Curiosità Viaggio nella storia

Sai di chi sarà il compleanno tra due giorni?

Del cono gelato!

Il 13 dicembre 1903 Italo Marchioni, nato il 21 dicembre 1868 a Peaio di Vodo di Cadore – una piccola frazione del bellunese – e al pari di tanti altri pasticceri del nord Italia, emigrato in America alla fine dell’Ottocento, ricevette il brevetto statunitense n. 746971 per l’invenzione del cono gelato. In particolare per l’invenzione di un macchinario per la produzione dei coni.

In realtà lui stesso aveva venduto il gelato nel cono in America fin dal 1896 e li aveva sempre serviti in bicchieri di vetro o coni di carta: altamente scomodi, i primi, che non venivano restituiti, cadevano e si rompevano, rappresentando così anche una piccola perdita di capitale; per niente economici o comodi i secondi, poiché generavano troppi rifiuti da smaltire.

In Austria e in Germania ci si portava il bicchiere da casa, i nobili lo mangiavano in coppette di porcellana, altri spesso anche in piatti fondi; In Francia coni di metallo o di carta.
L’invenzione del cono divenne quindi, una vera necessità.

Ma veramente pensate che la Storia sia tutta qui? Che non ci siano ombre sulla questione?
È vero, Marchioni è attualmente ritenuto l’inventore del cono. A certificarlo quel brevetto che altri non hanno ottenuto.

In realtà, però, le cronache narrano anche di dissidi circa quel brevetto. Italo Marchioni fu infatti osteggiato a tal proposito da Frank Marchioni, un suo cugino, nonché ex socio, che si era messo in società con un altro italiano: Antonio Valvona, che il 3 giugno 1902 – quindi un anno prima di Italo Marchioni aveva registrato il brevetto di un “apparecchio per la cottura di biscotti per gelato” (n. 701776). E nel 1913 lo stesso Valvona vinse per questo fatto anche una causa legale contro Italo Marchioni, con il quale aveva in precedenza collaborato, accusato di aver copiato la sua invenzione.
Il giudice, infatti, stabilì che Italo aveva ri-brevettato il cono di Valvona senza aggiungere nulla di nuovo.

I due brevetti, come si può vedere dalle immagini, sono molto simili. Ma ciò che appare molto evidente è il fatto che nessuna delle due invenzioni fa espresso riferimento al cono ma piuttosto a dei contenitori, tipo tazze (coppette). Il brevetto di Antonio Valvona si riferisce, infatti, a un “apparecchio per la realizzazione di tazze o piatti che possono essere riempiti con il gelato.

Sempre il solito diritto di cronaca ci impone di riferire che esiste un elenco di molteplici citazioni che fanno riferimento al cono gelato già molti anni prima. I “coni di Wafer” appaiono già in una pubblicazione londinese nel 1770 e in altri libri di cucina diffusi nel corso del 1800. 

Secondo poi altre versioni, a inventare un nuovo modo di mangiare il gelato fu il pasticciere siriano Ernest Hamwi che alla Fiera Mondiale di St. Louis del 1904, si inventò “una pasta densa cotta in una pressa per wafer”. Hamwi a causa della forte richiesta di gelati nello stand accanto al suo ed avendo il gelatiere esaurito i piattini allora utilizzati, aveva iniziato ad arrotolare la sua pasta croccante (zalabia) cotta in una pressa bollente per wafer, a forma di cono in modo che potesse contenere il gelato.

Non esistono documenti scritti che confermino questa storia e in realtà furono diversi gli espositori della Fiera di St. Louis del 1904 ad attribuirsi l’invenzione del primo cono. Un altro siriano, un immigrato turco e due fratelli dell’Ohio entrano nel sentito dire, quasi leggenda.
Ma a smentire tali ipotesi ci sono due fatti documentati con precisione: 1903, la data del brevetto riconosciuto a Italo Marchioni, e 1902, l’invenzione di Antonio Valvona.

E la Storia, si sa, la si fa con le date e i documenti.

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