Trama
Palermo, 2012. Durante alcuni scavi effettuati dagli operai dell’acquedotto nei sotterranei del conservatorio V. Bellini, vengono rinvenuti alcuni documenti risalenti alla fine del sedicesimo secolo. La direzione dei beni culturali incarica la giovane e brillante studentessa Silvia Romano, esperta di manoscritti, di esaminarli. La ragazza, aiutata dall’amico Riccardo, ottimo latinista, scopre che si tratta di un vecchio diario, dettato in punto in morte da un notaio al figlio, che contiene rivelazioni sconvolgenti su una delle leggende siciliane più famose e controverse, ovvero il delitto della baronessa di Carini, avvenuto nel 1563, e alle questioni a esso legate. Il manoscritto desta subito l’interesse di alcuni loschi individui, eredi di un’antica confraternita che si muove nell’ombra. Tra un efferato delitto su cui indaga la polizia e il legame dei fatti remoti con un altro mistero secolare, quello della setta dei Beati Paoli, i due ragazzi riportano a galla verità tutt’oggi scomode.

Recensione a cura di Laura Pitzalis

Mi cattura subito la cover dell’ultimo libro di Fabio Ceraulo: il volto evanescente di una donna, dove spiccano ben tratteggiati due occhi chiari che esprimono stupore, disorientamento, paura ma anche supplica, implorazione.
In primo piano l’impronta di una mano insanguinata. Poi il titolo “ El Diablo”, rigorosamente in nero con caratteri gotici.

Si tratterà di uno di quei romanzi dai confini sfumati che riesce a mescolare il fantasy, l’horror al soprannaturale? Che tratti di mistero, esoterismo, sacrifici umani, omicidi spietati, messe sataniche in onore di Satana, “El diablo”?

Sinceramente non vedo Fabio Ceraulo, l’autore de “Il tredicesimo giorno”, nelle vesti di scrittore di romanzi gotici, e, infatti, il libro è tutt’altra cosa. Pur essendo un genere thriller storico poliziesco, genere cui si cimenta per la prima volta, troviamo tra le righe la sua fantasia, la sua passione per la storia della sua città, Palermo, e la sua ironia, tutti elementi che ormai contraddistinguono i suoi lavori.

Poi era venuto giù un temporale, di breve durata ma abbastanza violento. Giusto il tempo per intasare i tombini del centro storico di Palermo e far bestemmiare gli automobilisti infilati nel traffico, impastati come la farcitura delle sarde a beccafico.

Ritornando alla copertina , la donna che si vuole rappresentare è Laura Lanza, la baronessa di Carini, uccisa nel suo castello dal padre Cesare, verso la metà del cinquecento. Il classico delitto d’onore.

La sua tragica vicenda, tramandata oralmente da cantastorie e storici del tempo, è ancora oggi, nonostante l’aspetto macabro, molto sentita grazie al suo fascino secolare e anche a diversi sceneggiati  televisivi.

La leggenda narra la morte di Laura Lanza che a soli quattordici anni, per volere del padre , andò sposa al barone di Carini. Ben presto, delusa dalla vita matrimoniale e da un marito sempre assente, Laura intreccia una storia d’amore con Ludovico Vernagallo, diventandone l’amante. Scoperti dal marito e dal padre i due sono barbaramente uccisi. La stanza dell’assassinio, situata nell’ala ovest del castello, è crollata completamente ma, si narra, che sulla parete vi fosse l’impronta insanguinata della baronessa (l’impronta in primo piano della cover).

L’onore della famiglia è salvo, il sangue lava la colpa e i responsabili assolti, grazie ad una legge del periodo che affondava le sue radici nel diritto romano e che solo nella seconda metà del XX secolo sarà abolita.

Questa leggenda è evocata nel libro di Ceraulo insieme con quella dei “Beati Paoli”, un gruppo di persone che nell’immaginario collettivo dei palermitani, erano dei giustizieri incappucciati che agivano nell’ombra e nel più assoluto anonimato, per difendere i deboli dai soprusi dei potenti. Così infatti sono descritti in un romanzo del primo novecento , ambientato all’inizio del XVIII secolo. In realtà, studi più approfonditi e recenti, hanno dimostrato che questi novelli “Zorro” fossero di tutt’altra pasta. Erano una banda di facinorosi, una sorta di manovalanza che agiva, terrorizzando il popolo, per difendere gli interessi delle famiglie nobiliari che a Palermo, in quel periodo, gestivano il potere. Insomma una specie di criminalità organizzata.

E a loro si rivolgeva, per il lavoro di manovalanza (mai si sarebbero sporcati le mani di sangue), una misteriosa “Confraternita Imperiale dei Sette Angeli” che agiva come un centro di potere assoluto, una sorta di loggia massonica, una “cupola” che determinava ogni evento politico ed economico.
Di questi però non c’è nessun documento ufficiale che ne attesti l’esistenza, si hanno solo alcuni riferimenti storici relativi al cinquecento.

Fabio Ceraulo prende queste due leggende, le imbastisce in un’indagine che si svolge ai nostri giorni e crea un romanzo thriller poliziesco a sfondo storico, denso di mistero e ricco d’immagini di una Palermo sospesa in due ambientazioni temporali: una contemporanea 2012 , l’altra storica 1563. Il “filo da imbastire” di cui si serve l’autore è un antico manoscritto risalente alla fine del XVI secolo, ritrovato, durante gli scavi per il rifacimento della rete dell’acquedotto, nei sotterranei del Conservatorio Bellini. Ė una sorta di memoriale dettato da un notaio, in punto di morte, a suo figlio e dove ci sono delle verità che possono essere scottanti anche ai giorni nostri.

4 dicembre 1593. Casa del mastro notaro del regno Don Diego Ramirez Molina

Presto arderò anch’io tra le fiamme dell’inferno e nemmeno l’Altissimo potrà perdonarmi. Per lui, invece, sarà tutto facile. Perché lui è l’inferno, el diablo. Sono stato testimone e complice delle sue malefatte e oggi voglio dettare queste parole a te, figlio mio, perché i posteri sappiano. Custodiscile o affidale a qualcuno. E stai attento a loro. Se sapranno, ti daranno la caccia e non avrai pace finché non ti consegneranno a qualche inquisitore. Questa sarà una dannazione per te, figliolo, ma dovevo farlo. Sum hic, in meo lecto mortis paenitens meorum scelerum.

Con una minuziosa miscela di finzione e realtà storica, Ceraulo riesce in sole 139 pagine a condensare una storia così intricata e intrigante, fondendo avvenimenti dei giorni nostri con quelli di un lontanissimo passato e riuscendomi a coinvolgere nella trama e a empatizzare con i protagonisti magistralmente caratterizzati: come non posso simpatizzare con Silvia , studentessa tanto studiosa e caparbia quanto maldestra e distratta nella quotidianità?

… Silvia aveva consumato in fretta un pacchetto di cracker sbriciolati e una mozzarella in busta dall’aspetto poco invitante.
Il frigorifero era sempre vuoto. L’unica cosa che non mancava, per fortuna, era l’acqua.

O con l’ispettore capo Nino Savarese , punta della sezione omicidi, in perenne contrasto con il suo diretto superiore il commissario Guarnera, troppo pignolo e tenace il primo , troppo giovane e arrogante il secondo?

Tra i personaggi storici, che Ceraulo inserisce nella storia, non posso non citare Sofonisba Anguissola, la prima donna a ottenere il riconoscimento internazionale come pittore, anche se non è stata la prima donna a dipingere.

Geniale e arguto Ceraulo riesce con uno stile narrativo scorrevole e lineare a trasportarmi e farmi viaggiare, grazie ad una capacità descrittiva molto attenta , in una Palermo cinquecentesca, tra vicoli tortuosi, cunicoli e umidi passaggi segreti, e in una contemporanea che tra palazzi moderni, traffico caotico, strade asfaltate ci riserva l’immutata bellezza dei monumenti barocchi. Ecco il Conservatorio di musica Vincenzo Bellini sorto nel luogo che era stato sede della chiesa dell’Annunziata all’interno della quale l’8 settembre 1517, era stato ucciso a tradimento Gianluca Squarcialupo, discendente da una nobile famiglia pisana, postosi a capo di una sollevazione contro il viceré Ugo Moncada.
O la chiesa di San Matteo con gli stucchi seicenteschi che incorniciano i volti degli angioletti barocchi e la sua cripta dalle pareti di tufo che trasudano umidità per la presenza , nel sottosuolo, di uno degli antichi fiumi che fino a cinquecento anni fa scorreva a Palermo e ora scorre sepolto ma vivo.

Nonostante una trama dal modello non certo originale, “El Diablo” è un romanzo che colpisce e ti cattura per l’intensità emotiva, per la fluidità del racconto che si dipana con l’abile maestria di chi quei luoghi conosce e ama, così come la sua gente e la sua storia.
Un romanzo che si svela pagina dopo pagina, capace di regalare a chi legge ore piacevoli, non impegnativo ma abbellito da particolari e dettagli e con un finale ricco di sorprese.
Un romanzo sicuramente da leggere.

Editore: Le Mezzelane Casa Editrice (28 novembre 2020)
Lingua: Italiano
Copertina rigida: 176 pagine
ISBN-10: 8833284913
ISBN-13: 978-8833284910
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