A cura di Roberto Orsi

Martin Lutero, in tedesco Martin Luther, nacque a Eisleben il 10 novembre 1483. Oggi, 18 febbraio, ricorre l’anniversario della sua morte avvenuta nel 1546.

Lutero fu teologo, professore e accademico tra i più importanti della sua epoca. Di origine contadina, dopo essere diventato monaco agostiniano, intraprese gli studi teologici diventando professore a Wittenberg nel 1513.

Da sempre considerato il padre della Riforma clericale, si scontrò apertamente con la Chiesa di Roma. Sostenne con forza la sua tesi secondo cui non era necessaria alcuna intercessione terrena ai fini della salvezza dell’anima, considerata un “libero dono di Dio”. La sua professione di fede lo portò ben presto a diventare il fondatore di una nuova confessione: la Chiesa Evangelica Luterana.

La gioventù

Fin da giovane Lutero viveva con la paura di non aver salva la propria anima nel momento del Giudizio Universale. La svolta della sua vita avvenne nel 1505 quando venne quasi colpito da un fulmine. Nella paura di morire esclamò: “Aiutami, Santa Anna. Voglio diventare monaco!”. Il 17 luglio dello stesso anno entrò a far parte dell’ordine degli agostiniani.
Più studiava le Sacre Scritture più si rendeva conto che il messaggio di Santa Madre Chiesa era stato travisato e piegato alla volontà del potente di turno.

Le 95 tesi

Nel 1517 Lutero affisse sulla porta di una chiesa a Wittenberg 95 tesi contro la corruzione nella Chiesa e in particolare contro il commercio delle indulgenze che all’epoca era molto di moda. Il perdono dei peccati era in vendita. Bastava una semplice offerta di denaro per garantirsi l’entrata in Paradiso. Addirittura, si era arrivati a stilare un vero e proprio tariffario in base alla gravità del fatto e allo stato sociale del soggetto che chiedeva l’indulgenza.

Si vive una situazione di forte turbamento all’interno della Chiesa. La Santa Sede è sommersa dai debiti dopo le campagne antifrancesi del secolo precedente. Lo sforzo bellico ha prosciugato le finanze e la vendita delle indulgenze attraverso le diocesi locali, ha come obiettivo quello di risanare una posizione molto compromessa.

Lutero, per sostenere le sue convinzioni, redasse le 95 tesi invitando il principe di Sassonia e la comunità accademica a una discussione sul valore e l’efficacia delle pene e delle indulgenze. La sua iniziativa provocò ben presto una scossa religiosa, che ebbe non poche ripercussioni anche di carattere politico.

Giulio II e Leone X furono i bersagli preferiti della protesta di Lutero.

È l’inizio dello scisma del cattolicesimo che sarà ufficializzato solo quattro anni più tardi durante la dieta di Worms.

Studiando a fondo la Bibbia e scavando nel suo messaggio Lutero scoprì quello che chiamò «l’Evangelo», cioè l’annunzio della grazia di Dio immeritata e incondizionata per l’uomo peccatore (ogni uomo lo è). Dio è giusto – dice la Bibbia – non nel senso che fa giustizia (premia cioè i buoni e punisce i cattivi), ma nel senso che dà la giustizia a chi non l’ha (rende cioè giusti i peccatori), per poter fare misericordia a tutti. Questo messaggio, in sé molto semplice, liberò tante coscienze tormentate dall’idea del loro peccato e inquiete circa il loro destino eterno.

La dieta di Worms

L’assemblea dei principi del Sacro Romano Impero ebbe luogo dal 28 gennaio al 25 maggio 1521, e fu presieduta da Carlo V d’Asburgo.

L’anno precedente, precisamente il 15 giungo 1520, Papa Leone X aveva promulgato la bolla Exsurge Domine con la quale scomunicava le tesi di Martin Lutero, obbligandolo a ritrattarle entro 60 giorni. Dal 16 al 18 Aprile, durante la dieta di Worms, Lutero parlò all’assemblea ma non abiurò le sue tesi, anzi le difese dalle accuse della Chiesa, dando il via ufficiale alla Riforma protestante.

Ecco alcune delle parole pronunciate da Lutero:

«A meno che non venga convinto da testimonianze delle Scritture o da ragioni evidenti — poiché non confido né nel Papa, né nel solo Concilio, poiché è certo che essi hanno spesso errato e contraddetto loro stessi — sono tenuto saldo dalle Scritture da me addotte, e la mia coscienza è prigioniera della parola di Dio, ed io non posso né voglio revocare alcunché, vedendo che non è sicuro o giusto agire contro la coscienza. Dio mi aiuti. Amen.»

Lutero come Dante Alighieri

Fu proprio Lutero a cercare la massima diffusione della Bibbia, che al suo tempo era conosciuta solo a un numero ristretto di persone colte, traducendola in tedesco per la prima volta. La Germania, come altri paesi in quel tempo, era divisa in tanti piccoli stati ognuno con il proprio idioma. Lutero decise quindi di utilizzare un linguaggio più universale possibile partendo dal dialetto della Germania centrale, arricchendolo di parole della lingua popolare. Quello che per noi, in Italia, fu Dante Alighieri, Martin Lutero fu per la Germania.

Gli ultimi anni di vita

Dal 1537 Lutero, oppresso da problemi di salute, si dedicò prevalentemente a scritti polemici. In questi anni si scagliò più volte in dibattiti contro gli ebrei, accusati di voler approfittare della disputa religiosa tra i cristiani, contro il papato e i riformatori più radicali, gli anabattisti.

Preoccupato dal risorgere del papato e per quello che egli interpretò come un tentativo degli ebrei di approfittare della disputa religiosa tra i cristiani per riaprire la questione del messianismo di Cristo, ingaggiò una polemica violenta contro di essi, contro il papato e i riformatori più radicali, gli anabattisti. Lutero, malato di ulcera, viene ritrovato senza vita nel suo letto, il 18 febbraio nella città natale di Eisleben. Attorno alla sua morte, probabilmente dovuta a un ictus, si ricamò molto negli anni successivi allo scopo di denigrare o esaltare un personaggio che lasciò un segno indelebile nella storia della religione.

Curiosità

Pare che l’affissione delle 95 tesi alla porta della chiesa del castello di Wittenberg non sia in realtà mai avvenuta. Martin Lutero non parlò mai di questo avvenimento. L’unico a nominarlo fu Filippo Melantone, umanista, teologo e astrologo tedesco, grande amico di Lutero, solo nel 1546. Addirittura, pare che Melantone nel 1517 non si trovasse nemmeno a Wittenberg.


È assai più probabile che Lutero si sia limitato a inviare le sue Tesi sulle indulgenze ai suoi superiori gerarchici, l’arcivescovo Alberto di Hohenzollern (che era uno dei beneficiari dell’operazione finanziaria ma Lutero lo ignorava) e il vescovo di Brandeburgo Gerolamo Schulze. Alberto non rispose ma inviò le Tesi a Roma e «mise in movimento ogni leva per fermare il monaco»


Fonti

https://www.chiesaluterana.it/la-vita-di-martin-lutero/

https://www.viaggio-in-germania.de/lutero-linguatedesca.html

http://www.il-rinascimento.it/homepage/personaggi/lutero_martin_it.htm

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *