Narrativa recensioni

“Teresina e la marchesa” di Paola M. Liotta

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Recensione a cura di Gregorio Franciacorta

“Sul far della sera, alle porte di Bronte, l’umile abituro dei Magnano era immerso in un oceano di tenebre”.

La storia inizia alle pendici del monte Etna, nell’estate del 1568, nella Sicilia dominata dagli spagnoli, pochi anni prima che prendesse forma la suddivisione amministrativa delle comarche, le grandi città con il loro circondario, quindi in un’epoca in cui il territorio era ancora regolato da rapporti di forza di tipo feudale medievale.

In questo contesto, una famiglia come tante, i Magnano, vive il momento di massimo abbrutimento che un uomo possa concepire: il padre della protagonista Teresina (o Trisina in siciliano), pesta a sangue sua moglie, mentre i figli sono costretti a fuggire, disperdersi, per lasciarsi dietro quella violenta follia che segnerà la svolta della loro vita.

Da qui iniziano le peripezie, i viaggi e la crescita di Teresina in questa che si potrebbe definire una storia picaresca al femminile. Dal Val Demone al Val di Noto, l’azione si svolge nella parte orientale del Regno di Sicilia, tra carestie, assalti dei pirati barbareschi, suggestivi riti religiosi e la peste del 1575.

Naturalmente non poteva mancare il convento, primo rifugio di ogni ragazza allo sbando, asilo sicuro che può diventare una prigione per chi non è portata per quel tipo di vita, soprattutto nei conventi di quell’epoca, in cui la suddivisione in classi sociali esisteva anche tra le monache e le novizie.

E allora l’aspetto umano prevale sulla preghiera, il desiderio di primeggiare e sopraffare può vincere le resistenze dello spirito e generare conflitti anche tra le sacre mura, e una giovane come Trisina trovarsi di nuovo a lottare laddove avrebbe voluto ricevere soltanto pace e ristoro dell’anima.

Ma questa non sarà che una delle prove a cui viene chiamata la fanciulla e che segneranno la sua crescita, in questo che è anche un romanzo di formazione. E come in ogni romanzo di formazione che si rispetti non possono mancare le alleate della protagonista, le sue “sorelle d’elezione” e una figura materna, anzi due: la Badessa e la Marchesa ricordata nel titolo, Donna Maria d’Aragona, che intravedono in lei un talento per l’arte musicale. La musica sarà il riscatto di Trisina, come di tante altre giovani della sua epoca.

Il romanzo è piuttosto gradevole, ma a mio avviso ha anche un punto debole nell’uso eccessivo di regionalismi e forme dialettali, non solo nei dialoghi ma anche nella voce narrante, sempre evidenziate con il corsivo, ma talmente frequenti da rischiare di appesantire la lettura e renderla meno fluida soprattutto per chi non è siciliano.

Cumminciu macari o so cumpagnu: “Trisina, dobbiamo fare il nostro dovere”. Gian Bernardino scelse così da che parte stare. Il piccolo Diego, nmenzu à iddi, ristau a talialli ca vucca sbalanticata.

Notevoli sono le pagine dell’assedio di Avola da parte dei pirati barbareschi, che sovente si lanciavano all’assalto delle piazze del Vallo di Noto in quegli anni, razziando e facendo prigionieri utili per chiedere riscatti, se ricchi e nobili, o da condurre al remo dei loro navigli.

Notevoli anche le descrizioni minuziose di feste religiose, processioni, canti e balli popolari, con tutto il contorno di confraternite, cibo, dolci, pietanze tipiche dei luoghi e poi l’immancabile vino di Avola.

L’autrice, la prof. Paola M. Liotta, originaria di Noto, ha scritto molti romanzi storici, concentrandosi per lo più sul suo territorio, è apprezzata e conosciuta in questo ambito e il suo precedente Fenice Iblea ha ricevuto dei prestigiosi riconoscimenti, che, pensiamo, non mancheranno anche a quest’ultima opera.

“Un profumo soave di gigli inondò la stanza, colpì le sue narici, le annebbiò i sensi. La luce del sole, per un attimo, parve fare capolino tra il fogliame, alla finestra, e sfiorò i loro volti in una carezza calorosa, densa d’umanità”.

Si chiude così il penultimo capitolo, prima dell’Epilogo che non vogliamo svelare.

Trama

Sicilia, 1568. Alle pendici dell’Etna, la piccola Teresina Magnano assiste impotente all’orrore: la madre massacrata di botte dal marito, i fratellini dispersi, la fame e la sopraffazione come unica legge di vita. Da quella notte, dopo una fuga rocambolesca, la sua vita cambia per sempre. Nelle sue peregrinazioni di convento in convento, impara a sopravvivere in un mondo ostile di monache astiose, educande di nobili origini e povere orfanelle come lei, pur con fugaci squarci di luce e di bene. Ma in quella picciridda testarda e ribelle cova una sete di sapere, di libertà e di giustizia che la rende diversa dalle altre. Infine, l’approdo al celebre Cummentu di Noto. Sarà la Badessa, Donna Venerina de Maria, a intravedere per prima il talento di Trisina; saranno poi Beatrice Calvo e Leonora de Maria a diventare sue sorelle d’elezione; sarà la Marchesa d’Avola, Donna Maria d’Aragona e de Marinis, a leggere nel suo cuore e a darle il suo appoggio, e Teresina sboccerà in una giovane donna capace di parlare da pari a pari ai potenti e di dare voce alle più umili. Sullo sfondo, un’isola in fiamme, in uno scenario dei più complessi: il rigoglio culturale ed economico del Val di Noto, l’assedio turco, le carestie, la peste del 1575, i riti sacri e le processioni religiose, fino a quella, salvifica, della Madonna dell’Udienza. Teresina e la Marchesa è il romanzo di una resurrezione: la storia di una ragazza che, nata per essere oppressa, trova nel legame fra donne – una Badessa, una Marchesa, un coro sodale di amiche – la forza e la volontà di cambiare il proprio destino e quello di molte altre.

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