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La ragazza delle erbe – Elizabeth DeLozier

Reading Time: 4 minutes

Recensione di Natascia Tieri

Con “La ragazza delle erbe”, Elizabeth DeLozier trasporta i lettori nella Provenza del 1347, un’epoca di grandi trasformazioni e di immensi pericoli. La cura e la precisione delle descrizioni dell’autrice sono straordinarie: fanno sentire il lettore come se stesse osservando la realtà con gli stessi occhi di Elea, la protagonista.

Quelli che all’inizio potrebbero sembrare dettagli superflui o descrizioni minuziose si rivelano, pagina dopo pagina, tasselli fondamentali che acquistano senso e utilità cruciale nella conclusione del libro. Tra le pagine emerge anche una curiosità storica affascinante legata alle tradizioni: il blu era anticamente il simbolo di purezza ed era tradizione che la sposa si vestisse di blu nel giorno del matrimonio, un’usanza che ci ricorda come il concetto di abito nuziale si sia evoluto nel tempo, proprio come accade oggi con il tradizionale bianco.

Guy de Chauliac

Leggere la scoperta della peste, l’arrivo in città, la paura implacabile del contagio e la disperata ricerca di un rimedio da parte di Elea e Guy de Chauliac non può che far ripensare immediatamente al recente periodo del Covid-19. Non è un caso: nelle note finali, la scrittrice stessa rivela che gran parte del romanzo è stato scritto proprio durante la pandemia.

Le similitudini con la nostra storia recente sono impressionanti. Come accaduto nei mesi più duri della nostra epoca, anche nella Avignone del Trecento la popolazione è piombata nel panico collettivo, dando vita a scene di isteria e a un’impennata vertiginosa dei prezzi della merce, mentre la paura veniva alimentata da notizie e dicerie incontrollate:

“Il panico è amplificato dai racconti – alcuni reali, altri inventati – di trasfughi di Marsiglia e altri che si sarebbero introdotti in città.”

Inoltre, in ogni epoca di crisi non mancano mai gli approfittatori pronti a lucrare sulla disperazione altrui, ieri come oggi:

“Gli apotecari spacciano rimedi davanti alle loro botteghe. ‘Rospi essiccati! Corno di unicorno in polvere! Le uniche cure certe contro la piaga!’ A ogni angolo, i ciarlatani vendono false reliquie e amuleti che promettono di proteggere dal contagio.”

Di fronte a un nemico invisibile e spietato, la medicina del tempo si trovava disarmata di fronte a una violenza inaudita, come riconosce lucidamente la stessa Elea osservando l’avanzare inesorabile del morbo:

“Questo non è un corpo malato. È un corpo che lotta con tutte le forze per restare aggrappato alla vita. L’istinto mi dice che la sua è stata una battaglia persa. Il nemico invisibile che ha fatto breccia nelle mura del suo organismo è più potente, e più letale, di qualsiasi morbo abbia mai incontrato.”

La forza del romanzo risiede anche nella profonda umanità dei personaggi. Elea non è l’eroina perfetta e intrepida; è una ragazza insicura e paurosa, segnata dalla tragica fine della madre che ne ha modellato le insicurezze. La sua crescita emotiva è palpabile, soprattutto quando i dolori repressi esplodono improvvisamente in superficie:

“Il lutto che avevo chiuso a chiave irrompe allo scoperto. Come acqua da una diga, come sangue da una ferita, si riversa fuori tra i singhiozzi squassanti. Mi tremano le leghe, incapaci di reggermi oltre. Ma c’è lui a sostenermi.”

Con l’aggravarsi della pestilenza, la disperata ricerca di un colpevole porta la comunità a individuare nei più deboli e negli ebrei il capro espiatorio perfetto, scatenando una caccia alle streghe feroce e cieca. È qui che il romanzo lancia il suo messaggio più universale e potente:

“È la paura il nemico. È l’odio. È l’ignoranza.”

Un elemento di grande pregio è la rigorosa ricostruzione storica: a parte Elea e la sua famiglia, la maggior parte dei protagonisti è realmente esistita, e l’autrice ha dimostrato una straordinaria abilità nel rimanere fedele alle loro reali storie e ai fatti documentati dell’epoca.

Trama

Provenza, 1347. Elea Blanchet è una levatrice e aspirante erborista con un talento straordinario. Ma per la sorte toccata a sua madre, sa che deve restare al proprio posto. Così accetta in silenzio il suo ruolo: assistere le donne incinte nella sua Avignone, trascorrere il tempo con il padre e la sorella Margot e rifugiarsi nei boschi per raccogliere erbe quando può. Almeno su una cosa è determinata: conservare la poca libertà che le resta evitando il matrimonio – a differenza di Margot, che sta per sposare un uomo legato dolorosamente alla morte della madre. Poi, per caso, Elea incontra Guy de Chauliac, “Guigo”, l’enigmatico medico personale di papa Clemente, che contro ogni previsione accetta di prenderla come apprendista. Sotto la sua guida, si apre per lei un mondo nuovo, fatto di prestigio e casi clinici affascinanti. Ma proprio allora la peste raggiunge l’Europa, rendendo il lavoro di Elea e Guigo più urgente che mai. E non basta: la regina Giovanna, caduta in disgrazia, arriva ad Avignone per essere processata con l’accusa di aver ucciso il marito, ed è incinta e bisognosa di una levatrice… Mentre la Morte Nera si diffonde decimando la città e il parto della regina si avvicina, gli abitanti di Avignone, sempre più disperati, cercano un capro espiatorio, scatenando una caccia alle streghe. Così Elea si ritrova a combattere una guerra che sembra impossibile da vincere.

One Reply to “La ragazza delle erbe – Elizabeth DeLozier”

  1. Grazie per la vostra recensione, sempre puntuale.
    Questo romanzo mi aveva incuriosita già all’uscita anche perché è edito da Piemme con cui pubblicavo fino a qualche anno e che ora ha cambiato molto linea editoriale.
    Buona giornata.

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