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22 febbraio 1512: muore Amerigo Vespucci

Articolo a cura di Roberto Orsi

Arrivai alla terra degli Antipodi, e riconobbi di essere al cospetto della quarta parte della Terra. Scoprii il continente abitato da una moltitudine di popoli e animali, più della nostra Europa, dell’Asia o della stessa Africa.
(Lettere sul Nuovo Mondo – Amerigo Vespucci)

Siamo soliti dire che l’America è stata scoperta da Cristoforo Colombo (con cui TSD ha avuto il piacere di dialogare in una delle “interviste impossibili” che puoi leggere qui) ma… ma allora perché l’America prende il nome da Amerigo Vespucci?
Perchè Colombo non si rese mai davvero conto di aver scoperto un nuovo continente. Fu Vespucci a parlare di Mundus Novus. E così, Martin Waldseemuller, erudito cartografo lorenese, nel 1507 diede il nome all’America basandosi sui viaggi e sulle esplorazioni di Amerigo Vespucci e non di Cristoforo Colombo.

Ma chi era Amerigo Vespucci?

Nato nel 1454, in terra fiorentina e da stirpe nobile e ricca, da padre notaio, ricevette un’educazione di tipo umanistico sotto la guida dello zio, frate domenicano, Giorgio Antonio. Nel 1489, su incarico del banchiere e mercante Lorenzo di Pier Francesco de’ Medici, detto il Popolano, fu inviato a Siviglia, dove la famiglia fiorentina possedeva un’agenzia la cui attività principale era quella di equipaggiare le navi.
In Spagna Amerigo approda ormai quarantenne, quasi abbia voluto aspettare un anno singolarissimo, l’anno madre, il 1492. Dunque la sua avventura comincia nell’anno nel quale Colombo sbarca in quel nuovo mondo ancora senza nome e in cui a Firenze muore Lorenzo il Magnifico, sotterrando con lui un’idea alta dell’Italia e del rapporto fra potere e cultura, tanto che la città si avvia nella lenta ed inesorabile curva della decadenza.
Sarà stato per una sorta di congiuntura astrale, ma da questo 1492 gli eventi si dispongono per Amerigo quasi in modo indipendente dalla sua volontà.

Nella città andalusa divenne uno dei protagonisti finanziari delle spedizioni di Cristoforo Colombo. In società con il mercante fiorentino Giannotto Berardi, cui fa da rincalzo, conosce Cristoforo Colombo e molto probabilmente fu presente al ritorno di questi dalla prima spedizione.
Nel frattempo, è il 1495, anche il Berardi stipula un contratto con la Corona spagnola per l’invio di navi oltremare, ma alla sua improvvisa morte tocca proprio ad Amerigo, nominato esecutore testamentario, l’incombenza d’approntare una spedizione verso le Indie… seguendo la nuova rotta.
E così Amerigo, uomo colto e di larghe vedute, che aveva respirato appieno il fervore umanistico, non si fermò al solo arricchimento materiale, che non poteva gratificare nel profondo l’uomo che si era appena riscoperto nelle sue potenzialità. Decise, dunque, di imbarcarsi.
Lui stesso racconta questa sua decisione:

Ho conosciuto le continue preoccupazioni e pericoli che l’uomo ha nel procurarsi le ricchezze, e allora decisi di lasciare l’arte della mercanzia e porre lo scopo della mia vita in qualcosa di più nobile e che dura nel tempo e nella storia. Mi preparai ad andare a scoprire il mondo e le sue meraviglie.

Quando si trovò immerso nella nuova realtà di navigatore improvvisato, i giovanili studi umanistici riaffiorarono alla mente di colui che diventerà poi lo scopritore e il cartografo italiano che tutti conosciamo. Uno in particolare: la teoria sostenuta da Paolo Dal Pozzo Toscanelli; ossia «veleggiare verso occidente per approdare all’oriente».
Riemersero le cognizioni astronomiche di Marsilio Ficino, la concezione dell’uomo microcosmo, dove la spinta all’avventura non era finalizzata alla conquista ma alla conoscenza.
Insomma, in quello scorcio di fine secolo in Amerigo si concentrò tutta la sapienza del Rinascimento, che gli servì per comprendere in breve tempo l’esistenza di un quarto continente, che Cristoforo Colombo aveva definito pieno di meraviglie.

Sui viaggi effettuati da Vespucci sono sorte nel tempo numerose controversie storiche; in relazione a diverse tipologie di documenti esistono due differenti tesi sul numero di viaggi a lui attribuibili: due o quattro; i più recenti studi sono tesi a stabilire in quattro il numero reale.

Il primo viaggio di Vespucci va dal 1497 al 1499. In questa occasione visitò l’attuale Colombia e il Venezuela.
Il suo secondo viaggio si svolse dal 1499 al 1500 e coinvolse il territorio dell’attuale Guyana. Vespucci arrivò fino al Rio delle Amazzoni. Il Terzo viaggio di Vespucci fu il primo al servizio del Re del Portogallo e si svolse negli anni 1501 e 1502 e lo portò nell’Isola di Capo Verde, Rio de Janeiro, Rio de la Plata, la Patagonia.
Nel quarto viaggio (1503 e 1504) Vespucci costeggia le coste del Brasile ma non ci furono in questa occasione rilevanti scoperte.

La supposizione che tutte le terre, che stava esplorando, non appartenessero – come invece imperterrito continuava a sostenere Colombo – alle Indie orientali, di pari passo si faceva strada e prendeva sempre più corpo. All’intuizione che oltre ad Europa, Africa ed Asia, vi fosse un altro immenso continente, pieno di «maraviglie», presto si sostituì la convinzione di essere di fronte ad un «nuovo mondo», come egli volle definire nella lettera a Lorenzo di Pierfrancesco dei Medici, suo nobile amico e referente. Inviare una missiva ufficiale a Firenze, allora, significava diffonderne in breve i contenuti in tutta Europa, e infatti l’opinione pubblica rimase stupita dalle incredibili descrizioni che vi erano narrate. Dovevano essere ridisegnati tutti gli atlanti, tutti di impronta tolemaica, fino ad allora ritenuti attendibili e completi, tutti vecchi di oltre un millennio ed ora ritenuti ancorati ad un troppo ristretto scibile geografico.

Possiamo dire a ragione che Amerigo sia il navigatore che ha scoperto, nella storia, la maggiore estensione di territori costieri.
Come per molti altri che lo seguirono, volle attribuire ai luoghi che visitava nomi che in qualche modo avessero un fondamento.
Veleggiando lungo le coste del Lago di Maracaibo pensò di battezzare la terra che vi si affaccia «Veneziola» (da cui l’ispanico Venezuela) poichè i numerosi villaggi indigeni eretti in loco su palafitte gli richiamarono alla memoria la città di Venezia.
Quando il 1 novembre 1501 gettò l’ancora in una baia, la battezzò “Baia di tutti i Santi”, (l’attuale Salvador de Bahia de todos os Santos)  sia per attinenza alla festività cattolica che verosimilmente anche con il borgo fiorentino di nascita.
Il 1 gennaio dell’anno seguente, invece, narra di essere approdato presso uno splendido golfo dove ritenne sfociasse un grande fiume e, considerata la data, di averlo chiamato “fiume di gennaio”, l’odierna Rio de Janeiro.

Prima la scoperta colombiana e poi la rivelazione vespucciana del nuovo mondo rappresentarono una sorta di traguardo del Rinascimento, ove economia, politica, cultura, arte e fede si trovarono unite, volte a porre le basi della modernità e della nostra civiltà occidentale.
La storia di Firenze e dell’America si lega indissolubilmente, da allora, alla figura di Vespucci, simbolo dell’ingegno e dell’eccellenza di quella Età dell’Oro.

Siamo soliti dire che Cristoforo Colombo scoprì l'America, ma allora perché questo continente porta il nome di Amerigo Vespucci?

In tarda età Amerigo contrasse matrimonio con la sivigliana Maria Cerezo e poco dopo, il 9 aprile 1511, redasse il suo testamento in lingua spagnola, lasciando elemosine a chiese e conventi, oggetti e strumenti nautici, vestiti e libri al nipote Giovanni, figlio del fratello Antonio …

E quando la mia fine accade, voglio che il mio corpo venga sepolto nella chiesa di San Michele in questa città di Siviglia, nella sepoltura dei Ceresos di Gonzalo Fernàndes di Cordova; e venga sotterrato con l’abito del signor San Francesco.

Morì, pare di malaria, a Siviglia il 22 febbraio 1512, con il titolo onorifico di Piloto Mayor e, come da volontà testamentaria, venne sepolto nella tomba dei Cerezo, andata distrutta in un restauro della chiesa effettuato nell’Ottocento.

Non possiamo parlare di Amerigo Vespucci senza pensare alla nave scuola omonima.

La nave scuola Amerigo Vespucci

Nella seconda metà degli anni Venti la Marina Militare Italiana affrontò il problema di rinnovare le unità destinate all’addestramento degli allievi dell’Accademia Navale. Lo Stato Maggiore ritenne che, nonostante lo sviluppo della nuova flotta fosse orientato verso una tecnologia sempre più avanzata, il “miglior” impatto con l’ambiente marino e la sua conoscenza fosse quello che si poteva apprezzare stando a bordo di una nave a vela, che del mare e del vento subisce maggiormente i condizionamenti e che degli elementi naturali richiede quindi la più vasta conoscenza.
Nel 1925 quindi fu decisa la costruzione di due navi scuola che, nelle forme, si ispiravano a quelle di un vascello della fine del Settecento/inizi Ottocento. La prima delle due Unità, il Cristoforo Colombo, entrò in servizio nel 1928 e fu impiegata come nave scuola fino al 1943; dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale fu ceduta all’Unione Sovietica in conto risarcimento danni di guerra.
La seconda, invece, l’Amerigo Vespucci impostata il 12 maggio 1930 nel Regio Cantiere Navale di Castellamare di Stabia, fu varata il 22 febbraio 1931 ed entrò in servizio a luglio dello stesso anno.

L’attuale Amerigo Vespucci ha avuto un predecessore, anch’esso impiegato come nave scuola. Il “primo” Amerigo Vespucci era un incrociatore a motore e a vela, dalla fisionomia assai simile a quella dell’attuale nave, anche se più piccolo. Impostato il 9 dicembre 1879 nel Regio Arsenale di Venezia, fu varato il 31 luglio 1882; aveva lo scafo in acciaio con un dislocamento di 2700 tonnellate (a fronte delle 4000 ca. dell’attuale Vespucci) e un apparato motore costruito dalla ditta Ansaldo di Sampierdarena.
Durante la prima parte della sua vita operativa la Nave fu impiegata spesso all’estero e solo nel 1893 l’Amerigo Vespucci fu adattato a nave scuola per gli allievi della Regia Accademia Navale. Alla fine del 1927, fu posto in disarmo e destinato a Venezia quale nave asilo per l’educazione degli orfani dei marinai.

Curiosità
La figura di Amerigo Vespucci è controversa a causa delle sue lettere, la cui autenticità è stata spesso messa in discussione: la Mundus Novus (“Nuovo Mondo”) e la Lettera (o “Il quarto viaggio”). Alcuni sostengono che Vespucci abbia esagerato il suo ruolo e romanzato gli avvenimenti, altri che abbia contraffatto gli originali di altri viaggiatori dell’epoca.


All’età di 24 anni, Amerigo vespucci acquista una carta nautica di Gabriel de Vallseca, eseguita a Maiorca, sul cui dorso è scritto «Questa ampla pelle de geografia fu pagata da Amerigo Vespucci 130 ducati de oro de marco»… che smania di partire!


I nomi Vespuccio, Vespuccia, Vespa, Vespino, Vespinello, Spinello e Spinetto, ricorrono negli antenati più remoti della famiglia Vespucci.
Tutto questo “vespaio” lo ritroviamo nello stemma gentilizio, composto di una banda azzurra carica di sette vespe d’oro in campo rosso.


Si crede che la salma di Vespucci fosse rimpatriata a Firenze e qui tumulata nell’Abbazia di Ognissanti. È più probabile tuttavia che l’Amerigo Vespucci tumulato a Firenze sia suo nonno, omonimo. La pietra sepolcrale menziona l’anno di decesso 1471.


Nella chiesa di San Salvatore in Ognissanti, tradizionalmente sovvenzionata dalla famiglia Vespucci, vi sono sepolti molti personaggi illustri come Carolina Bonaparte (moglie di Gioacchino Murat), Sandro Botticelli e Simonetta Vespucci.


Fonti:
https://www.studenti.it/vespucci.html

https://www.sapere.it/enciclopedia/Vespucci,+Amerigo.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Amerigo_Vespucci#Note

https://it.wikipedia.org/wiki/Amerigo_Vespucci_(veliero)

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