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Torneo di primavera degli autori TSD: la seconda semifinale – Roberta Mezzabarba vs Ivana Tomasetti

Seconda semifinale del torneo primaverile degli autori TSD! Come da regolamento in questo secondo turno le autrici si sfideranno con una citazione scelta in uno dei romanzi storici che hanno pubblicato. Oggi, a giocarsi la finalissima, troviamo Roberta Mezzabarba e Ivana Tomasetti!

roberta mezzabarba

Il libro scelto è “Iulia Farnesia. Lettere da un’anima”

« Che vita abbiamo condotto, io e te, cara Iulia… invidiate dai più, ma compresse nello spazio concesso alle nostre piccole esistenze dalle nostre grandi famiglie.»

ivana tomasetti

Il romanzo scelto da Ivana è “Le Alessandrine, storia di emigrazione femminile tra Ottocento e Novecento”

Era andata nello studio di un fotografo, l’aveva scelto per il nome, conosciuto dai ricchi in tutta la città. La signora doveva esserne contenta. L’uomo aveva sparso le luci dietro e davanti, aveva messo il cavalletto di legno laccato, in modo che stesse stabile e sicuro, si era coperto la testa ed era scomparso sotto il telo nero, come un fantasma. Al bambino non era piaciuta la manovra, aveva sbattuto le ciglia, aveva colorato le guance di rosso e le gengive si erano mostrate tra un labbro e l’altro, mentre il fiato prendeva la rincorsa dall’ultima unghia del piede. Lei conosceva quelle reazioni, mostrò il ciondolo che tintinnava, cullò il ribelle tra le braccia ad addolcire lo spavento. Il tavolino era rivestito di pizzo, parlava di ricercatezza e di bellezza, lei in piedi, di fianco, come una dama d’altri tempi a recingere la scena.

«Guardate qui! Fermi!» tuonò la voce che proveniva dal nulla.

Il bimbo aprì gli occhi e rimase folgorato.

«Ecco, va bene così.» Le braccia ripresero a cullare mentre l’uomo emergeva dalla tenda scura. Tolse la lastra dalla macchina.

«Sarà pronta tra una settimana.»

«Grazie, tornerò.»

Il fotografo non si fidava di nessuno: l’abito diceva che l’agiatezza non mancava, ma i clienti potevano sparire da un giorno all’altro per rovesci di fortuna, nella città che viveva la sua età dell’oro.

«Se voleste pagarmi…» Lei guardò il biglietto che le veniva porto e aprì la borsetta. Non fece una piega.

«Ecco a voi!» Il fotografo distese le righe degli occhi, guardò lei e il piccolo.

«Benissimo, grazie. Vi aspetto tra una settimana.» Lo sguardo diretto e franco gli disse che forse si era sbagliato a non fidarsi, la donna lo aveva pagato senza batter ciglio. Ma scacciò subito il pensiero, si sarebbe rimesso al lavoro nella camera oscura, fino a quando non avesse sentito squillare il campanello dell’entrata. Anna ritrovò la carrozzina. Era una domenica come tante ad Alessandria, la strada affollata di persone che portavano la loro storia sul viso. Arabi dalla pelle cotta dal sole si affannavano a trascinare carretti, in mezzo alle carrozze dai cavalli lucidi e alti che chioccavano gli zoccoli sul selciato, nascondendo ricchi signori che si recavano verso i loro affari. Inglesi dalla dritta bombetta passeggiavano al fianco di giovani agghindate con cappellini infiocchettati; serve dal viso italiano si affrettavano per gli ultimi acquisti al mercato del suk, mentre francesi affollavano i caffè all’aperto con dame che muovevano gli ombrellini da sole. Non mancavano greci, armeni, ebrei dal vestito europeo; la maggior parte di loro mostrava un fez sul capo. Si distinguevano albanesi dal rosso gilet decorato a contrasto con i pantaloni bianchi, dalmati dal costume frangiato fermato dall’alta cintura, che calzavano morbidi stivali di pelle chiara, turchi dalle vesti fino a terra, asiatici dagli occhi a mandorla; preti greci con le lunghe barbe nere che incrociavano frati francescani dal saio marrone nell’accozzaglia di religioni e abitudini di un mondo cosmopolita. Era rimasta stupita nei primi giorni del suo arrivo. I racconti che aveva udito erano stati superati dalla realtà vibrante che le si era parata dinanzi allo sguardo. I giorni e le settimane le avevano portato l’abitudine a non sgranare gli occhi, a non aprire la bocca nella meraviglia.


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