Narrativa recensioni

Il convento della discordia – Michela Rivetti

Recensione a cura di Anna Cancellieri

Fra le città che nel Rinascimento erano sotto la protezione degli Este, l’autrice focalizza l’attenzione su quella più cara al suo cuore: Reggio Emilia.

All’inizio del XVI secolo vi spadroneggiano due ricche famiglie alleate: gli Zoboli e gli Scajoli, mercanti e proprietari di botteghe e vaste tenute. La famiglia rivale, i Bebbi, che oltre ad analoghe ricchezze vanta anche un titolo nobiliare, resta nell’ombra a causa della viltà del capofamiglia, il conte Antonio.

Il lettore scopre molto presto il motivo di tale atteggiamento. Lo ignorano invece i ragazzi adolescenti e bambini della sua numerosa famiglia, che già nella prima parte del romanzo cominciano a manifestare insofferenza per i continui ammonimenti del padre a tenersi lontani dai guai.

Zoboli e Scajoli sono i classici cattivi arroganti, che cercano ogni pretesto per umiliare i loro avversari e annullarne il prestigio. I maggiori dei Bebbi, ragazzi d’onore e abili con la spada, devono mordere il freno per attenersi agli ordini paterni, ma in compenso sanno farsi valere con trovate intelligenti e sottili argomentazioni, come nel caso di due servi ingiustamente battuti dagli Scajoli, per i quali sfoderano un’ardita proposta:

«Vi trovate bene a lavorare per gli Scajoli, o vorreste mutare padrone? Noi stiamo cercando persone per diverse mansioni, sia in città che nei campi. Se volete, potete venire a lavorare per noi».”

Ai servi non par vero e abbandonano la scena in un batter d’occhio, lasciando gli ex padroni con un palmo di naso. Inutile dire che le ritorsioni saranno inevitabili.

Quando le cose si mettono male non resta che rivolgersi all’autorità superiore, il Duca  Ercole, che però risiede a Ferrara e va interpellato di persona.

È qui che per la prima volta incontriamo Ludovico Ariosto, in cerca di un piccolo ufficio a Corte per potersi dedicare senza pensieri all’amata poesia.

La contesa del convento ha inizio nel 1501, quando viene nominato Abate uno degli Zoboli, ben deciso a liberarsi dei Benedettini alle cui cure è affidato il convento delle monache. L’evento viene celebrato con esagerati festeggiamenti durante i quali tutte le chiese sono invitate a suonare le campane a distesa. Per manifestare con chiarezza il suo dissenso la Badessa, legata ai Bebbi, reagisce con una trovata geniale: spranga il portone e, dopo che questo è stato demolito a colpi di ariete, mostra una finta mansuetudine…

La suora sparì nella stanzetta da cui si potevano suonare le campane. Il frate, sbigottito in un primo momento, aveva taciuto, confidando che la Badessa avesse un piano.
Un primo rintocco. Solo dopo vari secondi ce ne fu un altro. Ancora attesa prima del terzo.
Giacomo corrugò la fronte, furioso: «Le sta suonando a morto!»
Il frate proruppe in una fragorosa risata.

Da qui in poi, come si può immaginare, l’escalation delle provocazioni assume forme sempre più esasperate. Per arrivare alla vera contesa del convento tuttavia dovremo aspettare il 1506. Il presunto problema religioso, lasciare il convento ai Domenicani o restituirlo ai Benedettini, è solo il pretesto per una prova di forza fra le due fazioni.

Ormai i ragazzi Bebbi sono cresciuti e il controllo del padre non ha più alcun potere su di loro. Li vedremo alle prese prima con una congiura ai danni di Alfonso d’Este e poi con il perfido complotto nei confronti dell’agguerrita Badessa. La scena centrale del romanzo ci terrà con il fiato sospeso, in un alternarsi quasi filmico tra un subdolo agguato e un’emozionante partita di palla-bracciale.

Degli otto fratelli Bebbi, a cui vanno le mie simpatie, ho trovato soprattutto interessanti i due penultimi.

A sedici anni Paolo, il maschio più giovane, si sente esentato da responsabilità politiche o commerciali e preferisce suonare il liuto. Spesso combattuto fra il dovere di mostrarsi all’altezza dei fratelli maggiori e il desiderio di godersi la vita, è l’anello debole del gruppo, quello su cui più facilmente si accaniscono le vendette dei rivali. Inoltre su di lui incombe una sinistra profezia a cui preferisce non credere ma che lo tormenta nel profondo.

«Il dolore e la paura sono le armi delle tenebre che ti assaliranno in continuazione. Dovrai lottare con l’oscurità per non esserne inghiottito. Dalle tue scelte dipenderà quanto sangue e quanto a lungo sarà versato».

La maggiore delle due femmine, Lucrezia, a diciassette anni è una fanciulla studiosa, pungente, coraggiosa, ma anche vagamente attratta dal giovane Ilario Zoboli, che mostra un contorto interesse per la bella avversaria e non perde occasione di stuzzicarla, sempre rintuzzato da repliche mordaci. Quello che si gioca fra i due è un duello di parole, invece che di spade, in cui il vincitore è chi mette a segno con maestria l’ultimo affondo.
Come andrà a finire?

Siamo solo al primo di una serie di volumi e si prevede un inasprirsi del conflitto, di cui l’autrice mostra una profonda conoscenza grazie alle lunghe e metodiche ricerche storiche.


Pro
La solidarietà tra fratelli che costituisce la vera forza della famiglia. Il ritmo serrato delle scene di azione.

Contro
Descrizioni troppo lunghe e dispersive. Puntigliose cronache storiche che il lettore trova difficoltà a collegare ai fatti narrati. Presenza di eventi secondari scollegati dalla trama e privi di una reale utilità narrativa.

Link cartaceo: Il convento della discordia

Trama
Reggio Emilia, 1501. I giovani fratelli Bebbi, stanchi di assistere in silenzio allo spadroneggiare di Zoboli e Scajoli, non capiscono perché il padre non si opponga, come dovrebbe la longa manu del Duca d’Este. Sentono il dovere di fare ciò che il genitore sdegna: prendere in mano la fazione. La disputa tra Zoboli e Benedettini, tra la zia Badessa a una suora degli Scajoli, offre ai Bebbi l’occasione di farsi valere. La discordia del convento si spande per Reggio e i Bebbi imparano presto che pure le buone azioni si pagano. Tra le cospirazioni sussurrate, una minaccia il Duca Alfonso e i Bebbi dovranno salvarlo, mentre gli Scajoli ambiscono a scalzare gli Zoboli. Con «Il convento della discordia» si consolidano le fazioni che nella saga «Alfieri del Duca» combatteranno per gli Este o il Papa.

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One Reply to “Il convento della discordia – Michela Rivetti

  1. Ho letto il libro in un sol boccone e l’ho trovato estremamente ben scritto, sono sicuramente d’accordo col recensore sul fatto che sul pregio relativo all’amore fraterno, ma meno sul contro.
    L’autrice si prende certamente il tempo necessario per spaziare anche su elementi storici che non fanno procedere direttamente la trama ma non la vedo una cosa negativa, a differenza di un film che dev’essere molto più focalizzato, un libro può darsi più ampio respiro per creare ambientazione.
    Anche se questa è ovviamente una mia opinione.

     

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