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#Blog Tour: Lo stendardo di Giove di Emanuele Rizzardi – l’analisi dei personaggi

Articolo a cura di Maria Marques

La seconda tappa del Blog Tour, affidata a Thriller Storici e dintorni, vi farà conoscere i personaggi che animano il romanzo “Lo stendardo di Giove” di Emanuele Rizzardi. Impossibile approfondirli tutti, mi limiterò a quelli principali, presentandoli non dal punto di vista storico, ma come l’autore stesso li ha delineati.

Arbogaste

La notte prima della battaglia decisiva, Arbogaste non riuscendo a dormire, segue il suggerimento dell’amico fraterno, Flavio Eugenio e scrive gli avvenimenti che l’hanno portato sulle rive del fiume Frigido allo scontro con Teodosio. E lui, uomo avvezzo più alla spada, si ritrova a lasciare traccia di parole, pensieri intimi e speranze alla luce fioca di una lucerna, mentre la notte avvolge l’accampamento.

Orfano, barbaro appartenente ai Franchi, allevato nella dimora del padre di Flavio Eugenio, Arbogaste cresce assorbendo i valori di un mondo che non gli apparteneva ma che fa suo, donandogli tutto se stesso sino a giungere al fianco dell’imperatore Valentiniano II come magister militum, a un passo dalla porpora che a lui è interdetta, perché come dirà: ”sono nato dalla parte sbagliata del Reno”.

Pagano e devoto a Mitra, divinità molto popolare tra i soldati, vive in un periodo in cui il cristianesimo sta soppiantando il paganesimo e combatterà strenuamente questo credo, non riuscendo a comprenderlo perché distrugge le vestigia e le tradizioni del suo mondo. Arbogaste è forza bruta e lo dimostrerà lasciando che l’ira s’impadronisca del suo animo con esiti drammatici, ma è anche capace di inseguire un sogno: ”la morte di Valentiniano non è una tragedia, è un’opportunità! L’unica e sola che abbiamo perché l’Occidente torni a essere forte, libero e i Veri Credenti come me possano…coesistere con i cristiani”. Un sogno, una chimera da seguire per donare nuovamente ai pagani la possibilità di utilizzare i propri luoghi sacri, di compiere i sacrifici , partecipare alle feste religiose e continuare a occupare i livelli più alti dell’Impero da cui erano stati allontanati.

La sua fede e la sua devozione, lo porteranno a ergersi a paladino dell’antica religione e a legarsi sempre più a Brigantia, colei che interpreta il volere degli dei, colei dalla quale dipende per gli auspici. Un rapporto il loro che nasce all’insegna di una seduzione che va oltre l’aspetto fisico, seduzione che si perde e naufraga negli occhi blu della sacerdotessa cui gli dei permettono di svelare il futuro.

Arbogaste cresce pagina dopo pagina ed è il personaggio trainante del romanzo. È lui l’Augusto mancato e l’autore lo tratteggia non solo negli aspetti positivi, ma anche in quelli negativi che comunque lo collocano come uomo del suo tempo; se da un lato la sua presenza è rassicurante per molti, per altri aspetti è respingente, orgoglioso, offensivo, incapace di provare pietà, ma fiducioso del suo dio e dei sogni che a suo dire, gli invia. Lo scontro tra Teodosio e Arbogaste, inevitabile, diviene come rileva l’autore, lo scontro tra due culture, quella pagana e quella cristiana.

Flavio Eugenio

Voce non narrante, ma comunque personaggio di rilievo è Flavio Eugenio che si trova a passare da capo della cancelleria, quindi un ruolo di rilievo all’interno dell’amministrazione imperiale, a imperatore. 

Amico fraterno di Arbogaste, dopo la morte dei suoi famigliari si è convertito al cristianesimo mantenendosi tollerante nei confronti di chi non ha abbracciato il suo stesso credo. Uomo mite, pacifico, fisicamente l’opposto del fratello adottivo, nel corso del romanzo avrà un’evoluzione di tutto rispetto, passando da imperatore fantoccio, come lo vorrebbe il magister militum, a conquistare il trono grazie alle sue doti. “Ho sempre stimato Eugenio perché ha il dono di essere imparziale e dire sempre quello che pensa; non è il tipo che loda per ingraziarsi qualcuno e riesce a insultare pur mantenendo una grande eleganza”.

In queste parole vergate da Arbogaste, c’è tutta l’essenza di Eugenio. Questa crescita, questa maturazione lo porterà a trovarsi in conflitto con Arbogaste, a dimenticare quel sentimento comune di amicizia, nascondendolo dietro diversità d’intenti e opinioni, per poi scoprire che la lontananza tra loro non è possibile e che i sentimenti prevalgono sempre, seppur mutuati attraverso i tempi e gli avvenimenti.

Nicomaco Flaviano

Nicomaco Flaviano (prefetto del pretorio) - Wikipedia

Altra voce narrante è Nicomaco Flaviano, senatore, appartenente a una delle famiglie più in vista dell’Urbe, anch’egli pagano, e a causa del suo credo sollevato dall’incarico di prefetto del pretorio dell’Illirico da Teodosio stesso. Nicomaco soffre nell’osservare, vagando per la città con il suo amico Simmaco, come gli antichi templi siano stati defraudati della sacralità e tutta la cultura pagana sia destinata a svanire nel silenzio.

A Roma, la convivenza tra pagani e cristiani non è pacifica e le due fazioni fomentano, piegandoli alle loro esigenze, gli strati più poveri della popolazione, alimentando così un cieco fanatismo religioso. Anche Nicomaco sognerà di indossare la porpora, ma da uomo pratico e scaltro qual è, comprende che il suo nome, per quanto antico, degno di rispetto non può essere sufficiente se non supportato da adeguate forze militari e queste, in Occidente, sono fedeli ad Arbogaste.

Figura dolente: “ …stiamo morendo amico mio. Moriamo lentamente, nell’indifferenza di chi vive attorno a noi”, Nicomaco si staglia contro una città decadente, mettendo in moto un meccanismo per supportare Arbogaste, consapevole che, nel caso di fallimento, non potrebbe contare sulla clemenza di Teodosio.

Brigantia

Infine, ho conservato per ultima il personaggio che apre il romanzo, Brigantia.

Personaggio di fantasia cui l’autore ha donato origini galliche, è colei che incarna il ponte tra gli dei e il mondo degli uomini, compiendo riti antichi. Brigantia non è una donna che possa attrarre gli uomini, come Celia Concordia la vestale massima, ma sono i suoi occhi che conquisteranno Arbogaste: ”quello sguardo era come una rete lanciata per pescare, come una strada diretta al cuore degli dei”.

Il magister militum vedrà in lei il mezzo per comunicare con Mitra, per avere conferme e cogliere presagi e, Brigantia, non si trarrà mai indietro ben consapevole che “ogni cosa anche la più piccola, ha un prezzo da pagare e gli dei sanno essere esigenti”.  E il conto che la vita le presenterà sarà esoso.

La sua figura, scura, dipinta di nero e ammantata di ossa, dapprima defilata, acquisirà potere e forza sostenendo coraggiosamente sia gli sguardi di disprezzo di chi non crede nel suo ruolo sia quelli, spaventati dal suo potere, dei Veri credenti. Il cristianesimo, chiuderà le porte alla magia, alle divinazioni, ai sacrifici e Brigantia è consapevole che il suo ruolo, come quello di altre sacerdotesse, sarà destinato a svolgersi in sordina, nei villaggi, relegate per sempre in un ruolo marginale e non di rilevanza com’era loro attribuito in passato. Personaggio ambiguo che sfiora il fiabesco,

Brigantia è una donna che non si lascia accecare dal potere che gli dei le hanno donato, ma piuttosto cede alla passione ed è a lei che l’autore fa descrivere,con poche drammatiche parole, la situazione in cui si trovarono i pagani: ”se il mondo fosse una lunga ed eterna eclissi, non lotteresti per essere baciato dal sole, anche per un solo istante?”.

Lo stendardo di Giove – Emanuele Rizzardi

Anno 392: l’Impero Romano è funestato dalla pressione dei barbari oltre il confine e da terribili lotte interne tra le forze pagane e l’astro nascente del potere cristiano. I conflitti religiosi sembrano essere il centro di un’importante svolta quando l’imperatore Teodosio dichiara la messa al bando di tutti gli antichi culti, ponendo il cristianesimo come l’unica religione ammissibile.
Mentre i templi e i luoghi di potere dei pagani vengono chiusi, un gruppo di senatori decide di opporre resistenza.
Approfittando dell’improvvisa morte di Valentiniano, il sovrano d’Occidente fantoccio di Costantinopoli, i congiurati prendono il potere a Roma ed ottengono il supporto del magister Arbogaste, che comanda le legioni della Gallia; al suo fianco c’è Flavio Eugenio, uomo di palazzo di fede cristiana, ma dalle posizioni tolleranti, che rappresenta l’ultima speranza nell’imminente guerra contro Teodosio, in un crescendo di intrighi che porterà i pagani a dare un’ultima battaglia per la libertà nella gelida valle del fiume Frigido.

ASIN : B095WFGYW2

Editore : Independently published (1 giugno 2021)

Lingua : Italiano

Copertina flessibile : 422 pagine

ISBN-13 : 979-8748208031

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