e distrutto il Tempio di Gerusalemme, diviene Imperatore di Roma e ripudia la regina Berenice di Cilicia, sua amante. Assunto il potere, Tito deve fronteggiare l’eruzione del Vesuvio, un’epidemia a Roma e il terribile incendio di Campo Martio, prima di morire in circostanze improvvise e poco chiare. Furono questi eventi, disastrosi e funesti, legati alla terribile maledizione ebraica, la pulsa de nura, invocata dai rabbini per placare la collera di Berenice? Su questa ipotesi si regge il romanzo che intreccia la cospirazione politica a una struggente storia d’amore, sullo sfondo della Campania felix e dei Campi flegrei, rappresentati nello splendore architettonico delle ville patrizie, nella magnificenza dei templi e nella vivace quotidianità di plebe e mercanti.

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