Trama 1938. A pochi giorni dall’attesa visita del Fuhrer, il commissario Alberto Sorrentino è richiamato con urgenza a Napoli, per indagare sulla morte di tre ragazze vittime di un tagliagole, che ha lasciato sui loro corpi incisioni incomprensibili e sulla scena del crimine un messaggio altrettanto misterioso. Sei anni prima, Sorrentino aveva risolto dei casi simili e il questore Massari spera che possa dare una svolta anche a questa indagine che sta mettendo a dura prova la questura. Le pressioni degli apparati di regime sono forti: una delle vittime era tedesca e lavorava in una rivista legata alla Gioventù hitleriana. Dopo qualche giorno, alla serie di delitti se ne aggiunge un quarto con le stesse modalità, ai danni di un giovane universitario. La situazione peggiora e, mentre la polizia politica cerca di inserirsi nell’indagine e un agente dell’OVRA di nascondere l’identità di una delle vittime, Sorrentino si troverà a fare i conti anche con il proprio passato… L’indagine sui delitti, sempre più complessa e dolorosa, porterà il commissario a confrontarsi con l’abisso che alberga nell’animo umano. Recensione a cura di Laura Pitzalis Un libro molto bello che mi ha catturata, conquistata e coinvolta dalla prima all’ultima pagina! Un giallo-noir dove il protagonista, il commissario Alberto Sorrentino, deve indagare su una serie di delitti avvenuti a Napoli alla fine del 1930, una Napoli frenetica e ipercinetica per i preparativi di una grandiosa parata con i Reali, il Fuhrer Adolf Hitler e il Duce Benito Mussolini. Una trama serrata e coinvolgente che però, secondo me, passa in secondo piano rispetto alla caratterizzazione e descrizione dei vari personaggi, che mi hanno fatto rivivere la tipica napoletanità dei film e commedie anni ’30. Lidia Del Gaudio, infatti, pone molta attenzione all’aspetto caratteriale dei suoi personaggi, privilegiandone quello introspettivo, sondando l’animo umano nelle sue più intime sfaccettature e disegnando sapientemente spaccati di umanità. Questo libro è ricchissimo di personaggi che l’autrice ha saputo tratteggiare in modo dettagliato e a tratti caricaturistico, tanto da farmi venire in mente individui che, grazie alla letteratura e alle rappresentazioni cinematografiche e teatrali, sono divenuti dei “topos”. Ed ecco che nella mia mente il protagonista, il commissario Alberto Sorrentino, si materializza come Philip Marlowe, l’archetipo del detective taciturno, scontroso, sarcastico ma dalla morale incorruttibile, con le sembianze di Humphrey Bogart, anche se fisicamente non ha niente a che vedere:
Sapeva che le donne lo trovavano attraente, come dicevano, per quel ciuffo di capelli neri che gli ricadeva sulla fronte a ogni movimento, i baffetti sottili che ricordavano Errol Flynn e lo sguardo color cielo. Il contrasto colpiva, così come il fisico alto e proporzionato, tuttavia era anche conscio di come il suo modo di fare, troppo spesso respingente e gelido, riuscisse ad appannare gran parte del presunto fascino.
Oppure Fortuna, la domestica della casa in cui Sorrentino affitta una stanza, uno dei personaggi che pur non essendo tra i protagonisti mi ha totalmente catturata. Donna di poche parole, ma sempre inquadrata alla situazione, donna del popolo con la saggezza che proviene da una vita di sacrifici e privazioni, ecco materializzarsi nella mia mente come Tina Pica nel ruolo di Caramella in “Pane, amore e fantasia”, e m’immagino anche la voce bassa, cavernosa, potente:  
Ad aprirgli fu una vecchia, la schiena curvata dalla cifosi e rughe profonde a solcarle il viso. I capelli erano ingrigiti e crespi e forse per questo si ribellavano alle forcine, creando intorno al capo un’aureola elettrica.
  • E vuje, mo, che vulite?
chiese con malagrazia e in dialetto, mentre si asciugava le mani sul grembiule.”
Tutti i personaggi di questo libro, dai colleghi di Sorrentino agli inquilini del palazzo di via Crispi 21, dalla maestra di musica con la figlia dalla bellezza provocante ma la mente da bambina all’imponente portinaio, dalla corpulenta Giuseppina all’esile e mingherlino ciabattino Cortese … tutti sono descritti in un modo che li rende vivi ai nostri occhi, ognuno con la propria specificità della vita quotidiana che scorre inesorabile con i propri dolori, paure, malinconie, inquietudini. Un altro aspetto del libro che mi ha colpito favorevolmente è la capacità dell’autrice nell’accompagnarci dentro gli avvenimenti: non stiamo leggendo un romanzo ma lo stiamo vivendo, siamo là nelle vie di Napoli mentre fervono i preparativi per l’arrivo del Fuhrer, siamo sospinti, urtati da persone che corrono da una parte all’altra con agitazione, seguendo disposizioni prestabilite perché tutto deve essere studiato e preparato nei minimi dettagli, perché tutto deve essere perfetto!   E ci troviamo in mezzo ai preparativi militari, alle squadre di uomini a lavoro circondati da bandiere svolazzanti, da sagome di aquile nere e archi di trionfo in costruzione.
Appena varcato il portone […] pensò di trovarsi a bordo di qualche nave della Real Marina del Regno delle Due Sicilie, dove fosse stato messo in atto il famoso ordine del “facite ammuina”: gente che si spostava da destra a sinistra e da sinistra a destra, su e giù per le scale con frenesia, inseguendo ordini ipotetici che lui non era certo in grado di comprendere.
Superba nelle descrizioni dei luoghi più diversi, dai miseri vicoli dei quartieri popolari alle zone più ricche della borghesia e nobiltà, Lidia Del Gaudio ci fa immergere nelle atmosfere di questa Napoli anni ’30 e io, seduta nel mio divano a leggere, vedo davanti a me una banda di scugnizzi  con le facce sporche che fuggono a nascondersi; sento la vera voce di Napoli, quella delle squillanti voci delle comari che da un balcone all’altro si aggiornano sui fatti della giornata, quella degli strilli di bimbi, delle urla dei venditori ambulanti, delle bestemmie di facchini … E mi faccio accarezzare il viso dalla brezza della sera mentre, estasiata, ammiro, dalla terrazza di villa Matarazzo, un panorama mozzafiato che spazia dalla collina del Vomero fino al Castel dell’Ovo, e in mezzo:
…le luci della città che parevano spettatori di un anfiteatro dove andava in scena la perenne dicotomia tra conforto e disperazione, opulenza e povertà, tripudio e lacrime, che affliggeva Napoli.
La lettura è scorrevole e trascinante grazie ad un linguaggio chiaro e semplice, con dei dialoghi che gli intercalari in dialetto rendono vivi, frizzanti, vivaci e che mi hanno letteralmente fatto impazzire! Adoro il dialetto napoletano così gaio e faceto, un dialetto che “Permette quasi sempre una satira pungente e penetrante mentre agevola in maniera meravigliosa le immagini fresche e naturali che sgorgano dalla fantasia dei napoletani”, come dice Cesare Caravaglios nel suo libro “Voci e gridi di venditori in Napoli”. Per concludere, voglio riportare un passo del romanzo, dove sono descritti i napoletani, un brano che reputo un’autentica perla, dove si evidenzia che la scrittura, come scrive nei ringraziamenti Lidia Del Gaudio, “più che di orpelli, aggettivi e avverbi, ha bisogno di un cuore che batte”.
Insomma, io sono napoletano, commissario, e i napoletani sono persone particolari. Vi danno il cuore quando è il momento, l’entusiasmo, l’adunata, l’oro alla patria e tutto il resto. Poi però ogni tanto si fermano e si fanno due conti della vita spicciola, del dare e avere, dell’esistenza che non è eterna e del ccà nisciuno è fesso, non so se rendo l’idea. E così come si sono entusiasmati, cosi si disentusiasmano presto presto. Non sempre con la rivoluzione o con chi lo sa quali grandi azioni. Lo fanno con l’apatia, come quando uno si disamora del suo più grande amore e, allora, prima sopporta, poi si arma di silenzio e indifferenza e li cova sotto la cenere, fino a quando non succede quel qualcosa che li fa esplodere come l’eruzione di un vulcano. Del resto, qua sotto al Vesuvio ci troviamo, o no?
  Copertina flessibile: 271 pagine Editore: Fanucci (15 ottobre 2019) Collana: Nero italiano Lingua: Italiano ISBN-10: 8834738586 ISBN-13: 978-8834738580 Link d’acquisto cartaceo: Il delitto di Via Crispi n. 21 Link d’acquisto e-book: Il delitto di Via Crispi n. 21

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