Narrativa recensioni

Recensione a “L’imperatrice ribelle” – Karen Duve

Recensione a cura di Tiziana Silvestrin

È stata una vera sorpresa questo romanzo di Karen Duve, sulla vita della famosa Sissi.

Elisabetta di Baviera, moglie dell’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria, meglio conosciuta come Sissi, è considerata ancora oggi un’icona di bellezza per il suo splendido viso, la pelle di pesca, la snella figura, l’ineguagliabile vitino di vespa che tante donne le hanno invidiato. Era famosa anche per  i suoi capelli,  lunghi un metro e mezzo, ai quali riservava particolari cure: alle sera tre cameriere in guanti bianchi glieli scioglievano  poi ognuna di loro ne reggeva una parte mentre l’accompagnavano a letto dove venivano sistemati dietro il materasso e lasciati cadere su una coperta stessa sul pavimento.

Sotto il collo dell’imperatrice veniva sistemato un cuscino a cilindro, un modo piuttosto scomodo di dormire, ma che lasciava intatta la sua splendida chioma. Aveva una sua pettinatrice personale, la Feifalik, che la seguiva ovunque nei suoi viaggi per creare elaborate e spettacolari acconciature.

La Feifalik, l’artista dei capelli, avvolge le trecce della signora in due pesanti torchons che tira con dei fili di seta sino a creare una raffinata corona…

La pettinatrice ha quasi portato a termine il suo capolavoro. Gira attorno all’imperatrice, arretra di un passo, si avvicina di un altro, con la punta del pettine fa apparire dalla corona una frangetta e delle ciocche che incorniciano la fronte come un velo impalpabile e le si arricciano sopra le orecchie. Ha finito, con uno sguardo di trionfo la pettinatrice si avvicina alla sua signora con una ciotola d’argento. L’imperatrice ne guarda il contenuto. Otto capelli, ciascuno lungo più di un metro e mezzo, giacciono attorcigliati sul fondo

Otto capelli, sono solo otto i capelli nella ciotola, gli altri caduti dall’imperiale testa sono stati prudentemente nascosti dalla pettinatrice sotto il grembiule, se Sissi li avesse visti l’avrebbe presa a schiaffi. Elisabetta di Baviera trattava il personale con molta asprezza sin dall’infanzia.

La sua più grande soddisfazione era vedere l’effetto che  la sua presenza faceva sugli altri, sia uomini che donne, l’imperatrice doveva essere sempre al centro dell’attenzione, la più bella, la più desiderata e a questo obiettivo dedicava tutto il suo tempo, indirizzava tutti i suoi sforzi. Doveva essere molto faticoso parlare con le labbra chiuse per non mostrare i denti di un pessimo colore. La sua religione non era solo quella cattolica, era dedita al culto pagano del suo corpo, della sua pelle di seta, delle sontuose chiome e del suo fisico che doveva restare quello di una ragazzina. 

La guaritrice Amalie Hohenester le vendeva essenze segrete e oli costosi con i quali massaggiava il suo corpo.  Mangiava pochissimo e si sottoponeva a estenuanti sedute di ginnastica affinché il suo fisico restasse sempre scattante e snello. Gli abiti le venivano cuciti addosso per mettere in risalto  il suo corpo longilineo, nessun vestito era troppo elegante o troppo sfarzoso,  riteneva che il popolo questo chiedesse: ammirare l’imperatrice  in tutta la sua opulenza, anche se per lei era una vera fatica presenziare alle cerimonie, qualsiasi impegno, anche una cena informale, la infastidiva.

Ormai non è più soltanto la corte a provare irritazione per il disinteresse che Elisabetta mostra verso ogni genere di impegno sociale; la gente comune sta cominciando a prendere male il fatto che l’imperatrice preferisca divertirsi a cavallo anziché farsi applaudire durante la posa di una prima pietra o l’inaugurazione di un monumento

Sissi aveva una vera passione per i cavalli, i cani, la caccia e detestava tutto ciò che poteva distoglierla dai suoi passatempi.

Karen Duve descrive un ritratto impietoso di una donna ripiegata su se stessa, gelosa di chiunque fosse in grado di distogliere l’attenzione da lei, compresi i propri figli, tanto da maritare ancora giovanissima la maggiore, Gisella, che rischiava di metterla in ombra.

L’imperatrice esercitava la sua tirannia anche sulle dame di compagnia, costrette a seguirla ovunque lei andasse, anche nei viaggi in altri paesi. Marie Festetics è letteralmente succube di Sissi che con un sorriso, una frase gentile, uno sguardo riesce a legarla a se a doppio filo, impedendole persino di sposarsi con un nobile che l’avrebbe resa felice. La poveretta si adoperava in ogni modo per facilitare la vita  quotidiana di sua maestà imperiale che invece non si preoccupava affatto di intervenire affinché ricevesse una sistemazione e un trattamento adeguato.

Marie Festetics non abita nell’ala riservata alle altre dame di corte, nel sobrio ma elegante appartamento con la tappezzeria a strisce grige e bianche e con parascintille di seta rossa davanti al camino. No, lei per arrivare alla sua sistemazione deve salire tre rampe di scale, l’ultima assomiglia a una scaletta per polli . Le è stato assegnato quell’alloggio perché viene dall’Ungheria  e perché a corte gli ungheresi non sono ben visti.Il mobilio somiglia a quello di una stazione o di una misera locanda di campagna.

La vita dell’imperatrice, come di tutta l’aristocrazia del resto, era scandita dalle battute di caccia, divertimento che per lei era  una vera ossessione; ci si spostava da un palazzo all’altro,  da una tenuta all’altra, da un paese all’altro per massacrare decine, centinaia di animali. Sissi era un’abile cavallerizza, difficilmente trovava cavalieri alla sua altezza. Nei salotti, nonostante le minacce di guerra sui Balcani, le sollevazioni in Bulgaria contro i palazzi del governo, la Russia che cercava di trascinare l’Austria in guerra per combattere gli Ottomani, le conversazioni vertono su chi cavalcava meglio, chi aveva  la migliore muta di cani o i cavalli più veloci, dove si trovava la selvaggina  più abbondante.

Karen Duve

La scrittrice con uno stile descrittivo, estremamente godibile, presenta uno spaccato dell’aristocrazia desolante e patetico: una duchessa che a tavola schiaccia sul bordo del piatto le pulci del volpino che ha sulle ginocchia, cavalieri che rischiano l’osso del collo per mettersi in mostra e assistono impassibili, forse compiaciuti, alla morte delle prede dilaniate dai cani. Sissi ammirava  chi sapeva cavalcare bene, sua  nipote Maria Luisa Wallersee, essendo un’ottima cavallerizza, riesce a entrare nella sue grazie  e viene invitata a tutte le battute di caccia. L’imperiale zia la ricopriva di doni, la invitava nei suoi esclusivi circoli, certo non mancava di tiranneggiarla, costringendola a badare ai cavalli anche alla fine di giornate estenuanti e lei accettava di buon grado, dato che bastava poco per perdere il favore di Sissi. Maria Luisa non trovò  il coraggio di ribellarsi nemmeno quando le venne imposto di sposare un uomo ricco, ma dal pessimo carattere, un incapace che solo grazie all’altolocata parentela era stato accettato nel reggimento degli Ulani. Verrebbe quasi da compatirla per questo pessimo matrimonio, se non traboccasse di gioia all’idea di partecipare ad una caccia al cucciolo.

L’unico veramente impegnato era l’imperatore Francesco Giuseppe che, oltre a occuparsi di politica, deve porre rimedio agli incidenti diplomatici della moglie, che disdegnò gli inviti persino della regina Vittoria, oltre a pagare le spese dei suoi passatempi. Figura encomiabile se non fosse per il modo in cui trattava la sua giovanissima e sfortunata amante Anna Heuduck.

Un romanzo estremamente interessante, che consiglio di leggere.


PRO

Punti di forza dell’Imperatrice ribelle sono i resoconti dei vari momenti della vita di Sissi, molto ben documentati,  le descrizioni dell’abbigliamento, dei gioielli, dei passatempi dell’aristocrazia viennese.

CONTRO

il periodo storico avrebbe potuto essere maggiormente inquadrato e si avverte la mancanza di informazioni sugli altri strati sociali, del loro modo di vivere.

È sua Maestà… L’imperatrice… si sente sussurrare. Il salone si anima, gli sguardi volano verso lo scalone in cima al quale, come una visione, è apparsa lei, Elisabetta di Baviera, imperatrice d’Austria-Ungheria. Indossa un abito blu notte ed è molto alta; tra le chiome si accendono bagliori del suo famoso rosso Tiziano. Dietro di lei, la sorella, l’ex regina di Napoli Maria, e il consorte Francesco. Ma nessuno guarda loro. Al cospetto di Sissi spariscono tutti. Eppure, la vita dorata dell’imperatrice non è che un’unica, grande sfida: imporsi alla corte di Vienna, dove è tuttora straniera e di cui detesta i soffocanti rituali; non soccombere ai doveri che il suo ruolo le impone; riuscire a fuggire, appena possibile, nel castello in Ungheria, dove può dedicarsi in libertà alla caccia e ai cavalli, la sua vera passione; coltivare un nuovo, inaspettato amore… In una parola, governare il proprio destino. Sarà mai l’imperatrice d’Austria-Ungheria una donna realmente libera? Per la prima volta, in questo magnifico romanzo, Karen Duve, una delle più acclamate autrici tedesche contemporanee, racconta il lato segreto di Sissi: una storia scritta con ineguagliabile precisione sentimentale e con uno sguardo unico su una delle donne più raccontate della Storia.

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