Narrativa recensioni

L’araldo della Terza Parte – Sabrina Ceni

Recensione a cura di Laura Pitzalis

Quando mi è arrivato il libro di Sabrina Ceni confesso che mi sono un po’ spaventata: un tomo di quasi 800 pagine! Un titolo che, sinceramente, non mi prometteva nulla di semplice, “L’Araldo Della Terza Parte”, che vuole dire? Sapevo già l’argomento del libro, il sequel del suo primo romanzo “Arpaïs. La memoria delle anime imperfette e sapevo che la Ceni avrebbe trattato un argomento complicato e vastissimo ma poiché sono una cui piacciono le sfide, non ho esitato a prenderlo fra le mani e iniziare la lettura, abbastanza titubante anche se risoluta.

Non so se quelle pagine fossero impregnate di qualche miscuglio di erbe dalle proprietà magiche che solo Arpaïs e prima di lei son paire sapevano creare, ma sono stata letteralmente sbalzata in un’altra dimensione temporale e spaziale, in una vita parallela, che ho vissuto in prima persona non come spettatrice ma come figurante tale è stata la mia partecipazione a livello emozionale.

Come poteva anche solo pensare che lei fosse in grado di dimenticare quello che era capitato alla loro gente, alla loro terra? Si potevano mai perdonare gli orrori ai quali avevano assistito?Una crociata indetta dal papa per annientare un popolo: sterminio e conquista camuffati da guerra santa, per nutrire l’ingordigia della Chiesa di Roma e del re di Parigi.

Romanzo Storico con la S maiuscola, ma anche onirico e un po’ fantasy, un romanzo alla “Barbero”, ricco di citazioni, riferimenti storici, letterari e logistici, uno spaccato della vita quotidiana e militare del XIII secolo, un compendio degli usi e costumi della società medioevale.

Un libro pazzesco!

Pazzesco per l’argomento: la persecuzione da parte dell’Inquisizione di quello che rimane della comunità Catara i cui superstiti, dopo la Crociata Albigese e il tragico genocidio di Montsegur, fuggono verso l’Aragona, la Lombardia e l’Italia centrale. Una comunità costretta a nascondersi ma determinata a conservare la propria identità non solo religiosa ma anche sociale e a preservare le proprie radici, aiutata da una fitta rete di protezione che li favorisce in una migrazione verso posti sicuri. Un esodo che si estende dal Nord al Sud dell’Italia, fino alla Sicilia e, forse, oltre.

Questo filo invisibile che unisce questa comunità sempre in fuga a quella che, nonostante le numerose diversità, l’aiuta salvaguardandola, è ben rappresentata dai simboli che spiccano nella copertina del libro: la croce occitana e il giglio di Firenze, anzi Fiorenza come è nominata nel romanzo.

– Non voglio allontanarmi ancora di più da casa –

Ne abbiamo già parlato: non c’è più … casa – …

– Casa è dove c’è mon paire –

– Casa è un posto sicuro ed è quello che ton paire desidera per te –

Pazzesco per l’ambientazione storica: la Firenze del XIII secolo. Non la Firenze che conosciamo con il profilo della cupola del Brunelleschi e del Palazzo Vecchio ma una Firenze buia, fatta di chiassi angusti e maleodoranti, con torri che impediscono alla luce del sole di filtrare, se non nelle ore centrali della giornata.

La Firenze violenta, ostile, mossa da odio e vendetta scaturiti in decenni di scontri tra le fazioni dei Guelfi, filopapali, e Ghibellini, filoimperiali. Una ferocia covata per troppo tempo sotto le ceneri che esplode in una crudeltà collettiva con conseguenze devastanti: una spirale di sospetti e delitti che avrebbe portato i fratelli a tradire i fratelli, i figli a tradire i padri.

Pazzesco per i personaggi: numerosi e tutti realmente esistiti, tranne due o tre di fantasia che sono serviti per contestualizzare degli eventi nel racconto. Personaggi autentici, reali che sognano, soffrono, sperano, lottano, si ribellano, amano, odiano.

Farinata degli Umberti, Albizo Tribaldi de Caponsacchi, i Papi Alessandro IV, Clemente IV, Innocenzo IV, e Urbano IV, Antonio de Compiobbesi, Giovanni Di Luigio, Filippo Quona da Volognano, Pietro da Verona, Raniero Sacconi, Torsello, Umiliana de’ Cerchi per citarne alcuni.

Pazzesco per lo stile narrativo: un tomo di quasi 800 pagine, citazioni letterarie, storiche e religiose, descrizioni particolareggiate di battaglie, strategie militari, eventi politici ed ecclesiastici … tutto questo porta a pensare più a un saggio che a un romanzo e di conseguenza a un libro bello tosto di non facile lettura.

Niente di più sbagliato!

Sabrina Ceni ci sorprende con uno stile passionale, competente ma soprattutto semplice. Una narrazione coinvolgente, fluida priva di ogni traccia di pomposità, pur intercalata da parole che si rifanno a termini medioevali, occitani, latini, francesi, spagnoli e della tipica parlata fiorentina. Un modo di scrivere molto originale che non risulta mai sciatto né di difficile comprensione.

Monna Elissa prese a distendere il lenzuolo di lino con i palmi aperti. – Le donne devono pensare alle cose della masserizia – brontolò. – Imparare a rimpedulare le calze, ad abburattare, cuocere fare il bucato come fanno tutte le giovani di codesta età! Nessuna madre vorrebbe essere bestemmiata dal genero per aver allevato male la figlia!

E qui mi vorrei soffermare sui dialoghi, veri e propri protagonisti del racconto, perché in associazione alla descrizione minuziosa delle movenze ed espressioni fungono da telecamera facendoci vedere la scena e i protagonisti come se fossero reali di fronte a noi, ce li fa conoscere e identificare dalla parlata riuscendo a farci captare anche il tono della voce: alto, cacofonico, profondo, rocco, passionale, stridente, divertito, ansioso …

Così dai dialoghi ci facciamo un’idea della personalità dei personaggi, fondamentale perché è da questo che sviluppiamo o no l’empatia per loro, facendoceli amare o detestare.

Dialoghi “colloquiali” e diretti, vivaci e informali grazie ai quali Sabrina Ceni ci racconta la Storia andando ben oltre le solite informazioni che si possono trovare in qualunque testo storico. La narrazione risulta, così, dinamica, viva riuscendo a farci interessare a temi che potrebbero sembrare ostici e che invece risultano vivaci, intensi attirando in questo modo la nostra attenzione. Stupenda la storia della discendenza di Farinata degli Umberti raccontata da un bambino!

Sì, insomma dagli antichi romani, dai! Ė per quello che erano così forti, no? Il capitano discende da Catilina che, a sua volta, discendeva da Romolo e Remo e quindi … […] – Chi era Catilina?
– Un re. Insomma, a questo re gli nacque un figlio. Poi Catilina morì. Il figlio si chiamava Uberto. Dopo un po’ di tempo venne un altro re e questo si chiamava Giulio Cesare ma lui non andò a Faesulae, venne a Fiorenza – […] Dicevamo, sì, quando re Cesare tornò a Roma Uberto restò nel Bran … insomma quel posto lì. Tanti tanti anni dopo, mi pare verso l’anno Mille, un parente di Uberto venne in Italia con un imperatore che si chiamava come un numero ma siccome era grosso tutti lo chiamavano Ottone …”.

E la lettura scorre fluida fino quasi alla fine.

Ho detto quasi … e qui svelo l’unico neo che, per me, ha il romanzo.  Alcuni capitoli finali, precisamente quelli che riguardano la battaglia di Montaperti tra le truppe Guelfe capeggiate da Firenze e quelle Ghibelline capeggiate da Siena, li ho trovati un po’ pesanti. Troppe nozioni di tattica militare e descrizioni alquanto minuziose mi hanno rallentato la lettura fino allora spedita e ho trovato queste pagine interminabili, forse perché non vedevo l’ora di scoprire come si sarebbero sistemate le cose e, quindi, come si sarebbe chiuso il romanzo!

Queste pagine, comunque, sono state alcune delle tantissime che hanno fatto risaltare l’enorme e quasi titanico lavoro di ricerca e studio dei documenti da parte di Sabrina Ceni.

Un lavoro impressionante che balza subito agli occhi per quelle citazioni, veri e propri camei, che aprono ogni capitolo: citazioni prese dai numerosi testi consultati che non solo introducono e valorizzano gli eventi trattati nel capitolo ma fungono da bibliografia. Non c’è, infatti, alla fine del libro la lista delle fonti, forse perché ci sarebbe voluto un altro tomo!

Non voglio parlare della parte onirica quasi fantasy del libro perché dovrei spoilerare troppo rovinando l’effetto sorpresa. Voglio però fare notare una circostanza, dalle sembianze un po’ esoteriche, raccontata dalla stessa scrittrice durante un’intervista che riguarda l’anno di pubblicazione di questo romanzo, aprile 2021:

L’idea di nominare il 1321 e il 2021 ha preso forma mentre stavo finendo la correzione della bozza. Ho firmato il contratto con Ali Ribelli Edizioni nel maggio del 2020 ed ero certa che il romanzo sarebbe uscito entro settembre. Poi, per una serie di cose, la pubblicazione è stata rimandata al 2021. Difficile non pensare al rogo di Villerouge-Termenés del 1321 e alla profezia lanciata dalla voce di quello che simbolicamente viene considerato l’ultimo cataro, Guillaume Belibaste:
Tra settecento anni questo lauro rifiorirà

1321 – 2021 sono settecento anni …

Trama
1244. Arpaïs ha solo tredici anni quando fugge dalle fiamme di Montségur. Con sé porta un antico manoscritto: l’Interrogatio Iohannis, memoria e speranza del suo popolo. Sulle rotte dei pellegrini e dei mercatanti, un lungo viaggio ha inizio: dall’Occitania alla Lombardia, da Cremona a Sirmione, fino al cuore della Tuscia, Fiorenza, dove tra i gigli bianchi si annidano covi di vipere e infuria il morbo dell’eresia. Arpaïs imparerà a vivere tra quelle mura, imparerà a temerle e ad amarle, come imparerà a temere e ad amare gli abitanti di quella città che ha il nome di un fiore, ma che dai suoi stimi secerne odio e rancore. Mentre le lotte tra guelfi e ghibellini imperversano e il papato complotta per annientare l’Anticristo, il canto del lupo si leva sopra il clangore delle spade.

1321. A Villerouge-Termenès, dal rogo dell’ultimo cataro, si leva una profezia: “Tra settecento anni, questo lauro rifiorirà“.

1939. Presso la Biblioteca Nazionale di Firenze il padre domenicano Antoine Dondaine riesce a decifrare un’iscrizione crittografata su un codice pergamenaceo e scopre che si tratta di un antico testo cataro rimasto celato per secoli.

2021. Il conto alla rovescia ha inizio.

Editore: Ali Ribelli Edizioni (20 aprile 2021)
Lingua: Italiano
Brossura: 794 pagine
ISBN-10: 8.833.468,216
ISBN-13: 978-8833468211
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