Recensione a cura di Laura Pitzalis
Tutti conosciamo Alexandre Dumas padre, uno dei più grandi romanzieri storici della letteratura europea, e i suoi romanzi tra cui “I tre moschettieri”, “Il conte di Montecristo” e “La regina Margot”. Non si conosceva, invece, fino a pochi anni fa, una sua opera molto singolare che sta a metà tra il saggio e il romanzo storico: “I Medici. Splendore e segreti di una dinastia senza pari” che fu pubblicato nel 1845 in forma autonoma. E sì, la storia dei Medici non era stata concepita da Dumas come un romanzo ma faceva parte de “La Galerie de Florence” un testo in cinque volumi sugli Uffizi che gli fu commissionato quando soggiornò a Firenze dopo essere fuggito da Parigi.

Dumas era un tipo focoso, burlone, sciupafemmine e spendaccione. Nel 1840, all’età di 38 anni, già autore teatrale affermato e padre di Alexandre (anche lui destinato a diventare scrittore), si ritrovò in bancarotta. Per sfuggire ai creditori scappò a Firenze dove gli offrirono 70.000 franchi per redigere un testo sugli Uffizi che pubblicò nel 1844 con una prefazione dove si raccontava, appunto, la storia della famiglia Medici. Tenendo conto che si trattò di una edizione a tiratura limitata si può ben capire come l’opera sia diventata introvabile dopo poco tempo.
“Tutto ciò che di grande è esistito al mondo ha cercato di vantare origini favolose. Atene sosteneva di essere stata fondata da Minerva, e Giulio Cesare pretendeva di discendere direttamente da Venere. Così è stato anche per la famiglia Medici. Si racconta, infatti, che verso la fine dell’VIII secolo uno dei loro antenati, di nome Averardo, si trovasse in Italia al seguito di Carlo Magno. L’impresa bellica del re dei Franchi aveva lo scopo di sgominare i barbari che all’epoca infestavano la penisola, e Averardo, sfidato da un gigante longobardo di nome Mugello, non solo accettò il combattimento, ma ne uscì vincitore. Secondo le regole del tempo ereditò le armi e i beni dell’avversario sconfitto, e per questo motivo le rocche, i villaggi e le terre posseduti dai Medici nelle campagne intorno a Firenze portavano e portano ancora oggi il nome di quel gigante”.
Fu riedito in Francia nel 2012, 150 anni dopo la prima e unica edizione tradotta in italiano nel lontano 1845, curata da Gaetano Barbieri per la Borroni e Scotti di Milano con il titolo “Storia del Governo della Toscana sotto la casa de’ Medici”.
Per quanto riguarda la pubblicazione qui in Italia, dobbiamo aspettare il 2018 grazie alle
Edizioni Clichy, praticamente un inedito, una prima assoluta se si eccettua una edizione quasi clandestina degli anni Trenta e subito scomparsa.
Di cosa parla è intuibile, la stirpe dei Medici, una delle più illustri e rinomate famiglie nel panorama italiano e sicuramente la più importante tra quelle che hanno arricchito lo scenario artistico e scientifico. Una famiglia per certi versi luminosa e per altri diabolica, composta da discendenti legittimi e bastardi, di assassini e assassinati, di illuminati e di dispotici, di politici geniali o talvolta ottusi ma pur sempre al servizio dell’arte e del progresso letterario e scientifico.
Come dice lo stesso Dumas:
“Riuscirono a incatenare la città di Firenze prima con catene d’oro (Cosimo il Vecchio), poi d’argento (Lorenzo il Magnifico) e alla fine, con la nascita del ducato, con catene di ferro (Cosimo I)”.
È un’opera di grande attendibilità storica ma con aspetti talmente romanzeschi da provocare non poche emozioni, strutturata in due parti: la prima parla del ramo che possiamo definire “Principale”, il più noto, che parte dalle origini con il fondatore della dinastia Averardo detto Bicci (1320-1363) fino alla morte di Caterina de’ Medici regina consorte di Francia.

La seconda parte è dedicata al ramo cosiddetto “Cadetto” che nacque con Lorenzo il Vecchio, fratello di Cosimo il Vecchio, con protagonisti storicamente poco rilevanti ma più longeva arrivando fino al 1737, due secoli in più dell’altra.
Ci troviamo, come potete ben vedere, al cospetto di tantissimi personaggi che potrebbero creare confusione se non ci fosse, all’inizio del libro, un albero genealogico che consente di vedere e collegare nomi e periodi. Un grande aiuto questo, tenendo conto del fatto che i nomi si ripetono nelle epoche: Cosimo, Lorenzo, Giovanni, Piero …
Per Dumas, autore che come pochi altri nell’ 800 ha usato la Storia per costruire grandi romanzi d’avventura, l’incontro con i Medici è stato come trovare una miniera d’oro: un intricatissimo groviglio di vizi e virtù, lotte di potere e congiure, sesso e sangue, misteri e delitti, tradimenti e rivolte … ecco cosa si è trovato davanti mentre studiava le fonti che ricostruivano la saga della grande famiglia.
Bisogna dire che Dumas è uno storico attendibile essendoci, alla base dei suoi scritti, una capillare ricerca e uno studio approfondito di tutta la biografia disponibile al suo tempo. Il fatto che abbia elaborato questi dati e li abbia raccontati spesso con ironia e senso dell’umorismo o con timbri gotici e violenti è senza dubbio un valore aggiunto. Ma soprattutto riesce a rendere avvincenti semplici fatti di cronaca:
“Da un aneddoto traeva una novella, di una novella faceva un romanzo e da un romanzo creava un dramma”.
Egli sa come attrarre il lettore: con un ritmo dell’azione brioso e coinvolgente, mescolando realtà romanzesca e leggenda, ci regala questa storia medicea che a detta di Dominique Fernandez, membro dell’Académie Française e vincitore del Premio Goncourt 1982, è “il libro più intelligente e vivace mai scritto su questa famiglia”.
Un libro che non mette in evidenza solo la parte luminosa di grandi mecenati che hanno gettato le basi dell’Umanesimo del ‘400, che hanno lasciato in eredità al mondo basiliche, chiese, opere letterarie e dipinti, sculture e accademie di arte, ma anche quella “fosca”, dove l’omicidio di consanguinei era spesso la norma. Anzi è quest’ultimo aspetto che Dumas predilige di più concentrandosi soprattutto sulla storia “forte”, con personaggi sanguinari e immagini raccapriccianti tra coltelli che s’infilano nella carne, avvelenamenti, vendette crudeli, amori clandestini e tumulti di folla. Un episodio come la Congiura dei Pazzi, con Lorenzo e Giuliano aggrediti il 24 aprile del 1478 durante la messa in Santa Maria del Fiore, sembra scritto apposta per un film horror alla Dario Argento tanta è la forza e la vitalità del racconto.
“Il prete elevò l’ostia e in quello stesso momento si udì un grido lancinante: Giuliano, colpito al petto dal pugnale di Bernardo Bandini, si alzò coperto di sangue, e dopo pochi passi barcollanti cadde in mezzo alla gente orripilata. Gli aggressori lo seguirono e Francesco Pazzi gli si gettò sopra, continuando a colpire con tale furia che si ferì con il suo stesso pugnale infilzato nella coscia. L’odioso incidente lo rese ancora più feroce e lo si vide sfogare la propria incontenibile collera seguitando a martoriare il corpo di Giuliano già cadavere.”
D’altra parte, Dumas, riferendosi a Virginia una delle figlie di Cosimo I, scrive che “la storia dimentica le persone felici” e forse è per questo che preferisce dissertare sui personaggi estremi anche se d’importanza minore. Come Lorenzino- Lorenzaccio de’ Medici che, con l’aiuto del suo uomo di fiducia, il killer Scoronconcolo, uccide il cugino Alessandro il Moro, dopo avergli fatto da mediatore per un convegno d’amore. La scena che ci descrive non lascia spazio all’immaginazione.

O tragedie di famiglia come quelle di Cosimo I che uccide il figlio Garzia mentre, inginocchiato ai suoi piedi, chiede perdono per aver ucciso volontariamente il fratello Giovanni durante una battuta di caccia: “Non voglio un Caino nella mia famiglia”.
Ecco questi sono i Medici secondo Dumas: bagliore, lucentezza, fasto, fulgore come mai s’era visto e tanto, tanto “splatter”.
Assolutamente da leggere.
“Possano i Medici riposare eternamente in pace nelle loro tombe di marmo e porfido, perché hanno contribuito alla gloria del mondo più di quanto chiunque abbia fatto prima di loro e più di quanto principi, re e imperatori abbiano fatto dopo di loro.”
PRO
Perché leggerlo? Perché è così romantico che sembra inventato.
CONTRO
Assolutamente nulla se non l’avvertimento che alcune descrizioni violente potrebbero dar fastidio.

SINOSSI
Un’opera giovanile dell’autore del Conte di Montecristo che anticipa le pagine migliori del romanziere maturo (il racconto della congiura dei Pazzi, il ritratto dell’equivoco Lorenzino, la scena dell’omicidio di Alessandro il Moro e la storia d’amore di Francesco I e Bianca Cappello sono esempi emblematici in questo senso) e riflette innanzitutto l’interesse di Dumas per la storia delle grandi dinastie, ma soprattutto rivela la sua straordinaria abilità nel rendere avvincenti i fatti storici, mestiere nel quale si dimostrò maestro ineguagliabile, creando di fatto insieme a Walter Scott il «romanzo storico». Trasferitosi a Firenze per evitare i creditori, nel 1844 Dumas si appassionò alle vicende dei Medici, e tornato in Francia ne descrisse storia, violenza e destini. Ricomparso in Francia 150 anni dopo la prima edizione, questo straordinario romanzo è praticamente inedito in italiano.



