recensioni Saggistica

Il suono perduto della Siberia – Sophy Roberts

Recensione a cura di Roberto Orsi

“Ci sono pochi luoghi sulla faccia della Terra a proposito dei quali la maggioranza degli uomini ha idee così chiare sapendone tanto poco quanto la Siberia”.

Tra tutte le citazioni possibili che possono essere estrapolate da questo libro di Sophy Roberts, credo che queste parole di un economista britannico siano le più veritiere per dare il senso del messaggio che, almeno secondo me, l’autrice ha voluto lasciare ai lettori.

Probabilmente chi l’ha visitata ha un pensiero diverso, ma io mi ritrovo in quanto scritto in questa breve frase. Ho sempre pensato alla Siberia come una steppa desolata, valli incontaminate e desertiche, con un freddo proibitivo che scava nelle ossa e penetra direttamente nell’anima, dove il bianco la fa da padrone tra neve e ghiaccio, e gli unici insediamenti umani sono quelli degli studiosi che si avventurano per mesi e mesi in lande proibitive.

Niente di più lontano dal vero probabilmente. Anche perché la Siberia è così grande, così sconfinata che il territorio deve per forza di cose essere variegato e variabile alle diverse longitudini e latitudini.

VIVERE E LAVORARE IN SIBERIA - Lavoro nel Mondo

Sophy Roberts accompagna il lettore in un viaggio straordinario ai confini della terra. Spesso paragoniamo le nostre letture a dei viaggi comodamente seduti sul divano, ma in questo caso il viaggio è tangibile con vivide sensazioni e forti emozioni che l’autrice trasmette con le sue parole.

Tutto ha inizio nel 2015 quando durante un soggiorno in Mongolia la giornalista scrittrice inglese si imbatte in una giovane ragazza che suona magnificamente dei brani di Chopin e Beethoven. Ma il pianoforte in suo possesso non le rende giustizia.

La curiosità stuzzica Sophy Roberts che da quel momento intraprende un viaggio di due anni, alla ricerca dei pianoforti perduti della Siberia. De “Il suono perduto della Siberia”.

“Simboli perduti della cultura occidentale in un regno asiatico, questi strumenti giunsero in Siberia portando le melodie dei salotti musicali europei molto lontano dal contesto culturale in cui erano nate. Il fatto che siano sopravvissuti testimonia la necessità dello spirito umano di trovare conforto”.

In ogni capitolo una diversa città siberiana che viene raccontata attraverso duecento anni di storia. Da Novosibirsk a Irkutsk, da Chabarovsk a Ekaterinburg l’ultima dimora terrena degli imperatori Romanov. Un territorio sconfinato attraversato da nove fusi orari diversi, dalla catena montuosa degli Urali alla penisola della Kamčatka che si protende fino alle Isole Curili, a un palmo dal continente americano.

Ufficiale: in Siberia ci sono 10 °C in più della media stagionale

L’autrice, nel viaggio alla ricerca dei pianoforti più antichi, racconta due secoli di storia della Russia. Dallo splendore dell’epoca zarista, con il fiorire della “pianomania” e la diffusione capillare e popolare della musica classica, fino alla storia moderna più recente con la perestrojka voluta dalla dirigenza dell’Unione Sovietica a metà degli anni ottanta del XX secolo e il conseguente disfacimento dell’URSS.

Il tutto passando attraverso la rivoluzione bolscevica del 1917, il periodo dello stalinismo e del leninismo, oltre ai due conflitti mondiali che videro la Russia come territorio di feroci scontri e assedi.

La Siberia è molto più di un luogo sulla carta geografica: è un sentimento che ti rimane dentro come un ronzio, una temperatura, il suono di fiocchi sonnolenti che cadono su cuscini di neve. È una malinconia, una storia d’amore cinematografica immersa nel chiaro di luna, viaggi in treno senza fretta.”

Il viaggio alla ricerca dei pianoforti, quale obiettivo primario del racconto, si trasforma in poco tempo in una ricerca delle radici più antiche di questa terra immensa. Le storie sulla bocca dei tanti personaggi incontrati dalla giornalista assumono i connotati delle favole e delle leggende. Storie di un passato affascinante ricco di emozioni profonde come i laghi ghiacciati che colorano il territorio della Siberia.

L’autrice racconta la grande epopea del pianoforte, del suo successo in questi territori, di come fosse uno strumento fondamentale per la sopravvivenza in molti casi, nei gulag più lontani, in condizioni di vita disumane.  La musica come rifugio, come ancora di salvezza e speranza. Di ribellione anche, allorquando il regime stalinista impose regole rigide ai contatti con il mondo occidentale.

“Perni. Il punto fisso da cui dipende un meccanismo. Una persona o una cosa a cui appoggiarsi. Come in un pianoforte, dove il movimento dipende dalla stabilità delle sue parti fisse. Tutti ne avevamo bisogno, in fondo.”

L’anima di un pianoforte, la capacità di trasmettere emozioni, di entrare in sintonia con le percezioni più profonde dell’uomo vengono raccontate con naturalezza in questo saggio che per molti versi si trasforma in un documentario.

Siberia, terra addormentata

Anche se i nomi dei personaggi sono tantissimi, gli eventi raccontati si accavallano di capitolo in capitolo, rimbalzando avanti e indietro sulla linea del tempo, è la veduta d’insieme quella che conta. Il libro è un compendio di Storia per chi vuole approfondire le vicende più remote di questa terra così dura e schietta ma che allo stesso tempo ti si incolla alla pelle senza più scivolare via.

Anton Pavlovič Čechov, scrittore e drammaturgo russo, definiva così questa terra suggestiva: “La pianura della Siberia inizia, credo, a Ekaterinbug e finisce Dio solo sa dove”. Un crogiuolo di razze, di tradizioni, di stili di vita ricchi di fascino intramontabile. Tempo che scorre immutabile come i fiumi che si tuffano nei mari del nord e del circolo polare artico.

Storie di vita ed esperienze che sono rese ancora più dirette e reali dalle numerose foto pubblicate nel libro, alcune di archivio, altre scattate direttamente dalla giornalista scrittrice.

Perché la Siberia è un po’ così: la temi se non la conosci, ma ti entra nel sangue quando la vivi. Sai dove inizia il viaggio ma non sai dove possa terminare, un po’ come con la Storia che tanto amiamo.

Il suono perduto della Siberia - Sophy Roberts - copertina

Editore ‏ : ‎ Mondadori (22 giugno 2021)

Lingua ‏ : ‎ Italiano

Copertina rigida ‏ : ‎ 384 pagine

ISBN-10 ‏ : ‎ 8804723580

ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8804723585

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Trama

Una sera d’estate del 2015, in una “gher” mongola non lontano da Karakorum, la capitale dell’antico impero di Gengis Khan, una giovane pianista dal talento straordinario esegue brani di Chopin e Beethoven. Quel pianoforte moderno, però, non sembra essere all’altezza né della musica né della sua interprete. Forse, suggerisce qualcuno, si dovrebbe provare con uno strumento antico, uno di quelli in cui è ancora possibile cogliere la forza, l’emozione, il respiro delle grandi composizioni del XIX secolo. Uno di quegli innumerevoli pianoforti che le vicissitudini degli uomini e della Storia hanno disperso nell’immenso territorio che si estende per migliaia di chilometri a est degli Urali. Inizia così, da un altopiano ventoso della Mongolia, l’incredibile viaggio della giornalista inglese Sophy Roberts alla ricerca dei pianoforti perduti della Siberia. Un viaggio che ripercorre duecento anni di storia russa, nel quale si intrecciano racconti, miti, vicende tragiche e imprese straordinarie, e dove personaggi dai tratti quasi fiabeschi incrociano le loro vite con quelle di letterati e musicisti, esploratori e rivoluzionari, detenuti e avventurieri. Dall’epoca di Caterina la Grande alla rivoluzione d’Ottobre, dal Terrore staliniano al crollo dell’Unione Sovietica, i pianoforti seguirono le strade che i sogni e le ossessioni degli uomini tracciarono per loro, diffondendosi in tutti i territori a oriente del fiume Ob’. Nascosti a Novosibirsk per sfuggire al furore nazista o suonati nel gelo dei gulag della Kolyma, diventarono legna da ardere durante l’assedio di Leningrado, marcirono abbandonati sull’isola di Sachalin e nell’èra sovietica celebrarono i fasti di una diffusa e orgogliosa educazione musicale, riecheggiando ovunque le voci di quanti, con maestria o noncuranza, avevano fatto scorrere le dita sulle loro tastiere, li avevano comprati, venduti, rubati, ritrovati, protetti come un bene prezioso perché testimoni della necessità dello spirito umano di trovare nella musica la forza e il ristoro necessari per affrontare ogni tipo di calamità e sciagura.

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