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Il salottino di TSD – intervista a Lavinia Fonzi

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Intervista a cura di Raffaelina Di Palma

Il salottino di TSD oggi ospita Lavinia Fonzi. Nata a Roma e cresciuta a Milano. Una giovane scrittrice che ama perdersi nei meandri della Storia. Nei suoi libri, ambientati tra Settecento e Ottocento, si fondono romanticismo e thriller, incrociando finzione narrativa e ricostruzione storica.

Grazie mille per aver accettato il nostro invito.

Da tempo lei si dedica alla divulgazione culturale, sia attraverso i social, sia tramite interventi dal vivo: ma quali sono gli incontri che più la attirano e più la stimolano; quelli virtuali o quelli dal vivo?

Mi piacciono entrambe le forme di comunicazione, ma ho sempre preferito gli incontri dal vivo. Li trovo più stimolanti e coinvolgenti, perché consentono di avere un rapporto più spontaneo con gli interlocutori.

Quali sono, secondo lei, le linee guida dalle quali uno scrittore storico non si deve mai allontanare?

Uno degli aspetti più importanti, a mio avviso, è l’accuratezza storica. Indipendentemente da quanto scelga di romanzare, uno scrittore di romanzi storici dovrebbe sempre cercare di rappresentare nel modo più accurato possibile le usanze e la mentalità dell’epoca che decide di trattare, evitando gli anacronismi. Non è un compito facile, e naturalmente è impossibile riprodurre tutto alla perfezione, ma credo che gli autori di narrativa storica dovrebbero comunque provarci.

Si può lasciare spazio all’immaginazione, purché gli elementi fittizi risultino verosimili.

Da più parti si dice che il filone della narrativa storica abbia stancato il pubblico dei lettori. Lei trova riscontri in queste affermazioni?

In base alla mia esperienza, direi di no.

Tra i sotto-generi della narrativa storica, ad esempio, il giallo è molto popolare, soprattutto se di ambientazione medioevale. Anche i romance storici hanno largo seguito.

Per quanto riguarda lo storico “puro”, penso che dipenda molto dallo stile della narrazione. Nel complesso credo che il filone del romanzo storico abbia ancora un suo pubblico e, soprattutto, che abbia ancora molto da raccontare.

Uno scrittore, condivide e comprende sempre le emozioni e le scelte dei suoi personaggi, in particolar modo di quelli vissuti realmente?

Comprendere le emozioni e le scelte dei propri personaggi è essenziale per poterli raccontare con efficacia. Capire perché abbiano agito in un determinato modo, quali fossero gli ideali che li animavano e ricostruire cosa provassero di fronte a certi eventi, è l’aspetto che mi affascina di più quando mi approccio a un personaggio storico, sia nella ricerca storica che nella scrittura. Comprenderli però non significa necessariamente condividere le loro azioni o i loro pensieri. Il livello di immedesimazione varia a seconda dei personaggi trattati, e dell’esperienza dell’autore.

Nei suoi romanzi c’è un’accurata ricostruzione dei paesaggi e dei luoghi dove i protagonisti agiscono e vivono. Quante di queste descrizioni nascono da sopralluoghi effettuati personalmente e quante da ricerche di archivio?

Per descrivere i luoghi in cui si muovono i protagonisti dei miei romanzi, mi baso soprattutto sulla ricerca: testimonianze di viaggiatori del passato, guide turistiche d’epoca, mappe e dipinti. Queste fonti mi consentono di capire come sono cambiati nel tempo le città e i paesaggi, come apparivano all’epoca in cui vivevano i miei personaggi.

Quanto conta la fantasia per dare vita ad un personaggio vissuto nei secoli passati?

Sicuramente la fantasia è importante perché consente di colmare le lacune lasciate dai documenti storici. Nella maggior parte dei casi, non sappiamo cosa provasse esattamente un personaggio storico, quali fossero i suoi precisi pensieri o le sue parole in un determinato momento, e possiamo ricostruirlo anche aggiungendo una dose d’immaginazione. Quando si dà vita a una figura storica, secondo me, si tratta soprattutto di interpretare, di capire la sua personalità e i suoi ideali in base alle sue azioni.

Nel suo ultimo romanzo, “Per amore dell’antico. Il romanzo di Lord Elgin”, che ho avuto il piacere di recensire, grazie a TSD, lei ha intrecciato finzione narrativa, ricostruzione storica e, aggiungendovi, anche una componente avventurosa. Quanto è complicato mettere insieme questi elementi in una vicenda realmente accaduta, seppur in un lontano passato?

In questo romanzo mi sono lasciata guidare dagli avvenimenti storici, in quanto la storia di Lord Elgin era di per sé già molto avventurosa e tormentata. Non è stato facile intrecciare finzione e ricostruzione storica e, soprattutto, dosare le informazioni storiche per raccontare la sue vicende in modo coinvolgente e accessibile. La stesura di questo romanzo ha richiesto parecchio tempo e documentazione: un’autentica sfida, che spero di aver superato con successo.

Come si è avvicinata a questo personaggio, sconosciuto ai più; lo ha cercato o lo ha conosciuto per caso?

Come tutte le storie migliori, è arrivata per caso.

Stavo leggendo un libro sulla storia dell’archeologia classica e mi sono imbattuta in un trafiletto che menzionava il trasferimento dei marmi del Partenone in Inghilterra da parte di Lord Elgin. I pochi accenni alla sua vicenda travagliata mi hanno colpita e mi hanno fatto venire voglia di saperne di più. Così ho iniziato a leggere saggi storici e biografie sull’argomento. Mi sono subito appassionata a questa storia, così poco conosciuta nelle sue reali sfaccettature, e ho sentito l’esigenza di raccontarla come io l’avevo intesa. Ho scelto di farlo attraverso una biografia romanzata perché volevo mostrare la complessità e le tensioni umane di questo personaggio, spesso ridotto a mero simbolo di una controversia, specie all’estero.

Mi scusi, una domanda curiosa. Per uno scrittore, soprattutto storico, la stesura di un romanzo la si può paragonare, nel districarsi tra epoche e date storiche, ad una corsa ad ostacoli?

Assolutamente sì. Spesso è proprio così che definisco la scrittura: è una sfida, una gara continua con se stessi, contro le proprie insicurezze, i dubbi, le perplessità, le difficoltà della ricostruzione storica. E, come al termine di una corsa, la soddisfazione di arrivare in fondo è immensa.

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