Il Camuffamento dazzle è una tecnica sviluppata durante la Prima Guerra Mondiale che, a differenza del mimetismo tradizionale, utilizza motivi geometrici ad alto contrasto per disorientare l’osservatore anziché nascondere l’oggetto. Chiamarlo camuffamento è quasi un controsenso visto che il termine inglese to dazzle significa “abbagliare”, “confondere la vista”. Il nome descrive perfettamente l’obiettivo di questa insolita tecnica che non nasconde l’obbiettivo, ma inganna l’occhio di chi l’osserva.
Verso la fine della Prima Guerra Mondiale i sottomarini tedeschi, i micidiali U-Boot, avevano già affondato migliaia di navi inglesi durante il conflitto. Si sperimentarono diversi tentativi di mimetizzazione, cercando perfino di alterare l’aspetto delle navi con colorazioni che le rendessero meno riconoscibili all’orizzonte. Ma il fumo delle ciminiere e le enormi dimensioni degli scafi rendevano ogni espediente poco efficace.

A trovare una soluzione fu il pittore Norman Wilkinson, tenente della Royal Navy, che ebbe l’intuizione di dipingere le navi con un intricato mosaico di linee spezzate, onde, figure geometriche e forti contrasti cromatici, talmente irregolari da complicare il calcolo della rotta, della velocità e della distanza del bersaglio. Linee spezzate e forme asimmetriche potevano alterare la percezione dell’orientamento della nave, rendendo difficile distinguere con immediatezza prua e poppa. Gli schemi ottici, infatti, spezzavano la silhouette continua dell’obiettivo e rendevano più complesso, per osservatori e telemetristi, stimarne correttamente direzione, velocità e distanza. In questo modo, il comandante del sottomarino rischiava di calcolare una rotta d’intercettazione errata, portandosi in un punto di attacco lontano dalla reale posizione dell’obiettivo.
Lo scopo finale, quindi, non era più rendere invisibile la nave, ma alterarne la percezione, trasformandola in un bersaglio difficile da interpretare.
Per dipingere in modo “scientifico” le navi, Wilkinson era coadiuvato da artisti e da un’équipe di disegnatrici donne, le “Dazzle Ladies”, quasi tutte diplomate nelle scuole d’arte. Il loro lavoro era rigorosamente segreto: realizzavano centinaia di progetti senza sapere su quale nave sarebbero stati utilizzati.
Fu elaborata una precisa tavolozza di colori con oltre 400 schemi diversi: ogni nave aveva un disegno unico, perché anche la ripetizione dello stesso pattern avrebbe potuto essere riconosciuta e studiata dal nemico. Ma lo schema più frequente prevedeva semplici fasce zebrate oblique in bianco e nero, con continui cambiamenti di direzione tali da simulare una tridimensionalità inesistente.

Prima di dipingere una nave vera, venivano costruiti piccoli modelli in legno. Questi erano osservati attraverso un periscopio posto dentro una vasca illuminata per verificare se lo schema ingannasse davvero l’occhio. Solo quelli ritenuti più efficaci passavano alla fase operativa.
Tra le unità più celebri a ricevere queste particolari livree ci fu anche la RMS Olympic, nave gemella del Titanic, che venne requisita dalla Royal Navy e impiegata come trasporto truppe. Con diverse versioni del camuffamento Dazzle, l’Olympic uscì indenne da ben quattro attacchi dei sommergibili tedeschi e riuscì anche nella storica impresa di affondarne uno il 12 maggio del 1918, l’U-Boot U-103, diventando l’unico mercantile a vantare una vittoria contro un sottomarino.
Ma il successo del camuffamento Dazzle continua ancora oggi a dividere gli storici. Alcuni ritengono che abbia effettivamente complicato il lavoro dei comandanti degli U-Boot, mentre altri sostengono che il suo impatto sia stato soprattutto psicologico, contribuendo a infondere maggiore fiducia agli equipaggi britannici più che a modificare in modo decisivo l’esito degli scontri navali.
Le insolite geometrie che ricoprivano gli scafi delle navi non passarono inosservate nemmeno nel mondo dell’arte. Le composizioni di Wilkinson richiamavano infatti alcune delle più moderne correnti artistiche dell’epoca, attirando l’attenzione dei grandi protagonisti del cubismo, con le sue forme frammentate e i forti contrasti, come Georges Braque e Pablo Picasso – che ne rivendicò subito la paternità: “Siamo stati noi cubisti a inventarlo” – e di un tipo di pittura più d’avanguardia, come quella di Edward Wadsworth, esponente del Vorticismo, un movimento artistico inglese che metteva assieme le ricerche cubiste e futuriste per esprimere un “vortice di emozioni”.
A un certo punto, come spesso accade, il camuffamento dazzle valicò i confini delle strategie belliche e della pittura per diventare una mania, usata persino per le nuove collezioni di moda del 1920.
Nel settore militare, tuttavia, il Dazzle non ebbe un lungo seguito. La sua efficacia non fu mai dimostrata con certezza e, quando venne adottato su larga scala, la Prima Guerra Mondiale era ormai agli sgoccioli.
Eppure, resiste, come stile pittorico per quelle navi che vogliono distinguersi.
Oggi le opere di Norman Wilkinson trovano posto nelle collezioni del National Maritime Museum, della Royal Academy of Arts e della Royal Society of British Artists. La sua eredità, tuttavia, sopravvive anche nelle pagine più curiose della storia navale, ricordando un’idea geniale che trasformò l’arte in un’arma di difesa che potrebbe aver contribuito a salvare la vita di molti marinai nelle guerre più devastanti del XX secolo.
E la storia, forse, non è ancora finita. Alcuni osservatori hanno notato schemi molto simili anche su mezzi militari impiegati nella guerra tra Russia e Ucraina. Secondo diversi analisti servirebbero a confondere gli algoritmi di riconoscimento dei droni, dimostrando come un’idea nata oltre un secolo fa possa trovare nuove applicazioni nell’era dell’intelligenza artificiale.



