Viaggio nella storia

L’albero di Natale. Storia e tradizione

Articolo a cura di Roberto Orsi

Di sicuro molti di voi, oggi, saranno impegnati con il tradizionale addobbo dell’albero di Natale: palline, luci, angioletti e puntale. Tutto pronto!
Ma a noi di TSD piace navigare nella Storia e, ovviamente, c’è della Storia anche dietro questa tradizione di addobbare l’albero di Natale. Vi va di scoprirla?

Iniziamo dal principio: perché proprio l’abete e non un altro tipo di albero?

L’abete, sin dall’epoca egizia era in relazione con la nascita del dio di Biblo, e dai Greci fu consacrato ad Artemide, protettrice delle nascite; sempre dai Greci era ritenuto simbolo della rinascita rappresentata dal nuovo anno.
Una leggenda narra che l’usanza dell’abete per i cristiani si debba a San Bonifacio (675-754). Missionario nella regione di Hesse, nel centro della Germania settentrionale, l’uomo vide alcuni pagani che adoravano una quercia per preparare il sacrificio del principe Asulf al dio Thor. Davanti agli sguardi sbigottiti degli abitanti del posto Bonifacio li fermò, abbatté la quercia, e dopo aver recitato passi del Vangelo, per riparare all’offesa recata, regalò un piccolo abete, albero di pace che essendo un sempreverde rappresenta la vita eterna e perché la sua cima «indica il cielo».

Ecco che nel corso del Medioevo per il Cristianesimo l’abete si è via via affermato come simbolo di Cristo e della sua immortalità ed è da questo periodo in poi che si iniziò a esporre sul sagrato o all’interno delle chiese, oppure nelle piazze del villaggio, in occasione del Natale, alberi interi, abeti sempreverdi.

L’abitudine di decorare gli alberi, viene dai celti che decoravano le querce con frutta e candele durante il solstizio d’inverno. Un modo di riportare alla vita l’albero e, così facendo, di assicurarsi che, dopo l’inverno, il sole e la vegetazione avrebbero fatto ritorno.
Un rito tutto pagano, si intende, che i cristiani, non riuscendo a sradicarlo, adottarono e trasformarono.

Anche i Vichinghi, durante il solstizio d’inverno, addobbavano gli abeti con frutti, perché ritenevano che questo albero, che non perdeva le foglie nemmeno col gelo dell’inverno, possedesse dei poteri magici grazie ai quali auspicasse il ritorno del sole.

Chi detiene il primato del primo vero e proprio albero di Natale?

Pare che questo primato vada riconosicuto alla città Tallin, in Estonia: qui, nel 1441, un grande abete fu eretto nella piazza del municipio, attorno al quale uomini e donne non sposati ballavano alla ricerca di un’anima gemella. Anche Riga si vanta di essere una delle città ad aver allestito il primo albero di Natale.
Tuttavia, la tradizione più diffusa vuole che l’usanza di addobbare l’albero abbia avuto origine nel 1570 in Germania, dove si iniziò a decorare gli abeti con mele, noci, datteri e fiori di carta.
Fin qui, però, parliamo di tradizione dell’albero di Natale nelle pubbliche piazze, all’aperto.
Mentre pare che il primo albero di Natale in una casa lo si debba alla duchessa di Brieg, sempre in Germania. Nel 1611, la duchessa, che stava preparando gli addobbi per il Natale, non sapeva come riempire un angolo del salotto rimasto vuoto:, uscì in giardino e trovò un piccolo abete che fece trasferire nel salone. Almeno così vuole una leggenda.

In Inghilterra, invece, arriva intorno al 1800: alcuni storici sostengono che la moglie di Giorgio III, Charlotte, nata in Germania, abbia mostrato per la prima volta l’albero di Natale in Inghilterra durante una festa organizzata per i bambini nel 1800.
Ma perché questa dell’albero di Natale diventi una tradizione dobbiamo aspettare l’epoca della regina Vittoria: dopo che nel 1848 la sovrana fu ritratta, insieme al marito tedesco Albert e ai loro figli, intorno a un albero di Natale al Castello di Windsor per l’Illustrated London News, i nobili inglesi fecero a gara per imitare la famiglia reale.

In Francia, invece, il primo albero di Natale fu addobbato nel 1840 dalla duchessa d’Orleans.
In Italia, la tradizione dell’abete è arrivata a fine ’800.
L’albero di Natale era ormai di moda in tutte le corti europee e tra l’alta nobiltà e la Regina Margherita, moglie di Umberto I di Savoia, non volle essere da meno: ne fece allestire uno al Quirinale, all’epoca dimora della famiglia reale.
La novità fu apprezzata e copiata ben presto da tutte le famiglie italiane.

Le palline

Qui abbiamo Storia e leggenda che, come molto spesso accade, si intrecciano. La leggenda, che è così bella che non possiamo non riportarla, racconta che a Betlemme ci fosse un artista talmente povero da non potere offrire nulla in dono a Gesù Bambino; quando si recò a visitare il neonato, si improvvisò giocoliere, divertendo il nascituro. Da qui, la tradizione di appendere le palle colorate al nostro abete, come simbolo delle risate di Gesù Bambino.

La Storia, invece, racconta che in origine, a decorare gli abeti di Natale c’erano le mele, usate per far risplendere l’albero nel contrasto di colore che creavano con il verde dell’albero. (Non è un caso che, nell’immaginario, questi due colori sono i colori del Natale). Una scelta, quella della mela, in cui c’è anche un chiaro riferimento all’albero della Conoscenza del Bene e del Male del giardino dell’Eden.
La mela infatti ricorda il frutto proibito, il simbolo del peccato originale di Adamo ed Eva cancellato dalla nascita di Gesù. E in origine, il 24 dicembre si celebrava il giorno di Adamo ed Eva, festa ormai caduta in disuso.

È, invece, Storia che le prime palline di Natale erano in vetro e nascono in Francia, sui Vosgi del Nord. Qui, l’inverno del 1858 fu così rigido che il raccolto delle mele rosse era stato molto scarso, e di sicuro non le si potevano “sprecare” per decorare gli alberi. Così un artigiano nel piccolo villaggio di Goetzenbruck, che ospitava fin dal 1700 una fabbrica specializzata nella produzione di vetri per orologi, ebbe un’idea davvero originale. Nel lavorare i vetri per gli orologi, il vetro veniva tagliato in palline che venivano poi soffiate: l’artigiano pensò che si potessero soffiare le palline di vetro per realizzare scintillanti addobbi per l’albero di Natale del paese. La sua idea riscosse molto successo e fin da subito a Goezenbruck iniziarono a produrle e a esportarle in tutto il mondo.

Il puntale

La punta dell’albero di Natale rappresenta la stella cometa e quindi deve essere necessariamente dritta per ricordare la forma allungata della stella che guidò i Re Magi. Ma anche questa tradizione affonda le sue radici nell’antichità: i Greci, per onorare la dea Artemide, sventolavano rami con una pigna sulla punta.
È per questo che solitamente si usa porre sulla cima dell’abete una stella o un angelo, moda, quest’ultima, molto diffusa in epoca vittoriana: la Rivista Illustrata delle Notizie di Londra pubblicò una fotografia della famiglia della Regina Vittoria attorno ad un albero natalizio coronato da un puntale a forma di angelo (foto sopra). L’angioletto divennne il puntale più comune nelle case dei cittadini inglesi.

Le luci

Il primo a dare il via all’usanza di illuminare l’albero di Natale, pare sia stato il teologo Martin Lutero che collocò delle candele sui rami degli alberi affinché brillassero come stelle nelle notti d’inverno.
L’usanza delle candele a illuminare l’albero di Natale, anche internamente alle case, è ancora in vigore nel tardo XIX secolo: a dimostrarlo, è di questo periodo la pubblicità di un accenditoio utile, tra le altre cose, ad accendere le candele che decorano l’albero!

Le luci elettriche, invece, si devono a Edward Hibberd Johnson, socio del famoso inventore Thomas Edison. Fu Johnson, nel 1885, a utilizzare per la prima volta delle luci elettriche per addobbare l’albero di casa sua.

Secondo un giornalista del Detroit che visitò la casa di Johnson, 80 lampadine rosse, bianche e blu “grandi quanto una noce inglese” illuminavano l’albero di Natale del braccio destro di Edison.
Altre 28 luci brillavano su due fili montati sul soffitto.

L’albero illuminato elettricamente di Johnson era molto rivoluzionario. Girava su se stesso sei volte al minuto su una piccola scatola di legno mentre le sue luci lampeggiavano in “un continuo luccichio di colori danzanti.” La corrente elettrica prelevata dall’ufficio principale di Edison, alimentava le luci e la manovella che faceva ruotare l’albero.

Non ho bisogno di dirvi che l’albero scintillante era una magnifica vista”, riferì il giornalista “Difficilmente si può immaginare qualcosa di più bello

Dieci anni dopo, nel 1895, anche nella Casa Bianca l’ albero natalizio fu addobbato con luci elettriche.

È del 1912, invece, il primo albero pubblico nella città di New York.

Da allora, l’albero eretto ogni anno al Rockefeller Center di New York è l’attrazione più visitata della Grande Mela nel mese di dicembre. Ma non è sempre stato così.

Nel 1931, quando la Nazione fu colpita dalla Grande Depressione, gli operai che lavoravano alla costruzione del Rockefeller Center ricorsero a una colletta per acquistare un albero di Natale, che poi decorarono con ghirlande di carte fatte dai loro stessi familiari, senza nessuna illuminazione. Fu quell’albero, andarono a riscuotere la loro paga.

Lo so cosa state pensando: voi non siete tipi da albero di Natale, ma da presepe!
E pensate forse che TSD si faccia cogliere impreparato sull’argomento? Qui trovate anche la Storia del presepe… o presepio?

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