Nel mese di Novembre abbiamo letto nel gruppo Thriller Storici e Dintorni un giallo di Agatha Christie, ambientato nell’antico Egitto. Scoprite che cosa ne pensano i lettori…

Trama
Siamo a Tebe, nell’antico Egitto, intorno al duemila avanti Cristo, all’epoca dell’XI dinastia. Renisenb, in seguito alla morte del marito, torna nella grande casa del padre Imhotep, sacerdote del Ka. La giovane, dopo la disgrazia che l’ha colpita, è in cerca di conforto e nella casa natale, vicino ai parenti e ai servi fedeli, ha l’impressione di poter riacquistare la perduta serenità. Ma la realtà in cui si imbatte è assai diversa: i suoi tre fratelli, il debole Yamhose, il prepotente Sobek e il viziato Ipy, sono sempre in contrasto tra di loro, mentre le cognate e la vecchia, malvagia Henet gettano olio sul fuoco. Ma la situazione è ancora destinata a peggiorare con l’arrivo della sensuale e affascinante Nofret, la giovanissima nuova concubina di Imhotep. In questa atmosfera di gelosia, passioni e rancori scoppia ben presto una vera e propria tempesta e incominciano a verificarsi strane morti misteriose, attribuite dalla famiglia alla oscura maledizione degli dei, ma la verità invece può nascondersi in mezzo agli uomini.
C’era una volta, apparso nel 1945, è un romanzo di straordinaria suggestione, nella quale la Christie ha riversato tutte le sue conoscenze sull’antica civiltà egiziana che aveva appreso durante i suoi viaggi in compagnia del marito, il celebre archeologo Mallowan.

Emilia Milucci Guido
Tebe, 2000 circa a.C. Un’ambientazione decisamente insolita per la Christie e, come lei stessa dice nella nota iniziale, “Sia il luogo che il tempo non sono essenziali al racconto: qualunque altra località o epoca poteva servire altrettanto bene ad ambientare la vicenda”. Questo è, a mio avviso, l’unico limite di questo romanzo: un’epoca che rimane un piacevole sfondo, ma non pervade i personaggi, non ricrea un’atmosfera “tipica”. Per il resto l’autrice fa quello che sa fare meglio: creare una situazione apparentemente normale per scombussolarla con una serie di delitti/incidenti, disseminando indizi, mischiandoli con false piste e riuscendo a stupire il lettore con svolte impensate, proprio quando ci si convince di aver individuato il/la colpevole; come dice uno dei protagonisti ” …spesso colui che parla non è anche colui che agisce.”! Probabilmente non è uno dei romanzi migliori della regina del giallo, ma, nonostante i limiti di un’ambientazione emotivamente poco coinvolgente e “scolastica”, l’ho trovato piacevole, intrigante, ricco di spunti e riflessioni, molto scorrevole. Parte un po’ “in sordina”, come se volesse convincere anche noi che non succederà nulla di rilevante e che niente cambia, poi il ritmo si fa più serrato e si arriva d’un fiato alla fine. Una delle “riflessioni” che mi ha colpita particolarmente: “Poteva darsi che non sapendolo lei fosse più al sicuro, ma nessun essere umano è contento di trovare sicurezza nell’ignoranza.”

Matteo Palli
Romanzo sicuramente particolare nella produzione di Agata Christie ma c’è veramente molto della nota giallista in questo libro. Definirlo romanzo storico non è facile. La storia potrebbe essere ambientata dovunque in qualunque tempo e alla fine sono veramente pochi gli elementi che rimandano all’antico Egitto. Ho trovato anche dei passaggi anacronistici con i protagonisti che si esprimevano, secondo me, in modo troppo moderno. Però… C’è un però, il libro coinvolge, il racconto spinge alla lettura e continuamente cambia scenario e prospettiva alla storia, facendo apparire nebuloso tutto ciò che fino alla pagina prima sembrava chiaro. La sequenza di morti, inspiegabile e frenetica mi ha ricordato in dei momenti 10 piccoli indiani e sappiamo tutti l’importanza del romanzo appena citato… Secondo me un ottimo giallo che accanto agli elementi detti, tipici delle migliori opere dell’autrice, si porta dietro i difetti che ho spesso riscontrato nelle sue opere. Il famoso giallista Raymond Chandler aveva indicato in un saggio i dieci elementi imprescindibili per un ottimo romanzo giallo. Uno di questi è la correttezza nei confronti del lettore. Cioè gli vanno forniti gli stessi elementi che vengono dati agli investigatori del libro… La Christie lo fa raramente e in tanti suoi romanzi, seppur splendidi, si brancola nel buio fino a due pagine dalla fine fino a quando il Poirot di turno in due pagine ci spiega tutto… Anche questa volta mi pare abbia fatto così (poi magari sono io che non ci ho capito nulla ci mancherebbe!). Forse anche un po’ labile il movente. Detto questo mi sono divertito molto. Una lettura leggera e coinvolgente che ho apprezzato da vecchio fan della scrittrice.

Daniele Chiari
Non è un romanzo storico, ma un giallo piacevole e scorrevole con una ambientazione particolare e originale.Una lettura certamente consigliabile, chiudendo un occhio sugli aspetti storici non bene messi a fuoco e non troppo approfonditi.

Lorella De Propris
A me è piaciuto. Ci ho ritrovato i suoi intrecci e le situazioni ingarbugliate di famiglia. L’atmosfera è stata gradevole e non ho notato strafalcioni, rispetto all’ambientazione nell’antico Egitto. Devo dire che ad un certo punto ho incominciato a sospettare l’identità dell’assassino, ma, come sempre la Christie, è geniale nel riuscire a sviare. In conclusione mi sento di dire che si è trattato di un ottimo giallo, che mi ha tenuta incollata alle sue pagine. A differenza di molti altri lettori, che hanno rimpianto le atmosfere inglesi e hanno criticato i particolari storici, ho apprezzato molto il libro. Agatha è sempre Agatha anche in capo al mondo e in qualsiasi epoca.

Isabella Novelli
Uno strano libro di Agatha Christie ambientato a Tebe, diverso apparentemente da tutti gli altri ma identico nel meccanismo che fa scattare indizi, accusati e soluzioni a tutti quelli della scrittrice. Un po’ spiazzante all’inizio, ma tutto sommato una bella storia, anche se l’ambientazione è molto secondaria al racconto. Forse un omaggio inconsapevole al suo secondo marito, archeologo, un modo diverso di investigare su una serie di omicidi compiuti in ambito familiare. Abituata ad altri scenari, all’inizio mi ha lasciata un po’ perplessa, poi la storia diventa intrigante e misteriosa fino alla fine. Non credo si possa considerare un romanzo storico, ma è stato comunque piacevole leggerlo per conoscere un aspetto della Christie che non sospettavo esistesse.

Cristina Pozzi
Un lettura piacevole e abbastanza coinvolgente, non un romanzo storico vero e proprio e non un capolavoro, secondo me. Ma io non sono una fan della Christie.

Loredana Lori
Affascinante,piacevole,ben strutturato.si respira l’ aria di Sinuhe l’egiziano e del Dio del fiume ,romanzi belli e corposi. La Christie si è cimentata in altri generi oltre ai gialli sempre con risultati eccellenti.

Amico Luigia
Sicuramente è una trama che incuriosisce, che ti porta a voler far chiarezza sui vari indizi e dubbi che la Christie riesce abilmente ad insinuare. Ho apprezzato particolarmente l’ introduzione dei personaggi nel racconto. Una lettura scorrevole e piacevole, ma non credo che si possa definire romanzo storico.

Flavia Zaggia
Mi sono sempre piaciuti i gialli di Agatha Christie perché, essendo questa scrittrice una vera fuoriclasse, la scrittura è scorrevole, piena di piccoli indizi seminati qui e là nella trama che devono essere memorizzati per arrivare alla soluzione del mistero.La lettura di questo libro mi ha lasciato però leggermente perplessa. Niente da dire sulla costruzione del racconto che come sempre è assolutamente perfetta, nulla da eccepire sulla scrittura del giallo che, pur essendo stato scritto nel 1945, è certamente attuale, non banale e con tratti di suspance che invogliano a continuare la lettura sino all’epilogo che non risparmia il colpo di scena finale. Complice la pioggia, ho letto il libro in due giorni, ma non mi ha del tutto convinto. L’ambientazione storica non mi ha fatto venire la voglia, come spesso accade per altre letture, di cercare curiosità o approfondimenti. I personaggi, con altri nomi, avrebbero potuto essere i protagonisti di un giallo più contemporaneo e, a volte, ho trovato i loro comportamenti troppo “esagerati” anche se questi eccessi vengono in parte spiegati quando l’autrice svela debolezze e segreti del loro passato. Sicuramente la lettura condivisa ha reso questo giallo più dinamico, ma nel complesso per me rimane un …ni…

Sonia Brindisi
Ho letto i gialli di Agatha Christie fin da piccola e mi hanno sempre appassionato. Questo libro però mi è sembrato diverso.La scrittura è scorrevole, i personaggi ben definiti anche se mi sono sembrati troppo contemporanei, diversi i riferimenti storici sulle usanze dell’antico Egitto e sulla vita sociale del tempo. Alla fine però è un giallo come tanti, bello da leggere ma non coinvolgente come mi aspettavo.

Matilde Titone
Non mi ha entusiasmato. Leggibile, godibile, come tutti i libri della Christie, ma non mi ha preso. Uno schema già visto, un’ambientazione strana, questo Egitto antico nel quale mi sembra sia stato inserito qualche elemento troppo moderno. Però potrei sbagliare io, non ho una particolare cultura egizia, e non ne sono neppure mai stata troppo attratta. Non mi dilungo, non ci ho trovato niente di particolarmente interessante. Perdonate ma così è.

Maria A. Bellus
Agata Christie non si mette in discussione, un libro discretamete avvincente , dove si mescolano gelosia, passioni ,morti misteriose . Un libro storico solo per la sua ambientazione , dove si ritrovano usi e costumi degli antichi egizi interessanti. Nel complesso un buon romanzo!

Michela Vallese
Non so proprio che dire! Questo libro mi ha lasciata perplessa fin dall’inizio! Complice probabilmente la mia mente contorta, l’ho trovato troppo semplice, quasi banale! Mi stupisce che molti lo considerino un buon giallo, la lettura è si scorrevole, ma secondo me manca di pàthos. Ho sperato fino alla fine in un colpo di scena che non è mai arrivato. Presumo che essendo appassionata di romanzi d’avventura, dove si sta sempre sul filo del rasoio, in questo caso mi sia mancato quel pizzico di adrenalina che tanto adoro.

Sabrina Poggi
Romanzo in un certo senso atipico nella produzione della Christie: è l’unico con ambientazione storica e ritengo sia stato un “divertissement” legato tanto alla moda dell’egittologia quanto al fatto che Agatha aveva buone conoscenze nel settore, avendo sposato un archeologo ed effettuato viaggi in Egitto e Medio Oriente. L’ambientazione, come lei stessa chiarisce, non ha pretese di precisione storica, serve più a dare colore alla trama che riporta invece diversi archetipi della produzione della scrittrice. Ritroviamo infatti i personaggi con vizi e difetti universali, il tema della dipendenza dal patriarca o comunque da chi detiene “le chiavi della cassa” affrontato anche in altre opere, la molla che spinge all’omicidio e che è quasi sempre da ricercarsi nella cupidigia di denaro o di potere, gli indizi disseminati qua e là ma difficili da decifrare e che portano a sospettare a turno di tutti fino al disvelamento finale.Forse qui la parte più debole sono i personaggi, che non mi hanno suscitato grande simpatia, a parte nonna Esa.Una lettura comunque sempre gradevole e scorrevole, anche se per gusto personale preferisco la Christie delle atmosfere British, che tanto amo.
Un altro aspetto che vorrei sottolineare è la semplicità e linearità del linguaggio della Christie (tanto è vero che la consiglio sempre a chi vuole iniziare a cimentarsi nella lettura in lingua inglese). Questo, oltre alle sue trame “archetipiche”, ha fatto sì che la sua opera mantenesse una perenne attualità e leggibilità, mentre altri scrittori della Golden Age del giallo possono adesso apparire datati, sempre godibili per gli appassionati ma forse meno apprezzati da chi si accosta al genere per la prima volta (penso ad esempio a Van Dine o Dickson Carr o Edgar Wallace)

Angela D’Albis
Bel romanzo, ma non bellissimo. Non sono una fan di Agatha Christie, ma ho letto altri libri di questa autrice che mi sono piaciuti di più. Questo è un misto tra “romanzo storico” e “giallo”. E’ ambientato nell’antico Egitto, a Tebe, 2000 anni prima di Cristo. La cosa che mi ha colpito sono le descrizioni storiche delle usanze di quel periodo, descritte dall’autrice, che risultano essere, per la maggior parte, veritiere(come l’autrice stessa afferma nell’introduzione). Per il resto, un romanzo accettabile e leggibile!

Anna Ferrari
Avevo già letto questo romanzo molti anni fa, ma non lo ricordavo più. L’ho riletto con molto piacere; da appassionata di antico Egitto, mi è piaciuto il fatto che fosse ambientato in quest’ epoca anche se non viene molto approfondito l’aspetto storico. Non so dire se sia uno dei migliori o peggiori romanzi della Christie perché non ne ho letti molti, ma devo dire che la lettura è stata scorrevole e piacevole.

Clara Schiavoni
Chi non conosce Hercule Poirot e Miss Marple, gli eccezionali investigatori creati dall’immaginazione lucida e analitica di Agatha Christie? Conoscendoli sappiamo che thriller diversi si dipanano dallo stesso canovaccio: omicidio unico o plurimo, l’investigatore che indaga sui presenti al momento del crimine, riunione finale dei personaggi tutti degni di sospetto, il detective che svela il colpevole e tutto l’iter che lo ha indotto a colpire. C’era una volta rientra nei canoni letterari dell’autrice. Con una ambientazione particolare nella Tebe del 2000 a.C. non è, però, un thriller storico come spiega la stessa Christie nella Nota dell’autrice quindi non rimane che seguire l’amato intreccio. All’inizio la descrizione del paesaggio mi ha fatto rivivere il mio viaggio lungo il Nilo: il grande fiume con l’acqua calma, le verdeggianti rive ancora bucoliche dove si ergono armoniose le palme, somarelli e altri animali da lavoro fermi quali statue, bambini che si rincorrono, uomini in tuniche colorate e copricapo simile alla kefiah, il tutto avvolto dall’azzurrità. In questo paesaggio idilliaco e silenzioso c’è Raninseb felice per essere a casa di nuovo e mi è piaciuto identificare il suo ritorno con l’ascolto delle voci dei propri famigliari, sempre le stesse di otto anni prima, che le accarezzano l’anima e, appunto, la fanno sentire a casa, tra affetti sicuri dove lei pensa di ritornare ad essere la stessa di prima, una ragazza serena, dimenticando il dolore per la perdita del marito Khay.La ricca casa del sacerdote del Ka, Imhotep, suo padre, in prossimità dell’argine occidentale del Nilo dove regna sovrano il gineceo con ruoli piramidali a partire dalla schiava Henet per salire alle cognate Satipy e Kait per raggiungere il vertice da cui tutto sovrasta la nonna Esa.Il ritorno felice di Raninseb si trasforma nel vissuto di momenti drammatici dall’arrivo di Nofret, la bella concubina del padre, avida e crudele. Ma è proprio in questa sequela di eventi che Raninseb arriva alla presa di coscienza della realtà famigliare, alla piena consapevolezza del vero carattere dei suoi parenti e anche a un suo equilibrio psicologico, quello che le è necessario per operare la scelta di vita più giusta.Esa, la nonna, con la sua intelligente vitalità sembra venirti incontro conscia del proprio potere che esercita sul figlio Imhotep, sui nipoti e sulle loro mogli, e sulla velenosa schiava Henet. Esa ci viene incontro in tutta la sua egizianità dai cibi agli unguenti agli oli profumati e con tutto il suo acume di investigatrice.Mi è piaciuta molto la caratterizzazione di questo personaggio e magistrale la doppia caratterizzazione di Yahmose, Sobek, Ipy, Satepy e Kait, una volta che ne cade la maschera comportamentale. Nell’insieme la Christie ci offre una tipologia umana universale e atemporale.La Christie, maga dei colpi di scena e dello scavo psicologico: l’adoro.In alcuni punti non mi è piaciuto il linguaggio usato, secondo me troppo moderno, forse dovuto alla traduzione. Certo è che “diamine,…” , usato in un dialogo, poteva essere evitato anche dalla traduttrice. Un solo esempio perché questo del linguaggio aprirebbe un discorso troppo vasto.

Roberto Orsi
Devo fare “outing” e confessare che questo è il primo libro che ho letto di Agatha Christie. Incredibile ma vero, non mi ero mai approcciato ai gialli di questa autrice, forse la più famosa nel panorama letterario di genere. Forse avevo aspettative molto alte proprio per questo motivo e partire da questo giallo che esula un po’ dai canoni standard della Christie, non mi ha permesso di apprezzarlo nei modi giusti. L’impianto del giallo, a quanto ho letto anche in altri commenti e recensioni sul libro, rispecchia quelli soliti dell’autrice, con la soluzione del mistero che si scopre solo nelle ultimissime pagine. Il contesto storico però rimane molto labile, sfocato, in lontananza. Ci sono alcuni riferimenti alla civiltà egizia, alle usanze, alla fede nelle divinità, ai riti dell’oltretomba e la sacralità degli stessi, ma non vengono approfonditi. I personaggi e le loro personalità, con le dinamiche classiche da famiglia “allargata”, sono i veri protagonisti della vicenda. Ma come viene ammesso anche dalla stessa Agatha Christie, questa è una storia che potrebbe essere scritta pressoché nello stesso modo anche in molte altre epoche, senza perderne le connotazioni più importanti. Una storia di gelosia, rivalsa, vendetta, sospetti e intrighi all’interno di una famiglia dell’Antico Egitto, come probabilmente ce ne saranno state molte altre nel corso dei secoli. La scrittura dell’autrice è fluida, è un giallo sicuramente scorrevole, va anche tenuto in considerazione che lo stesso è stato scritto nella metà del secolo scorso, quando probabilmente i canoni della letteratura e della lettura stessa erano diversi. Alcuni dialoghi un po’ troppo moderni, immaginando un’epoca così remota, mi sono risultati leggermente stonati durante la lettura. Nel complesso un libro godibile ma per quanto mi riguarda vorrei ora riprovare con la stessa autrice in un altro contesto.

Costanza Marzucchi
Questo è il primo libro che leggo di questa autrice ma confesso che da tempo desideravo avvicinarmi a questa opera. L’ambientazione è inusuale, se si osserva la produzione di Agatha Christie, ma posso dire che le indicazioni storiche e cronologiche sono vaghe, benché realistiche. Tale caratteristica si adatta a chi non ama leggere troppo i romanzi storici mentre può risultare indigesta a chi vorrebbe un romanzo storico con la S maiuscola, cosa che questo giallo non è. Ugualmente è una lettura molto piacevole, per la linearità del linguaggio, l’abilità narratologica dell’autrice e la capacità di delineare con pochi cenni la psicologia delle parti coinvolte. In conclusione, mi è piaciuto leggere questo romanzo perché l’ho trovato avvincente e piacevole.

Salvatore Argiolas
In una famosa classifica dei cento migliori di tutti i tempi curata dalla Crime Writers’ Association nel 1990 “C’era una volta” fu classificato al posto n° 83. Questo giudizio mi sembra molto indulgente nei confronti di questo giallo anomalo nella produzione della Christie che ha scritto romanzi molto più convincenti. “C’era una volta” è ambientato nell’Antico Egitto ed è l’unico del genere della Christie ma presenta dei personaggi piuttosto stereotipati e alquanto anacronistici pronti per essere usati su qualche altro palcoscenico. In ogni caso contiene molti “topoi” classici nei gialli della Signora del giallo, non ultimo l’uso di vari veleni, quasi un marchio di fabbrica della premiata ditta Christie.

Laura Pitzalis
Non leggevo un libro di Agatha Christie da tempi giurassici, quando non ne lasciavo indietro uno. Poirot, Miss Marple non avevano segreti per me! Romanzi scorrevoli, lievi, rassicuranti: il colpevole è sempre scoperto, assicurato alla giustizia, i buoni premiati, i cattivi puniti e, soprattutto, finali che non avresti mai immaginato.Ho detto “non ne lasciavo indietro uno” … in verità qualcuno sì come questo “C’era una volta”, che non conoscevo assolutamente . Qui abbiamo un’atmosfera unica e suggestiva, siamo nell’antico Egitto, circa 2000 a. C., una famiglia attraversata da passioni, invidie, gelosie che saltano fuori all’arrivo di donna giovane e bellissima, che porta scompiglio e morte. L’Egitto, terra di misteri, mummie, faraoni, maledizioni e camere sepolcrali chiuse per sempre, in realtà si trasforma in un luogo senza tempo e senza spazio e il racconto, a parte i nomi bizzarri, gli abiti a tunica, gli otri di unguenti e i sacrifici agli Dei, può tranquillamente essere ambientato a St. Mary Mead e negli anni ’40. E non ci avrebbe stupito se fosse spuntata fuori Miss Marple a ficcanasare, anche se nonna Esa è stata una valida sostituta e ben più cinica della vecchina inglese!I personaggi sono ben costruiti, l’intrigo costruito abbastanza bene anche se con una tipologia da “ motore diesel”: un inizio stentato, lento e farraginoso per poi, alla fine, riuscire a essere adrenalinico.Ma, c’è un ma … forse ho un ricordo troppo idilliaco degli altri romanzi, forse sono cambiata nei giudizi e gradimenti dei generi letterari o forse è questo romanzo della Christie che è qualcosa di molto diverso, fatto sta che mi ha un po’ deluso. Ho trovato la narrazione e la trama sottotono rispetto agli altri suoi gialli, una storia meno sconvolgente nella soluzione finale. Mi ha ricordato tanto “ Dieci piccoli Indiani”, anche se non con la stessa suspense, e forse è per questo che, prima volta per i romanzi della Christie, ho individuato il colpevole e immaginato il finale già a metà libro! E poiché la lettura di un giallo è l’unico o almeno uno dei pochi casi in cui essere “fregato” è l’obiettivo finale, l’aver capito tutto con largo anticipo è stato abbastanza noioso.

Giordana Guadagnini
Forse sono partita col piede sbagliato: pensavo ad un giallo di ambientazione storica scritto da un’autrice con una buona preparazione sull’ Egitto come la Christie . Invece ho trovato deludente e raffazzonata l’ambientazione: anche se contestualizzo che è stato scritto oltre 70 anni fa è quello che meno mi è piaciuto di tutti quelli che ho letto di questa autrice.

Maria Marques
Un assassino si muove tra le stanze di una dimora di un ricco sacerdote del Ka, Imhotep, fra le colline che si allontanano dal Nilo verso il deserto . L’arrivo di una concubina, bella e altera sembra scatenare sulla famiglia di Imhotep una tempesta, spalancando le porte a gelosie e i rancori sino a quel momento celati da una apparente concordia famigliare. Nofret la concubina viene uccisa e la maledizione che ha lanciato sulla famiglia, inizia a mietere vittime, una dopo l’altra. Sarà davvero una maledizione oppure un intervento molto umano ammantato di soprannaturale? Una donna anziana, una giovane vedova e un gradevole giovanotto indagano,giungendo a svelare e a sciogliere ogni mistero . Quello che è atipico in questo romanzo è l’ambiente in cui la Christie cala la sua storia:l’antico Egitto, Tebe durante la XI dinastia. Impossibile definire questo romanzo un libro storico, tuttavia considerando che lo stesso è stato scritto 1945, presenta molti aspetti della cultura egizia come poteva essere conosciuta all’epoca: maledizioni, tombe, gioielli, papiri, culto dei morti e la striscia del Nilo che luccica sullo sfondo. L’attenzione della scrittrice si volge al mondo che le è più congeniale,all’intreccio del giallo, alla soluzione degli omicidi,con una antenata di miss Marple che sebbene difetti di molti accorgimenti della scienza investigativa moderna non manca comunque di arguzia e capacità deduttive.L’ambientazione è gradevole ma si percepisce piu come sensazione di muoversi nell’antico mondo dei faraoni piuttosto che una reale base storica cui, la Christie avrebbe avuto facile accesso, avvalendosi delle conoscenze del marito egittologo. Forse il libro è stato un omaggio al marito, una incursione in un mondo inconsueto, forse un divertente intermezzo, fra le più conosciute e apprezzate avventure di Miss Marple e Hercule Poirot. Una favola quindi, come indica anche il titolo in italiano che nulla ha in comune con quello originale inglese ma che in questo caso ho trovato gradevole e quanto mai indicativo. Personalmente a me è piaciuto. Mi è piaciuto, da appassionata dell’antico Egitto, quell’accostarsi, senza divenire pedante a una civiltà antica, senza nessun intento didascalico, ma semplicemente volendo raccontare una favola… appunto “C’era una volta…”.

Anna Maria Viola
Ho letto parecchi gialli di Agatha Christie e mi sono sempre piaciuti. Con essi mi sono abituata a cercare il colpevole ma a non riuscire mai a capire davvero fino alle ultime pagine (evidentemente il mestiere del detective non fa per me). Questo “C’era una volta” è anomalo nell’ambientazione ma non nel tipo di struttura e di trama:infatti, come l’autrice ci avverte, la storia potrebbe svolgersi in qualsiasi epoca e in qualsiasi luogo. Forse perché l’animo umano non cambia nelle varie epoche? Il mio sospetto era caduto sul vero colpevole ma poi ero stata abilmente sviata e indotta a pensare che per vari motivi mi stessi sbagliando. Il libro si legge agevolmente, è molto scorrevole e mi sono affezionata molto alla protagonista ma anche alla concubina intrusa…. Prima o poi l’avrei letto comunque perché era tra i libri che aspettavano il loro turno nella mia libreria, ma è stato bello leggerlo insieme a voi. Aspetto di sapere quale sarà la prossima lettura condivisa.

Maria Acosta Diaz
Ho letto sette od otto volte i libri di Agatha Christie, tutti tranne questo, “C’era una volta” (in spagnolo LA VENGANZA DE NOFRET). È la seconda volta. Ricordo che quando lo presi con 17 anni (ne ho adesso 60) è stato un libro che non mi era piaciuto tantissimo. Ma con la Regina del Mistero succede spesso che ci sono personaggi che non sono simpatici a una certa età e poi impari a riconoscere il suo valore. Questo mi è successo con questo libro, o quasi: sempre è la stessa persona, una donna con un’immaginazione e una cultura immane chi scrive i libri. Questa volta ho potuto apprezzare un lavoro accurato della trama del libro e la voglia di fare qualcosa di diverso a Poirot e Miss Marple. Ci riesce? Credo di sì perché la differenza tra “C’era una volta” e gli altri libri è quella dell’ambientazione. Anche se Agatha Christie è stata sposata con un archeologo e ha utilizzato spesso l’archeologia come riferimento per alcuni dei suoi libri, è la prima volta che il mistero ci rimanda a un paese tanto antico. Ho conosciuto la vita dell’epoca victoriana con Christie, la maniera di comportarse del ceto sociale nobile, il cambiamento del ruolo delle donne dopo la seconda guerra mondiale nella società inglesa e tanti altri particolari della vita dell’Inghilterra, sia in campagna che in città, che è sparita tanto tempo fa.Allora, che c’entra tutto questo con “C’era una volta”? Di solito l’autrice parlava di quello che aveva a portata di mano, la società in cui aveva vissuto per anni ma “C’era una volta” è uno sforzo dell’autrice per immergersi in una società che non vede neanche ha potuto vedere, che non conosce, ma è stata brava a cercare di capire i rapporti sociali e familiari di un sacco di personaggi tanto diversi di quelli a lei cari: la società inglesa della prima metà del XX secolo.

Editore: Mondadori (20 dicembre 2019)
Copertina flessibile: 224 pagine
ISBN-10: 8804724501
ISBN-13: 978-8804724506
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