Accadde oggi

Il voto che fece l’Italia: il 2 ottobre 1870 e il Plebiscito di Roma

Reading Time: 4 minutes

La data del 2 ottobre 1870 rappresenta una delle tappe più solenni e decisive di tutto il Risorgimento italiano. Soltanto dodici giorni prima, il 20 settembre, le artiglierie del generale Raffaele Cadorna avevano aperto la celebre breccia nelle mura di Porta Pia, mettendo fine dopo oltre un millennio al potere temporale della Chiesa e allo Stato Pontificio guidato da Papa Pio IX. Tuttavia, la sola azione militare non era sufficiente: per legittimare un passaggio politico di tale portata di fronte alle cancellerie europee, occorreva la consacrazione della volontà popolare. Il Governo Provvisorio indisse così un plebiscito a suffragio universale maschile per permettere ai cittadini romani e laziali di scegliere direttamente il proprio destino.

Il contesto politico e l’organizzazione delle urne

L’organizzazione della consultazione fu una vera e propria corsa contro il tempo. Il presidente del governo provvisorio, il marchese Michelangelo Caetani, lavorò con sollecitudine per allestire i seggi elettorali nei punti nevralgici della città e nei comuni limitrofi. La sede principale del voto fu stabilita sul Campidoglio, il cuore civile e simbolico della Roma antica e moderna, ma le urne vennero distribuite in ogni rione, dalle piazze popolari di Trastevere fino ai quartieri più aristocratici.

I cittadini chiamati a esprimersi trovarono una scheda con un quesito chiaro e privo di ambiguità: l’adesione al Regno d’Italia sotto la monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele II e dei suoi successori. La vigilia del voto fu accompagnata da un clima di grande trepidazione. Da una parte vi era il timore di possibili disordini o azioni di boicottaggio da parte della fazione “papalina”, rimasta fedele a Pio IX; dall’altra vi era l’entusiasmo travolgente dei patrioti, dei liberalsocialisti e della gran parte della popolazione che vedeva finalmente abbattuti i confini di un regime teocratico percepito come ormai anacronistico.

Una giornata di festa tra le strade della Città Eterna

La domenica del 2 ottobre 1870 si svolse in un’atmosfera di diffusa partecipazione e insperata serenità. Fin dalle prime ore del mattino, lunghe file di elettori si formarono davanti ai seggi. I verbali dell’epoca raccontano di un’affluenza straordinaria che coinvolse tutti i ceti sociali: contadini, artigiani, borghesi, intellettuali e persino esponenti del clero liberale sfidarono l’invito del Papa al disinteresse politico per recarsi ad adempiere a quello che consideravano un dovere storico.

Per garantire la regolarità delle operazioni e tutelare la sicurezza pubblica, la Guardia Nazionale e le forze d’armata italiane presidiarono i seggi con grande discrezione. Le urne videro affluire votanti anche dalle province circostanti: Viterbo, Frosinone, Velletri e Civitavecchia risposero con la medesima determinazione. L’immagine di Roma in quella giornata fu quella di una città addobbata con i tricolori sventolanti dalle finestre e pervasa da un profondo senso di riscatto civile.

L’esito delle urne e la schiacciante vittoria del “Sì”

Lo spoglio dei voti confermò in modo inequivocabile i sentimenti della piazza. Nella sola provincia di Roma, a fronte di 133.681 voti favorevoli all’annessione al Regno d’Italia, i voti contrari furono soltanto 1.507. Un risultato plebiscitario che andò ben oltre le più rosee aspettative del governo italiano e che dimostrò come il processo di unificazione risorgimentale rispondesse a una reale spinta collettiva e non a un’imposizione esterna.

Il 6 ottobre 1870, una delegazione guidata da Michelangelo Caetani si recò a Firenze, all’epoca capitale provvisoria del regno, per consegnare a re Vittorio Emanuele II i risultati ufficiali della consultazione. Tre giorni dopo, il 9 ottobre, il sovrano firmò a San Rossore il regio decreto numero 5903, con il quale si decretava ufficialmente che “Roma e le province romane fanno parte integrante del Regno d’Italia”.

Le conseguenze storiche e la nascita di Roma Capitale

La portata storica del plebiscito fu enorme sotto molteplici aspetti. In primo luogo, dal punto di vista del diritto internazionale, il voto popolare forni al primo ministro Giovanni Lanza la necessaria copertura democratica per contenere le proteste diplomatiche provenienti dal Vaticano e dalle potenze cattoliche europee.

In secondo luogo, il plebiscito aprì la strada all’approvazione della legge del 3 febbraio 1871, con la quale Roma venne proclamata ufficialmente capitale del Regno d’Italia, cogliendo l’antico auspicio di Camillo Benso di Cavour e Giuseppe Garibaldi. Il trasferimento effettivo dei ministeri e della corte reale da Firenze a Roma completò l’assetto istituzionale del nuovo Stato unitario.

Il 2 ottobre 1870 rimane dunque una pagina di straordinario valore civico: il giorno in cui i romani, impugnando la scheda elettorale, decisero di chiudere l’epoca dello Stato Pontificio per entrare a testa alta nella modernità costituzionale e nella storia dell’Italia unita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.