Articolo a cura di Raffaelina Di Palma
Non si può parlare di arte orafa senza parlare dell’oro: il suo valore simbolico lo precedeva. Questo metallo non si ossida, non sbiadisce, conserva la sua lucentezza nel tempo. In molte antiche civiltà tutto ciò bastava a rendergli sacralità.
Lo sviluppo dell’arte orafa è una storia seducente e densa di cambiamenti che ne raccontano lo sviluppo attraverso i secoli. Un percorso antico, tortuoso e complesso iniziato 20.000 anni a. C., quando, in epoca preistorica, i gioielli combinavano con materiali difficili da reperire, come conchiglie, denti di pesci e di felini e zanne di mammut.
Le prime comunità usarono tecniche elementari di lavorazione che scolpivano, profilavano, foravano, scalfivano questi materiali grezzi, utilizzando bulini di ossidiana o di selce.
Le prime civiltà, dalla Mesopotamia all’Egitto, hanno identificato nell’oro un materiale unico per i suoi pregi fisici e simbolici. Dalla maschera di Tutankhamon agli idoli sacri, l’oro è stato utilizzato non soltanto come ornamento, ma anche come ponte tra l’uomo e il divino, assumendo una parte importante nei riti e nelle rappresentazioni del potere.

L’oro: non soltanto una materia da plasmare
Bisogna arrivare all’età del bronzo per rilevare tecniche di lavorazione più delicate e composite che potessero dare una linea più estetica ai gioielli.
Con l’avvento della scrittura, verso la fine della fase preistorica inizia l’attenzione dell’uomo verso l’oro. Saranno gli Egizi 5.000 anni a. C. durante la quarta dinastia, (considerata l’età d’oro dell’Antico Regno), ad iniziare il percorso delle tecniche di fusione del metallo attraverso fornelli a flusso d’aria.
Con l’avvicendamento dei periodi storici mentre le tecniche di lavorazione si affinano le mode cambiano.
I Greci avevano una inclinazione verso i gioielli sguarniti dalle linee semplici, tuttavia nel corso dell’età ellenistica (327-274 a. C.) i gioielli assunsero una linea più raffinata e ricercata.
L’antica civiltà dei Sumeri, fu una delle prime ad adottare come equivalente di scambio, l’oro.
Proprio un sumero, il re Creso, nel 550 a. C. fece coniare le prime monete d’oro. Inoltre, i Sumeri, in quanto creatori di scrittura e aritmetica nel IV millennio a. C. furono i primi ad abbinare, ad un preciso prodotto, un equivalente in oro.
Però fu grazie ai Lidi, popolo indoeuropeo stanziato in Asia Minore occidentale (l’attuale Turchia) nella regione della Lidia, che concepirono il legame denaro-moneta, realizzando il primo conio. Il conio delle prime monete in oro puro, realizzato da re Creso, diede inizio al percorso della moneta d’oro, condiviso all’unanimità divenendo un punto basilare di riferimento per gli scambi commerciali. La sua storia, quindi, legata al settore commerciale, ebbe inizio con i Lidi, sviluppandosi attraverso i secoli, arrivando sino a noi.
I ricercatori hanno potuto dimostrare come gli egiziani, specialmente nella regione della Nubia, possedessero enormi quantità di oro. La prima mappa di una miniera d’oro fu disegnata proprio durante la XIX dinastia dell’antico Egitto (1320-1200 a. C.).
Le prime tracce dell’oro in Egitto sono datate verso la fine del V millennio a. C. e l’inizio del IV millennio a. C. e la fusione fu sviluppata nel IV millennio.
La lavorazione egiziana dei metalli preziosi, fu un esempio nei secoli successivi, per la loro fastosità, tecnica, creatività e originalità.
Le famiglie faraoniche erano, naturalmente, le maggiori beneficiarie dei preziosi manufatti, come testimonia la tomba di Tutankhamon.

Non solo ornamento, ma rito culturale
Anche gli Etruschi e i Greci ebbero un importante riconoscimento grazie alla loro abilità di orafi.
La loro artigianalità raggiunse livelli così alti che le loro creazioni sono ancora ricordate e ammirate in tutto il mondo, per lo stile raffinato, grazie alla tecnica dello sbalzo, della stampiglia e della granulazione.
I romani diedero molta importanza a questo prezioso metallo, una grande risorsa per loro, grandi produttori.
Nel 49 a. C., Giulio Cesare, fu il primo personaggio a far stampare il proprio viso su una moneta d’oro. Coniò la famosa moneta “aureo” come metodo di pagamento.
I primi orefici romani erano etruschi, ma l’oreficeria romana si arricchì anche di anelli di origine greca. Infatti, fu la civiltà romana, a introdurre per prima l’anello come simbolo di fidanzamento: l’anello come una promessa importante, consolidata poi sino all’epoca contemporanea.
Nell’antica Roma gli artigiani dell’oro si suddivisero in associazioni, facendo un distinguo tra cesellatori, doratori, battiloro e commercianti di perle.
I gioielli in oro e gemme incrementarono moltissimo verso la fine dell’età repubblicana e soprattutto dall’età augustea con i mercati orientali dai quali partivano le pietre preziose.
I gioielli in oro divennero un simbolo di distinzione sociale, solo i patrizi portavano anelli in oro, ma dopo l’esplosione dell’arte orafa in età imperiale, i romani indossavano qualsiasi genere di gioiello: sciarpe rifinite con frange d’oro, vestiti ricamati con fili d’oro e cavigliere preziose.

Il potere del gioiello
Nel XIII secolo il viaggio di Marco Polo, da Venezia al regno di Kublai Khan, diede inizio ad un grande e graduale cambiamento nell’arte orafa poiché diede la possibilità di assimilare esempi di lavorazione e stili anche dall’Estremo Oriente, particolarmente dall’India, tra l’altro, terra da cui provenivano i diamanti che, in breve tempo, diventarono simbolo di immortalità per la loro durezza che dava un’aura di invincibilità a chi li indossava.
Un cambiamento risolutivo lo apportò Cosimo I de’ Medici, che a Firenze diede ampio spazio alle botteghe degli orafi di Ponte Vecchio, dando così uno slancio alla nascita dell’oreficeria che fu una strada nuova per una vera e propria attività professionale: un periodo ricco per la nascita delle corporazioni e per l’apprendistato; la gioielleria si fuse con il mondo dell’arte. Molti famosi pittori e scultori entrarono da giovani apprendisti nelle botteghe orafe, tra questi troviamo Donatello, Botticelli, Brunelleschi…
Anche in Francia ci fu un grande fervore creativo, dove nel 1767 esistevano a Parigi ben 314 gioiellieri che lavoravano per esaudire l’eccezionale domanda di gioielli.
Fu nel periodo vittoriano che il gioiello ritornò in auge per diventare più popolare grazie alle nuove tecniche artigianali di lavorazione, come la placcatura, che permetteva di creare gioielli eleganti e dal fascino dorato senza richiedere l’investimento necessario per l’oro massiccio.
Nell’Antico Testamento spesso viene citato l’oro.
“Nella Bibbia l’Eden è un giardino bagnato da un fiume che si divide in quattro rami: «Il primo paese di Avila, dove c’è l’oro; l’oro di questo paese è puro». In Egitto Abramo è ricco d’oro: il suo servitore, incontrando Rebecca, le mette alle narici un anello d’oro, ai polsi dei braccialetti”.
A Mosè, che guida gli ebrei fuori dall’Egitto, Yahweh dona un consiglio prezioso:
“«Voi non andrete via a mani vuote. Ogni donna chiederà alla sua vicina degli oggetti d’oro e delle vesti. Voi ne ricoprirete le vostre figlie e i vostri figli».
Nell’Antica Grecia la sua preziosità era fortemente riconosciuta:
«L’oro è il figlio di Zeus, che non tarme né vermi mangiano. L’oro scorre della sua stessa forza».(dalle odi di Pindaro)
L’oro è un elemento extraterrestre. Al contrario di altri metalli che si sono formati nella crosta terrestre, l’oro è venuto dallo spazio, anzi dalle stelle. I pianeti nacquero da un’ondata di gas e polvere lanciata nello spazio attraverso una supernova. Le particelle d’oro erano probabilmente mescolate nella nuvola cosmica che formò la terra. È questo il mistero che più affascina di questo prezioso metallo.
Così l’oro si formò nelle stelle e affondò nel nucleo della Terra… ma questa è un’altra storia…


