Articolo a cura di Matilde Titone
Dalle carte del processo per eresia a Giovanna D’Arco
C: come ti chiami?
G: “A casa mia mi chiamavano Jeannette. Da quando sono venuta in Francia, tutti mi chiamano Jeanne. Non conosco il mio soprannome…
C: “Quanti anni hai?”
G: “Diciannove, più o meno”.
Chi era Giovanna d’Arco?
Molti sono i punti oscuri intorno a questa ragazza e alla sua vicenda. Come è riuscita a conquistare tutti, compreso il Re, con la sua visionaria passione per la Francia liberata dagli inglesi? Perché era così ostinata a vestirsi da uomo? Perché dopo avere confessato e firmato la sua libertà, indossa nuovamente vesti maschili? Qual è la verità dietro il processo di condanna? Forse non ci saranno mai delle risposte certe, ci dovremo accontentare di ciò che sappiamo dai documenti che riguardano i suoi due processi, uno di condanna e l’altro di riabilitazione.

Era schizofrenica? No, non ci sono prove che Giovanna d’Arco fosse schizofrenica. Sebbene le voci che la guidarono nella sua missione siano state oggetto di studio da parte della psichiatria, non esiste una diagnosi ufficiale di schizofrenia basata su prove mediche o scientifiche. Alcuni studiosi sostengono che le sue visioni potrebbero essere state il risultato di disturbi psichici, ma non c’è consenso su quale disturbo specifico potesse averla afflitta.
vita di giovanna
Nata a Domrémy in Lorena, figlia di Jacques d’Arce e Isabelle Romèe, contadini benestanti, aveva altri tre fratelli e una sorella. Il padre fu decano di Domrèmy nel 1423. Giovanna d’Arco, conosciuta in francese come Jeanne d’Arc, è chiamata così perché la sua famiglia era conosciuta come “Darc”, anche se oggi si pensa che il cognome corretto fosse “Tarc”. L’aggiunta del “d’Arco” al suo nome è un adattamento italiano che sottolinea la sua origine geografica. In realtà, durante la sua vita, lei era più spesso chiamata “la pulzella d’Orléans” o semplicemente “la Pulzella”.
Molti film e molti romanzi riguardano Giovanna d’Arco, che sul grande schermo è stata interpretata da personaggi come Ingrid Bergman, Michéle Morgan ed altre grandi attrici. È molto, forse perfino troppo, per una ragazza diciannovenne del XV secolo, visitata da voci divine, fortunata comandante militare per alcuni mesi, “grande elettrice” del suo re e bruciata sul rogo – lei, cattolica fervente e devota – come eretica ed evocatrice di demoni? Direi di no, se ci si dovesse riferire solo ai parametri storici ordinari. Si tratta di un personaggio straordinario che passò attraverso la sua terra e il suo tempo come una meteora: forse mutò in parte il corso dell’ultima parte della Guerra dei Cent’Anni.

Nata in una Francia al confine con il mondo germanico, in un secolo in cui la politica era fatta da chi aveva dalla sua la nascita nobile, la forza o il danaro, s’impose sia pur per breve tempo – lei, che nulla di questo aveva – ai signori della guerra e a quelli dell’oro. Impose il volere delle “voci”, che sentiva solo lei, a un paese intero; tenne in scacco con le sue vittorie militari e il fascino della sua figura il politico più fine e abile del suo tempo, Filippo duca di Borgogna. Come fu possibile tutto ciò?
Tutti abbiamo un’idea di Giovanna d’Arco. Probabilmente, come accade alle icone, tutti abbiamo una nostra Giovanna d’Arco. Un volto cinematografico, un simbolo, un modo di portare i capelli o vestire, un’idea di rivoluzione, giovinezza e martirio. Attraverso gli atti del processo e grazie a cronache, lettere e dichiarazioni coeve, assistiamo alle intemperanze, ai racconti e alle parole – sempre semplici, sempre dirette – di una donna molto giovane che suscita ammirazione e, talvolta, soggezione in uomini più grandi e più importanti di lei, cavalieri e titolati che hanno un piede già impigliato in quella corda della Storia che va sotto il nome di Guerra dei Cent’anni. Questa Giovanna d’Arco non è ipotesi, è persona; ciò autorizza chi legge a pensare e seguire Giovanna d’Arco anche come una ragazza di oggi, sola contro un sistema di uomini che la valuta, la imbecca o tenta di intimorirla.
Secondo una leggenda senza fondamento storico si dice che, Giovanna D’Arco, durante un temporale, si fosse rifugiata sotto una enorme albero, dove avrebbe incontrato le Norne o Parche che le avrebbero mostrato il proprio destino. Da alcuni documenti che riportano l’interrogatorio di Giovanna da parte della Commissione inquirente si estrapola questa risposta della ragazza:
Vicino a Dorèmy c’è un albero, lo chiamano l’albero delle Dame oppure, talvolta, l’albero delle Fate. Lì nei pressi c’è una sorgente. Ho sentito dire che gli ammalati vanno a bere l’acqua di quella sorgente per riacquistare la salute. Qualche volta sono andata con altre ragazze a fare delle ghirlande di foglie per adornare la statua di Nostra Signora di Dorèmy. I vecchi raccontano che le fate venivano a chiacchierare vicino all’albero. Ho sentito la Jeanne Aubry, che era la moglie del podestà e mia madrina, raccontare a me che vi sto parlando, di aver veduto le fate in quel posto. Ma io non so se questo sia vero.”

Giovanna descrive un mondo dove religione e magia e paganesimo si fondono e narrano un contesto socioculturale fatto di esoterismo e misticismo e per comprendere la straordinaria vita di Giovanna bisogna immergersi in quella cultura medievale intrisa di Santi e visioni e miracoli. Eppure è una donna modernissima: destinata dalla famiglia ad una vita muliebre che rifiuta, scappa di casa più volte, non accetta che le si imponga un destino da lei non scelto. E vince, perché alla fine dei fatti i genitori la lasciano andare a incontrare il Delfino di Francia. Ma ciò che lascia interdetti è che il Delfino di Francia decide di credere a quelle voci sentite da Giovanna, una donna, e la mette a capo di un esercito. Pare sia l’Arcangelo Michele, protettore di Francia a parlarle, con voce potente le ordina di recarsi a Orleans e difendere l’ultima roccaforte francese o per il Paese sarebbe stata la disfatta finale. “Bardata come un cavaliere dall’armatura sfavillante sul suo cavallo nero” – Giovanna infuse coraggio e speranza nel cuore dei soldati, che ora erano convinti di combattere con Dio dalla loro parte. Quasi incredibilmente, nel maggio del 1429 Orléans venne liberata e Giovanna venne accolta come una trionfatrice . In questo clima di rinnovato vigore, il Delfino poté raggiungere Reims per farsi finalmente incoronare come autentico Re di Francia.
il processo e la condanna
Ordinanza di solenne apertura
“A tutti quelli che leggeranno…Piacque alla Divina Provvidenza che una donna, Giovanna, chiamata la Pulzella, fosse catturata da valorosi uomini d’arme sul territorio della nostra diocesi e giurisdizione. In molti luoghi si era diffusa la voce che quella donna, dimentica della dignità conveniente al suo sesso, di ogni vergogna come di ogni femminile pudore, indossava, per una singolare e mostruosa depravazione, abiti insoliti, adatti solo agli uomini”
Dopo esser diventato Carlo VII, il Re di Francia si allontanò da Giovanna e pur riconoscendole un titolo nobiliare e uno stemma tutto nuovo per la sua casata, evento assolutamente unico per una famiglia di umili origini, di fatto la lasciò sola con una manciata di uomini a confrontarsi con gli attacchi inglesi. Fu così che il 23 maggio nei pressi di Compiègne i Borgognoni riuscirono a catturare la giovane condottiera, la quale dopo una feroce resistenza dovette arrendersi ai suoi nemici. Giovanna venne presa dagli inglesi (che però sborsarono un’ingente somma per mettere le mani sul loro nemico numero uno), che la misero sotto processo nel 1431.

Le conclusioni del processo per eresia.
“…. dichiariamo te, Giovanna chiamata la Pulzella, scismatica, idolatra, invocatrice di diavoli eccetera…eccetera…Noi ti dichiariamo nuovamente colpita dalla scomunica nella quale eri incorsa, relapsa nei tuoi errori ed eretica, con questa sentenza, noi membri di questo tribunale, dichiariamo che devi essere rigettata dalla Chiesa come un membro marcio, così da non infettare i membri sani, che devi essere recisa dal Suo Corpo Spirituale e abbandonata al braccio secolare. Supplichiamo il braccio secolare di moderare il suo giudizio nei tuoi confronti, sia per quello che riguarda la morte che la mutilazione delle membra. Se dovessero apparire in te sinceri segni di contrizione, ti sia amministrato il sacramento della penitenza”
Fu un processo chiaramente politico; l’intento degli inglesi era di screditare completamente la figura di Giovanna. Il tribunale ecclesiastico che la giudicò infatti cercò più volte di coglierla in fallo su dichiarazioni e comportamenti per poterla bollare come falsa profetessa ed eretica (ossia come una persona che ha rinnegato i principi cardine della Cristianità). Giovanna però riuscì a tenere testa al tribunale avverso fino all’ultimo, controbattendo punto su punto ad ogni accusa. Ma saranno i suoi abiti maschili ad avere un ruolo determinante nel processo: i giudici possono inserirlo tra i capi d’accusa perché è scritto nella Bibbia che è severamente vietato vestirsi da uomo, Giovanna però non cede:
Gd: “Non vuoi vestirti da donna per poterti comunicare e adempiere al precetto pasquale?
G: “Non lascerò il mio abito per nessuna ragione. Né per comunicarmi, né per altro. Per ricevere il Signore che differenza fa che io sia vestita da donna o da uomo? Voi non dovete impedirmelo per via del mio abito”
Il suo destino però era ormai segnato e il processo si concluse con una condanna a morte per eresia. Giovanna d’Arco morì così sul rogo il 30 maggio del 1431, ad appena 19 anni.

Anche sulla condanna tanti misteri, non è ben chiaro cosa sia accaduto i giorni che precedettero il 30 maggio 1431. Sembrerebbe che Giovanna alla fine abbia ceduto e firmato un foglio in cui si pentiva e sosteneva che non si sarebbe più vestita da uomo, scongiurando così la condanna a morte. Tuttavia, dopo due giorni fu trovata nuovamente con abiti maschili. Tante ipotesi sono state fatte su questa strana situazione: alcuni sostengono che fosse tutto strumentalizzato per portare alla definitiva esecuzione, altri che fosse accaduto qualcosa nella prigione in cui era rinchiusa ad opera dei soldati, la stessa Giovanna, quando le chiedono una motivazione, dichiara:
G: “mi sembra sia più conveniente, finché sto in mezzo a uomini. Ho ripreso quest’abito perché voi non avete mantenuto la vostra promessa di lasciarmi sentire messa, di fare la comunione e di togliermi questi ceppi.”
Alla fine, qualsiasi cosa sia accaduta, voluta dalla stessa Giovanna o da altri per lei, Cauchon firma la condanna e dopo averle permesso di confessarsi e comunicarsi, la affidano al boia.
il processo di riabilitazione
Il processo di riabilitazione di Giovanna d’Arco fu un‘iniziativa intrapresa da Carlo VII, re di Francia, dopo la sua morte, per annullare la condanna per eresia e riportare onore alla sua figura. Il processo iniziò nel 1455 e si concluse nel 1456 con la piena riabilitazione di Giovanna, sancita da papa Callisto III. La madre di Giovanna, Isabella Romée, presentò una richiesta di revisione del processo che aveva portato alla condanna della figlia. Venne aperta un’inchiesta, durante la quale furono ascoltati centoquattordici testimoni, tra cui molti che avevano conosciuto Giovanna e partecipato al suo processo originale. Nel 1456, il 7 luglio, dopo un’analisi approfondita degli atti del processo e delle testimonianze raccolte, il tribunale ecclesiastico emise un verdetto che annullava la condanna di Giovanna, dichiarandola innocente e restituendole l’onore. In sintesi, il processo di riabilitazione di Giovanna d’Arco rappresentò un atto di giustizia storica, volto a riscattare la figura di una giovane donna che aveva combattuto per la Francia e che era stata ingiustamente condannata. Beatificata nel 1909, è stata proclamata Santa da papa Benedetto XV nel 1920.
CONSIGLI DI LETTURA

Giovanna d’Arco. La vergine guerriera
Franco Cardini
Mondadori
Figlia di poveri contadini, analfabeta, Giovanna (1412-31) all’età di tredici anni si sentì chiamata da Dio a salvare la Francia dalle armate inglesi. Divenuta in poco tempo e quasi miracolosamente comandante militare dell’esercito di Carlo VII, condusse i francesi alla vittoria, prima di essere tradita e venduta al nemico, che la arse viva sulla piazza del Mercato di Rouen. Quella di Giovanna, guerriera e santa al tempo stesso, è una delle storie femminili più straordinarie (e misteriose) di tutti i tempi, in cui si mescolano fede e fanatismo, eroismo e solitudine

Il processo di Giovanna D’arco
Teresa Cremisi
Marsilio
Tutti abbiamo un’idea di Giovanna d’Arco. Probabilmente, come accade alle icone, tutti abbiamo una nostra Giovanna d’Arco. Un volto cinematografico, un simbolo, un modo di portare i capelli o vestire, un’idea di rivoluzione, giovinezza e martirio. Attraverso gli atti del processo e grazie a cronache, lettere e dichiarazioni coeve, in questo testo assistiamo alle intemperanze, ai racconti e alle parole – sempre semplici, sempre dirette – di una donna molto giovane che suscita ammirazione e, talvolta, soggezione in uomini più grandi e più importanti di lei, cavalieri e titolati che hanno un piede già impigliato in quella corda della Storia che va sotto il nome di guerra dei Cent’anni. Questa Giovanna d’Arco non è ipotesi, è persona; il libro non contiene una attualizzazione, ma documenti d’archivio tradotti dal francese e dal latino, e tuttavia la sua struttura è analogica e non cronologica: ciò autorizza chi legge a pensare e seguire Giovanna d’Arco anche come una ragazza di oggi, sola contro un sistema di uomini che la valuta, la imbecca o tenta di intimorirla. E questo, oltre alla bellezza e alla forza sorprendente dei testi, è il motivo per cui oggi ripubblichiamo, in una versione completamente rivista e aggiornata, Il processo di condanna di Giovanna d’Arco – perché non bisogna chiedere il permesso a nessuno per intraprendere una battaglia.



