Accadde oggi Eresie ed inquisizione Viaggio nella storia

15 luglio 1834. Fine dell’Inquisizione spagnola

Articolo a cura di Ivana Tomasetti

Scommetto che anche voi avrete sentito o letto l’epiteto “vile marrano!”, magari con connotazione scherzosa. Chi erano i marrani e che c’entrano con l’Inquisizione spagnola?

Dobbiamo fare un passo indietro fino al 1478, e naturalmente recarci in Spagna. Già qualche anno prima, Isabella di Castiglia detta “la cattolica” e Ferdinando d’Aragona si erano sposati segretamente a Valladolid, senza l’approvazione del fratellastro di lei, Enrico IV. Sembrerebbe che la regina fosse proprio innamorata del marito e questo fatto, a parer mio, spiegherebbe in parte la sua approvazione su ciò che sarebbe accaduto.

Con il matrimonio, i due regni di Castiglia e Aragona si univano e occupavano gran parte della penisola iberica. Se Isabella si poteva definire una fervente cristiana, il marito Ferdinando aveva mire ben più alte.

Infatti, nell’anno 1478, in accordo con la moglie, chiese al papa l’istituzione di un’Inquisizione spagnola, soggetta al suo controllo, allo scopo dell’unificazione culturale e religiosa dell’intera Spagna, sotto l’egida del cattolicesimo. Un modo come un altro per sottrarre territori al dominio islamico. La chiamarono Reconquista e cercarono di estenderla il più possibile.

In Spagna per secoli erano convissuti pacificamente abitanti che praticavano la religione dei loro padri: ebraica, musulmana, cristiana… Quando arrivò la Bolla pontificia di Sisto IV, che accoglieva le richieste del re, le cose cambiarono.

Ebrei e musulmani cominciarono a essere espulsi dal regno, oppure venivano convertiti a forza.

L’Inquisizione spagnola era basata su 21 distretti periferici (comprese la Sicilia e la Sardegna) dove operavano due o tre inquisitori, aiutati da ufficiali dipendenti e controllati da un inquisitore generale, nominato dal papa su proposta del re e dal Consiglio Generale.

Intanto nel 1492 Colombo scopriva nuove terre per la corona castigliana e il sacro fuoco delle conversioni raggiunse il nuovo continente. (Ricordate il film Mission?) Infatti nelle colonie americane, gli indios erano sospettati di “superstizione” idolatrica.

Un nome nefasto da ricordare è quello dell’inquisitore generale, Tomás de Torquemada, il priore del convento domenicano di Segovia, un uomo indefesso se si stima che istituì, nel corso della sua “carriera”, un numero come 100.000 processi e che decretò la morte di 2000 persone. Da ricordare che discendeva da una famiglia di ebrei convertiti.

Il Tribunale ecclesiastico giudicava gli accusati, le autorità secolari si occupavano di infliggere loro la punizione.

Altre figure ambigue che entrano in questo quadro sono quelle dei familiari: coloro che incoraggiavano le delazioni, raccoglievano le testimonianze e catturavano gli accusati, ricavandone compensi.

Conosciamo l’auto da fé (atto di fede): cerimonia pubblica in cui venivano proclamate le accuse ed eseguite le sentenze, dall’umiliazione al rogo, e che testimoniava il grande potere dell’Inquisizione. Furono una caratteristica dell’Inquisizione spagnola, che divenne un affare di stato. Se l’accusato voleva salvarsi doveva pronunciare il suo atto di fede. I condannati portavano sul capo un copricapo alto, diviso in due punte, chiamato “mitra” ed erano vestiti con una tunica gialla. Essi avanzavano in processione e venivano esortati a rinnegare i loro errori. Se acconsentivano, ottenevano di morire strangolati; se si ostinavano, venivano bruciati sul rogo.

Auto da fé

Venivano svolte indagini sugli ebrei convertiti per scoprire chi continuasse a praticare clandestinamente il proprio vecchio credo. Una specie di polizia al servizio del potere che prevedeva l’uso della tortura e la confisca dei beni finanziari degli imputati a vantaggio dell’erario reale.

L’Inquisizione controllò nei secoli seguenti il comportamento quotidiano di tutti i cristiani: bestemmie, proposizioni eretiche, comportamenti contro il sacro vincolo del matrimonio, stregoneria, atti contro il Sant’Uffizio.

Si stima che l’Inquisizione spagnola abbia processato circa 200.000 persone e che ne abbia messe a morte circa 12.000.

Siamo nel 1610 nel villaggio di Zugarramurdi in Navarra, 31 persone vengono accusate di praticare la stregoneria nelle grotte locali. L’Inquisizione spagnola si mette al lavoro dopo la delazione di una cameriera che racconta di essere stata costretta a partecipare ai sabba e si arriva all’arresto di 26 persone. Le indagini proseguono, vengono prese in esame circa 280 persone, di cui 31 sono accusate di stregoneria e 22 di eresia. Si tiene l’auto da fé in conseguenza del quale un uomo e 5 donne sono arsi vivi sul rogo.

Con l’avvento dell’Illuminismo l’attività dell’Inquisizione spagnola subì un rallentamento. Spesso del condannato si bruciava solo il ritratto e la Chiesa iniziava a essere vista come istituzione che aveva impedito il progresso sociale.

Napoleone abolì l’Inquisizione per la prima volta, ma fu reintrodotta dal re Ferdinando VII che riprese il trono nel 1814. Doveva esserci ancora l’ultima vittima per decretare uno scandalo che serpeggiò per tutta Europa e che portò, 10 anni dopo, alla definitiva soppressione dell’istituzione: il 31 luglio 1826 fu impiccato a Valencia un maestro di scuola – Cayetano Ripoll – con l’accusa di eresia (tra l’altro mangiava carne il venerdì!).

Infine, il 15 luglio 1834, l’Inquisizione spagnola fu definitivamente abolita con un Regio Decreto firmato dalla reggente Maria Cristina delle Due Sicilie, vedova liberale di Ferdinando VII, durante la minorità di Isabella II e con l’approvazione del Presidente del Gabinetto Francisco Martínez de la Rosa.

È il caso di definire con precisione i termini che abbiamo incontrato nella nostra ricerca, anche se quasi sinonimi:

Conversos: dal latino convertito, musulmani o ebrei che si sono convertiti al cattolicesimo, spesso con la forza o per opportunismo; essi formano un gruppo sociale monitorato o perseguitato dall’Inquisizione spagnola.

Marrano: dallo spagnolo “porco”, è il titolo ingiurioso che gli Spagnoli assegnavano ai musulmani e agli ebrei convertiti al cattolicesimo; fu usato poi nei poemi cavallereschi col significato di traditore.

Moriscos: musulmani che dopo la conquista di Granada furono costretti a convertirsi al cattolicesimo e che cercarono in segreto, di mantenere la loro fede. Detti così anche i loro discendenti.

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