Articolo a cura di Luigia Amico
Il 13 febbraio 1542, in una fredda mattina londinese, la Torre di Londra fu teatro di una delle scene più drammatiche della storia dei Tudor: Catherine Howard, quinta moglie di Enrico VIII, venne decapitata per ordine del marito. Aveva probabilmente tra i diciotto e i vent’anni. Poco più di un anno prima era stata incoronata regina d’Inghilterra; ora, davanti a una piccola folla silenziosa, attendeva il colpo di scure che avrebbe posto fine alla sua brevissima parabola.

Catherine apparteneva alla potente famiglia Howard, una delle più influenti del regno. Era cugina di Anna Bolena, seconda moglie del re, anche lei finita sul patibolo. Cresciuta nella casa della duchessa vedova di Norfolk, ricevette un’educazione piuttosto disordinata rispetto agli standard di corte. Non era particolarmente istruita, ma era vivace, graziosa e capace di attirare l’attenzione. In un ambiente in cui le giovani nobili vivevano quasi senza supervisione rigida, Catherine intrecciò relazioni sentimentali adolescenziali che, anni dopo, si sarebbero trasformate in prove contro di lei.
Quando nel luglio del 1540 sposò Enrico VIII, il re aveva quasi cinquant’anni ed era molto cambiato rispetto al sovrano atletico e brillante della giovinezza. Soffriva per una grave ferita alla gamba che non guariva, era obeso e spesso di umore instabile. Il matrimonio con Anna di Cleves era appena stato annullato e Catherine apparve come una luce improvvisa nella sua vita. Enrico la chiamava con entusiasmo “la rosa senza spine”, la colmava di gioielli e attenzioni e sembrava sinceramente innamorato. Per un breve periodo, la corte respirò un’aria nuova, fatta di feste, musica e banchetti.
Eppure, dietro quella facciata luminosa, covavano tensioni politiche. La famiglia Howard rappresentava l’ala cattolica del regno, in un momento in cui l’Inghilterra era attraversata dalle profonde fratture della Riforma religiosa voluta dallo stesso Enrico. L’ascesa di Catherine rafforzava una fazione e ne indeboliva un’altra. Quando iniziarono a circolare voci sul suo passato, in particolare sul legame con Francis Dereham e sui sospetti di una relazione con Thomas Culpeper, gentiluomo di corte, i suoi nemici trovarono terreno fertile.

In un contesto in cui la moralità di una regina aveva implicazioni dinastiche enormi, le accuse di infedeltà furono considerate alto tradimento. Non si trattava solo di un affronto personale al re, ma di un potenziale pericolo per la legittimità di eventuali eredi. Dereham e Culpeper furono arrestati, interrogati e giustiziati nel dicembre 1541. Catherine venne privata del titolo di regina e rinchiusa prima a Syon House e poi alla Torre di Londra. Il Parlamento approvò un atto che rendeva tradimento il fatto, per una regina, di non aver dichiarato comportamenti sessuali precedenti al matrimonio con il sovrano. La legge fu, di fatto, costruita su misura per condannarla.
Intorno alla sua figura sono nate numerose curiosità e leggende. Si racconta che, la notte prima dell’esecuzione, Catherine abbia chiesto di provare come posare la testa sul ceppo per non mostrare paura davanti alla folla. Non sappiamo quanto ci sia di vero, ma l’immagine è rimasta impressa nell’immaginario collettivo. Un’altra tradizione popolare narra che il suo fantasma vaghi ancora nella cosiddetta “Galleria infestata” di Hampton Court Palace, correndo e gridando verso la cappella reale dove il re stava pregando, nel disperato tentativo di ottenere il suo perdono.

La mattina del 13 febbraio 1542, Catherine salì al patibolo con compostezza. Le cronache riportano che dichiarò di meritare la morte e chiese perdono a Dio e al re. Con un solo colpo di scure, la sua vita si spezzò. Fu sepolta nella cappella di San Pietro ad Vincula, all’interno della Torre, accanto ad Anna Bolena. Due giovani donne, due regine, due destini incredibilmente simili uniti nello stesso luogo.
La vicenda di Catherine Howard è più di un episodio sanguinoso nella lista delle sei mogli di Enrico VIII. È la storia di una ragazza travolta da un potere immenso, in una corte dove l’amore poteva trasformarsi in sospetto e la gloria in rovina nel giro di pochi mesi. Da sovrana adorata a condannata per tradimento in meno di due anni: una caduta vertiginosa che continua, ancora oggi, a colpire per la sua dimensione profondamente umana e tragica.



