Narrativa recensioni

La portalettere di Parigi – Meg Waite Clayton

Recensione a cura di Matilde Titone

Gennaio 1938
Rientrata a Parigi , venni a sapere che la maggior parte degli americani stava tornando a casa. Io invece decisi di rimanere. Avevo vissuto in Francia per otto anni e ormai ne facevo parte. Avevo imparato ad amare la sua gente, la sua storia, i suoi paesaggi e le sue vecchie pietre. Se i Francesi potevano farcela potevo farcela pure io. Inoltre stavano per succedere troppe cose straordinarie e non volevo perdermele.
Mary Jayne Gold

La protagonista del romanzo è  Nanèe, personaggio ispirato  a  una donna reale, Mary Jayne Gold, ricca ereditiera americana vissuta a Parigi negli anni della seconda guerra mondiale. Pilota per hobby di un Vega Gull rosso. Donna fuori dal comune, amica di gruppi intellettuali surrealisti.  Nota per essersi adoperata insieme a Varian  Fray,  giornalista statunitense, nel tentativo di  salvare la vita ai perseguitati al regime nazista che migrati dalla Germania erano riparati in Francia, trovandosi quasi subito i tedeschi in casa. L’Organizzazione di Varian Fray salvò più di 2000 persone tra professori, letterati, artisti e ebrei, dalla deportazione nazista, organizzando una rete di fuga verso gli Stati Uniti d’America tramite la Spagna e  Portogallo.

La Francia spaccata in due. La Germania controllava il Nord e la costa atlantica, mentre il primo ministro di Vichym Philippe Pétain, autoritario quanto Hitler e a lui fedele, invocava “un nuovo ordine morale” nel Sud, sostituendo il motto francese; Liberté, Egalité, Fraternité,” con “Travail, famille, Patrie”.

La narrazione prende l’avvio da questo periodo storico e sviluppa un racconto intrecciato  tra  Storia, Cultura e Sentimento.  Lo sguardo storico dipinge con sgomento la resa della Francia all’occupazione tedesca e la formazione del  governo collaborazionista di Petain collocato a Vichy,  il destino dei profughi ebrei che si ritrovarono in un paese improvvisamente nemico. La Spagna neutrale ma con l’occhio strizzato a Hitler, gli USA ancora non partecipi al conflitto che con qualche riserva iniziano a accogliere gli Ebrei.

 Il tema centrale del racconto, è secondo me, il Surrealismo, quel movimento degli anni ‘30-’40 del secolo scorso, che sconvolse il mondo artistico, scompose la realtà granitica della borghesia novecentesca positivista e razionalista, contrapponendo alla filosofia del denaro come motore del mondo, l’amore come forza dirompente capace di eliminare i filtri della ragione e far emergere l’anima. Andrè Breton, uno dei protagonisti del romanzo, fu il capostipite del movimento.  E infine proprio l’amore sarà la base portante della storia: l’Amore tra Nanèe e Eduard Moss, personaggio di fantasia, fotografo ebreo tedesco surrealista, liberamente ispirato al fotografo dadaista Man Ray.

“Era stata mandata in Europa per imparare che una buona postura, come indossare un abito da ballo e preparare un menù, oltre alla raffinata arte di non dire assolutamente nulla di importante facendo sentire importante il tipo di uomo giusto lo potesse convincere in modo che decidesse di sposarla.”

Intorno alla storia di Nanèe e Eduard ruota tutto; dalla lotta per la sopravvivenza dell’umanità, dei bambini, degli ebrei ma anche dei non ebrei, perché la guerra e l’orrore non risparmia alcuno. Salvataggi di profughi che hanno del miracoloso e del mirabolante, di cui alcuni veritieri. Ruota una piccola comunità che grazie a Nanèe che affitta una villetta in Provenza nell’attesa dell’espatrio, vive seppur nell’angoscia del momento spiragli di grande respiro culturale. Si tratta infatti di una variegata combriccola di Artisti, di uomini e donne dell’intellighenzia europea tra le due guerre, da Andrè Breton, poeta e scrittore francese, sua moglie Jacqueline Mathilde Lamba Breton pittrice e decoratrice francese che aveva aderito al surrealismo nel 1934, Eduard il fotografo dell’anima, la cui macchina fotografica coglie frammenti di  esistenza.  La stessa Nanèe che ha come hobby la guida di un aereo, è una donna fuori da ogni schema, anche se arrivata in Europa per volere del padre per frequentare in Italia una scuola di “buone maniere” per  imparare a comportarsi come una donna più integrata nel suo ruolo tradizionale.  Niente fu più lontano da Nanèe che, al di là della sua innata eleganza, è una donna forte, determinata, capace di fare esattamente tutto ciò che fa un uomo, capace di sfruttare la sua femminilità anche in modo non ortodosso, libera da ogni condizionamento. In questo ambiente culturalmente molto elevato ci sono i bambini che portano la leggerezza dell’innocenza, sebbene già spettatori di un mondo che cade in pezzi, come la piccola Luky di 4 anni, che si chiede perché la sua Mutti è andata a vivere con gli angeli invece che con lei.  Tanti altri personaggi ben caratterizzati compongono il gruppo, Danny e sua moglie dallo strano nome, T. il loro figlio e la figlia di Breton, la governante che riesce a imbastire pranzi e cene con pochi elementi.
Nel tutto mi preme segnalare due piccoli camei:  Dagobert il cagnolino di Nanèe che abbaia rabbioso quando sente nominare Hitler e Madame La Vache, la mucca che fornisce il sostentamento al gruppo con il suo latte profumato

Tutti noi ci immaginiamo innocenti. Stupiti dalla crudeltà, empatici. Non immaginiamo che, con il semplice atto di guardare, forniamo un pubblico.

Vorrei concludere con questa considerazione espressa da Eduard che ha vissuto l’esperienza della prigionia nel campo di internamento francese, non tedesco, è importante; nel campo di detenzione francese,  Camp de Miles, del comune di Aix en Provence, dove l’atmosfera è già quella che si consumerà nei lager tedeschi tristemente noti e dove Eduard sperimenta in prima persona l’assenza di umanità. Chi conosce la Provenza sa quanto ridenti siano quei posti, e può immaginare il contrasto con l’orrore del campo di internamento.


PRO
Una buona lettura. Una storia interessante, intrigante e coinvolgente. Una storia ricca di spunti di riflessione, a me personalmente  ha aperto un mondo sulla Francia collaborazionista   e sul surrealismo. E poi , concedetemi, mi ha riportato in Provenza, luogo che amo molto.

CONTRO
Ogni tanto rischia di essere ripetitivo e un po’ pesante proprio in quelle dissertazioni intellettuali intorno al surrealismo, mi sembra che il pensiero si arrotoli su stesso e non sappia dipanarsi fino in fondo. La scrittura è scorrevole, semplice, con una sintassi a tratti imperfetta. Ma si tratta di una traduzione quindi non so mai se dipenda dalla scrittrice o dal traduttore.  Del resto trasportare una lingua basica come l’inglese in una lingua complessa come la nostra non credo sia molto facile. Questa considerazione mia personale e magari pure sbagliata non rende la lettura meno interessante.

Link cartaceo: La portalettere di Parigi
Link ebook: La portalettere di Parigi

Trama
La bella e ricca Naneé è nata con uno spirito avventuroso. Per lei imparare a volare e pilotare un aereo significa essere libera. Ma quando i carri armati tedeschi attraversano il confine ed entrano a Parigi, Naneé sa che il suo cuore non può fare altro che unirsi alla Resistenza. Soprannominata “la portalettere” perché consegna informazioni ai clandestini, Naneé usa il suo fascino e la sua abilità per dare un riparo ai fuggitivi e portarli in salvo. Il fotografo Edouard Moss è fuggito dalla Germania con la figlia piccola, ma è stato internato in un campo di lavoro francese. Quando incontra Nanée, le loro vite si intrecciano indissolubilmente dando vita a un amore romantico e pericoloso, in un mondo infuocato dalla guerra… Ispirato alla vita reale dell’ereditiera di Chicago Mary Jayne Gold, che lavorò con il giornalista americano Varian Fry per far uscire clandestinamente artisti e intellettuali dalla Francia, La portalettere di Parigi è la storia struggente di una donna indomita la cui forza e coraggio sono un faro di speranza in un’epoca di terrore.

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