Narrativa recensioni

Prigionieri del sangue – Fausto Tanzarella

Recensione a cura di Laura Pitzalis

“Prigionieri del sangue” è il quinto libro di quella che Fausto Tanzarella definisce la “Serie gotica di Siena, dopo “I giorni del corvo”, “Un’ombra nera”, “Il codice dei corpi”, “Affresco”.Tuttavia, tenendo conto della cronologia, lo possiamo considerare il primo perché ambientato in un’epoca anteriore rispetto agli altri, il che ne rende la lettura piacevole e scorrevole anche a chi non abbia letto i romanzi precedenti. Come me.

Il titolo rende benissimo la situazione che nel XIV secolo padroneggiava in tante casate della nobiltà medioevale dove odio e rivalità sfociavano spesso in vere e proprie faide che si perpetuavano nelle generazioni. Questo era possibile perché le leggi di allora lasciavano molta libertà ai singoli e, in caso di crimini contro la persona o contro i suoi beni, la famiglia aveva la possibilità di farsi giustizia da sola. Naturalmente tutti i membri della famiglia nelle varie generazioni dovevano sottostare a questo, odiarsi per eredità storica, per principio e quindi ubbidire non alla ragione ma al proprio sangue: diventavano quindi “Prigionieri di sangue”.

… Quel che voglio spiegarti è che da tempo, assicurata la pace ai confini, la preoccupazione di questo Governo è di affermarla anche nella città. Fino a pochi anni fa, tra le nostre mura era un continuo di faide e ammazzamenti tra casate rivali. Ricorderai Salimbene Scotto, ucciso in Fontebranda da Vannuccio Saracini, e poi Niccolò di Salomone Piccolomini, colpito a morte dal figlio di Regolino Malavolti, il quale a sua volta era stato assassinato dai Piccolomini mentre in serenità se ne stava intento a giocare a scacchi; e cito solo i casi che più ebbero clamore.

L’omicidio del capostipite di una delle famiglie più in vista di Siena, Anselmo Mazenghi, morto avvelenato dopo un incontro, per cercare un accordo di pace, con Giorgio Guastelloni appartenente a una casata da sempre rivale ai Mazenghi, infiamma propositi di vendetta da parte di entrambe le famiglie. Per evitare altro spargimento di sangue ma soprattutto per assicurare la pace nella città di Siena, i Nove chiamano a risolvere il caso l’avvocato criminalista Bernardino Cristofori.

Ė un giallo storico che si snoda attraverso gli elementi del genere “giallo classico”, quello per intenderci di tipo “deduttivo”: c’è un investigatore che analizza tutti gli indizi e le tracce che rinviene sul luogo del delitto, indaga, formula le varie ipotesi possibili e infine giunge a scoprire il colpevole.

L’indagine poliziesca può appartenere sia al passato sia al presente. Fausto Tanzarella la colloca nella Siena medievale e naturalmente a condurla non sarà un commissario o maresciallo ma Bernardino Cristofori un giurista, anzi, “il più grande avvocato che ci fosse in tutta la Repubblica di Siena e direi in Toscana”.

Siamo nel XIV secolo e gli strumenti a disposizione degli inquirenti non sono certo quelli tecnologicamente sofisticati che possediamo oggi. Tutto ciò in possesso del nostro investigatore sono l’intuito, l’esperienza, gli studi dell’arte medica e la valutazione analitica dei fatti: Cristofori osserva le ferite e riesce a stabilire quando, come e dove la vittima è stata uccisa; in base alla loro posizione e profondità è in grado di teorizzare le caratteristiche fisiche dell’omicida. Inoltre possiede la capacità, necessaria per un vero investigatore, di cogliere ogni sfumatura psicologica della persona con cui parla.

Lapo Guidi è morto da una dozzina di ore. È stato colpito tre volte al ventre e alla gola da un uomo destro, con un pugnale a doppio taglio, lungo e affilato. Ogni colpo era da sé mortale. Un lavoro di mano esperta, che sapeva come e dove colpire. […] Doveva essere più alto della vittima, a giudicare dalla direzione dei colpi […] dobbiamo cercare un uomo di statura alta, piuttosto giovane o comunque bene in forze ed esperto nell’uso delle armi, nonché molto ricco, oppure al soldo di un uomo molto ricco.

Che dire, un pioniere della moderna criminologia al quale Tanzarella, rifacendosi a grandissimi giallisti come Arthur Conan Doyle o Agatha Christie, ha voluto affiancare un valido assistente, il suo allievo e amico Jacopo di Bencivenne da Gavorrano: Holmes ha il dottor Watson, Poirot ha il capitano Hastings, Cristofori ha Jacopo.

Complice uno stile narrativo che utilizza a livello di lessico e di sintassi, soprattutto nei dialoghi, una sfumatura aulica, ci sentiamo trasportati al cospetto della Siena gotica del XIV secolo, con una struttura topografica che è rimasta immutata fino ai nostri giorni, per cui, chi conosce la città, può seguire agevolmente il succedersi degli eventi nelle varie vie, piazze, vicoli che sono quelle che si percorrono ancora oggi.

Ho trovato brillanti delle scelte che Tanzarella fa nel realizzare il romanzo, come quella di mostrarci un Cristofori sì coraggioso, eroico ed etico, ma con i suoi limiti umani che lo portano, nel corso dell’indagine, a prendere dei “granchi”, degli abbagli, che comunque alla fine riuscirà a riscattare. Scelta azzeccata perché in questo modo riesce a suscitare nel lettore un’empatia nei confronti di Bernardino e quindi il suo successo.

Il maestro galoppò muto al mio fianco, nei suoi occhi uno sguardo cupo. Non era difficile immaginare lo strazio che invadeva ora il suo animo. Il piano che aveva architettato per stanare il nostro ignoto nemico, si volgeva in tragedia. L’Ignoto era sì venuto allo scoperto, aveva agito, come l’indagatore aveva previsto, ma in una direzione inaspettata, ed egli ora s’incolpava dell’errore di valutazione compiuto

Un’altra scelta riuscita è quella stilistica. L’autore ha preferito come tecnica narrativa l’esposizione in prima persona, un Io narrante chenon è, però,il protagonistadel romanzoma un personaggio a lui vicino: Jacopo. Ascoltandolo mentre ci racconta gli avvenimenti “in tempo reale”, arricchendoli con le sue, a volte ironiche, osservazioni personali, noi lettori istauriamo con lui un rapporto di confidenza e complicità, ci sentiamo parte della vicenda, siamo lì insieme ai personaggi a far parte della storia.

Infine la scelta geniale dell’immagine di copertina, per me straordinaria. Rappresenta un particolare della “Crocifissione “ di Pietro Lorenzetti, realizzato con tecnica ad affresco intorno al 1320-1322 e custodito nella Basilica Inferiore di San Francesco ad Assisi.

Si vedono due personaggi, un soldato a sinistra e una giovane a destra: in questo particolare è visualizzata una situazione cardine del romanzo.

Per concludere posso dire che per me questo libro è un libro vincente, un giallo storico interessante che ci coinvolge con l’indagine, ci cattura con le descrizioni, ci diverte.

Un libro per tutti che consiglio a tutti.

Editore: ‎Pascal (12 novembre 2021)
Copertina flessibile: ‎350 pagine
Codice EAN: 9788876261411
Link di acquisto caratceo: I prigionieri del sangue

Trama

Siena, 1342, la città di Siena è tormentata dalle lotte interne tra le ricche famiglie rivali. Una sera il capo di una di esse, l’anziano Anselmo Mazenghi muore avvelenato. I suoi nipoti sono certi che autore del delitto sia il capo dei loro nemici, Giorgio Guastelloni, che quella stessa sera si era recato da Anselmo per tentare una pacificazione. Bernardino Cristofori, valente avvocato e criminalista, non crede alla colpevolezza di Giorgio, perché conosce una verità che tutti ignorano, Bernardino inizia una complessa e rischiosa indagine col duplice obiettivo di smascherare il vero colpevole e pacificare Siena.

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