Con la sua scrittura appassionata e intensa, Daniela Musini ha riportato al centro della scena figure femminili che hanno lasciato un segno indelebile nella storia, spesso dimenticate o raccontate solo di riflesso attraverso gli uomini che le circondavano. Dai ritratti potenti de Le magnifiche (2020), Le indomabili (2021) e Le incantatrici (2023), fino all’ultimo lavoro, Vite incendiarie (2024), l’autrice ha costruito un vero e proprio mosaico di donne straordinarie, capaci di sfidare convenzioni, limiti e pregiudizi del loro tempo.
Attrice, scrittrice e studiosa, Daniela Musini ci accompagna in un viaggio che non è solo storico, ma profondamente attuale, perché le vite di queste donne dialogano ancora oggi con il presente e con i temi più urgenti della società contemporanea.
Abbiamo avuto il piacere di rivolgerle alcune domande sul suo lavoro, sulle sue fonti di ispirazione e sul valore che queste storie continuano ad avere nel nostro immaginario collettivo.
I tuoi libri più recenti – Vite incendiarie, Le incantatrici, Le Magnifiche e Le indomabili – tutti editi da Piemme, raccontano storie di donne straordinarie. Cosa ti ha spinto a dedicarti a questo tema?
È iniziato tutto a Teatro, con i monologhi da me scritti e interpretati in tutto il mondo, dedicati soprattutto a Eleonora Duse e a Maria Callas. Durante la stesura dei testi teatrali e nella preparazione capillare ed appassionata necessaria per interpretare queste due figure straordinarie (le cui biografie sono inserite ne Le Magnifiche), mi sono resa conto di quanto fosse bello e avvincente per me “auscultare” la loro anima e portare in scena le fragilità, le contraddizioni, i lati oscuri, oltre che l’immenso talento e la personalità carismatica che le contraddistinguevano. Insomma, mi piaceva esaltare il loro essere “persona” più che “personaggio”. E questo ha sempre catturato il pubblico perché le sente più autentiche, meno distanti. Lo stesso criterio l’ho poi adottato nel restituire ai lettori le “mie” donne.

Nei tuoi libri emerge un filo comune: donne forti, coraggiose e spesso controcorrente. Come scegli le protagoniste delle tue storie?
Molte di loro hanno attraversato la mia vita, intercettando la mia attività artistica di attrice, pianista, e appassionata d’arte (non solo la Duse e la Callas, quindi, ma anche Alma Mahler, George Sand, Anna Magnani, Sarah Bernhardt, Isadora Duncan, Frida Kahlo, Artemisia Gentileschi, Peggy Guggenheim, solo per fare qualche nome) mentre altre sono entrate prepotentemente tra le pagine dei libri che studiavo all’Università per laurearmi in Lingue prima e in Lettere (mi riferisco alle intellettuali e scrittrici presenti: da Sibilla Aleramo a Grazia Deledda a Ildegarda di Bingen, a Liala, ad esempio). Amante della Storia fin da bambina poi, ho sempre provato un grande interesse per le figure femminili che hanno regnato, approfondendo, però, proprio “the dark side of the moon”, l’altra faccia della luna, gli aspetti meno convenzionali di donne quali, ad esempio, Matilde di Canossa, Elisabetta d’Austria (comunemente conosciuta come la principessa “Sissi”, in realtà Sisi), Caterina la Grande, la Regina Margherita, Teodora di Bisanzio e tante tante altre.
Durante le tue ricerche, qual è stata la scoperta più sorprendente o inaspettata?
Proprio in quelle “donne forti, coraggiose e spesso controcorrente”, come suggerisce la vostra domanda, ho trovato lati inaspettati di dolcezza, di smarrimento, di “debolezza”, che li rendeva così umane, vere, autentiche (penso alle marmellate preparate da Marie Curie, alla passione di Rita Levi Montalcini per i gelati e al fatto che nella sua straordinaria attività di scienziata abbia trovato il tempo di scrivere persino il testo per una canzone per i Jalisse per Sanremo…che venne rifiutata, però). Mi hanno commossa le menti abitate dalle ombre e la disperazione che veniva dall’infanzia come è accaduto per Billie Holiday, Camille Claudel, Anne Sexton, Alda Merini, ma è stata una scoperta anche il lato scontroso, irriducibile e “antipatico” di icone come Coco Chanel, Colette, Marlene Dietrich. Una cosa è certa: non ho fatto sconti per nessuna. Nonostante le abbia amate e ammirate, non ho barato: la mia onestà intellettuale e il profondo rispetto per i miei lettori mi hanno impedito di edulcorare la loro personalità o glissare sugli aspetti meno nobili della loro esistenza (e parlo per tutte e 120 le biografie che ho trattato). Il mio compito è raccontare, usando il filtro dell’affabulazione, non santificare, né tanto mento giudicare.
Come bilanci il rigore storico con la narrazione coinvolgente dei personaggi?
Alla base di tutte le narrazioni contenute nei miei libri (diventati anche audiolibri) c’è una ricerca approfondita e multimediale, attraverso testi, interviste, documenti, documentari, video ecc poiché il mio intento è stato quello di essere il più rigorosa e credibile possibile, ma nella stesura subentrano due codici, due “grammatiche” che si fondono alla storiografia: il linguaggio teatrale e quello musicale, nella fattispecie pianistico.
Vale a dire che ho cercato di ricreare le singole figure in modo, come dire, tridimensionale, ponendole ciascuna su un palcoscenico ideale e illuminandole idealmente con luci radenti, taglienti o immergendole nella penombra, e, nel contempo, affidandomi ai crescendo e diminuendo, ai rallentando e agli accelerando, insomma a quella che si chiama la dinamica musicale per meglio connotarle.
L’affabulazione è la cifra da me prediletta attraverso una sorta di “drammatizzazione” per quanto riguarda gli incipit o molti dei dialoghi presenti, nonché la ricostruzione di atmosfere e ambientazioni.

Raccontare storie di donne che hanno lasciato il segno può avere un impatto sulle nuove generazioni? Se sì, in che modo?
Premesso che sono stata docente per 42 anni e che ho nipoti in età adolescenziale, ho pensato molto alle nuove generazioni, scrivendo proprio di donne indomite che hanno infranto tabù, scardinato regole, sovvertito consuetudini e che soprattutto che hanno lottato per realizzare sogni, perseguire ideali, affermare la propria identità. Il coraggio da loro dimostrato credo sia la loro più grande lezione. Il coraggio di vivere la propria vita secondo le proprie scelte, senza farsi condizionare più di tanto, reagendo con forza a chi voleva impedire il loro processo di maturazione e di consapevolezza, l’audacia di sfidare le convenzioni e i limiti imposti dalla società, e persino l’ardimento nell’abbandonarsi a passioni amorose anche scandalose e proibite. Perché in tutti i miei libri racconto anche di fiammeggianti e rapinose storie d’amore.
Ci sono figure femminili o episodi storici che ti affascinano particolarmente e che speri di esplorare in futuro?
Ho già in mente i miei prossimi progetti letterari di cui per il momento non posso rivelare nulla, ma che avranno come protagonisti figure storiche straordinarie.
Quali difficoltà incontri nello scrivere su donne che la storia ufficiale ha spesso trascurato?
Molte difficoltà a reperire testi e soprattutto a riportarle “in vita” liberandole da pregiudizi e da interpretazioni distorte e sclerotizzate negli anni. È stato un vero atto d’amore, il mio, nei loro confronti: un modo per restituirle ai lettori senza pregiudizi e false interpretazioni, un modo di “celebrarle” senza alcun intento agiografico, ma con umiltà, tenerezza e onestà intellettuale.
In che modo il racconto di queste donne straordinarie può aiutare a riflettere sull’attualità, ad esempio sul tema del femminicidio e dei maltrattamenti sulle donne?
Sono tante, tantissime fra le creature che rivivono tra le pagine dei miei libri che hanno subito violenze fisiche (una per tutte Artemisia Gentileschi, il caso più eclatante, o la poetessa Evelina Cattermole, conosciuta come Contessa Lara che fu uccisa dal suo amante), ma anche psicologiche, e non sempre dagli uomini che hanno attraversato la loro esistenza, ma anche dalla famiglia, a cui però si sono ribellate con veemenza, perseguendo con determinazione la loro strada. Ma per tante che si sono affrancate da chi voleva rinchiuderle in gabbia, ce ne sono state migliaia, nel corso dei secoli, che hanno dovuto soccombere.

C’è un messaggio che speri i lettori portino con sé dopo aver letto le tue opere?
Sì: di quanto sia stato difficile per le donne riuscire ad affermarsi, a vivere secondo i propri dettami, di quanto sia stata dura e impervia la strada verso l’emancipazione femminile e i traguardi raggiunti (ne Le Indomabili c’è un intero capitolo dedicato alle suffragette, ad esempio).
Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi prossimi progetti letterari o sugli argomenti che ti piacerebbe trattare?
Con grandissima emozione, vi anticipo che il 7 ottobre prossimo uscirà, sempre per Piemme-Mondadori, il mio quinto libro (in sei anni).
Per il momento posso solo dirvi che stavolta non sarà una raccolta di biografie…ma un libro che potrebbe piacere (lo spero vivamente) a chi segue con passione Thriller Storici e Dintorni e spero che questo fantastico gruppo lo accolga tra le letture consigliate del mese.
Grazie per avermi intervistata.



