Narrativa recensioni

I guardiani della laguna – Paolo Lanzotti

Recensione a cura di Roberto Orsi

Quella raccontata ne “I guardiani della laguna” è la prima indagine di Marco Leon, capo degli Angeli Neri, braccio operativo e segretissimo dell’Inquisizione di Stato di Venezia, frutto della fantasia dell’autore come specificato nelle note in chiusura al romanzo.

La vicenda si svolge nel gennaio del 1753 in una Venezia frastornata dai festeggiamenti del Carnevale, un periodo di diverse settimane in cui tutto sembra concesso: sollazzi, scherzi, travestimenti, esagerazioni, sono all’ordine del giorno in un turbinio frenetico di maschere.

Venezia regala sempre uno scenario da sogno per un romanzo storico. Si può dire che ambientare il racconto in questa città, a prescindere dall’epoca storica, sia garanzia di successo. Vero, le atmosfere che regala la città lagunare sono uniche, difficilmente riproducibili in altre ambientazioni. Ma non sono sufficienti.

Paolo Lanzotti ha inserito una trama di fantasia nel contesto meraviglioso del carnevale veneziano, scrivendo un giallo storico molto ben architettato.

L’atmosfera tradiva ancora un’affannosa ricerca di spensieratezza. Quella ricerca che si rinnovava, ogni anno, dal giorno di Santo Stefano sino alla Quaresima. Quella ricerca che, poco alla volta, sarebbe diventata frenesia e che si sarebbe ricomposta soltanto nell’apoteosi del martedi grasso.

Al teatro Sant’Angelo, dove va in scena la rappresentazione de “La locandiera” di Carlo Goldoni, due morti misteriose, quella di un giovane attore della compagnia Bernardo Flamini, e di un patrizio veneziano, Giovanni Coredo, sembrano apparentemente lontane e senza alcun filo diretto.

Alvise Benedetto Geminiani, il creatore degli Angeli Neri in seno all’Inquisizione di Stato, affida a Marco Leon l’indagine sulla morte del giovane Coredo tacendo quella dell’attore Flamini. La coincidenza delle due morti è troppo grande per essere vera. Cosa legava i due ragazzi? E perché Geminiani non ha chiesto a Leon di indagare anche sulla morte dell’attore?

Allo stesso tempo, alcune giovani orfane degli Ospedali di Carità spariscono misteriosamente. Il cadavere di una di queste viene ritrovato nel canal Grande da un pescatore, che tentenna prima di denunciare il fatto alle autorità.  Alcuni sicari si muovono furtivi, tendendo agguati ai collaboratori di Marco Leon.

Cosa collega tutti questi avvenimenti?

Un caso che si presenta spinoso fin da subito, tutti gli indizi lasciano presagire il coinvolgimento di diversi personaggi e di piste diverse da seguire. Marco Leon e la sua squadra si muovono tra le calli veneziane alla ricerca di informazioni, in quel crogiuolo di lestofanti, disgraziati, farabutti, informatori e delatori, molto spesso più informati delle autorità stesse.

È una corsa contro il tempo, l’assassino di Teatro Sant’Angelo sembra sempre un passo avanti a Marco, sempre capace di anticiparne le mosse e sfuggire alla cattura. Ma a Leon non sfuggono i dettagli, ha una innata capacità di analisi delle situazioni che lo rende il migliore tra gli Angeli Neri. Il ritrovamento di alcuni documenti codificati allarga l’indagine che assume i connotati dell’intrigo internazionale.

Cos’è meglio, Marco? La tua dolorosa volontà di riscatto o il mio gaudente disincanto? Io abbraccio il destino. Tu lo combatti. Chi di noi due, alla fine, potrà dire di aver vissuto?

Dotato di una intelligenza acuta, fuori dal comune, ma afflitto da un’anima tormentata, con un passato burrascoso alle spalle di nobile decaduto, Marco Leon è rinato grazie all’Inquisitore Geminiani, che lo ha posto a capo di un gruppo di uomini che rincorrono la giustizia.

L’attività degli Angeli Neri è anche un modo di ridare lustro e importanza a una città che nel corso dei secoli ha perso il suo potere internazionale. Leon non si rassegna alla fine di un’epoca, quella in cui Venezia poteva combattere ad armi pari, sul terreno mercantile e diplomatico, con le grandi potenze d’Europa. Splende ancora di beltà, ma non ha più quel ruolo che ha ricoperto per tanti anni. Le parole di Geminiani ne sono una sintesi perfetta.

Siamo nel 1753. Anche se noi tutti vorremmo credere il contrario, i tempi della Serenissima sono finiti. Siamo circondati da nazioni potenti, che potrebbero schiacciarci La nostra unica salvezza è l’invisibilità. Abbiamo fatto il nostro tempo, come altri prima di noi. La volontà di Dio è che ogni creazione umana si disperda nella polvere, presto o tardi. Soltanto a Lui è dato conoscere l’eternità.

Come in ogni indagine che tocchi le corde della nobiltà, le difficoltà sono molte, come le persone che a vario titolo vengono coinvolte.

È il caso de “Il Francese”, nemico misterioso di Leon, già conosciuto due anni prima in occasione di un’altra indagine, avventuriero e spia al centro di un intrigo internazionale, tra Impero Austro-Ungarico, Francia e Prussia. O ancora del padre di Giovanni, Daniele Pietro Coredo che non ha mai amato veramente un figlio reo di non seguire le orme della famiglia. E poi Giangiacomo Daliero, altro patrizio veneziano, attorno a cui ruotano vicende scabrose.

Le indagini proseguono a un ritmo forsennato, tra inseguimenti in gondola, appostamenti negli angoli bui della città, agguati nella notte lattiginosa veneziana, alla ricerca di una verità che si sposta di qualche passo avanti ogni volta che sembra essere raggiunta.

Un romanzo di volti mascherati sul palcoscenico e fuori dal teatro. Tra bautte, larve e morette, il vero volto dei protagonisti si nasconde agli occhi degli inquisitori. Maschere che se da un lato permettono di lasciarsi andare alla frenesia del momento, dall’altro garantiscono un anonimato in cui delinquere diventa più facile, così come indagare diventa tremendamente più difficile.

Maschere che spesso vengono indossate anche a livello figurativo per nascondere esperienze passate che hanno forgiato l’animo. Impossibile non provare empatia per il Leone di Venezia, Marco Leon, il protagonista che sicuramente ritroveremo in altre indagini in futuro. Animo delicato, sentimenti profondi, ma con una ferrea determinazione nella ricerca della giustizia, con convinzioni anche anticonformiste per certi versi.

Paolo Lanzotti ha confezionato un giallo storico di tutto rispetto, dove le tessere del mosaico si incastrano perfettamente al termine della narrazione, lasciando un leggero spiraglio con la porta socchiusa verso una nuova avventura degli Angeli Neri.

Venezia era il luogo dove ogni cosa sembrava votata all’eccesso. Venezia era sogno. Fantasia erotica. Ma all’alba, l’erotismo muore. I sogni diventano sabbia.

Trama
Venezia, 1753. Durante il carnevale Marco Leon, agente se­greto dell’Inquisizione di Stato, indaga su un duplice delitto avvenuto nel teatro Sant’Angelo durante la rappre­sentazione della Locandiera di Goldoni. Le due vittime, un giova­ne patrizio e un attore della compagnia, sono apparentemente prive di legami. Ma il doppio omici­dio è solo una coincidenza? O si tratta di due pedine che fanno parte dello stesso gioco? E quale può essere il ruolo di una delle famiglie più importanti di Venezia in questa vicenda?
A mano a mano che le indagini procedono, tra interrogatori, inseguimenti in gondola e agguati, il caso assu­me tratti sempre più complessi e pericolosi. Grazie a un intuito fuori del comune e all’aiuto dei suoi uomini, Leon cerca di comporre il mosaico per trovare il colpevole di un crimine che, ne è certo, può avere conseguenze molto più devastanti di un semplice delitto, arrivando a mettere a rischio il destino stesso della Repubblica di Venezia. E quando il numero delle vittime aumenta, quello che a molti sem­brava un ordinario caso di omicidio si trasforma in un grande intrigo in­ternazionale…
Tra calli, canali, maschere e qualche incursione nel dialetto, Paolo Lanzotti riesce, con grande maestria, a trasportare il lettore nella città più affascinante del mondo quando era ancora la Repubblica Serenissima, prima del suo lento ma inesorabile declino.

Editore: TRE60 (28 gennaio 2021)
Copertina flessibile: 372 pagine
ISBN-10: 8867026216
ISBN-13: 978-8867026210
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