Narrativa recensioni

La Papessa di Milano – Livio Gambarini

Recensione a cura di Matilde Titone

Ho iniziato a leggere questo libro e ho scoperto un mondo di cui non sapevo nulla. La storia di un’eresia al femminile, una storia oscura e ambigua, a tratti, ma di grande impatto psicologico.

È la storia di una Suora, Maifreda Pirovano, sottoposta a ben due processi per eresia, uno nel 1282 e l’altro nel 1300. Maifreda era una seguace di Guglielma di Boemia sulla cui figura incombono verità in contrasto tra di loro.

C’è chi la vuole eretica, secondo una leggenda diffusa nel Cinquecento negli ultimi anni del XIII secolo visse a Milano un’eretica di nome Guglielma, che fingeva di essere devota e santa, ma in realtà teneva, dalle parti di Porta Nuova, una “sinagoga” sotterranea dove, con il favore delle tenebre, riuniva intorno a sé una congrega di donne con il capo rasato e uomini in vesti da sacerdote che praticavano riti orgiastici. C’è chi invece la vuole santa, proponendo il mito di una donna di specchiata morale dedita alla predicazione di teorie nuove e rivoluzionarie, quali la condanna del pregiudizio di inferiorità della donna. Il corpo femminile, accettato e tollerato solo in quanto mezzo per la procreazione, era per Guglielma un mezzo di salvezza e di redenzione. E, in quanto tale, poteva incarnare lo Spirito Santo, perché Dio ha creato l’uomo e la donna come due esseri di pari dignità. Una tale dottrina che rivendicava la parità tra uomini e donne diede vita a teorie che screditavano Guglielma e i suoi seguaci. Ancora nel Settecento, Ludovico Antonio Muratori contribuì a modellare su Guglielma uno stereotipo squalificante: la donna che sotto un’apparente santità nasconde la vera natura di prostituta di Satana dedita a riti sacrileghi.

Maifreda Pirovano, personaggio realmente esistito, suora dell’ordine degli Umiliati, seguace di Guglielma e da questa nominata suo vicario in terra, è la protagonista femminile del romanzo. Veniva chiamata dai suoi seguaci la Papessa, ed è curioso sapere che fu proprio lei l’ispiratrice dell’Arcano maggiore “la Papessa” dei Tarocchi Sforza –Visconti, dipinti da Michelino da Besozzo per ordine di Filippo Maria Visconti, 140 anni dopo la sua morte.

Maifreda è una donna forte, intelligente, acuta e desiderosa di sapere, infatti, contravvenendo alla regola dell’epoca secondo cui le donne non potevano accedere ai testi sacri, studiò e si impadronì della conoscenza vietata anche alle religiose.

E dunque ti lascerà studiare i libri di teologia?.  … “Mi ha detto di lasciar perdere… mi esorta e comanda a votare le mei energie a compiti femminili… Accoglienza, ospitalità, come compiace a nostro signore”

Maifreda (così sembra da alcune deposizioni) si dichiarò Papessa e il giorno di Pasqua, nel mese di aprile del 1300, celebrò una messa con accanto sacerdotesse e diaconesse.

Maifreda Pirovano

“Doveva diventare ciò per cui era nata: la prima papessa. E doveva farlo pubblicamente, senza remore né vergogna. Doveva dare l’esempio a tutte le donne e a tutti gli oppressi del mondo”

Un’eresia di una modernità sconcertante, donne che reclamano l’accesso agli stessi ruoli ricoperti dagli uomini nella Chiesa. Ancora oggi non ha trovato risposta.

Tra racconto storico, non sempre esatto ma piegato alle esigenze di scrittura e narrazione, dibattiti filosofico religiosi che ricordano alla lontana le disquisizioni teologiche di Umberto Eco nel libro “Il Nome della rosa”, un amore fortissimo, negato ma terribilmente amato, eresie e guerre per il controllo di Milano, si srotola una narrazione descrittiva e allo stesso tempo introspettiva. 

I personaggi sono tratteggiati acutamente nella loro fisicità plastica ma anche nella loro fragilità umana. Matteo è forte, rude, scolpito dall’arte guerresca, ma anche padre e amante tenero. Maifreda sotto il soggolo è donna, viva nel chiedere la parità dei diritti, tenerissima nello sciogliersi davanti all’amato. I giudici dell’Inquisizione sono quasi veri, li puoi vedere nella loro triste figura oscura incurvita dalla vecchiaia della mente intrappolata in regole da rispettare senza pensieri critici.

Ma altrettanto scenici sono i personaggi minori, Taria, figura femminile di straordinaria modernità, Suor Giacoma,  Andrea Saramita e il Cassono della Torre, canonico dalla  fine mente diplomatica che tenta di far tornare a Milano suo cugino Guido della Torre, perché le guerre si vincono non solo con gli eserciti, ma anche e soprattutto con la diplomazia delle alleanze. 

Il processo sarà l’occasione per trascinare i Visconti nello scandalo e tentare di togliere loro il potere su Milano. 

Matteo Visconti

Un punto mi ha colpito molto, la capacità di Milano, intesa come cittadinanza, di far rispettare a chiunque nobili o meno,  lo Statuto della città. Un barlume di democrazia e di modernità di questo luogo che viene descritto, illustrato, tratteggiato a tinte forti, la puoi percorrere a piedi o a cavallo vedendo il palazzo Visconti, il Broletto vecchio, il Broletto Nuovo, il Palazzo della Ragione, sembra ci siano tutti i requisiti che porteranno questa città a essere ciò che oggi è: un polo di moderna visione.

“Una calca di persone vocianti sciamava nel Broletto Nuovo. Al centro del grande spiazzo, la doppia navata di portici in pietra sosteneva il Palazzo della Ragione. Era l’unica struttura rimasta come Matteo ricordava. Tutt’attorno era sparito il campo fangoso frequentato da galline e maiali: ora panchine e pertiche correvano lungo la piazza ben lastricata, cinta da loggiati in cotto, abbelliti dai marmi sottratti alle rovine romane.

Mi sarebbe piaciuto parlare ancora di questo libro perché è interessante ma anche lento, lungo e complesso e ci vorrebbe molto più tempo per analizzarlo in tutti i suoi aspetti. Un lato positivo è sicuramente quello per cui leggendo viene voglia di saperne di più e mille curiosità si affastellano nella mente. Se lo avessimo letto in una condivisa del nostro gruppo Facebook, sarebbe stata una valanga di note a margine in cui perdersi. C’è uno straordinario lavoro documentaristico in special modo sul processo la cui ricostruzione è basata sulle imbreviature dei notai che trascrivevano gli atti processuali.


pro

Tre sono i punti per cui lo consiglio:

La storia di Maifreda da Pirovano merita di essere conosciuta, la modernità di questa donna e della sua eresia al femminile che ci mostra quanto antica sia la richiesta di parità da parte delle donne e quanto abbia trovato sempre nemici sulla sua strada e soprattutto nelle strutture religiose.  

La storia di Matteo Visconti, nipote di Ottone Visconti, arcivescovo di Milano e la guerra con i Dalla Torre per capire le origini di questa città moderna anche nell’antichità. La storia delle lotte tra le varie città della Lombardia tra di loro e  con le altre città italiane. La storia di un’Italia che nasce proprio da mille campanili un contro l’altro armato e che sempre spiega le nostre contraddizioni attuali.

L’amore tra Maifreda e Matteo è una componente del romanzo che rischia di scadere nel romanzetto rosa ma l’abilità con cui viene descritto lo recupera, lo vedi, lo senti, lo leggi negli occhi dei protagonisti, ma non può essere vissuto, eppure sembra un elemento salvifico tra le carneficine prodotte dalla guerra continua.

contro

Lo stile segue diversi registri, molto erudito a tratti, molto basico e popolare in altri punti. Non ha una sua personalità. Bisogna armarsi di pazienza e superare la prolissità a tratti delle descrizioni minuziose di ogni minimo particolare evento o luogo o anche oggetto.  A mio giudizio in alcuni punti si potevano ridurre il numero di pagine.

Altra pecca a mio giudizio la narrazione di alcuni episodi di azione in modo molto americanizzato, non so come altro definirlo. Quelle scene in cui i protagonisti si confrontano fisicamente dando botte da orbi e mentre gli eroi ne escono indenni, i nemici soccombono. Non è una parte della narrazione che amo particolarmente.

Trama

22 gennaio, Anno Domini 1277. Dopo quindici anni di guerra civile, un corteo trionfale entra a Milano e culmina nella piazza innevata di Sant’Ambrogio. È l’inizio di un periodo di splendore per il giovane Matteo Visconti, che con determinazione punta alla grandezza come signore della città. A sostenerlo e consigliarlo c’è Maifreda Pirovano, sua cugina e amore giovanile, che ha rinunciato ai privilegi aristocratici per mettersi al servizio di Cristo e degli oppressi. Ma le braci dell’odio non sono sopite, e gli antichi nemici attendono solo l’occasione giusta per infrangere quel sogno dorato. Guido della Torre, erede in esilio degli antichi signori di Milano, e l’astuto Cassono tramano da lontano per riguadagnare il potere perduto. E il fremito spirituale che serpeggia nelle strade e raccoglie adesioni perfino nelle case dei Visconti potrebbe rivolgersi a loro vantaggio. Da qualche tempo, infatti, i Figli dello Spirito Santo vanno predicando qualcosa che non si è mai sentito prima. Parlano di parità tra uomo e donna. Parlano della necessità di rifondare la Chiesa. Parlano di una Papessa. Livio Gambarini ci conduce con maestria tra intrighi politici e ideali religiosi, rendendoci spettatori privilegiati del più drammatico processo inquisitorio che il medioevo lombardo ricordi, e ci fa rivivere la durissima scelta tra ciò che è giusto e ciò che conviene, tra dovere e ambizione, tra chi si ama e chi si può sacrificare.

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