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14 luglio 1789. La Rivoluzione Francese

Articolo a cura di Raffaelina di Palma

“Un uomo fa quello che è suo dovere di fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.”
(John Fitzgerald Kennedy)

“14 luglio, 1789”. È molto più di una semplice data sul calendario. Riporta l’eco delle voci rivoluzionarie, il suono patriottico e appassionato della Marsigliese, che incita alla lotta contro la tirannia e alla difesa della libertà. Il popolo di Parigi assaltò la Bastiglia, simbolo dell’ancien régime. Questo evento venne considerato l’inizio della Rivoluzione ed è celebrato ogni anno come festa nazionale francese.

La Bastiglia fu costruita tra il 1370 e il 1382 nella zona nord-orientale di Parigi con l’intenzione di fortificare le mura della città. Dal XV secolo venne utilizzata anche come prigione e luogo di tortura per i condannati a morte. Con Luigi XIV divenne di fatto una prigione di Stato, che la legò sempre più alla tirannia dei sovrani: lì furono rinchiusi illuministi e giornalisti; tra questi, Voltaire e il Marchese De Sade.

“In ambito storico, il termine “rivoluzione” indica un cambiamento radicale e profondo che trasforma le strutture politiche, sociali ed economiche di una società, spesso in modo rapido e violento”.

Esempi storici di Rivoluzione includono, oltre la Rivoluzione francese, la Rivoluzione russa, la Rivoluzione industriale, la Rivoluzione americana  e la Rivoluzione cinese: ognuna con le sue specificità.

L’INIZIO DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE

Il 14 luglio 1789, il popolo parigino, esasperato dalla crisi politica, economica e sociale che opprimeva la Francia, assalì la prigione della Bastiglia, emblema del giogo dell’odiata monarchia, (la Bastiglia, infatti, funzionava da prigione politica). L’evento, percepito inizialmente come una “normale” ribellione, in realtà fu solo l’inizio della rivolta, condotta dalla borghesia in ascesa. Sebbene contenesse pochi prigionieri, la sua caduta rappresentò un forte atto insurrezionale contro il regime della monarchia.

Determinante fu la sommossa non solo per l’impatto simbolico, ma anche per le ripercussioni immediate. Segnò il punto d’inizio per la conclusione dell’Ancien Régime e l’elevazione dei principi di libertà, uguaglianza e fraternità che avrebbero dato un’impronta profonda a questo evento, portando un cambiamento sociale epocale. Il re Luigi XVI, ignaro della gravità della situazione dovette riconoscere la nuova realtà politica, portando alla convocazione dell’Assemblea Nazionale e alla elaborazione della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino.

LA CONVOCAZIONE DEGLI STATI GENERALI, MAGGIO 1789

Con la Rivoluzione Francese, iniziò un periodo di sommosse che sfociarono nella fine della monarchia assoluta arrivando all’affermazione degli ideali rivoluzionari “Liberté, Égalité, Fraternité,”all’istituzione della Repubblica e della Costituzione del 1791 e, nel lungo intervallo, all’adozione di ordinamenti di stato liberale e democratico in Europa: di fatto, questo evento  segnò la fine dell’epoca moderna e l’inizio di quella contemporanea.

Il giorno successivo alla presa della Bastiglia, venne istituita la Guardia Nazionale (guidata da La Fayette) con l’obiettivo specifico di prevenire ogni atto controrivoluzionario.

La rivoluzione del 1789 vide nascere le sue origini dal lungo periodo di difficoltà attraversato dal paese durante tutto l’arco del Settecento. Dal 1715, anno della morte di Luigi XIV, la tirannia si indebolì gradualmente senza riuscire a riformarsi.

Il durissimo inverno 1788-1789 portò la popolazione alla fame e in primavera in tutto il paese scoppiarono agitazioni e tumulti. In questo clima turbolento il sovrano decise di fare un ultimo tentativo: il 5 maggio 1789, riunì gli Stati Generali, l’assemblea che rappresentava i tre ordini: nobiltà, clero, terzo stato, che si era riunita l’ultima volta nel 1614.

La crisi finanziaria, uno dei nodi più ostici che angustiavano il governo, risultò quello più duro da sciogliere. Il re e i suoi ministri consigliarono la tassazione dei ceti privilegiati, clero e nobiltà, sino ad allora esonerati dalle spese pubbliche; questi ultimi non accettarono, suggerendo invece un’improbabile quanto irrealizzabile riduzione della spesa pubblica.

Si creò un’impasse: diversi personaggi si alternarono al ministero delle finanze, battendosi con gli aristocratici che non avevano intenzioni di rinunciare ai propri privilegi,  mentre Luigi XVI non era in grado di imporsi.

La destituzione voluta da Luigi XVI del suo ministro delle finanze, Jacques Necker, mise in subbuglio Parigi. Il 12 luglio migliaia di persone si raccolsero nei giardini del palazzo reale formando un corteo fittissimo che attraversò la città come una processione funebre: tutti piangevano la caduta del ministro nel quale avevano riposto le loro speranze. Si mormoravano sempre più spesso parole nuove come Libertà, Nazione, Terzo Stato, Costituzione, Cittadini. I parigini intuirono subito che la destituzione di Necker era l’avviso che il re aveva un disegno ben preciso per porre un freno alla trasformazione costituzionale, cominciata mesi prima: era un colpo di stato, un atto despotico; un atto senza limiti o controlli contro il quale bisognava ribellarsi.

MOVIMENTI CONTRAPPOSTI: SANCULOTTI E GIRONDINI.

I Sanculotti e i Girondini emersero durante la Rivoluzione francese. Essi rappresentarono due correnti politiche ben distinte.

I Sanculotti, rappresentavano il popolo parigino radicale, furono una forza popolare che diede la spinta alle trasformazioni sociali ed economiche, spesso usando la violenza. Erano il volto popolare della Rivoluzione, che comprendeva artigiani, bottegai, salariati e piccoli commercianti, che si distinsero per il loro abbigliamento  e per la loro partecipazione attiva alla vita politica della Rivoluzione. Chiedevano riforme politiche ed economiche, come il controllo dei prezzi di prima necessità, il suffragio universale e la partecipazione diretta al governo.

I Girondini, invece, erano alla testa di un gruppo politico moderato, rappresentante della borghesia provinciale, che si oppose al radicalismo giacobino, cercando un equilibrio tra rivoluzione e ordine. Erano fautori di un approccio più moderato alla rivoluzione, sostenendo la monarchia costituzionale e il decentramento amministrativo. Furono sconfitti e messi ai margini della rivoluzione, con molti dei loro membri perseguitati e giustiziati durante il Regime del Terrore.

ABOLIZIONE DEL FEUDALESIMO

Durante la Rivoluzione, l’agricoltura fu un settore cruciale, ma attraversava una profonda crisi. L’80% della popolazione viveva in campagna e dipendeva dall’agricoltura, ma questa era arretrata e gravata da oneri feudali. La crisi economica, con carestie e aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, fu una delle cause che scatenarono l’insurrezione. Dal 20 luglio al 6 agosto 1789, nelle campagne si scatenò un panico generalizzato suscitato dalla falsa notizia dell’invasione di briganti venuti a distruggere e a trucidare i contadini, per vendicare la nobiltà colpita dalle rivolte agrarie scaturite dai recenti sviluppi politico-sociali. Questa ondata di panico portò i contadini ad armarsi con forche, falci e altri utensili. Julies Michelet scrisse: “tutti i castelli di campagna diventarono delle bastiglie da conquistare.”

Di fatto la rivoluzione francese trovò le sue radici anche nella crisi dell’agricoltura, che spinse il Terzo Stato a ribellarsi. Sebbene non trasformò nell’immediato l’agricoltura, la rivoluzione aprì la strada a cambiamenti futuri, contribuendo alla crescita di altri settori economici, come l’industrializzazione.

ORIGINI E CAUSA DEL TERRORE

In seguito al rovesciamento del trono il 10 agosto 1792, in settembre fu proclamata la Repubblica. Al contempo, la guerra contro l’Austria, la Prussia e il Regno di Sardegna entrava nel vivo e il timore di una rapida marcia del nemico su Parigi gettò la capitale nel terrore, scatenando i massacri di settembre contro migliaia di sospetti imprigionati nelle carceri parigine. Nonostante le vittorie di Valmy e di Jemappes (6 novembre1792) avessero allontanato l’ombra dell’invasione, i timori di complotti a favore dei nemici della Francia continuarono ad alimentare il clima di sospetto generale.

Una figura che divenne predominante nella Rivoluzione, precisamente dopo la caduta dei Girondini e l’inizio del Regime del Terrore, nel 1793, fu certamente Maximilien de Robespierre. Una figura dominante. Il suo potere crebbe all’interno del Comitato di Salute Pubblica e dal luglio 1793, divenne il leader de facto, instaurando un periodo di dura repressione. Il suo mandato e il periodo del Terrore, terminarono con il suo arresto e la sua esecuzione nel 9 termidoro ( secondo il calendario rivoluzionario francese, corrisponde al 27 luglio1794 nel calendario gregoriano).

La Rivoluzione francese, iniziata nel 1789, può essere considerata conclusa il 9 novembre 1799, con il colpo di stato del 18 brumaio, quando Napoleone Bonaparte, a capo dell’esercito, rovesciò il Direttorio e instaurò il Consolato, segnando l’inizio dell’età napoleonica al potere.

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