Narrativa recensioni

Le radici del tè e del destino – Eufemia Griffo

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Recensione a cura di Laura Pitzalis

Le radici del tè e del destino, romanzo storico scritto da Eufemia Griffo, Land Editore, intreccia una travolgente storia d’amore fittizia con la reale ricostruzione storica della nascita del celebre tè English Breakfast di Twinings, nell’India dell’Ottocento.
La vicenda si svolge a partire dal 1821 nell’Assam, una regione selvaggia dell’India, nel pieno delle tensioni legate alla Compagnia delle Indie Orientali e alla guerra anglo-birmana.

“La guerra con la Birmania, iniziata l’anno precedente, raggiunse l’Assam nella primavera del 1824, travolgendo villaggi e raccolti. Già indebolito, il regno degli Ahom vide il proprio potere sgretolarsi. La Compagnia delle Indie Orientali approfittò di questo fragile equilibrio presentandosi come mediatrice, ma agendo come una potenza autonoma. Con i suoi eserciti privati e i suoi trattati imposti, trascinò l’Assam nei piani coloniali britannici. La guerra si rivelò l’occasione perfetta per la Corona di espandere i propri domini e per la Compagnia di accaparrarsi nuove terre, profitti e rotte per il tè. Ufficialmente, l’obiettivo era liberare l’Assam dalla minaccia birmana, ma il vero scopo era l’annessione.”

Eufemia Griffo ha sempre amato il genere storico, ma mentre nei romanzi precedenti la Storia faceva da sfondo alla trama, ne “Le radici del tè e del destino” diventa la vera forza motrice dell’opera.
Non è facile trasformare in un romanzo la nascita di una miscela commerciale come l’English Breakfast di Twinings, eppure ci riesce grazie a un accurato lavoro di ricerca. La precisione con cui ricostruisce il contesto geopolitico, le rotte della Compagnia delle Indie Orientali, gli aspetti botanici e le tradizioni delle tribù Singpho conferisce al romanzo un’autorevolezza che lo eleva oltre i confini del classico romance storico.

Confesso però che la mia impressione iniziale è stata diversa: ho pensato di trovarmi davanti a un romance sentimentale.
La prima parte, infatti, procede con un ritmo volutamente lento e contemplativo. Il lettore conosce i protagonisti, si immerge nell’Assam coloniale e scopre, quasi passo dopo passo, l’affascinante mondo della botanica e del commercio del tè.
È anche la parte più marcatamente sentimentale del romanzo e, proprio qui, ho avvertito qualche piccola perplessità.
In alcuni punti la mia lettura ha rallentato trovando che a tratti il tono diventava un po’ troppo “mieloso”, con un linguaggio amoroso un po’ stereotipato e zuccherino, tipico del genere sentimentale più classico.
In altri, invece, un po’ prolisso. Se da un lato la precisione nei dettagli della pianta del tè e dei paesaggi dell’Assam mi hanno incantato e interessato, dall’altro la Griffo tende ad indugiare troppo. Quando la descrizione di un profumo, di una foglia o di un tramonto si protrae per diversi capoversi utilizzando aggettivi molto carichi, l’effetto “quadro idilliaco” finisce per appesantire la lettura.
Ma forse è una scelta voluta, quasi a voler “ingentilire” una storia brutale segnata da guerre e colonialismo spietato.

Anche la costruzione narrativa segue un “lento innesco” (quello che mi piace definire un piccolo “effetto diesel”): una partenza lenta dal ritmo più dilatato e descrittivo della prima parte per poi “scaldarsi” quando la narrazione raggiunge i capitoli dedicati alla prima guerra anglo-birmana. E il ritmo cambia bruscamente: le descrizioni liriche lasciano spazio all’urgenza della sopravvivenza, e non assisto più solo a un corteggiamento o a un’indagine commerciale, ma a una fuga disperata in un territorio ostile che va a fuoco. Questo contrasto netto fa sì che la seconda parte risulti incredibilmente più vivace e magnetica e che le vicende che si susseguono mi tengano incollata alle pagine.

Eufemia Griffo, con una prosa semplice ma estremamente curata ed evocativa, riesce a fondere perfettamente la parte storica rigorosamente documentata, dove spiccano il racconto dettagliato delle origini della coltivazione del tè, le guerre, il colonialismo e le rotte commerciali che porteranno alla nascita della celebre miscela English Breakfast di Twinings, alla trama romanzata, con l’intensità emotiva dei dettagli quotidiani, delle fragilità umane e della psicologia dei personaggi. Attraverso le loro vicende, l’autrice racconta i grandi conflitti morali e sociali dell’epoca – dallo sfruttamento coloniale alla sottomissione patriarcale – facendo emergere soprattutto le figure femminili, che incarnano il coraggio, il desiderio di cambiamento e la ribellione alle imposizioni del loro tempo, riuscendo a ritagliarsi un ruolo da assolute protagoniste delle proprie vite.


“Quando moriva un uomo, la sua sposa doveva seguirlo nel rogo funebre; era il destino delle donne rimaste senza marito. La sua amica d’infanzia, Sundari, moglie di un bramino del villaggio, era rimasta vedova a vent’anni. Il giorno del rogo, Sundari tremava come una foglia, ma nessuno la guardò con pietà. Gli uomini la scortarono con fiaccole accese, mentre le donne intonavano preghiere funebri con voci monotone, come se non stessero accompagnando una ragazza viva verso la morte.”


Non solo personaggi di fantasia ma anche personaggi storici realmente vissuti che fungono da “catalizzatori” della trama fiction. Un esempio, Robert Bruce. Figura realmente esistita, fu un avventuriero, mercante d’armi ed ex maggiore dell’artiglieria britannica. Nel 1823 individuò per primo piante autoctone di tè in Assam, ma morì prima che la specie venisse ufficialmente classificata come “Camellia sinensis var. assamica”. Nel romanzo diventa il “gancio storico”, il punto di raccordo tra la vicenda storica e quella di finzione.

“Due anni fa, mentre mi trovavo in Assam, ebbi l’onore di conoscere un uomo straordinario, Maniram Dewan […] Fu lui a parlarmi per la prima volta di una pianta antica e preziosa, la Camellia sinensis, ma attenzione, signor Norwood, non parlo della varietà cinese che l’Impero Celeste custodisce da secoli. Si tratta invece di una varietà selvatica e potente che cresce spontaneamente nelle giungle dell’Assam, lungo le sponde del fiume Brahmaputra […] Questa pianta è conosciuta da secoli dai Singpho, popolazioni indigene che raccolgono le foglie nei recessi più nascosti della foresta […] Grazie a Maniram, ebbi modo di incontrare il loro capo, Bessa Gam, che mi guidò fino a una radura dove la Camellia cresceva libera, selvaggia e rigogliosa. Nel cuore della giungla, mi mostrò come i Singpho trattano le foglie per ottenere il phalap, una bevanda scura, intensa, dal sapore affumicato.”

Ho adorato il modo in cui la Griffo gestisce la ricostruzione storica: rifiuta il tono didascalico e non scivola mai nel saggio ma si affida interamente ai sensi. Sembra quasi di respirare il profumo della terra dell’Assam, di scoprire i meccanismi botanici dietro le foglie selvatiche, di affondare nel fango delle piantagioni sotto la pioggia tropicale. Un realismo sensoriale così potente che non ti fa solo leggere l’ambiente, ma te lo fa vivere in prima persona.


C’era un odore particolare nell’Assam, un miscuglio di terra bagnata, muschio e foglie selvatiche che si infilava nelle narici e non ti lasciava più. Quando il sole sorgeva dietro le montagne, la nebbia si alzava dai fiumi come il fumo di un camino, e le prime foglie di tè brillavano di una luce d’argento, ancora cariche della rugiada della notte.

Le radici del tè e del destino è un romanzo che riesce a parlare d’amore senza dimenticare la Storia e racconta, attraverso una ricostruzione accurata e coinvolgente, una delle pagine meno conosciute dell’espansione coloniale britannica. È una lettura che consiglio a chi ama i romanzi storici ben documentati e desidera scoprire l’affascinante vicenda che si cela dietro una delle miscele di tè più celebri al mondo.

PRO


Sicuramente la scelta di trasformare la lavorazione del tè nella vera architettura del romanzo. I capitoli del libro seguono le reali fasi della lavorazione delle foglie di tè, trasformandole in un percorso di crescita dei protagonisti. La raccolta coincide con il distacco dalle proprie radici e i primi incontri nell’Assam; l’appassimento con la perdita delle certezze e l’inizio del cambiamento; la rullatura con le prime pressioni della Compagnia delle Indie e i conflitti familiari; l’ossidazione con la guerra anglo-birmana, che espone i personaggi al dolore trasformandoli profondamente; l’essiccazione e la selezione rappresentano infine il superamento delle prove e la definizione del destino di Bertram e Seraphina. Una scelta narrativa originale, perfettamente coerente con il cuore del romanzo.
La capacità della narrazione di mette efficacemente in luce l’opposizione tra la fredda logica del profitto coloniale britannico e l’armonia ancestrale della cultura indiana. Ne emerge uno dei paradossi più significativi dell’epoca: una bevanda oggi associata al calore domestico, alla convivialità e all’eleganza dei salotti inglesi affonda le proprie radici nello sfruttamento coloniale, nel sangue e nei conflitti geopolitici dell’Assam.


CONTRO


Un appunto del tutto personale, che non incide sul giudizio complessivo: nella prima parte il registro sentimentale risulta talvolta un po’ troppo zuccherino e alcune descrizioni si dilungano più del necessario, rallentando il ritmo della narrazione.

Le radici del tè e del destino – Edizione cartacea
Le radici del tè e del destino – Edizione ebook


SINOSSI


Impero britannico, 1821
Bertram Norwood è disposto a sfidare il mare, un impero e il proprio destino pur di raggiungere l’Assam, una terra selvaggia dove sta per nascere una rivoluzione destinata a cambiare il mondo. È lì che incontra Seraphina Dankworth, figlia di uno dei più influenti coloni britannici. Cresciuta tra privilegi e certezze, Seraphina vede crollare il mondo in cui è sempre vissuta davanti a quel giovane inglese che sceglie di amare l’India invece di conquistarla.
Tra loro nasce un amore travolgente e proibito, capace di sfidare il potere di un impero.
Ma la Storia non conosce pietà. La guerra anglo-birmana incendia l’Assam, mentre la Compagnia delle Indie Orientali è pronta a sacrificare tutto in nome del profitto. Bertram e Seraphina dovranno scegliere se piegarsi al corso della Storia o combattere per l’unica cosa che nessun impero potrà mai sottomettere: il loro amore.

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