Trama 1808, Lazio. L’esistenza di Antonio cambia di colpo e con il sangue: da semplice giovane di campagna si vede costretto ad abbracciare la vita del fuorilegge, unendosi a una banda di briganti. Passano gli anni, il ragazzo cresce scaltro e rispettato, diventa capo della brigata più temuta di tutta la regione. In uno dei periodi più instabili della storia della penisola, Antonio vive in perenne conflitto con i demoni del proprio passato e il sentimento sempre più forte per Maria, al limite tra le leggi che infrange e quelle del cuore. Recensione a cura di Chiara Guidarini Cominciamo dal titolo, evocativo, che riporta alla mente un altro titolo: “Il principe dei ladri”. Robin Hood. Ma questa è un’altra storia, quella di Antonio de’ Gasperone, uomo, giovane, innamorato, la cui vita subisce una dura battuta d’arresto nei giorni che precedono le nozze. Siamo nell’ottocento, zona Castelli Romani, e la banda di fuorilegge della Faiola terrorizza il comprensorio. Da una breve ricerca su internet ho scoperto che questi fuorilegge sono realmente esistiti, e che l’autrice nella narrazione si basa sulla storia reale di Gasperone, rinvenuta nei documenti d’archivio. Cosa che rende il testo ancor più sentito e appassionato. Antonio, sconvolto, è costretto ad abbandonare la sua vita, che come detto muta di colpo. Si unisce a una banda di briganti, ne scopre abitudini e usanze, fino a diventarne il capo.
Zi’ Pippo, paziente, spiegava: guarda laggiù, quella lì è una pieve, una piccola chiesa dedicata a San Silvestro; quella là è una cisterna; e poi vedi lì, quelle aperture? Erano delle tombe scavate nella roccia, ora sono le nostre case. Altri vivono più lontano, nelle grotte. E là, là vicino, fai attenzione! Quelli sono i cunicoli. Devi stare molto, ma molto attento: nell’oscurità del­le viscere di questo luogo, intricati passaggi sotterranei formano complessi labirinti. Sono pericolosi! Te li insegnerò io, se ti perdi dentro, non uscirai più fuori. E, infine, lassù, le pietre più solide, i resti diroccati del Castello del Maschio d’Ariano. Architettura rurale, di una robusta efficienza. Gli antichi, sì, gli antichi romani hanno fatto tutto, qui.
I personaggi sono ben delineati nelle loro caratteristiche; con tratti vivi e decisi l’autrice rende il quadro di un’epoca attraverso gli occhi di chi la racconta, come in questo caso, Zi’Pippo, grazie al quale scopriamo quello che Antonio vede, senza una vera e propria descrizione ma tramite un dialogo indiretto. Ospiti illustri come Luigi Napoleone contribuiscono a tratteggiare un’epoca dominata dal brigantaggio, un brigantaggio scaltro e attento, difficile da debellare nonostante le molte forze politiche e religiose che si mettono in gioco. L’autrice mantiene intatte anche le caratteristiche del linguaggio romano parlato che a volte risultano un pochino difficoltose per chi non le conosce, pur profilando una trama che ben descrive la situazione in cui ci si trova. L’utilizzo del linguaggio utilizzato in gran parte dei dialoghi rende il libro storico, genuino, ma a tratti poco abbordabile per chi non ha affinità con il lessico utilizzato. Stesso concetto che, nel libro, riporta il colonnello Reiner Heuss quando dice “Sono lieto che parliate la lingua delle persone dabbene, io conosco diverse lingue ma trovo difficoltà con l’idioma delle plebi romane.” Il linguaggio “delle plebi romane” è utilizzato solamente per le parti relative ai briganti, non per quelle narrative relative ai personaggi di alto lignaggio.
In alto a svettare nel cielo azzurro le casupole di Rocca Priora, attor­no le ricche cave delle mole, il Castello di Molara da secoli testimonia­va ai suoi ospiti il potere degli Annibaldi. Dalle ampie vetrate istoriate delle bifore medievali, lo spettacolo dell’agro romano: colli fioriti, trame di ulivi e viti nei campi, fitti bo­schi sui monti.”
La trama si snoda in maniera semplice ed equilibrata, immergendo il lettore in atmosfere ottocentesche più o meno vivaci: rapimenti, intrighi, inganni, nell’era dei briganti, che “si nascondono come topi nelle caverne dei monti o tra i boschi della Faiola, si dileguano con la velocità delle mosche tutte le volte che loro salgono fino alla cima del monte e scompaiono nel nulla, ma io penso che quei male­detti pagano i gendarmi per non farsi trovare.” Antonio da docile, ingenuo, uomo di campagna diviene uno spietato fuorilegge, sempre al centro di complotti e rapimenti; la taglia che ha sul capo è anche quella che da la misura dei riscatti da chiedere: ecco che, per persone illustri, la cifra richiesta aumenta e i briganti si arricchiscono. Tuttavia, l’apparente mancanza di coscienza di Antonio si risveglia dopo una serie di incontri, di dialoghi particolari, che l’autrice scrive in corsivo, quasi come se si trattasse di una visioni oniriche e rivelatrici, che gettano veli d’ombra sulla sua vocazione al banditismo. Ago della bilancia è Maria, donna che infuoca i suoi pensieri mentre il mondo che lentamente ha costruito comincia a crollargli attorno. Terrorizzato dall’idea di rivivere il passato, Antonio è costretto a scegliere, a guardarsi dentro e a comprendersi. Una trama semplice, fluida e scorrevole, con un buon apparato storico, capace di immergere il lettore in una storia d’avventura, di complotti, d’amore. Copertina flessibile: 142 pagine Editore: Scatole Parlanti (19 dicembre 2019) Lingua: Italiano ISBN-10: 8832812568 ISBN-13: 978-8832812565 Link di acquisto cartaceo: Il principe dei briganti

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