Recensione a cura di Raffaelina Di Palma
9 novembre 118 d. C.
“Non ho molto tempo. Quando finirà l’olio nella lampada, per sempre calerà la notte. Solo il battito del mio cuore mi dirà che sono vivo: lo udrò rimbombare sotto la volta di pietra, tra queste pareti che varcherò per discendere agli Inferi. Sarà breve l’attesa, eppure lunga, ahimé: la ingannerò scrivendo. Ho trovato le tue tavolette con le preghiere: perdonami, Fabia, se le raschierò via per affidare alla cera i ricordi. Forse qualcuno un giorno, violando questa tomba infame, leggerà queste righe e raccoglierà i miei resti e mi darà sepoltura. Allora ti ritroverò, anima mia.”
Il romanzo, “La fiamma di Vesta” Vol. 1 Memento, dell’autrice Angela di Bartolo, editato come self-publishing, è ambientato nell’era imperiale romana. La storia si dipana dalla Britannia all’Egitto, raccontando le vicende dell’ex legionario Marco Fabiano.
Imprigionato in una cella sotterranea, affida alle tavolette di cera le sue confessioni.

È una saga storica divisa in due volumi. Nel primo, intitolato Memento, si concentra sulla caduta e sul tentativo di redenzione di un uomo sopraffatto dal senso di colpa.
Viene travolto dall’amore per Fabia, una sacerdotessa di Vesta. Vivere questo amore è un sacrilegio inammissibile agli occhi degli dei e delle leggi romane.
Il fuoco sacro di Vesta nacque nella Roma delle origini (metà dell’VIII secolo a. C.). La fiamma rimase accesa ininterrottamente nell’Aedes Vestae (Foro Romano) per oltre un millennio, fino a quando fu spenta per decreto imperiale nel 391 d. C. .
Un fuoco denso di significati: veniva custodito dalle Vestali, un ordine sacerdotale femminile; le fanciulle elette in giovanissima età dovevano mantenere il voto di castità per trent’anni; infrangere il voto o far spegnere il fuoco comportava pene severissime. Farlo spegnere avrebbe simboleggiato la fine dello Stato Romano e l’abbandono da parte degli dei.
Nella mitologia romana Vesta, (Estia), era la dea del focolare domestico e della famiglia. Figlia di Saturno e Opi e sorella di Giove, era una divinità vergine, il suo culto, fondato sulla purezza, era considerato fondamentale per la sopravvivenza stessa di Roma, poiché la loro verginità, le rendeva intermediarie, pure e incorruttibili, tra il popolo e la dea Vesta, assicurando così il favore degli dei sulla città.
“Era lei, ne ero certo: la donna del fuoco, l’ombra che mi perseguitava da mesi e forse stanotte, non era stato un sogno. Forse, davvero mi aveva condotto tra le brume di un altro mondo, mettendomi nei lombi la lussuria, mettendola in Crispino perché Tullia sparisse, facendomi quasi uccidere il servo, per ostacolare il nostro cammino verso il mare, verso una nuova vita. Vendetta: era questo che l’ombra voleva, bruciante com’era di gelosia e passione.”

Il contesto storico in cui si muove Marco Fabiano, è dominato da una intensa fase di transizione politica, militare e culturale dell’Impero Romano.
La narrazione tocca il patrimonio spirituale delle grandi campagne espansionistiche che si assestano nel 118 d. C., l’anno in cui il nuovo imperatore Adriano, fa il suo ingresso ufficiale a Roma per confermare il proprio potere.
Il protagonista porta i segni delle sanguinose campagne condotte dall’imperatore Traiano tra il 101 e il 106 d.C. per sottomettere il re Dacebalo. La Dacia era una terra ricca di miniere d’oro, difesa brutalmente da guerrieri spietati. Per i legionari romani, quella guerra significò combattere selvaggi corpo a corpo in zone impraticabili e fitte foreste.
L’esperienza lascia Marco, non soltanto mutilato della mano destra, ma lo priva della sua purezza morale interiore.
La sua relazione proibita con la vestale Fabia lo tormenta, sente sempre più il peso delle proprie responsabilità macerato dal fantasma della donna, mentre attraversa nel suo lungo viaggio i confini dell’Impero Romano: da Alessandria alla Britannia nel vano tentativo di sfuggire al suo amaro destino.
Il personaggio di Fabia ricopre un ruolo chiave nella vicenda; facendo da motore iniziale con una presenza spirituale immutabile.
Una volta scoperto l’amore proibito per Marco, viene condannata alla crudele pena prevista per le Vestali corrotte, essere sepolta viva, mentre lui riesce a fuggire.

Nonostante la sua morte avvenga all’inizio del racconto, Fabia non scompare dalla narrazione; la sua ombra furiosa e tormentata insegue continuamente Marco durante la sua fuga attraverso tutto l’Impero. La Vestale diventa l’icona del destino, che innesta il profondo senso di colpa del protagonista, intrecciando un legame che non potrà mai essere sciolto: neanche con la morte.
Al lettore, può sembrare esagerato l’aspetto onirico nella vicenda: troppe presenze e troppe fughe del fantasma di Fabia, che agisce in una sorta di personificazione del trauma e del distruttivo senso di colpa del legionario; ma proseguendo la lettura, intuisce che i sogni e i presagi del protagonista sono dosati per arricchire l’atmosfera e il misticismo che circonda il mondo delle Vestali con le sue spietate leggi: quella presenza ossessiva, quella figura evanescente, cancella i confini tra ciò che accade realmente e le allucinazioni di un uomo oppresso dal fato.
L’oracolo, la voce del destino, stabilisce la condanna rendendo impossibile la fuga togliendo a Marco ogni speranza di redenzione terrena, confermando che il suo viaggio non è una via di fuga, ma una traccia decisa dal destino. Fabia è la proiezione del senso di colpa: la sua ombra non è una presenza benevola, ma un’entità adirata.
“Il fuoco di Vesta. No, non era solo il passato che tornava per tormentarmi, c’era un significato in quel fuoco, forse un messaggio degli dei. O di Fabia. Dalla campagna si alzò un grido di allodola, il cielo dentro la vasca schiarì. Perimede si era alzato, udii rumori in cucina. Mangiai una focaccia di spelta coi servi, feci la mia offerta ai Lari e uscii dalla casa.”
Il racconto in prima persona, si sviluppa attraverso scenari dell’epoca, dalle province di confine come la Dacia e la Britannia. Attraverso Marco, l’autrice ci guida nella mentalità di un legionario romano fondata su una disciplina ferrea, sul senso del dovere e sulla resilienza stoica. Non esalta il singolo eroe, ma l’addestramento che continua anche in tempo di pace, quando costruisce strade e accampamenti. Ai complessi intrighi di Roma e Alessandria intreccia le vicende dei personaggi di fantasia con il reale contesto, sociale e politico, dell’epoca.
“Guardai verso il pezzo di cielo incorniciato dal tetto:Orione scintillerà alto, la sua cintura come una spada lucente. L’ultima volta che aveva visto le stelle dall’atrio di una domus, era stato a Tivoli, la notte prima della partenza. Tullia. Tullia dolcissima…”
Emerge, con il contrasto interiore l’antagonista di Fabia; Tullia. In una straordinaria potenza drammatica nel confronto diretto tra lei e Marco. È una scena chiave perché sottrae a Tullia il velo di rivale spietata per rivelare una donna innamorata, profondamente ferita. È un momento clou della storia, in cui le maschere cadono e la rigidità della società romana fa spazio all’intimità ferita dei protagonisti.
Un bel personaggio Marco Fabiano, con un forte senso del dovere, si trova ad affrontare eventi più grandi di lui, ma sempre ponendo alla base della sua vita la lealtà e il coraggio. Ma avendo violato una delle istituzioni sacre più antiche di Roma si pone al di fuori della legge divina e umana, diventando un fuggiasco destinato alla prigionia e a un futuro incerto.
Pro
Il libro si inserisce perfettamente nel genere storico, grazie ad alcuni elementi chiave: ambientazione e contesto storico accurati.
Contro
La trama troppo focalizzata sul senso di colpa del protagonista. Poteva essere lasciato più spazio allo scenario storico.

Trama
“Il fuoco non si estingue, né lo spengono gli alti flutti”
Roma, 118 d. C. . In una cella sotterranea, l’ex legionario Marco Fabiano sa che la sua fine è vicina. Prima che cali il buio, affida alla cera l’ultima verità: la confessione di un uomo in fuga dal proprio passato. Un amore proibito, una fuga disperata. Tutto iniziò con Fabia. Una Vestale. Un amore colpevole dinanzi a Roma e agli dei, che entrambi portò rovina: lei sepolta viva e lui in fuga, schiacciato da un senso di colpa che neppure il sangue della Dacia è riuscito a lavare. Un viaggio ai confini del mondo antico. Perseguitato dall’ombra di Fabia, Marco attraversa l’Impero nel tentativo di sfuggire al Fato: dalla barbara Dacia, dove ha lasciato la mano destra e la sua innocenza, alla sontuosa Alessandria, tra intrighi e brutali imboscate sul Limes. Ai bassifondi di Roma, tra le scommesse del Circo e la corruzione della Suburra, mentre su tutto aleggia l’ombra di un oracolo enigmatico. Un affresco potente della Roma imperiale. Memento non è la storia dei vincitori, ma il grido di un uomo che cerca, tra le macerie della propria vita, una possibilità di redimersi. Un romanzo storico sull’Antica Roma documentato, intenso e profondamente umano.


