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TS e Dintorni filosofici – Auguste Comte e il positivismo

Articolo a cura di Armando Comi

“La filosofia positiva è innanzitutto profondamente caratterizzata, in qualsiasi soggetto, dalla subordinazione necessaria e permanente dell’immaginazione all’osservazione”
Comte,  Corso di filosofia positiva.

Può un uomo che tentò il suicidio per amore e che finì in manicomio per una crisi cerebrale essere il fondatore del più estremo approccio scientifico della filosofia?
Eppure è proprio il profilo di Auguste Comte, autore che attraversa l’Ottocento francese e vive il complesso periodo storico che va dal periodo post napoleonico fino all’ascesa di Napoleone III.
Siamo in una stagione di grande fermento per la storia europea, la produzione industriale è al suo massimo grado di espansione, l’economia europea è simile a quella della Cina contemporanea.
In questo clima matura il pensiero di Auguste Comte e si fa strada l’idea del positivismo.

Cosa significa positivismo?
Si tratta di un atteggiamento della ricerca scientifica rivolto solo ai dati positivi, ovvero osservabili e misurabili. Tutto ciò che invece è invisibile o frutto di un approccio religioso o superstizioso rappresenta un dato negativo, ovvero non osservabile e dunque non misurabile.
L’uomo si interessa a cose non misurabili e fa ipotesi immaginarie? Ebbene sì, l’uomo ha la tendenza a fare ipotesi fantasiose laddove non trova soluzioni scientifiche, ma ogni sapere fondato sull’immaginazione non consente all’umanità nessun passo avanti.
Pensiamo ad esempio ai fenomeni celesti e alla loro influenza sul nostro pianeta. Rispetto a questo sapere abbiamo due approcci opposti: l’approccio negativo, ovvero il pensiero di chi vede negli astri l’azione di forze soprannaturali, e questo sapere confluisce nell’astrologia e nella credenza degli oroscopi. Vi è di contro un approccio scientifico, che osserva gli astri e ne ricava leggi fisiche capaci di prevedere eclissi, passaggi di comete, maree. Quale dei due saperi ha consentito all’umanità di fare un passo in avanti ed evolversi verso il meglio? Comte risponderebbe senza dubbio l’astronomia. Con Copernico, Keplero, Galileo, eroi della scienza, l’umanità ha migliorato la propria esistenza in modo concreto. Hanno invece avuto lo stesso impatto gli oroscopi e l’astrologia? No, per millenni questo sapere ha mantenuto l’umanità in una condizione stagnante.

Il punto non riguarda solo il sapere e il progresso delle scienze, infatti un’umanità che crede negli oroscopi o in forze ultraterrene, organizza poi forme politiche del tutto conseguenti. Ad esempio l’abitudine a pensare che esistano forse incontrollabili e soprannaturali, giustifica l’esistenza di forme di potere politico come ad esempio le monarchie di origine divina o addirittura le teocrazie dove il governo è guidato solo da religiosi.
La crescita dei saperi non è dunque una collezione di informazioni sempre maggiore, bensì un patrimonio sul quale l’umanità costruisce i propri governi e la propria forma politica.

Qual è allora l’intuizione di Comte?
Se l’astronomia, la fisica, la chimica e la biologia hanno fatto dei grandi passi avanti arrivando a prevedere i fenomeni naturali grazie a leggi stabili, allora perché non cercare le leggi dell’aggregazione umana? In fondo noi uomini siamo come elementi chimici che messi insieme reagiscono. Tra amici siamo in un modo, tra colleghi siamo in un altro, da soli in una stanza facciamo cose ancora diverse. Come parte di una passa reagiamo addirittura in modo simile, ad esempio ci innervosiamo per una tassa o ci entusiasmiamo per un gol. Insomma, siamo elementi naturali osservabili.

La domanda di Comte è: esiste una legge fisica della società?
Da questa domanda nasce la sociologia. Cosa serve? A prevedere cosa faranno le masse, la sociologia punta al controllo sociale, alla stabilità e al conseguente benessere. Infatti solo una società stabile può occuparsi di progredire sul piano industriale, una società instabile dovrà invece risolvere conflitti.
Quali sono i primi passi della sociologia? Si tratta innanzitutto di distinguere due aspetti.
Statica sociale: Comte intuisce che ogni società ha sempre creato dei nuclei di aggregazione, elementi stabili di ogni aggregazione umana, ad esempio la formazione (scuole, accademie, botteghe, racconti al focolare, ecc.), oppure una economia (baratto, feudo, capitale, ecc.). Dunque ogni società ha delle costanti.
Dinamica sociale: le società cambiano come gli individui durante la vita.

Le società possono essere bambine, adolescenti o adulte. Tutte le società sono passate o passeranno da queste fasi, esattamente come ogni uomo. Da che cosa dipende la crescita? Dallo sviluppo delle facoltà mentali con le quali ci spieghiamo la realtà e i suoi fenomeni.
I bambini si spiegano la realtà con l’immaginazione, ed ecco che inventano mostri, fantasmi, fanno parlare i giocattoli. Ebbene, le società hanno avuto una fase infantile in cui hanno spiegato la realtà con la teologia, immaginando cioè un dio, o divinità molteplici come cause del mondo. Si tratta dell’infanzia dell’umanità, di un sapere infantile
Gli adolescenti iniziano ad usare la ragione, ma sono ancora sognatori, si fanno le grandi domande sull’origine del mondo, sul senso della vita, sul destino dell’umanità. Sono già grandi abbastanza da non credere in dio, ma non al punto di rinunciare all’idea che esista qualcosa di soprannaturale, una forza che ha dato origine o che spiega il tutto. Si tratta dell’approccio metafisico, ovvero che ritiene vi sia un’energia cosmica che non è più un dio antropomorfo, ma una forza invisibile ma capace di spiegare ogni cosa.
Gli adulti invece non hanno più sogni metafisici, non trova più spazio nella loro vita l’approccio a domande sul senso dell’esistenza. L’adulto si deve occupare di fatti concreti, reali e dare stabilità alla propria vita e a quella di chi gli sta attorno. Ha un approccio positivo, una ragione matura che affronta solo problemi osservabili e cerca soluzioni adeguate in modo stabile, ovvero leggi per comportarsi in modo efficace.

Da Corso di filosofia positiva, Auguste Compte

Due motivi principali dovrebbero qui farmi maggiormente insistere su questo concetto elementare del consenso fondamentale proprio dell’organismo sociale: sia innanzitutto in virtù della estrema importanza filosofica di questa idea madre della statica sociale, che deve, per sua natura, costituire la prima base razionale di tutta la nuova filosofia politica; sia anche, subordinatamente, perché, dovendo le considerazioni di sociologia puramente dinamica essere spontaneamente preponderanti in tutto il resto di questo volume, in quanto sono oggi più direttamente interessanti e perciò meglio comprese, diverrebbe tanto più necessario caratterizzare preventivamente lo spirito generale della sociologia statica, che non potrà in seguito essere quasi mai considerata che in maniera indiretta o implicita. Presa in tutta la sua estensione, cioè senza eliminare questa essenziale correlazione, ora sufficientemente analizzata, tra l’idea di società e quella di governo, una simile concezione positiva dell’armonia sociale produce spontaneamente, come avevo detto, con l’insieme della sua concreta applicazione, il fondamento scientifico d’una sana teoria elementare dell’ordine politico propriamente detto, sia spirituale, sia temporale. Infatti essa conduce direttamente a considerare sempre, al riparo da ogni arbitrio, l’ordine artificiale e volontario come un semplice prolungamento generale di quell’ordine naturale ed involontario verso il quale tendono naturalmente senza sosta, per un motivo qualsiasi, le diverse società umane: di modo che ogni istituzione politica veramente razionale, per comportare una vera e durevole efficacia sociale, deve costantemente avvalersi di un’esatta analisi preliminare delle tendenze spontanee corrispondenti, le quali soltanto possono dare alla sua autorità radici sufficientemente forti: in una parola si tratta essenzialmente di prendere in considerazione l’ordine, per perfezionarlo convenientemente, e non certo per crearlo, il che sarebbe impossibile. Dal punto di vista scientifico, che in questo trattato deve prevalere, questa idea madre dell’universale solidarietà sociale diventa qui l’inevitabile conseguenza ed il complemento indispensabile d’una idea fondamentale dichiarata, nel volume precedente, come adatta in alto grado allo studio degli esseri viventi. Con rigore scientifico, questa idea del consenso, non è affatto, senza dubbio, strettamente specifica di un simile studio, e si presenta direttamente come dovente essere, per sua natura, necessariamente comune a tutti i fenomeni, ma con grandi differenze di intensità e varietà, e, per conseguenza, d’importanza filosofica. Si può dire infatti che dovunque vi sia un sistema qualsiasi, deve esistere di conseguenza una certa solidarietà […]. Ma si deve a questo proposito riconoscere, in linea di principio, che il consenso diventa sempre tanto più profondo ed evidente quanto più si riferisce a fenomeni gradualmente più complessi e meno generali […] è soprattutto ai sistemi organici, a causa della loro maggiore complessità, che apparterrà sempre essenzialmente il concetto scientifico di solidarietà e di consenso, malgrado la sua necessaria universalità. È soltanto allora che questa idea, finora puramente secondaria, costituisce direttamente la base indispensabile dell’insieme delle concezioni positive; e la sua supremazia vi diviene sempre in tal modo tanto più evidente quanto più si tratta di organismi composti o di fenomeni complessi e importanti.

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