Articolo a cura di Raffaelina Di Palma
Gaio Cilnio Mecenate è stato un politico romano, influente consigliere e alleato dell’imperatore Augusto. Fu un importante protettore della nuova generazione di poeti augustei, tra i quali Orazio, Vario Rufo e Virgilio.
“Con il termine “mecenatismo” oggi intendiamo l’attività di chiunque sostenga le arti. Deriva dal nome di Gaio Cilnio Mecenate, consigliere di Augusto, grande sostenitore di artisti e letterati nel I secolo a.C.”
Mecenate, ci ha lasciato una eccezionale eredità già prima che il suo nome si legasse alla filantropia e al sostegno dell’arte. Fu un autorevole, oltre che un amico personale, consigliere del primo imperatore della storia di Roma, Ottaviano Augusto.

Costituì un circolo che divenne un luogo di ritrovo di intellettuali e di artisti che spronò e appoggiò difendendoli non soltanto economicamente. Tra questi si possono includere Orazio, Properzio e Virgilio. A quest’ultimo richiese la realizzazione dell’Eneide, l’Opera che contribuì a creare il mito di Roma fondata dagli Dei e non dai comuni mortali.
Con una mente fine e con un ininterrotto lavoro, diede un impulso efficace, un aiuto morale e materiale al sistema che Augusto andava intessendo e intrecciando, che permise a Roma di diventare quello che ancora adesso ci affascina quando leggiamo la sua Storia.
Molte delle opere create con il supporto di Mecenate aiutarono ad esaltare la reputazione della Città Eterna, promuovendo la politica dell’imperatore, sostenendo quel lungo periodo di pace e benessere famoso come Pax Augustea.
Seguendo le orme di Mecenate, nel Medioevo, ci fu un gran fiorire di opere d’arte e di artisti
supportati da banchieri, papi e cardinali.
Il mecenatismo partito da quel circolo culturale di intellettuali e poeti sostenuti da Mecenate, attraverso il Medioevo e il Rinascimento subì profonde evoluzioni: nel Medioevo fu legato al potere della Chiesa fondendosi con la vita politica e sociale, dividendo il potere spirituale (la guida delle anime e il monopolio della cultura) e potere temporale (il governo diretto sui territori e l’influenza sui sovrani) il Papato finanziò capolavori assoluti per dare forza all’autorità spirituale e temporale di Roma: divenne un vero e proprio stato politico, nato nell’VIII secolo con la Donazione di Sutri (728). I Papi amministravano territori, riscuotevano tributi e stringevano alleanze militari fino a incoronare imperatori (Carlo Magno nell’anno 800).
Tra giostre e tornei, dame e cavalieri, roghi e congiure, luci e ombre, entriamo nelle grandi gallerie e splendide chiese: entriamo nel XVI secolo. Tra cacciate e ritorni, brevi repubbliche, assedi, designazione di duchi e Papi potenti. Leonardo e Michelangelo e quella (presunta) rivalità tra loro, nella sfida di Palazzo Vecchio, Raffaello; geni a 360 gradi, intoccabili nella loro genialità.

Firenze: i Medici e il mecenatismo
Il Rinascimento fu il periodo più fecondo del mecenatismo. Nelle corti italiane del XV e XVI secolo il supporto divenne un’istituzione politica importante. La committenza da semplice devozione religiosa divenne un vero e proprio investimento culturale nel quale subentrarono le grandi dinastie: in questo periodo spiccano, soprattutto, le famiglie de’ Medici a Firenze e i Montefeltro a Urbino; che usarono diligentemente l’arte per legalizzare il proprio potere e onorare la propria casata, dando un grande impulso che diede inizio a una nuova era, cambiando e rivoluzionando il modo di pensare e lanciare uno sguardo nuovo verso l’arte e la bellezza che essa regalava.
I Palazzi Ducali di Urbino e Gubbio, testimoni dell’architettura rinascimentale con all’interno una biblioteca ricca di manoscritti in latino, greco, ebraico e arabo. Sempre all’interno dei palazzi gli Studioli, famosi per le loro tarsie lignee realizzate da maestri fiorentini e inoltre dipinti di Piero della Francesca e opere di un giovanissimo Raffaello, una fitta rete di Castelli, Rocche, Fortificazioni e difese militari.
Ma i mecenati per eccellenza furono i Medici: la Storia ci racconta che è stata proprio questa famiglia di mercanti che diedero il via ad una nuova epoca. Essi non erano filosofi, ma mecenati e grazie a loro rifiorirono le arti e una nuova evoluzione filosofica neoplatonica attraverso filosofi come Cristoforo Landino e Marsilio Ficino che con il loro altruismo, l’istruzione ecclesiastica che, sino a quel momento, circoscritta solo ad alcuni testi aristotelici, fu risolta.
Il primo mecenate fu Cosimo il Vecchio che, a capo della famiglia, sovvenzionò a Brunelleschi la costruzione della cupola del Duomo di Firenze, il David di Donatello, la Cappella dei Magi affrescata da Benozzo Gozzoli, sono testimonianze del grande ruolo che la dinastia de’ Medici ebbe nella valorizzazione artistica e culturale italiana e l’esecuzione nell’attuarla.
Suo nipote Lorenzo, detto il “Magnifico”capì l’importanza della filosofia e per garantire ai suoi eredi una buona istruzione affidò a Marsilio Ficino la traduzione di testi platonici come Il “Simposio” e Il “Parmenide”. Lorenzo il Magnifico, volle rendere pubblica la scuola neoplatonica aprendo ufficialmente l’Accademia nella sua villa di Careggi. Tutto ciò rese fondamentale lo sviluppo del pensiero moderno di Giordano Bruno, di Macchiavelli e Thomas Hobbes.
Ma questa riconsiderazione della filosofia era già conosciuta in Europa, ma solo con scopi teologici: quei testi venivano interpretati in chiave cristiana avendo come maggiori esponenti religiosi Girolamo Savonarola e San Tommaso d’Aquino, il quale disprezzò sin dall’inizio la ripresa platonica avviata dai Medici, così una volta preso il controllo della città ordinò il rogo dei beni lussuriosi e tra questi c’erano anche i testi filosofici dell’Accademia.

La divulgazione dell’Arte
La RAI, insieme con Piero e Alberto Angela, ha fatto un grande lavoro divulgativo e con una vasta produzione è riuscita a portare sul piccolo schermo le storie di altre importanti dinastie italiane come i Savoia, i Visconti, gli Sforza, i Gonzaga, gli Este, i Malatesta, i Borbone gli Aragonesi, i Della Rovere…
L’Italia ebbe un grande rigoglio di queste importanti famiglie regionali, ognuna con un ruolo centrale nella storia politica e intellettuale, che hanno formato il suo destino: dalle dinastie rinascimentali a imperi industriali come gli Agnelli, che hanno utilizzato mecenatismo e alleanze strategiche lasciando un’impronta indelebile e un patrimonio di inestimabile valore.
Nel Rinascimento, il nuovo moderno sistema bancario affiancò il germogliare di un periodo culturale molto ricco e creativo.
Oggi, molte istituzioni pubbliche e private, sostengono e appoggiano il patrimonio artistico italiano mettendolo a disposizione del grande pubblico esponendo straordinarie opere d’arte in modo gratuito, opere che altrimenti sarebbero rimaste nei depositi di qualche museo o in esclusiva ammirazione di ricchi collezionisti privati.
Un’attività che riflette perfettamente l’eredità che ci ha lasciato Gaio Cilnio Mecenate, che fa diventare le bellezze artistiche più popolari e a portata di mano.
Pensando al mecenatismo che contraddistinse il Rinascimento esso è stato sempre una caratteristica delle classi dirigenti più accorte.
Ma oggi quali sono gli obiettivi che sostengono la cultura? Chi sono i nuovi mecenati?
Il mondo della finanza continua a svolgere un ruolo fondamentale e tra i banchieri delle più prestigiose istituzioni l’inclinazione alla divulgazione è sempre più viva malgrado le perplessità e gli sforzi di questi ultimi anni.



