recensioni Saggistica

Progetto metropoli. La Berlino dell’Espressionismo – Antonella Gargano

Recensione a cura di Claudia Babudri

Basso, bruno e con quei baffi inconfondibili. Impettito e austero nella sua divisa nazista, Adolf Hitler, scortato dai suoi fedelissimi, sfilava tra la folla esultante verso il luogo del suo fatidico discorso al Reichstag. Il video, trovato nell’archivio storico di una nota emittente statale italiana, è ovviamente in bianco e nero. Porta la firma dell’Istituto Luce ed è datato  19 luglio 1940.  Le immagini scorrono davanti ai miei occhi. Rimango attonita  mentre un brivido freddo mi percorre la schiena. Bandiere naziste ovunque. Persino la porta di Brandeburgo è addobbata con le insegne del regime. Infiniti carri militari sfilano in parata tra i cittadini esultanti. Mi colpisce, tra gli spettatori, una ragazza biondissima e dai tratti fini: saluta estasiata i militari in sfilata, incoraggiandoli.  Altrettanto d’impatto sono i ragazzini della gioventù nazista abbarbicati ad un lampione per vederci meglio. Nel frattempo Hitler è giunto al parlamento. Saluta la platea e stringe soddisfatto le mani dei suoi camerati. Inizia a parlare nel silenzio generale.

Tremo al sol sentire la sua voce. Perentorio, il suo discorso verte sui precedenti dieci mesi di guerra combattuti in Polonia e in Francia. Seguono l’elenco degli alleati, tra i quali si riconferma tristemente l’Italia e la volontà di continuare a condurre la Germania sotto  l’egida nazista. Il video finisce. Per motivi accademici l’ho visionato innumerevoli volte ma ognuna di queste, per il terrore e l’angoscia che mi incute, è come se fosse la prima. Ripenso agli infiniti danni della dittatura nazista. Libertà di associazione, parola ed espressione negate. I rastrellamenti, le persecuzioni e le discriminazioni. Tra gli artisti berlinesi tanti, per motivi di orientamento, ideologia e religione furono discriminati. Celebre è il caso di una donna geniale ed anticonformista, una grande poetessa tedesca vissuta nel primo Novecento. La sua unica colpa? Essere ebrea. Franz Jung, scrittore, economista e attivista tedesco, la ricorda così. “Se ne stava lì da sola, come abbandonata da tutti. Era grata per ogni parola gentile. Else Lasker- Schüler aveva perduto ogni contatto con il mondo esterno. La guerra per lei doveva essere stata una cosa inimmaginabile e anche assolutamente incomprensibile.” Iconica ed eccentrica, Else pagò sulla sua pelle lo scotto dell’antisemitismo. Eppure Berlino non era sempre stata cupa e discriminante.

Antonella Gargano nel suo Progetto Metropoli. La Berlino dell’Espressionismo (saggio storico edito da Silvy Edizioni, 2012) ricostruisce il volto della capitale tedesca pulsante di vita e colori tra Ottocento e Novecento, prima della guerra.
In quegli anni al prestigio culturale di Parigi si aggiunse quello di Vienna, Monaco e Berlino, metropoli all’avanguardia, culle del nuovo sentire artistico basato sull’indagare le leggi interne della natura, le infinite espressioni dell’animo, riportate su tela attraverso l’astrazione. In quegli anni di progresso, la capitale tedesca divenne la musa per eccellenza di poeti e artisti, risoluti nel comporre una moderna lirica della metropoli. L’autrice delinea un quadro cittadino straordinario. Tra Ottocento e Novecento, Berlino contava ben centotrenta case editrici, lussuosi hotel, banche influenti, ferrovie e mezzi di trasporto all’avanguardia, centri commerciali, teatri, locali e caffè, luoghi di ritrovo per eccellenza dei Giovani berlinesi, intellettuali, artisti e poeti. In questa città internazionale erano loro le figure di spicco del panorama culturale del tempo.  I poeti compongono odi alla città, gli artisti la ritraggono, gli intellettuali discutono nei caffè, luoghi di libero incontro e confronto, come il Café des Westens o il Romanisches ricordato dalla celebre giornalista Sylvia von Harden. In uno di questi locali, l’Austria, nacque la cellula embrionale dell’Espressionismo tedesco: il Neuer Club. Gli artisti dipingono nei loro atelier ma amano girare la città, intrattenendosi nei luna park altrettanto graditi. In quegli anni di grande fermento culturale, l’arte viene esposta a Berlino al Salone Cassirer, alla Galleria d’Arte Macht o Walden. Fotografi di grande calibro, come Auguste Sander immortalano la nuova oggettività cittadina indagando sulle realtà sociali della metropoli. Anche il teatro vive momenti di gloria. Pittori come Munch vengono ingaggiati per creare scenografie d’impatto. Nei teatri si diffonde il palcoscenico girevole, ospitando ballerine d’eccezione come Isadora Duncan. Al cinema si proiettano i capolavori di Friedrich Wilhelm Murnau, Fritz Lang e Robert Wiene.

Progetto metropoli è un saggio scorrevole, accattivante. È un testo completo, ricco di una nutrita bibliografia, indici e riferimenti critici.  L’autrice ha inoltre impreziosito il suo lavoro con una molteplicità di fotografie d’epoca, immagini, fonti e testimonianze storiche interessanti. Al racconto di quegli anni, si uniscono le voci e i sentimenti dei suoi protagonisti. Impressioni, progetti e speranze di artisti e intellettuali vissuti all’insegna dell’arte e del progresso, osservatori attenti delle positive trasformazioni cittadine accolte con interesse e curiosità. Berlino, una città ancora segnata dal libero scambio culturale e intellettuale. Il lettore avrà la sensazione di essere lì, in quel momento. Di sedere in un caffè con la von Harden, di ascoltare la critica sociale e politica degli espressionisti, in toto antimilitaristi, di avvertire sulla sua pelle il brivido dell’avanguardia tecnologica berlinese, con le sue strade, il suo passeggio, il suo via vai di macchine e mezzi di trasporto, i suoi svaghi tra cinema e teatri, i suoi luoghi d’incontro e le meravigliose gallerie d’arte. Allo stesso modo, il lettore potrà percepire la fredda ombra della minaccia nazista in divenire, lo sgomento degli indesiderati al potere, come la poetessa Else Lasker – Schüler. Per studio o semplice approfondimento personale questo testo non deluderà i suoi lettori, lasciandoli con l’immagine di una grande Berlino, libera e all’avanguardia, splendente dei suoi anni migliori all’insegna dell’arte e della cultura.
 

Editore: Silvy (2012)
Pagine: 266 p., ill. , Brossura
EAN: 9788897634140
Link di acquisto cartaceo: Progetto metropoli

Trama
Il cuore dell’espressionismo coincide con il cuore della Prussia: è Berlino il luogo di quella generazione che si definisce nuova per eccellenza. Qui hanno la loro sede editori come Fischer e Cassirer e case editrici “più giovani e autenticamente espressioniste”. Qui si inaugurano mostre e si aprono gallerie che espongono la nuova arte. Qui sono i caffè ai cui tavoli siedono, discutono, fondano gruppi e proclamano ‘secessioni’ poeti e artisti. Qui, infine, fa la sua prima comparsa in Germania il termine espressionismo nel catalogo della XXII esposizione della Berliner Secession. Lo specifico berlinese di questa avanguardia è costituito in larga misura dalla sua sostanza metropolitana, dal suo incontro entusiastico con la città: una città la cui fisionomia stava vivendo in quegli anni profonde modificazioni nel processo di trasformazione in grande capitale. Il perimetro della città in cui gli espressionisti si muovono, gli spazi che attraversano e usano, sono quelli della nuova Berlino in movimento con il suo rapido sviluppo urbanistico, il determinante spostamento dei centri di gravità della vita cittadina e la sua ramificata rete di mezzi di comunicazione. Accanto a questa topografia urbana reale è tuttavia possibile tracciare una seconda mappa – che chiameremo la Berlino delle parole, ma potrebbe essere la Berlino delle immagini o dei colori – che viene a costituirsi dall’interno dell’officina espressionista, dalla ricostruzione che ne fanno scrittori, artisti e intellettuali.

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