Narrativa recensioni

Tornerà la primavera – Nadia Noio

Recensione a cura di Ivana Tomasetti

La trama racconta della discendenza della “Piccerella” che dà alla luce un figlio di cui non si conosce il padre, o meglio si sospetta chi possa essere, ma data l’importanza dei personaggi che ha frequentato, resterà anonimo. Se vogliamo, ciò che accade a una ragazza un po’ ingenua a servizio in una famiglia aristocratica, potrebbe costituire un topos letterario.

“La Piccerella credeva a tutto quello che vedeva e anche a quello che non vedeva, allo stesso modo, senza curarsi del confine tra cos’è possibile e cosa no. Così, secondo le sue convinzioni, da quella ostinata pianta di cavolo un giorno poco lontano avrebbe potuto sentire il lamento di un bambino, lo stesso che, da lì a poco, avrebbe ascoltato tutti i giorni e tutte le notti.”

Da questo fatto, attraverso le unioni matrimoniali, nascono figli, nipoti, pronipoti con le loro vicissitudini personali e anche avventure che hanno per sfondo fatti storici realmente accaduti.

Interessante è la tabella riassuntiva delle generazioni messa a inizio del libro che serve al lettore per comprendere meglio i legami di parentela del personaggio di cui si parla. I capitoli sono suddivisi a seconda degli anni in cui si svolgono gli avvenimenti e costituiscono una mappa temporale dentro la quale il lettore si può orientare, dal 1860 fino al 1990. Lo sviluppo logico segue in velocità nascite e morti dei protagonisti di volta in volta messi in primo piano; non manca il colpo di scena: un filo rosso che dall’inizio percorre la storia e che si concretizza in un personaggio vagamente immaginario – non tanto immaginario, in effetti – che dà alla trama un ritmo suggestivo e sorridente: si tratta di un fantasma, ma non posso dirvi altro: dovete leggere!

“Lo spirito di donna Rosalba abitò a lungo in quella casa. Quando Nando si riebbe, se la trovò di nuovo davanti nel suo costume antiquato, al fianco di Agnese, sempre più seccata ma decisamente più incline ad accettare certe stravaganze che avevano pur sempre accompagnato la sua infanzia nella casa del patio.”

I personaggi sono molteplici: si sarebbe forse preferito analizzare più in dettaglio le loro caratteristiche per aumentare l’empatia che si sviluppa con il lettore. Mi soffermerò su quelli che hanno riscosso la mia simpatia a cominciare dalla capostipite, dipinta come una persona che crede a qualsiasi diceria e che non si pone domande critiche su ciò che le viene detto, una fanciulla d’altri tempi di cui gli altri approfittano, stranamente amata dalla padrona di casa. Una ragazza sola, che vive di sogni e che fa crescere le piante, che ama i cavoli…

Un’altra figura femminile per me interessante è Luisa, che sa prevedere il futuro, come anche suo figlio Nicolino: la “voce” che il ragazzo sente lo salverà dalla morte in trincea.

“Le orecchie erano piene di quella voce che gridava più degli austriaci, così vicini, tanto che Nicolino ne uscì assordato. Fuori di sé, nello scompiglio dell’attacco nemico, le sue gambe si stesero, si tenne in piedi, camminò tra i corpi, si sollevò, barcollò fuori da quella trincea arrampicandosi sui feriti.”

Un altro personaggio è Nando che si interessa apertamente di spiritismo, mentre fa l’autista per il signorotto locale. Però alla prima seduta spiritica si spaventa talmente che non vuole più ripetere l’esperienza. Vi è in ogni figura una pennellata ironica che pur nella sua bizzarria e forse proprio per questo, ci risulta essere vicina alla nostra moderna capacità di discernimento e ci fa sorgere il sorriso. Nel proseguo, l’autrice ci racconta l’intera storia di ogni personaggio dalla nascita alla morte: così gli avvenimenti hanno un carattere diacronico, come fossero racconti a sé stanti. Tutti sono protagonisti per la loro parte: hanno la funzione di continuare una stirpe che in qualche discendente fa emergere “il dono” che li fa sentire diversi dagli altri, in una storia fatta di piccoli tasselli.

È da segnalare l’ultimo personaggio di cui si parla, che sembra voler chiudere un cerchio aperto con la Piccerella: Anna resterà sola e incinta come già era successo alla sua antenata, ma ciò non appare come una tragedia. Sì, sembra che la primavera debba proprio tornare…

Il legame tra i personaggi e l’ambiente è molto forte: quando la famiglia deve spostarsi a Napoli, le donne sentono la nostalgia delle proprie origini campagnole, delle piante che crescevano con loro nella casa del patio, tant’è che fanno nascere piante anche nella nuova casa, dove i vicini le definiscono cafone.

“La domenica si andava a messa, da Nicolino, poi si tornava alla casa del patio dove d’estate il sole quasi non tramontava e le foglie delle piante erano verdi anche a gennaio.”

Le piante, che rappresentano la vita che cresce, sono un altro tratto di originalità del romanzo.

Il messaggio che ci arriva attraverso la storia della Piccerella è l’importanza della vita, anche nelle sue forme più strane e forse non del tutto reali, al di là dei pregiudizi che intrappolano le persone dentro i loro stereotipi e che le privano della libertà di vivere. Questa è forse un’altra originalità del romanzo, al di là del fatto che somigli oppure no a una saga familiare.

Un altro elemento di novità a mio parere è lo stile: una parlata che sembra la lingua del popolo raccontata però in terza persona, che entra ed esce dai personaggi, restando in un medesimo ambiente familiare, dove quel che pensa uno è il pensiero di tutti, dove si parla della donna come fosse un animale addetto alla riproduzione (eppure sono descritti esempi femminili del tutto diversi), dove appare l’assurdo dentro la frase ironica che strappa un sorriso e dove l’autrice produce anticipazioni rincorrendo il tempo, producendo aspettativa.

Un romanzo all’apparenza semplice, che racchiude però spunti profondi di riflessione.

Nadia Noio, nata a Mugnano, ma cresciuta a Napoli, oggi vive e lavora a Padova. “Tornerà la primavera” è il suo primo romanzo.

I PRO

Molteplici punti di modernità e di inventiva: lettura scorrevole, racconto di una famiglia, uso del dialetto, inserimento di ricette, un alone di mistero. Un romanzo che si legge piacevolmente.

I CONTRO

Forse troppo affrettato il racconto che vede la nascita e la morte di uno stesso personaggio nello stesso capitolo.

TRAMA

Campania, fine Ottocento. La Piccerella, ingenua e credulona per natura, lavora a servizio presso un’aristocratica famiglia napoletana, in cui il padrone, detto Mascariello, e anche suo figlio, soprannominato Zufolo, approfittano ripetutamente della sua innocenza con il benestare della moglie del primo, la Libbardèra, da sempre al corrente dei tradimenti del marito. Tutto cambia quando la ragazza scopre di essere incinta, senza che si conosca l’identità del padre. La Libbardèra, così, decide di relegarla in casa di una mammana, dove la Piccerella metterà al mondo il piccolo Orlando, candido e buono quanto sua madre. I due per un po’ si terranno lontani ma pian piano riusciranno a tornare nella casa dei padroni, dove Orlando crescerà fino a diventare uomo. La mammana spera per lui un futuro migliore, ma i suoi sogni s’infrangono quando Orlando incontra la misteriosa Luisa, figlia di girovaghi e capace di sentire voci in grado di captare la malasorte.

Come in una filastrocca, le vicende di questa famiglia continuano a dipanarsi seguendo un ciclo naturale destinato a procedere nonostante i rivolgimenti della Storia. Come un albero genealogico che si svela davanti agli occhi di chi legge, la narrazione procede spedita, sorprendendo il lettore a ogni svolta.

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