Narrativa recensioni Uncategorized

Carne innocente – Giovanna Barbieri

Reading Time: 4 minutes

Recensione a cura di Roberto Orsi

Un romanzo, quello di Giovanna Barbieri, che si conferma una lettura estremamente godibile, solida e capace di intrattenere gli amanti del giallo storico, offrendo un’esperienza d’intrattenimento ben strutturata e scorrevole. Stiamo parlando del quarto capitolo della serie firmata dall’autrice con protagonisti Goffredo Fortespada ed Edmundo de la Turre, un’opera che riporta in scena i suoi protagonisti reduci dalle fatiche e dalle vicende veneziane, catapultandoli nuovamente nel cuore pulsante, oscuro e spietato della loro terra d’origine.

La scelta di ripartire proprio dal ritorno dei personaggi da Venezia dà subito una marcia in più alla narrazione, creando un ponte ideale e coerente con i romanzi precedenti della serie e arricchendo in modo sensibile il background emotivo e psicologico di chi legge.

Ritrovare Goffredo ed Edmundo dopo le loro peripezie lagunari permette al lettore di cogliere un’evoluzione naturale nei loro legami, nella loro maturità investigativa e nel modo in cui affrontano le difficoltà che incontrano sul cammino, dimostrando di non essere semplici pedine o investigatori, ma figure che portano addosso i segni e le scorie delle avventure passate, rendendo il loro impatto con la nuova realtà senese molto più intimo e sfumato.

Gli acciottolati, che Goffredo stava percorrendo accanto a Ugo, erano colmi di cibo galleggiante ed escrementi. Disgustato, scansò anche diversi ratti affogati e gonfi da qualche giorno. Pressò le labbra e sperò che non arrivasse un’altra moria di typho o di plaga, come sette anni prima. Ci manca solo una pestilentia. Non basta Petrucci, sospirò.

Goffredo attraversò via del Capitano, dove era stato costruito Palazzo del Capitano del Popolo. Levò gli occhi dalla strada e notò che alcune finestre del palazzo erano illuminate. Un corvo gracchiò, simile al richiamo di un moribondo, e planò su un ratto sbudellato. Goffredo fu attraversato da un brivido. I corvi erano anche portatori di sventura, oltre che mangiatori di carogne.

Nel frattempo, la Siena che ritrovano non accoglie affatto con benevolenza chi cerca la verità, inserendosi in un inquadramento storico che rimane uno degli elementi più curati, credibili e riusciti dell’intera struttura narrativa.

L’autrice inserisce abilmente la trama nel vivo delle tensioni politiche locali del periodo, focalizzandosi sul ruolo chiave della fazione dei Noveschi e sulle pesanti, soffocanti ingerenze di figure potenti come Pandolfo Petrucci, il cui peso politico incombe minaccioso su ogni sviluppo.

 Questa fitta ragnatela di alleanze, pressioni, interessi occulti e giochi di potere si trasforma ben presto in un ostacolo concreto e insormontabile per la giustizia, creando un clima di costante sospetto e di omertà istituzionale che rende la caccia al colpevole un vero e proprio terreno minato, dove ogni passo falso rischia di compromettere tutto.

Dal punto di vista strettamente investigativo, questo quarto capitolo mantiene la promessa di un giallo strutturato con cura, metodo e coerenza artigianale, in cui l’inchiesta si muove attorno a crimini efferati e inquietanti che scuotono la città: le vittime, infatti, vengono ritrovate senza vita in circostanze raccapriccianti, barbaramente mutilate e prive di organi, trasformando ogni nuovo ritrovamento in un colpo durissimo al morale e in un rompicapo spietato.

Goffredo non poteva credere che un essere umano avesse ammazzato un bambino e l’avesse inciso, come una bestia. Perché?

All’esterno, forse, c’era un uomo che abusava dei bambini oppure un infedele satanista.

L’indagine non procede mai per intuizioni miracolose o colpi di fortuna slegati dal contesto, ma attraverso un lavoro sul campo che sa di altri tempi e di fatica reale, seguendo tracce sottili come il ritrovamento di residui di oppio liquido e sostanze illecite nei vicoli bui della città, l’allargamento del raggio d’azione verso i territori circostanti e rurali come Asciano, e la verifica meticolosa dei traffici gestiti dagli speziali locali.

Pur conservando le caratteristiche, la genuinità e la linearità stilistica tipiche della produzione indipendente e del formato self, la costruzione del mistero funziona eccome, offrendo al lettore indizi ben dosati e una tensione che cresce gradualmente capitolo dopo capitolo senza sosta.

A dare ulteriore spessore e profondità alla vicenda contribuisce in modo determinante il versante privato e sentimentale dei protagonisti, poiché l’indagine non si consuma mai in modo freddo o distaccato, ma si scontra continuamente con i lutti, con la fragilità estrema della vita e con i drammi familiari devastanti che colpiscono chi sta loro vicino, trasformando il dolore in una componente tangibile.

Questa dimensione intima e dolorosa conferisce al romanzo una tonalità profondamente malinconica e cupa, capace di bilanciare alla perfezione l’anima poliziesca e deduttiva con un carico emotivo che lascia il segno nel lettore ben oltre la chiusura dell’ultima pagina.

Nel complesso, pur restando un’opera che mostra apertamente i limiti stilistici, formali e di pulizia editoriale tipici del formato indipendente, questo quarto capitolo si guadagna ampiamente la promozione sul campo, confermandosi come un romanzo scorrevole, intelligente e ideale per chi ha seguito la serie fin dagli inizi veneziani e adesso cerca una nuova, avvincente e tenebrosa discesa nei segreti più inconfessabili della vecchia Siena.

Trama

Goffredo Fortespada è in trepida attesa del secondo figlio che l’amata Fiamma sta aspettando, quando è chiamato a indagare su una serie di agghiaccianti delitti. Stavolta le vittime sono bambini. Minori rapiti, strangolati, scarnificati e infine abbandonati sui luoghi di culto del centro storico.
Siamo a Siena nel 1487 d C. e, mentre il signore della città Petrucci lotta contro i Riformatori, Goffredo lo sbirro chiama con sé Edmundo de la Turre, il fedele amico speziale, per aiutarlo a trovare l’assassino che squarta i bambini.
Con chi avranno a che fare stavolta lo speziale e lo sbirro? Dovranno vedersela con un omicida assetato di sangue innocente, oppure dovranno stanare una setta demoniaca?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.