Trama

È una luce abbagliante quella che attraversa i cieli grigi di Bruges, andando poi a planare sulle acque dei suoi cento canali, lungo le cui rive s’addensano le botteghe di eterni rivali: i tintori di robbia e quelli di guado. Il rosso e il blu. Su quel finire del Trecento, tra le incertezze provocate dal Grande Scisma d’Occidente, sono le continue rivalità tra i mestieri unite alle lotte sociali contro il potere dominante a tenere sempre alta la tensione nella ricca e melanconica città fiamminga. Mentre gli uomini si cimentano in proteste e guerre vere, alcune donne combattono in silenzio e senza armi ben altre battaglie: sono le dame della Compagnia della Conocchia che, in spregio dei pericoli e delle norme, s’incontrano di nascosto nelle fredde notti tra Natale e la Candelora. Si scambiano segreti e saperi, consigli e rimedi per la vita e sulla morte, ma soprattutto coltivano un grande sogno comune a tutte.

Recensione a cura di Roberto Orsi

“Sordi ai nostri stessi richiami, ci affanniamo a cercare fuori le risposte che stanno già dentro di noi”.

Adriana Assini è una di quelle autrici che difficilmente delude il lettore. Ha una capacità incredibile di raccontare storie ambientate in epoche differenti, calando perfettamente la sua scrittura al contesto. Ha uno stile tutto suo, riconoscibile ma allo stesso tempo adattabile alla situazione storica che racconta tra le pagine.

Oggi la ritroviamo in questa nuova uscita targata Scrittura & ScrittureRosso di Tiro, blu d’Oltremare. Una storia fiamminga”, versione rieditata e allargata del precedente “La riva verde”. Da abile pittrice quale è, disegna immagini attraverso le sue parole, ricalca i contorni della storia rendendoli vivi e tangibili, donando ancora una volta un racconto che stupisce per effetto scenico ed emotivo.

Bruges, città delle Fiandre, è la scenografia teatrale che compare agli occhi dei lettori appena alzato il sipario. Un gioiello architettonico medievale, con le case che si specchiano nei canali, sovrastate da un cielo “gessoso” tipico del Nord Europa. L’acciottolato delle calli, di Veneziana memoria, impassibile e imperituro testimone delle vicende talvolta scabrose e violente a cui ha assistito, calpestato da milioni di passi, trafelati, svelti, indecisi, incerti o serafici. Una città che uno storico come J.Huizinga non esitò a descrivere con le seguenti parole: “…i palazzi municipali, finemente decorati di Gand, di Bruges, di Lovanio e di altre città, costruiti in quell’epoca, sembrano più opera di un gioielliere che di un architetto; somigliano a preziosi reliquari, eseguiti nello stile ornato della corte ducale…” .

Nel XIV secolo Bruges si contraddistingue come città di mercanti, di stoffe e tessitori. Ed è proprio in questo sottobosco operaio che il romanzo sviluppa il suo canto. I lavoratori del rosso contro i lavoratori del blu. Quei colori che già dal titolo riportano alla mente i tintori, i lavoranti di stoffe, divisi in gilde che spesso risolvevano le loro tenzoni con un colpo di lama. Una tensione palpabile, una rivalità che ricorda quella storica tra guelfi e ghibellini, inimicizie tra famiglie e dinastie. La ricerca della perfezione nella lavorazione e colorazione di tessuti pregiati, attingendo anche da quelle conoscenze orientali che iniziano a prendere piede nel vecchio continente. Da qui nasce il titolo del libro: il rosso di Tiro, città della fenicia che conobbe la sua fortuna grazie alla produzione del colore rosso porpora, e il blu, originario di quei territori lontani del Medio Oriente, “Oltre il mare”.

“Nel contendersi i clienti, nelle fiere e nelle drapperie, gli uni vantavano la superiorità del colore legato al culto mariano, al firmamento e ai nontiscordardimé del Paradiso. Gli avversari, invece, si rifacevano all’Antico Testamento, rimarcando che il corpo di Adamo fu impastato con argilla rossa, mentre di splendida porpora avevano brillato per secoli i mantelli di imperatori e papi.”

Robin e Rose, antesignani dei più noti “colleghi” Romeo e Giulietta, vivono un amore travagliato. Un’unione impossibile, vietata dai genitori che non possono permetterla in virtù dell’appartenenza alle due diverse categorie di tintori.  Costretti a incontri fugaci e nascosti, ma già promessi a un futuro diverso e lontano.

“Se vogliamo continuare a vederci, non dobbiamo dare nell’occhio. Dovremo diventare fiori tra i fiori, spine tra le spine.”

La determinazione di Rose si scontra con la volontà di un padre che non può cedere alla volontà della figlia. Le unioni in matrimonio a cui viene destinata non godono di alcuna fortuna e la distruggono da dentro. A confortarla ci pensano le dame della Compagnia della Conocchia. Un gruppo di donne che riunite in gran segreto affronta temi importanti dell’esistenza. Donne assetate di sapere, di conoscenza e condivisione, nel nome di un amore puro e della libertà di spirito. Se durante il giorno sono semplici donne di paese, dedite alle attività più classiche, la notte, da Natale alla Candelora (la festa della purificazione della Vergine che si celebra il 2 febbraio), i loro incontri alimentano lo spirito e quella fiamma interiore dell’animo umano, dove le risposte risiedono in uno scrigno spesso più facile da aprire di quanto si immagini.

“Liberi da tutto, estranei a ogni immagine, questa è la vita dei poveri di spirito. Abitano una semplicità deserta e selvaggia dove non trovano niente, se non il silenzio. Liberi. Senza inizio, né fine, né sensi, né ragione, né pensieri, né intenzioni”.

Adriana Assini è abile nel riunire più generi in uno con questo romanzo: la storia d’amore è presente, ma non prevarica. Fa da corollario e colonna sonora a un romanzo storico che racconta uno spaccato di vita sociale turbolento come quello medievale fiammingo, conteso tra le super potenze di Francia e Inghilterra impegnate nella Guerra dei cent’anni. La categoria degli operai rivendica diritti contro una classe nobile che si arricchisce sfruttando l’operato del ceto più povero. La Compagnia della Conocchia sogna un mondo migliore, un’evasione fisica e spirituale dalla condizione attuale della donna, relegata ai margini della società. Non manca inoltre la componente thriller che aggiunge mistero al fascino incredibile dell’ambientazione geografica e temporale.

Un titolo imperdibile per gli amanti del periodo storico e per coloro che hanno apprezzato la penna di un’autrice che non smette di stupire per la sua capacità di prosa e racconto.

ISBN-13 : 978-8885746329

Copertina flessibile : 272 pagine

Dimensioni e/o peso : 14.6 x 1.9 x 19.9 cm

Peso articolo : 340 g

Editore : Scrittura & Scritture (22 ottobre 2020)

Lingua: : Italiano

Link d’acquisto cartaceo: Rosso di Tiro, blu d’Oltremare

One thought on “Rosso di Tiro, blu d’Oltremare. Una storia fiamminga – Adriana Assini

  1. Marina Caracciolo ha detto:

    Un altro gioiello che Adriana Assini aggiunge al già ricco forziere della sua produzione narrativa. Un romanzo che è ad un tempo storia ed opera di poesia. Impagabile – come sempre – la capacità dell’autrice di fondere l’oggettivo dato storico con la sua inesauribile inventiva. Il risultato di questo perfetto amalgama è qualcosa di unico, di immaginoso e di realistico insieme. Una creazione sontuosa e affascinante, che non conosce mai cadute né di contenuto né di linguaggio né di stile, e che su questo filo sempre teso e uniforme conduce il lettore dritto dritto fino all’ultima pagina, lasciandogli il senso di un’esperienza che alla fine gli appare non tanto osservata dall’esterno quanto quasi “vissuta”; tuttavia non in maniera così totale ed esaustiva da non provare il desiderio di ributtarsi a capofitto nella vicenda, ricominciando a leggere dal capitolo numero uno…

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