Trama La vera storia degli ultimi giorni di vita a Palermo di Joe Petrosino si intreccia con quella immaginaria di un giovanissimo cameriere, impiegato nel bar-ristorante di piazza Marina dove il poliziotto italoamericano cenava abitualmente. La sera del 12 marzo 1909, il ragazzo assiste all’agguato di cui Petrosino è vittima. Da quel momento la sua esistenza cambia per sempre, e il suo animo è diviso tra la volontà di fare luce sul delitto, la paura di diventare una nuova vittima della “Mano Nera”, l’ossessione che si trasforma in rabbia e l’aspirazione a diventare un tutore della legge. Le vicissitudini che segnano la vita del giovane scoprono inoltre uno spaccato sociale della Palermo dei primi del Novecento, tra degrado, fermento politico (si era in periodo di elezioni) e piccoli episodi, anche comici e grotteschi, di omertà quotidiana. Il tutto, per una narrazione magistrale che travalica le comuni categorizzazioni di genere sentimentale, storico, poliziesco. Recensione a cura di Laura Pitzalis Ai tanti, troppi caduti in questa città nel nome della giustizia MAFIA. Cita Wikipedia: con il termine mafia si indica una qualsiasi organizzazione criminale retta da omertà e regolata da persone che impongono la propria volontà con mezzi spesso illegali, per conseguire interessi a fini privati e di arricchimento anche a danno degli interessi pubblici. Nel libro, “Il tredicesimo giorno” di Fabio Ceraulo, si parla di mafia, ma non usando luoghi comuni, le solite frasi fatte e paragoni scontati. Tutto questo, nel romanzo, non si trova. Si parla di mafia come punto di partenza verso la consapevolezza, la difesa di valori sani, l’amore per la verità: un inno all’onestà, alla dignità, alla rettitudine. Un libro scaturito da un profondo senso di giustizia, che prende vita nell’ambito familiare, perché è proprio qui che parte la coscienza civica della legalità.
Non importa quello che pensi oggi o ciò che farai nella vita che ti rimane – mi disse mio padre prima di allentare l’abbraccio – l’importante è che tu sia sempre una persona onesta.
Il romanzo inizia nel 1982, in un’afosa Palermo che freme per la finale dei mondiali di calcio. In quest’atmosfera conosciamo il protagonista, un anziano poliziotto in pensione, che non ha un nome, (perché non interessa come ci chiamiamo, ma ciò che facciamo nella nostra vita), che parla in prima persona. La scelta dell’autore di un “Io narrante”, l’ho trovata geniale perché restituisce l’idea di un racconto orale. Sembra di ascoltare un nonno o uno dei vecchi del paese che ci tramanda, facendocene partecipe, la storia che ha vissuto, fungendo quindi da memoria, da passaggio di testimone. Io amo questo tipo di narrazione, questo mix che Ceraulo fa mescolando storia e vita vissuta, dove traspare un po’ di nostalgia e tanta ironia. Una narrazione splendida dove realtà e fantasia s’intrecciano tessendo una trama che ho trovato pressoché perfetta. Di fantasia è il protagonista di questa storia, “l’Io Narrante”, attorno al quale l’autore, attraverso gli avvenimenti che ne segnano la vita, ci regala uno spaccato sociale della Palermo dei primi del novecento, tra decadimento sociale e umano, fermento politico per le elezioni e fatti di pittoresca quotidianità, spassosi e bizzarri che mi hanno più volte fatto ridere di cuore ma anche rattristato.
[…] Le due donne si avvinghiarono davanti a una bancarella di ortofrutta, e per dividerle dovette intervenire mezzo quartiere. Pugni, graffi, morsi, più il ricorso alle armi di cui disponevano al momento: verdure e ortaggi di un malcapitato rivenditore, più occupato a salvaguardare la merce rimasta che a separare le duellanti. Donna Carmela si prese un colpo di broccolo in testa, mentre la rivale, afferrata per la nuca, venne ficcata con la faccia tra i pomodori, le zucchine e i peperoni.
La realtà è l’omicidio di Joe Petrosino, poliziotto italo-americano, prima vittima eccellente della mafia che al tempo si chiamava “mano nera”, avvenuto il 12 marzo 1909, il tredicesimo giorno (da cui il titolo del libro) di Petrosino a Palermo. Episodio che, nel romanzo, Ceraulo inserisce solo successivamente. Non è quindi la base su cui ruota il racconto, ma ne è l’apice, la chiave di volta che cambierà per sempre la vita del protagonista. La parte che riguarda l’omicidio di Joe Petrosino mi ha toccato moltissimo. Attraverso gli occhi del protagonista, vedo il “forestiero” che s’incammina verso l’inconsueto buio della piazza, vedo delle sagome che sembrano aspettarlo. Poi sento un’esplosione, due, tre … e vedo nitidamente i tre lampi e la sagoma di una persona che fa un mezzo giro su se stessa, si affloscia come se si stesse sgonfiando e finisce a terra. Trattengo il respiro e dopo un attimo di silenzio la quarta esplosione, che mi fa sobbalzare insieme al protagonista… La capacità descrittiva dell’autore, in queste pagine, raggiunge il massimo. Una descrizione che non è solo visiva ma anche emotiva: ansia, paura, orrore, malessere, rifiuto. Da questo momento il giovane protagonista inizia un travagliato percorso interno: nasce in lui una nuova consapevolezza di quello che veramente gli sta attorno, una società votata, spesso, all’accettazione della violenza e conseguente omertà. Nascerà in lui la voglia di giustizia, la sete di saperne di più e dare risposte ai tanti perché, nascerà in lui la decisione di diventare poliziotto.
Tornai a leggere e rileggere quella manciata di articoli in modo frenetico. Non so quante volte. I fogli erano già tutti stropicciati ed io continuavo ad aprire e richiudere le pagine come se ogni volta cercassi notizie diverse, nuovi dettagli. In effetti, lessi cose del tutto inedite per me, che per la prima volta sentivo parlare di “mano nera”, indagini e sospettati.
Ho detto prima che l’omicidio di Joe Petrosino viene inserito a circa metà romanzo. L’autore, infatti, antepone a questo episodio uno spaccato della Palermo agli inizi ‘900, raccontata dal protagonista, tramite le vicende della sua famiglia. Pagine sublimi che ci fanno entrare, con una narrazione chiara, scorrevole, ironica, in un’ epoca semplice e complicata allo stesso tempo, ci conduce attraverso i vicoli malsani, le case buie e umide, ci fa sentire il chiacchiericcio delle comari che parlano attraverso i balconi, il rumore del mercato Vucciria, le urla di richiamo dei venditori e quelle degli acquirenti che trattano sul prezzo. Ma soprattutto Ceraulo è bravissimo a descrivere il quartiere dove vive il protagonista, la sua abitazione e la vita in essa, con i suoi odori, il suo degrado, i suoi residenti.
Terra delle mosche: un nome misterioso, assurdo, inquietante, che lasciava intendere chissà cosa.[…] Niente di così esotico e impressionante,in realtà: era solo il nome di una via. Neanche. Di un vicolo. Talmente stretto che quando un carretto si fermava, ostruiva il passaggio delle persone che transitavano a piedi. A Palermo lo si definiva “cortile”, non nel senso di uno spazio racchiuso tra vari edifici, come s’intende normalmente,ma come termine dispregiativo. Ossia un posto popolato di gente di bassa lega il cui principale passatempo era spettegolare e farsi gli affari altrui.
Una famiglia, quella del protagonista, con bassa istruzione e poche aspettative, senza troppi desideri, con pochi svaghi … la situazione economica non lo permette, ma loro non ne fanno un dramma e vanno avanti con una dignità e orgoglio che , nonostante gli alti e bassi dovuti alla povertà, fanno di loro una famiglia unita e sempre presente. Splendida la caratterizzazione dei tantissimi personaggi che affollano il romanzo, tutti con una propria sicilianità che li rende unici, quasi grotteschi. Ne cito qualcuno. Il Nonno, con i suoi racconti della sua giovinezza vissuta in quella che definiva “ un’altra Palermo”. Aveva visto Garibaldi di persona e lo aveva toccato sulla spalla … “sorgeva il dubbio se si fosse mai lavato quella mano per non perdere il fluido del leggendario generale”. Il venditore di ghiaccio, brutto da far paura con una canottiera gialla di sudiciume, con le gocce di sudore che cadono sui blocchi di ghiaccio che trasporta. “ e poi noi bevevamo l’acqua raffreddata in quel modo, certi bicchieroni d’acqua fredda-sudata!Donna Sasà, la dirimpettaia sterminatrice di gatti e sorci, “talmente sgradevole d’aspetto che somigliava più ad un uomo che a una donna” Il Barone Mimì , un anziano aristocratico molto grasso, assiduo frequentatore del Caffè Oreto, dove lavora il giovane protagonista. Nel suo tavolo i dolciumi si avvicendano con la velocità di un lampo.
Con le labbra imbrattate di cioccolato o di panna, parlava a voce così alta da rendere partecipi dei fatti suoi le tante persone sedute nel locale. Gesticolava animatamente e aveva i modi di in pescivendolo, sebbene fosse un nobiluomo e sfoggiasse abiti molto eleganti
Come vedete è un romanzo coinvolgente in tutte le sue parti, un romanzo che supera le suddivisioni dei generi letterari perché è un romanzo corale ma anche un po’ storico, un po’ giallo, un po’ biografico. Sicuramente, per me che leggo, è un’ incantevole e gradevole storia che alla fine mi ha lasciato un variegato d’ emozioni. Mi sono sentita protagonista con il protagonista, legata alla sua storia, anche se non reale, e a quella di Petrosino. Un romanzo che lascia nel lettore il retaggio di un evento storico che non deve essere dimenticato perché restino vive , nella memoria di tutti, le persone che hanno lottato per la giustizia e che per questa sono morte.
Petrosino è una delle vittime dimenticate dai più ed è anche sconosciuto alle giovani generazioni. La sua importanza e il suo sacrificio dovrebbero essere rivalutati e costituire un esempio per chi, ancora oggi, non capisce che essere onesti è la cosa più facile del mondo. Chi ci ha provato, purtroppo, si è aggiunto alla lista dei martiri. Come Placido Rizzotto, Peppino Impastato, Boris Giuliano, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, padre Pino Puglisi. E come loro, tanti altri.
Copertina flessibile: 180 pagine Editore: Milena Edizioni; 2 edizione (6 giugno 2016) Collana: I gialli Lingua: Italiano ISBN-10: 8898377657 ISBN-13: 978-8898377657 Link di acquisto cartaceo: Il tredicesimo giorno Link di acquisto ebook: Il tredicesimo giorno

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