Narrativa recensioni

Quel blu di Genova – Michele Mozzati

Recensione a cura di Lucia Maria Collerone

Come narrare la storia di un oggetto che è conosciuto in tutto il mondo, un cult object, come sono i blue jeans? Creando i contorni di una vicenda che si innesta in avvenimenti reali e che proponga, come dentro un comparto di uno scrigno segreto, ma non troppo, una storia parallela che è il risultato di più vite, di epoche temporali diverse, legate da un filo conduttore, una frase che martella dall’inizio alla fine (anche troppo): “ogni storia è una storia d’amore”.

Tutte le storie sono storie d’amore. Quella che sto per scrivere, o forse una di quelle che sto per scrivere, è nata qui dentro, ma non oggi, prima, più di centocinquant’anni fa, subito dopo la metà dell’Ottocento.

Il narratore, Pietro Giudici Esposito Sommariva ha 59 anni e fa una bella vita nella Milano del 2015. Non ha una famiglia sua, ma vive gironzolando per il mondo, in cerca di esperienze. La morte del padre gli mette in mano il suo passato, un passato sconosciuto, perché troppo lontano, perché nessuno più se lo ricorda. Il diario del trisavolo, che trova nella soffitta della casa natia del padre a San Francisco, che è andato a vendere, gli restituisce le sue origini, le sue radici e gli racconta la straordinaria storia d’amore che ha dato vita alla sua esistenza, attraverso le generazioni, che ancora si può leggere nel suo cognome.

La storia personale dei due personaggi è imbricata in quella dei moti carbonari del 1853 a Milano, con il suo carico di umanità che, spinta da ideali di libertà sacrifica tutto ciò che è e che ha. Storie di uomini e di donne che hanno amato l’ideale di libertà, che hanno donato la libertà alle generazioni future, anche questa una storia d’amore che nessuno dovrebbe dimenticare.

La rivolta milanese del 6 febbraio del 1853 è la meno celebrata e ricordata del Risorgimento italiano. Solo apparentemente non se ne capisce il motivo. A pensarci bene fu la sconfitta della teoria slegata dalla realtà, e la definitiva conferma che il potere, in questo caso soprattutto la borghesia, anche quando propone alleanze, in cerca di nuovi mercati e di credibilità socioeconomica, ha sempre come primo nemico i più deboli. I ricchi hanno paura dei poveri, prima cosa. E poi di tutto il resto.

Un altro evento si intreccia, poi, nella trama, quello della storia dei blue jeans, che partono da Genova, come risultato dell’inventiva e della creatività artigianale dei genovesi e diventano il simbolo di una grande nazione, gli stati Uniti d’America. L’intraprendenza, il coraggio, la capacità intuitiva sono esaltate in questa narrazione. Le grandi scoperte del mondo, quelle che lo hanno fatto uscire dal vivere primitivo, sono state sempre opera di menti intraprendenti e ingegnose, capaci di andare nel futuro e di crearlo nel presente.

La nota ironica costante nel romanzo, non è proprio inattesa, perché tutti conoscono la comicità del duo Gino e Michele, ma è una componente che rende sorprendente la lettura, ne alleggerisce il tono e rafforza la drammaticità di alcuni punti della narrazione.

La tenerezza è un sentimento trasversale a tutta la storia, tenerezza per i personaggi, tenerezza per le emozioni che provano, tenerezza per le vite spezzate e i sogni infranti. Il ritmo non è concitato, ma pacato come un rallenty che si posa sulle immagini e le descrive, soffermandosi sui particolari, sul sentire dei personaggi, sul dispiegarsi dei loro pensieri, sui loro desideri, i timori e i sogni. Una narrazione filmica, con l’inquadratura che si avvicina e mette a fuoco, direziona l’attenzione e si posa sui fatti.

Cielo, la protagonista femminile, incarna il concetto di divergenza, la diversità vissuta come una lotta contro la realtà, come una battaglia. Il coraggio della diversità e il desiderio di portare a compimento i propri sogni, i propri desideri, ciò che si è, sono il tessuto di cui è fatta l’anima di Maria Celeste Sommariva, detta Cielo, che ha lo stesso colore, indaco del tessuto più resistente che sia mai stato creato.

Cielo viveva una doppia difficoltà, forse tripla. Il sentirsi diversa dalla stragrande maggioranza delle donne della sua epoca e doversi proteggere socialmente da quel suo essere diversa; il dover gestire questa diversità facendo i conti con se stessa e cercare di sforzarsi ad accettarsi; infine capire quale era la natura del suo agire.

Molto piacevole la scelta narrativa di mescolare presente e passato e di usare le pagine di un diario per svelare la storia. Il narratore in prima persona diventa il narratore onnisciente che sa tutto quello che succede, che guida il lettore alla scoperta degli accadimenti e che si rivolge e a lui come se fosse un amico al quale sta raccontando le vicende, ma che è all’oscuro di tutto e al quale qualche volta bisogna imboccare qualche spiegazione. A volte sembra proprio di essere davanti alle indicazioni di uno sceneggiatore o di un regista teatrale.

Ora siamo lì sul ponte, siamo ancora sulla nave. Sentiamo, vediamo i tre parlare, si tratta di uno scambio veloce, intenso.

La lingua si sviluppa in livelli diversi e in poche righe si possono trovare parole ricercate e, subito dopo, una parola colloquiale, con un gioco studiato e pesato, come a voler unire due mondi diversi: quello del giovane di buona famiglia milanese Paolo Giudici e quella dell’umile pizzaiolo napoletano Francesco Esposito, che legano le loro vite in modo indissolubile, in nome dell’amore per la Patria e in nome dell’Amore.

Un libro che si legge con piacere, con leggerezza, ma che fa riflettere e che fa riemergere dall’oblio una parte della storia d’Italia che ci insegna il coraggio, l’abnegazione e la capacità di combattere e difendere un ideale fondante dell’umano vivere: la libertà.

Trama
Anno 1853, la rivolta di Milano. Ernesto Giudici, di famiglia bene e con quarant’anni sulle spalle, tutto aria cialtronesca e vocazione mazziniana, s’imbatte in Cesco Esposito, giovane panettiere napoletano, estimatore dei classici ma non di Ferdinando II, venuto fin lassù a vagheggiare di pizza e sogno repubblicano. Ai due in fuga dagli occupanti austriaci, tra osterie genovesi e notti nere sull’Atlantico, presto si unisce Cielo, all’anagrafe Maria Celeste Sommariva, dai capelli neri come cozze e la pelle diafana come un Cristo Velato. Sarà lei, che porta i pantaloni e va per mare come gli uomini, a trarli in salvo prima e farli innamorare poi. Ed è con loro, e una stiva piena di denim, che si imbarcherà per “La Merica” e laggiù affiderà a Levi Strauss la materia grezza di un’imminente leggenda: i blue-jeans. Restituita ai giorni nostri dalle pagine di un vecchio diario, sfogliato per noi dall’ultimo dei Giudici Esposito Sommariva, questa è la storia di un amore senza norme, di eroismi goffi e futuro oltremare, di trent’anni di “cuore e stomaco” e tumulti. E poi di tanta, tanta libertà.

Editore: La nave di Teseo (18 giugno 2020)
Lingua: Italiano
Copertina flessibile: 208 pagine
ISBN-10: 8893950723
ISBN-13: 978-8893950725
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