Narrativa recensioni

La sindrome di Bosch – Roberto Bassoli

Recensione a cura di Luigia Amico

Alcuni di noi alimentano passioni che paiono non sottostare a una traduzione oggettiva e che, pertanto, pongono in tutti gli altri individui il dubbio che siano soltanto ossessioni. Ma l’altrui interpretazione è rischiosa, soprattutto se azzardata in presenza di quello che può sembrare, a menti ignare, niente più che un insieme di sintomi definito sindrome.

Roberto Bassoli è l’autore di un thriller in cui arte, Storia e suspense vanno a mescolarsi in una trama che terrà il lettore con il fiato sospeso pagina dopo pagina. Ne “La sindrome di Bosch” la farà da padrona la bramosia di voler mettere a tutti i costi le mani su un’opera d’arte presumibilmente attribuibile a Hieronymus Bosch, pittore fiammingo vissuto a cavallo tra la fine del 1400 ed l’inizio del 1500.

Per Keller fu come ricevere un pugno nello stomaco. Esoterismo… per una mente razionale come la sua –scettica nei confronti di concezioni non verificabili scientificamente – questo era troppo.

L’enigmaticità delle opere del precursore del movimento surrealista ben si presta alla narrazione che vede protagonista Alexander Keller, esperto in opere d’arte, che si ritroverà suo malgrado impegolato in una fitta ragnatela di mistero che affonda le radici nella controversa ed inquietante genialità dell’artista. Sarà convocato in un rinomato museo spagnolo insieme alla sua collega Yvonne Daladier al cospetto di un sorprendente ritrovamento: il pannello centrale di un’opera la cui esistenza è sempre stata messa in dubbio, si tratta del “Trittico di Antwerpen”.

Al centro era conservata una tavola lignea di circa sessanta centimetri per lato. Nell’istante in cui lo spagnolo le fece compiere una rotazione, risultò dipinta su entrambe le facce: una quasi monocromatica e l’altra sfolgorante di colori.

A Keller verrà chiesto di appurare la paternità del dipinto e questo sarà l’inizio di un incubo che lo vedrà costretto a destreggiarsi, non senza difficoltà, tra trafficanti di opere d’arte, sparatorie, sequestri di persona e omicidi. In fuga per l’Europa, dovrà fare i conti con le sue paure, le sue insicurezze; essere strappato alla sua vita, organizzata meticolosamente come solo uno svizzero può fare, lo costringerà ad un percorso interiore ed a rivalutare le sue scelte.
In tutto questo trambusto non sarà solo, in questo viaggio adrenalinico sarà accompagnato da una donna ambigua che si presenterà al protagonista in veste di storica dell’arte, ma l’autore seminerà molti dubbi sulla sua reale identità.

Quale mistero cela il Trittico? Non sarà facile scoprirlo, forse impossibile, molte sono le ombre che oscureranno la bellezza indiscussa dell’opera, si parlerà di elementi alchemici, di satanismo, di esoterismo e follia umana.                                                                                                                                                                                 

Realtà e finzione nel romanzo corrono sullo stesso filo narrativo, i salti temporali sono ben inseriti nel racconto che si apre nel 1944 nel campo di concentramento di Mauthausen e ci viene presentato in particolare un prigioniero: Jacob Roosendal, ebreo che avrebbe potuto salvarsi dalla deportazione, ma che a causa del dipinto decide di non fuggire al suo destino.
La lettura sarà inoltre arricchita da importanti flashback che contribuiranno a stendere un ulteriore velo di mistero sull’intera trama. Infatti, attraverso alcune pagine di un diario sopravvissuto all’usura dei secoli, Roberto Bassoli ci condurrà a ritroso nel tempo, lì dove i tre elementi che compongono il Trittico potrebbero aver preso vita.

Con una forza inverosimile per la cultura del tardo Medioevo, aveva tradotto in pennellate di assoluta bellezza gli incubi, le visioni e i timori della mente, rappresentando gli esseri umani non come apparivano dal di fuori, ma come erano dentro, e rivelando con metafore inquietanti i loro vizi prima ancora delle virtù.

Purtroppo molte sono le opere di Hieronymus Bosch ad essere andate perdute, soprattutto a causa di una convinzione iconoclasta che mal tollerava la simbologia espressa dalle tele su cui si era poggiato il suo controverso pennello. Attraverso le figure rappresentate, il pittore sembrava voler celare un linguaggio cifrato, difficile da decodificare e incomprensibile a molti, una peculiarità che ha attirato su di lui, oltre che apprezzamenti, anche dubbi sulla sua lucidità cognitiva (c’è chi addirittura ipotizza che facesse uso di sostanze allucinogene). 
È proprio da questa particolarità che la fantasia e l’abile penna dell’autore danno vita ad un thriller mozzafiato dai contorni noir, ambientato in giorni contemporanei ma permeati di storicità e tanta arte. Per farci un’idea più precisa dei soggetti utilizzati da Hieronymus, basta dare uno sguardo alla copertina del libro. L’accattivante immagine rappresenta un dettaglio dell’opera “Quattro visioni dell’Aldilà”, quattro dipinti ad olio conservati alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. La Rappresentazione riguarda la tavola dell’inferno, dove sono raffigurate in un antro oscuro figure demoniache che torturano personaggi dalle fattezze umane. Credo che in questo piccolo “ritaglio” sia espressa l’essenza del romanzo stesso: la lotta tra il bene ed il male, tra il buono ed il malvagio.

Unica nota che all’inizio mi aveva lasciato un po’ di perplessità riguarda la parte conclusiva del romanzo, arrivare alle ultime pagine dopo una lettura quasi ininterrotta e scoprire un finale ambiguo mi aveva un po’ delusa, ma leggendo le note dell’autore non posso che concordare con lui e visto l’enorme mistero che ancora oggi aleggia intorno alla figura del pittore, devo ammettere che non poteva esserci altra conclusione per un romanzo così avvincente.

Trama
Perché da cinquecento anni ci sono uomini che per impadronirsi del segreto di un misterioso dipinto, forse opera dal grande pittore fiammingo Hieronymus Bosch, o forse mai neppure esistito, non hanno esitato – e non esitano – a commettere crimini feroci? Lo svizzero Alexander Keller, celebre ed egocentrico storico dell’arte, si troverà a dover scoprire la risposta quando, contro la sua volontà, sarà costretto a vivere una spaventosa avventura tra ladri internazionali, ambigue agenti di polizia, individui corrotti da incredibili teorie, sette sataniche e milionari senza scrupoli. In un vortice di pericolo che lo scaraventerà in una fuga per l’Europa, Keller dovrà lottare per la propria vita, per quella della donna che ama e soprattutto contro un passato di cui era ignaro, affrontando le folli ossessioni generate, in troppe menti, da quella che si renderà conto essere una sindrome tanto enigmatica quanto fatale.

Editore: Intrecci edizioni (4 febbraio 2021)
Lingua: Italiano
Copertina flessibile: 515 pagine
ISBN-10: 8831398296
ISBN-13: 978-8831398299
Link di acquisto cartaceo: La sindrome di Bosch

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