Personaggi Storici Viaggio nella storia

Mary Ellen Wilson: il caso che diede il via alla Tutela sui Minori

Articolo a cura di Raffaelina Di Palma

Era stata segregata per più di sette anni, vivendo con la paura continua che la sua matrigna potesse punirla per quello che stava succedendo, Mary Ellene fu colta da una crisi isterica. L’avvolsero in una coperta e la portarono in aula. Un ufficiale di polizia le diede un bastoncino di menta piperita con l’intento di calmare le sue grida. Dopo essersi tranquillizzata fu in grado di raccontare al giudice i maltrattamenti subiti.

Questa la sua testimonianza:

“Mio padre e mia madre sono entrambi morti. Non ho ricordi di un tempo in cui non vivessi con i Connolly. La mamma, (la signora Connolly), ha l’abitudine di frustarmi e picchiarmi quasi tutti i giorni. Era solita frustarmi con una frusta attorcigliata: una pelle grezza. La frusta ha sempre lasciato un segno nero e blu sul mio corpo. Ora ho i segni neri e blu sulla mia testa, che sono stati fatti dalla mamma e anche un taglio sul lato sinistro della mia fronte che è stato fatto da un paio di forbici. Mi ha colpito con le forbici e mi ha tagliato. Non ricordo di essere mai stata baciata da nessuno, non sono mai stata baciata dalla mamma. Non sono mai stata presa in braccio da mia mamma o accarezzata. Non ho mai avuto il coraggio di parlare con nessuno, perché se lo avessi fatto sarei stata frustata.”

In queste parole è palpabile il dolore di una bambina che non sa e non comprende perché tanta crudeltà. Sette anni di disumana spietatezza, danni fisici con lame e bastoni. Bruciata con il ferro, tagliata con le forbici, sottoposta ad abusi sessuali ed emotivi.

Mary Ellen nacque a New York nel marzo 1864, da Thomas e Fanny Wilson. Il padre morì poco dopo la sua nascita, nella Seconda Battaglia di Cold Harbor, durante la Guerra Civile statunitense. Lavorava molto, Fanny Wilson, per mantenere se stessa e la figlia, ma quando perse il lavoro fu costretta ad affidarla a un orfanotrofio.

All’età di due anni la bambina venne adottata da una coppia; Mary e Thomas McCormack. In realtà la situazione non è molto chiara: si parla di adozione, ma la bambina venne reclamata perché Thomas McCrmack dichiarò di esserne il padre naturale. L’uomo morì dopo circa un anno e la bambina rimase sola con la matrigna, che divenne  la sua torturatrice, la quale aveva già perso tre figli suoi.

La vedova McCormack si sposò con tale Fracis Connolly e nonostante nessuno dei due la volesse  tennero con loro la piccola. La nuova famiglia si trasferì a Manhattan nell’appartamento dell’uomo. Per sette anni, Mary Ellen, venne picchiata, umiliata, maltrattata e chiusa per ore all’interno di un armadio, non le era permesso di uscire di casa né affacciarsi alla finestra.

La sua triste storia diede il via a una rivoluzione del sistema legislativo americano e diffuse la consapevolezza riguardo all’abuso sui minori. Per il maltrattamento dei bambini non erano previste norme o leggi a loro tutela. Un vicino si accorse delle torture a causa delle grida e dei lamenti della bambina, denunciò tutto alla polizia che non agì perché non c’erano leggi che sanzionassero percosse e maltrattamenti ai minori. I genitori avevano il totale diritto di vita e di morte sui figli. L’educazione, anche se violenta era considerata, semplicemente, una questione privata.

Chissà quanto tempo sarebbe ancora passato se non fosse intervenuta Etta Angell Wheeler,  missionaria volontaria che, dopo le testimonianze dei vicini per i continui, disperati pianti della piccola, con uno stratagemma, riuscì a farsi ricevere da Mary McCormack e con orrore vide una creatura sporca, scalza, coperta di stracci, con uno sfregio sul viso, che a dicembre era costretta a girare scalza per casa. Quando lasciò quella casa, la Wheeler era decisa a portare via la bambina da lì. Questo fu possibile grazie a ElbridgeThomas Gerry dell’American Sciety for the Prevention of Cruelty to Animals. Alcune fonti smentiscono che per allontanarla da casa dovettero utilizzare le leggi contro la crudeltà verso gli animali, ma fu un escamotage per risolvere e salvare la situazione. 

Al momento del processo Mary Ellen aveva dieci anni.

Il fenomeno delle crudeltà e delle violenze all’infanzia è un delicato problema sociale. Anche in Italia è stata raggiunta la piena consapevolezza di questo fenomeno e delle importanti ripercussioni sociali che esso comporta per le nuove generazioni.

Quando la piccola Mary Ellen fu portata via, il suo corpo parlava da solo: denutrita, piena di cicatrici e terrorizzata. Durante il processo, raccontò tra le lacrime le botte, la fame e le notti chiusa in un armadio. La sua testimonianza scosse il mondo. La matrigna venne dichiarata colpevole e condannata a un anno di lavori forzati. Di lei non si saprà più nulla.

La piccola venne affidata alla sua salvatrice, Etta Wheeler, la quale si trovò a crescere una bambina che non sapeva camminare, non sapeva muoversi all’aperto. Non era in grado di valutare le altezze e le grandezze. Ignorava cosa fossero i prati, le rocce, il cielo, gli alberi, i fiori. Non sapeva cosa fossero i giocattoli. Non aveva mai giocato con altri bambini.

In seguito  la Wheeler scrisse:

“La bambina era uno studio interessante, così a lungo chiusa tra quattro mura e ora in un mondo nuovo. Boschi, campi,”cose verdi che crescono”, erano tutti strani per lei, non li aveva mai conosciuti. Dovette imparare, come un neonato, a camminare per terra – aveva camminato solo sui pavimenti, e il suo occhio non le diceva nulla delle superfici irregolari.”

Lo scalpore sollevato da questa drammatica vicenda indusse la costituzione nel 1874 a istituire la

New York Society for the Prevention of Cruelty to Chidren: la prima istituzione al mondo contro gli abusi sui minori, ancora oggi in piena attività.

Il maltrattamento infantile è un fenomeno noto, è un incubo nascosto tra le mura domestiche, che assume spesso forme insidiose e non visibili a occhio nudo lasciando però segni permanenti nella psiche delle vittime. 

La regolamentazione a tutela dei minori del nostro Paese ha radici storiche molto lontane. Già nel diritto romano “l’infante” (colui che non sa ancora parlare) e il “minore” (colui che è da meno) non avevano la capacità di avvalersi da soli dei propri diritti, non avendo la facoltà di difendersi. Perciò se commettevano atti penalmente illegali non ne rispondevano o solo in modo limitato. Dall’ordinamento legislativo dell’Imperatore Giustiniano (482-565 d. C.), a tutt’oggi, questo esordio di grande senno legale e collettivo, costituisce il sostegno di numerosi ordinamenti degli Stati civilizzati e avanzati dell’Occidente. Soltanto dopo la lunga e significativa opera del Cristianesimo, ai primordi dell’epoca di Marco Aurelio, si ritrovano i primi riconoscimenti di tutela del diritto alla vita dei minori.

All’età di ventiquattro anni Mary Ellen, sposò Lewis Schutt, un vedovo con tre figli. Ebbero due figlie, Etta, (la donna che la salvò) e Florence. La coppia adottò anche una bambina orfana  di nome Eunice. Sua figlia Florence ricordava sua mamma come una persona solenne, ma che gioiva ogni volta che ascoltava le gighe irlandesi (o gighw, danza popolare irlandese) e in particolare “The Irish Washerwoman”. Mary Ellen visse fino all’età di 92 anni, morì il 30 ottobre 1956.

Consigli di lettura

Il diritto del bambino al rispettoJanusz Korczak

Scritto nel 1929, questo piccolo e prezioso pamphlet del grande pedagogo polacco Janusz Korczak non ha perso la sua forza provocatoria e la sua natura politica. Korczak è uno dei rari adulti che sa penetrare un mondo ormai lontano e irraggiungibile, quello del bambino, e descriverlo dall’interno e non dall’esterno, come spesso avviene. Attraverso la sua prosa carica di compassione, Korczak offre  l’opportunità al lettore di ritrovare in sé quel piccolo bambino che è stato e che ancora è, mettendo in luce i diritti dell’infanzia, spesso negati, e le responsabilità della pratica educativa. Janusz Korczak ebreo polacco, nacque a Varsavia nel 1878 e morì nel 1942 nel campo di sterminio di Treblinka insieme ai bambini della Casa dell’Orfano del ghetto di Varsavia che aveva fondato insieme ad altri educatori. Medico, poeta e libero pensatore, ha consacrato tutta la sua vita, il suo lavoro e centinaia di scritti all’infanzia, tra i quali si ricordano “Momenti educativi”, “Come amare il bambino” e “Pedagogia giocosa”. La sua tragica fine, la sua resistenza al nazismo e la sua lotta per “il diritto del bambino alla consapevolezza della morte” sono stati raccontati dal regista Andrzej Wajda nel film Dottor Korczak del 1990.

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