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Tra cinema e teatro – il teatro “leggero” di Garinei e Giovannini

Articolo a cura di Raffaelina Di Palma

“Giove si è sempre servito degli uomini per scendere sulla terra. Ma io, questa volta, per scendere in mezzo a voi, mi sono messo il doppio petto!” (Carlo Dapporto in “Giove in doppio petto)

Questa battuta racchiude il cuore dello spettacolo: una moderna e ironica rivisitazione del mito di Plauto (l’Anfitrione), dove la divinità decide di scendere dall’Olimpo per mescolarsi ai comuni mortali, rinunciando alla toga in favore di un elegante abito borghese. Gli autori di “Giove in doppio petto” sono Garinei e Giovannini, un binomio che ha fatto la storia del teatro “leggero”, (si fa per dire), italiano.

I due commediografi hanno fatto  dell’antichità classica un pilastro fondamentale del loro teatro, attingendo spesso al mito, rileggendolo in chiave moderna e brillante.

Noi di Thriller Storici e Dintorni abbiamo fatto un’escursione in questa parte di teatro cosiddetto “leggero”, dove abbiamo  respirato il clima del passato, che esprimeva un’aria di fiducia e di serenità, scoprendo poi che dietro le quinte ci sono impegno, fatica e sudore.

I Capolavori del Musical Italiano

Garinei e Giovannini, un sodalizio che ha fatto la storia del teatro leggero e del musical italiano.

Chi non ha visto o sentito parlare del famoso “Rugantino” o “Aggiungi un posto a tavola”? Un orgoglio tutto italiano dovuto al marchio G&G. Siamo nel cuore di Roma nella famosa via Sistina, dove si trova l’omonimo teatro: la nostra Broadway.

“Roma nun fà la stupida stasera / damme ‘na mano a faje di de si / sceji tutte le stelle più brillarelle che poi / e un friccico de luna tutta pe’ noi.” (Rugantino)

Un palcoscenico e due commediografi che hanno portato il teatro italiano nel mondo: il triestino Pietro Garinei laureato in farmacia e il romano Sandro Giovannini che studiava legge, si incontrarono nelle redazioni del Corriere dello Sport e della Gazzetta dello Sport. Nel ’44 fondarono il settimanale satirico “Cantachiaro”, con la collaborazione, tra gli altri, di Corrado Alvaro e Enrico Mattei. Tutti e due avevano già fatto alcune esperienze nell’ambito dello spettacolo. Garinei insieme con il fratello Enzo, (attore bravissimo e già famoso caratterista), allestiva spettacoli leggeri al teatro Valle e spettacoli per le truppe in Albania. Decisivo fu l’incontro con l’impresario teatrale Remigio Paone che li portò alla decisione di rappresentare la loro satira a teatro. Così diedero vita allo spettacolo di rivista “Cantachiaro”, con Anna Magnani, Enrico Viarisio e Marisa Merlini.

“«In Italia ci sono due cose che non si sa mai quando arrivano e cosa portano: il treno e la democrazia».”  (Dalla rivista satirica “Cantachiaro”) 

Il debutto e la Rivista (1944-1949)

Era il 1944 e nella rivista fece la prima apparizione la musica jazz di Piero Piccioni, appena legittimato dopo la messa al bando dal regime fascista. La satira di Cantachiaro non risparmiava nessuno,  in quel momento storico così difficile bisognava fare i “salti mortali” per sfuggire alla censura: tra battute e doppi sensi anche palesi. Ma il grande successo della rivista fu tale che Garinei e Giovannini scrissero ben sei spettacoli in 18 mesi, dimostrando una capacità creativa straordinaria. Nel ’45, misero in scena “Soffia sò”, con Enrico Viarisio e  l’esordiente Alberto Sordi, a cui seguì “Cantachiaro 2” con la Magnani, Ave Ninchi, Aroldo Tieri e il debuttante Raimondo Vianello. In Cantachiaro 3″entra in scena Ernesto Calindri che fa l’imitazione di Alcide De Gasperi, senza suscitare polemiche con la DC. Nel ’46 con la rivista “Si stava meglio domani”, con Wanda Osiris e Gianni Agus, esplorarono il mondo di uno spettacolo pomposo, dai costi proibitivi, con la soubrette-diva protagonista, che entrava in scena in cima a lunghe scale, in grandi  conchiglie e preziosi scrigni, a cui seguirono, dal ’48 al ’53: “Domani è sempre domenica”, “Il diavolo custode”,  “Al Grand Hotel”, “Gran baraonda”, “Made in Italy”.

Questi spettacoli diedero un impulso al kolossal, al grande allestimento, ma il lusso dei costumi, metteva in secondo piano lo stesso spettacolo: a tutto questo non corrispondeva l’importanza del valore del copione da parte dei produttori. A questo punto Garinei e Giovannini intuirono i cambiamenti dei gusti del pubblico e decisero di dare un corso diverso al loro lavoro. Il 1952 divenne l’anno della svolta, gettando le basi per un nuovo genere; la commedia musicale. La prima di quel cambiamento fu “Attanasio cavallo vanesio” con protagonista Renato Rascel a cui seguirono “Alvaro piuttosto corsaro” e l’annoseguente “Tobia la candida spia”.

“Dove andranno a finire i palloncini (che sfuggono di mano ai bambini?)” (Tobia la candida spia)

I grandi interpreti

Quelle tre rappresentazioni riscossero un grande successo: furono consacrate le prime commedie musicali italiane. Con “Giove in doppio petto”, con Carlo Dapporto e Delia Scala, i due commediografi misero a punto per sempre, il nuovo genere teatrale, che vide l’abbandono totale della rivista basata sul lusso. Da quel momento Garinei e Giovannini, “sfornarono” tanti nuovi copioni e diressero loro stessi le loro rappresentazioni, mettendo in scena  ben 49 lavori teatrali rappresentati in più di venti nazioni. Non è facile elencarli tutti, ma uno per tutti, che poi fu il loro più grande successo, cioè “Rugantino” che nel ’62 debuttò al Sistina con un cast eccezionale: Nino Manfredi, Lea Massari, Aldo Fabrizi, Bice Valori.

Rugantino è la commedia musicale italiana per eccellenza che, dal debutto, ai giorni nostri, ha avuto ben 8 edizioni  che hanno visto avvicendarsi molti dei nostri attori più famosi, senza dimenticare che fu portata in scena con il cast originale nientemeno a Broadway e, manco a dirlo, con un  successo strepitoso.

Con la “Ditta G&G” hanno lavorato i più grandi interpreti come Totò, Macario, Dapporto, Sordi, Manfredi, Fabrizi, Proietti, Dorelli, Mastroianni, Rascel, Delia Scala, Lauretta Masiero, Panelli… ma anche attori di prosa come Enrico Maria Salerno, e Alberto Lionello.

Gorni Kramer, grande musicista, fu un loro stretto collaboratore, quasi un terzo uomo della premiata ditta.

Dopo Kramer si avvalsero della collaborazione di altri validi musicisti come Armando Trovajoli, Modugno e Rascel. 

I due autori dominarono la scena dal secondo dopoguerra agli anni ’70, intercettando perfettamente i cambiamenti del Paese.

Portarono sul palco grandi storie piene di ironia, speranza e melodie indimenticabili.

Guidarono il teatro Sistina di Roma trasformandolo nel tempio indiscusso della commedia musicale italiana.

Con il boom economico degli anni ’60, il clima si trasformò in un benessere contagioso, Si affermò il mito della “dolce vita” e di una riconquistata serenità, resa famosa da capolavori come “Arrivederci Roma”.Il teatro divenne un centro di aggregazione interclassista dove condividere l’italianità, la simpatia e l’amore romantico.

“Quel teatro che manca” è un’espressione legata alle opere di Garinei e Giovannini, ormai consacrati i padri della commedia musicale italiana, facendo riferimento alla totale assenza del teatro leggero popolare e dei grandi sentimenti nel panorama culturale moderno. Il loro sodalizio  segnò la nostra storia  teatrale a partire dal dopoguerra.

La reazione immediata alla fine della guerra variava, tra euforia collettiva e smarrimento. Tuttavia prevaleva una grande voglia di ricostruire e riprendere a vivere.

La loro visione puntava su un teatro che lo unisse al pubblico e trasmettesse valori positivi.

L’assenza di questo tipo  di creazioni, (quel “teatro che manca” appunto), viene rimpianto quando si sente la necessità di spettacoli capaci di far sognare e riflettere,  ma con leggerezza; quella leggerezza che Garinei e Giovannini hanno sognato, hanno inseguito, hanno creato, mettendola in scena. Con i grandi successi come “Alleluja brava gente” o “Aggiungi un posto a tavola”, proponevano valori di tolleranza, altruismo e solidarietà universale: unendo intere generazioni.

Ancora oggi, i loro spettacoli non offrono soltanto evasione e paillettes, ma anche speranza.

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