Articolo a cura di Raffaelina Di Palma
L’estate con il grande caldo è ormai agli sgoccioli. Tra poco le giornate si accorceranno e arriveranno temperature più miti: cosa c’è di più bello che organizzare qualche gita fuori porta in città d’arte? Le bellezze che la nostra penisola offre sono meravigliose e imperdibili.
Con questo articolo ci concediamo un momento di riflessione per coinvolgere interesse e prospettive per parlare di Arte, nello specifico di Arte Sacra e Arte Profana: questa unione si incunea in modo favorevole nel desiderio di tanti artisti che speravano e sperano in questo connubio una piena libertà, intensa ed efficace. Un argomento di cui si parla poco, eppure è entusiasmante e tutt’altro che pesante.
L’Arte è l’immagine della fede fin da tempi remoti: a cominciare dagli enigmi egizi alle catacombe, alle tante immagini delle Divinità e della Trinità, sino ai vari aspetti dell’arte contemporanea.
Poiché lo scopo dell’immagine sacra è quello di coinvolgere coloro che ne sono destinatari, cioè i fedeli, gli artisti con il loro linguaggio creano un ponte in grado di unire la fredda logica spirituale in una sfera calda di emozioni. Ma essi si sentono liberi di esprimersi, in passato come nel presente, soltanto quando il Sacro si unisce e si lega al Profano.

Il rapporto tra Sacro e Profano si riteneva impossibile
Il Sacro e il Profano non possono essere due pensieri creati per essere inseriti nella stessa frase, poiché l’uno infrange la natura dell’altro e per questo i due pensieri si annullano a vicenda.
Il profano si contrappone e sconcerta la sacralità.
La fusione di questi termini e la successiva distinzione, ha una precisa data: 1514. Questo è l’anno in cui nacque una delle opere più enigmatiche di Tiziano, “Amor Sacro Amor Profano”.

A sfatare questo “impossibile” rapporto, contribuì con il suo dipinto, dove raffigura due donne, una vestita e l’altra nuda vicino a una fonte in compagnia di Cupido focalizzando l’Amore e la Pacificazione tra la Morte e la Vita.
Cupido al centro delle due figure rappresenta il punto di intercessione tra i desideri spirituali e carnali, tra la terra e il cielo.
Tiziano, in questo modo, mette “alla pari” due diversi tipi di donne e di amore che possono essere considerate sullo stesso piano.
Sacro e Profano, al di sopra della tradizione
L’arte profana ha messo in atto l’allontanamento dai dogmi della religione, che le ha permesso di affermarsi pienamente, liberando gli artisti, i quali si sono sentiti liberi di racchiudere nel loro abbraccio sia l’una che l’altra: pur traendone, comunque, ispirazione da entrambe.
In tal modo, il sacro ha perso il suo predominio, rendendo libera l’arte profana di comunicare, sciolta dai precetti religiosi.

L’uomo ha sentito il desiderio di comunicare attraverso l’arte, sin dai suoi primi passi, ce lo testimoniano i graffiti che raffigurano piante, animali e cacciatori, nelle grotte tra gli Urali e l’Atlantico. Come le numerose statue che ornano i templi greci che diventano esempi da riprodurre, traendone una sorta di incoraggiamento morale. A Roma le rappresentazioni artistiche mostrano il divino con l’armonia corporea, diventando degli idoli: non più considerate immagini che rimandano a un dio che va oltre i limiti dell’esperienza, ma diventano loro stesse divinità da idolatrare.
«Gli artisti», come ebbe a dire Paolo VI, «sono capaci di tradurre il messaggio divino nel linguaggio delle forme e delle figure, rendendo sensibile il mondo invisibile».
Nelle civiltà Occidentali, come in ogni cultura storica, le origini dell’Arte sono collegate al tema sacro: le pratiche della tradizione dell’arte comprendono l’insieme di tecniche, saperi artigianali e concetti estetici tramandati, generazione dopo generazione, ai riti collettivi, alla fede personale, alle pratiche religiose e alle esperienze mistiche.

L’incontro tra la pittura sacra e l’impressionismo è stato un intreccio lento e graduale.
Vennero abbandonati i temi religiosi e gli artisti focalizzarono la loro attenzione sulla natura, concentrando le proprie energie e raccogliendo pensieri e stimoli escludendo distrazioni interne ed esterne per dirigere la mente verso un obiettivo preciso: il colore e la luce naturale.
Con l’obiettivo di catturare la luce naturale e il paesaggio urbano, il movimento impressionista rifiutò il vincolo accademico che imponeva la pittura di soggetti storici, mitologici e sacri.
Ci sono più chiavi di lettura per esaminare il legame tra questi due ambienti: raggi divini, la luce; nell’impressionismo, la luce è essa stessa protagonista. Dipingendo en plein air, (all’aria aperta), artisti come Claude Monet, Berthe Morisot, cercavano di afferrare l’istante fugace, tramutando il riflesso del sole o, di notte, l’alone della luna sul riflesso dell’acqua in una sorta di festa che eleva lo spirito e innalza la propria interiorità.

Opere come quelle di Vincent van Gogh, sono cariche di un profondo misticismo: trasformando la forma di religiosità esistenziale; non ha cercato il divino nei dogmi, ma nell’essenza della natura e nell’umanità. Gli impressionisti per creare sfumature o ombre scure non mettevano insieme i colori puri sulla tavolozza, ma li stendevano direttamente sulla tela con pennellate rapide, spezzettate senza unità e continuità, che davano un senso più alto ad un’armonia invisibile e soggettiva, da ricercare con la fantasia.
Lo status quo della Spiritualità attuale
L’incontro tra arte sacra e arte profana, diventa uno straordinario dialogo divino, che intreccia fortemente questi due mondi. L’Impressionismo, fa parte di una esperienza contemplativa, che viene testimoniata con cieli stellati, campi di grano, girasoli e volti contadini, che diventano testimoni di una religiosità provata e potente, che si allontana dai dogmi, per racchiudere l’anima spirituale della natura.

Caravaggio fu un precursore nel dipingere santi e madonne con volti, abiti e contesti della vita quotidiana del suo tempo, inserendo elementi religiosi anche in opere con un tema laico. Questo processo aprì la strada all’arte moderna, alla ricerca non più di un Dio invisibile, ma nell’arcano dell’esistenza umana, nella meditazione del creato e nella ricerca di un’esperienza emotiva, spirituale e profonda.
Anche se in modo più personale e originale, anche Gustav Klimt, come Monet, van Gogh, Morisot, Gauguin, Manet, si avvicina all’arte sacra. Klimt, pur non affrontando apertamente temi religiosi, le sue scelte stilistiche contraddistinguono la sua evoluzione artistica. Ebbe su di lui una forte influenza l’arte bizantina, dopo aver visitato i mosaici di Ravenna nel 1903, quando integrò l’uso dell’oro zecchino nella sua pittura non come un semplice decoro, ma per creare un’atmosfera sospesa, fuori dal tempo, che fa da sfondo ai suoi personaggi. Tutte le opere, siano esse sacre o profane, ogni artista, di ogni tempo, cerca di avvicinarsi e andare oltre la realtà esteriore per comunicare la spiritualità interiore dell’uomo e il mistero della vita: facendoci entrare e accogliendoci nelle loro opere.
“Tanta manifattura mi era a fare un quadro buono di fiori, come di figure”
Con questa frase, Caravaggio, ci comunica che, l’impegno, tanto per una natura morta quanto per un’opera con figure umane, è uguale, dando ai suoi soggetti, in apparenza meno importanti, come un fiore o un frutto, la stessa importanza artistica che dà ai grandi personaggi: rivoluzionando così il simbolo del dettaglio; ci dice che nella sua arte non ci sono gerarchie.


