Trama Sul finire del Trecento, a Milano governa Bernabò Visconti. Uomo dalla personalità magnetica, sa unire a una perenne sete di espansione l’amore per i suoi tanti figli, fra i quali Agnese è la prediletta. Per lei, che gli assomiglia nel volto e ancora di più nell’animo, predispone un avvenire radioso, sposandola al giovane Gonzaga, futuro Signore di Mantova. Ma nell’incantevole città dei laghi i sogni hanno vita breve. Creatura indomita e fierissima, Agnese si rivela presto una spina nel fianco del consorte, rifiutandosi di vivere secondo regole e principi che le vanno stretti. Colpita da un susseguirsi di fatti tragici, fra battaglie perse e una passione travolgente, sfiderà a viso aperto le convenzioni dell’epoca e i nemici in carne e ossa, senza paura di mettere a repentaglio la sua stessa sorte. Una storia di emozioni forti, che testimonia quanto fosse pericoloso, in quello scorcio di secolo, essere una donna sola e battersi per le proprie idee Recensione a cura di Sara Valentino Guardavo l’immagine di copertina “Ritratto di donna” di Piero Pollaiolo e cercavo di immaginare la figura di Agnese, anelavo a vedere quel volto di una ragazza come tante, nata alla fine del Trecento da una famiglia potente: i Visconti! Quanto può essere fortuito nascere nobile? In fondo non hai molta scelta, ancor più se nascevi donna e per Agnese non è stato molto diverso, ha dovuto accettare un destino che non era nei suoi sogni di ragazza, ha dovuto lasciare che suo padre Bernabo’ Visconti, signore del ducato di Milano decidesse di recidere i suoi sogni e la desse in moglie a Francesco Gonzaga, ha lasciato che lei abbandonasse la sua casa per giungere a Mantova, che lasciasse la sua famiglia, lontana dagli affetti.
“In quel silenzio a tratti gelido prendeva le distanze dall’inutilità delle azioni umane. Quanto vano rumore accompagnava l’esistenza di ciascuno mentre, passo dopo passo, si accingeva a farsi polvere perenne”
Ma facciamo un passo indietro, Agnese fu una dei quindici figli di Bernabo’ Visconti e Beatrice della Scala (enigmatica, nulla la poteva scalfire e niente ne fiaccava la luce). Il suo carattere era molto simile a quello del padre, dal temperamento impetuoso quanto quello di un fiume, tanto è vero che lui stesso si rivedeva in lei, in quella figlia pura e sincera, testarda e caparbia, forse solo scevra dalle scelleratezze paterne, ma ugualmente superiore alle lusinghe alla piaggeria dei molti che si prostravano ai loro piedi esclusivamente per paura o mero interesse. “Non abbassate le vele prima ancora di cominciare a navigare, che la sorte è imprevedibile. E non scordate mai che il pomeriggio offre doni che il mattino neppure sospetta” con queste parole la Scaligera cercò di infondere coraggio nella figlia, inducendola a pensare che le regole vanno rispettate, ma che possono anche svelare sorprese inaspettate. Non si morse mai la lingua, ma si ribellò, pur sapendo che avrebbe perso in partenza, agli obblighi matrimoniali che le vennero imposti e a testa alta affrontò il suo destino nella sua nuova città: Mantova.
“Impavida, lei si girò verso il tiranno e ne sostenne lo sguardo illudendosi d’essergli pari, lanciandogli l’ennesima sfida che non avrebbe vinto”
Con la dipartita di Beatrice della Scala, che per il Visconti, per quante concubine avesse avuto, non sarebbe mai stata offuscata, ma sempre e per sempre lei, la sua signora, una grandissima donna, il Drago si smarrì e Agnese iniziò un lungo susseguirsi di tragedie. Se al suo fianco avesse avuto un “Uomo” e non un fuscello al vento, forse sarebbe stato diverso. I libri erano la sua linfa, Iacopo l’indovino a cui si affidava il suo confidente, ma il suo carattere caparbio e tenace l’accompagnò sempre.
“Che mi uccidano cento, mille volte. Cento o mille volte mi rialzerò in piedi.”
Come tante donne, meritevoli di essere ricordate, così anche Agnese è giusto che abbia avuto, grazie all’autrice, il giusto valore. Credo di essere stata anche io un po’ Agnese, chissà quanti leggendo questo romanzo lo hanno pensato e provato, hanno sentito la sua forza indomita, i brividi sulla pelle, le emozioni in punta di piedi, ma maestose e immense, folgoranti sino a commuovere. Adriana Assini ha una penna straordinaria, ha la capacità innata di dipingere le scene come fossero quadri, far vivere il lettore nel libro, nella storia e cosa ancora più forte e non da tutti, nel personaggio. Agnese mi ha lasciato un po’ di lei, della sua tempra, del suo carattere mai piegato agli eventi, del suo rincorrere sempre i sogni senza mai perdere se stessa. “Che non si illudano coloro che alterano la verità per cattiveria o tornaconto: sfuggiranno forse alla legge terrena, ma non a quella celeste” Copertina flessibile: 319 pagine Editore: Scrittura & Scritture (29 marzo 2018) Collana: Voci Lingua: Italiano ISBN-10: 8885746012 ISBN-13: 978-8885746015 Link d’acquisto: Agnese, una Visconti      

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