Curiosità Viaggio nella storia

In guardia! Ovvero sfidarsi a singolar tenzone

Articolo a cura di Laura Pitzalis

Seguendo i media, non passa giorno senza imbatterci in battibecchi, insulti, risse verbali tra uomini politici avversari o tra vip e giornalisti di gossip con conseguenti denunce di diffamazione. Ebbene se il reato di diffamazione fosse vendicato come un secolo fa, i contendenti rischierebbero qualcosa di più che una condanna per lo più pecuniaria: una sfida a duello.

Nell’immaginario collettivo il duello è evocato con la scena di un campo immerso in una leggera foschia, alle prime luci dell’alba, dove spiccano degli uomini armati di spade o pistole. Oppure nel lontano Far west, questa volta al tramonto, il “buono” e il “cattivo”, faccia a faccia a circa cento passi di distanza, che estraggono le pistole dalle fondine e sparano …

Quando nacque la consuetudine di risolvere contese e offese ricorrendo ai duelli?

Nel mondo antico questa pratica non era sconosciuta. La monomachia, infatti, era un duello guerresco finalizzato a risolvere un conflitto tramite il combattimento di due vigorosi guerrieri, ognuno in rappresentanza della propria fazione. Il vincitore determinava l’esito dello scontro senza inutili spargimenti di altro sangue. Tale caratteristica ebbero le sfide tra Davide e Golia, Ettore e Achille, Turno ed Enea, Orazi e Curiazi. Il duello, quello che noi intendiamo ora, fu introdotto in Europa dai barbari che avanzavano dove l’Impero Romano cominciava a frantumarsi. Nel “De origine et situ Germanorum”, 100 d. C. , Tacito racconta che le tribù in procinto di farsi la guerra erano solite catturare uno dei nemici e sfidarlo in un “singulare certamen” il cui risultato sarebbe servito per trarre presagio sull’esito della battaglia.

Da questo tipo di scontro nacque il duello giudiziario che poi, quando i Germani si convertirono al cristianesimo, assunse il valore religioso di “Giudizio di Dio” diventando il duello ordalico, dove l’esito del combattimento fra uomini armati era deciso dalla divinità che ,naturalmente, faceva trionfare chi era nel giusto. Fu usato come strumento giuridico in tutto il medioevo e uno dei massimi sostenitori fu Dante Alighieri che nel suo “De Monarchia” scrisse che “ciò che si conquista con il duello si conquista di diritto”

Per non falsare il risultato, poiché era un giudizio divino, questa pratica era regolata da delle norme molto rigide come per esempio la totale parità dei contendenti, che dovevano essere di pari valore.

Verso il duecento e trecento questo fenomeno cominciò a ridursi sia perché considerato un grave peccato sfidare Dio a manifestare la sua volontà, sia per i costi consistenti dell’allestimento del duello e sia per l’intenzione sempre più determinata di accentrare l’amministrazione della giustizia. Cosa questa che trovò subito l’opposizione da parte dell’aristocrazia che difendeva il diritto, perché nobile e quindi eletto da Dio, di farsi giustizia da sé , portando quindi la “singulare tenzone” a essere un affare di casta. Ed ecco nascere il duello giudiziario d’onore che avrà il suo momento di massima espressione in Italia, tra le seconda metà del XV e la prima del XVI secolo e per questo definito “duello giudiziario d’onore all’italiana”.

Grazie al successo di questo tipo di duello si diffonderanno, nelle corti del rinascimento, figure intellettuali esperte in materia d’onore e scienza cavalleresca il cui precursore fu il giurista Paride dal Pozzo, detto il “Puteo”. E si sentì la necessità di stabilire delle regole: a chi veniva sfidato, spettava la scelta del luogo, dell’arma e del giorno del duello; i termini della sfida venivano resi pubblici attraverso i cartelli di sfida;i duellanti dovevano stabilire un giudice, di solito un signore locale che potesse concedere il campo su cui combattere, uno o due arbitri, di solito nobili o uomini d’armi o giuristi e nominare i padrini. Inoltre il duello poteva essere al primo sangue, e in tal caso finiva dopo aver inflitto la prima ferita anche se lieve, oppure all’ultimo sangue che terminava solo con la morte di uno dei due contendenti.

Quali erano le ingiurie che determinavano la richiesta di soddisfazione?

Gli studiosi di cavalleria provvedettero a compilare delle liste di offese cui fissarono il grado di gravità. Per esempio, Giulio Claro, giurista del cinquecento, poneva come offesa più bassa le ingiurie verbali per poi continuare con il buffetto, il calcio, il pugno o il lancio di un fazzoletto o guanto per poi arrivare a quelli più gravi come “tirar la barba”, le bastonate, il mancato rispetto della parola data …

Anche il duello del IV capitolo dei Promessi Sposi, dove è raccontato la disavventura di Ludovico divenuto poi Fra Cristoforo e finita con due morti, nacque da una sciocchezza: una questione di precedenza.

Il duello giudiziario d’onore era una prerogativa di casta, quindi si doveva giocare tra pari. Se uno non nobile insultava uno dell’aristocrazia, quest’ultimo si guardava bene da mandargli i padrini perché non lo considerava degno, ma gli mandava qualcuno per prenderlo a bastonate. Un episodio del genere coinvolse Voltaire che mentre era a pranzo dal duca di Sully, indirizzò parole pesanti contro il conte Chabot. Questi, qualche giorno dopo, lo fece bastonare dai suoi servi assistendo al pestaggio comodamente seduto nella sua carrozza posta in modo tale che Voltaire lo vedesse e capisse. La questione però non finì qui. Voltaire prese lezioni d’armi e sfidò il conte nel modo più sfacciato, con un annuncio a teatro. Nel posto convenuto per il duello, però, Voltaire non trovò Chabot ma le guardie che lo condussero alla Bastiglia, dove fu imprigionato per dodici giorni con l’accusa di aver sfidato uno di ceto superiore.

Il primo colpo mortale al duello d’onore come strumento legale si avrà con il Concilio di Trento nel 1563 dove si ordinava la scomunica per tutti i partecipanti, compreso chi metteva a disposizione il campo per eseguire lo scontro, e per i duellanti e i padrini anche la confisca dei beni e l’infamia perenne. Se il duello fosse terminato con la morte di uno dei due duellanti, il vincitore sarebbe stato accusato d’omicidio e per la vittima ci sarebbe stata l’interdizione alla sepoltura cristiana.

Questo portò in pochi anni a rendere quasi impossibile ottenere un campo per combattere ma, nonostante ciò, i duelli continuarono in clandestinità e nessuno perseguiva per legge i contendenti, perché questa pratica era tacitamente accettata.

Nell’ottocento, in quasi tutta l’Europa, nonostante le leggi proibissero i duelli, si continuava a farlo soprattutto per esibizione di coraggio o rito d’iniziazione, e non solo.

Henri de Toulouse-Lautrec, pur sfavorito dalle sue deformazioni fisiche, sfidò  a duello Henri de Groux, che aveva inveito contro Vincent van Gogh, suo carissimo amico, definendolo un ciarlatano. La lite non degenerò solo grazie all’ intervento di Octave Maus, che riuscì miracolosamente a placare gli animi.

Nel 1832 il matematico francese Évariste Galois fu ucciso, appena ventenne, in un duello con la pistola. Consapevole della superiorità dell’avversario, la notte prima sistemò i suoi lavori matematici ponendo le basi a quella che sarà la Teoria di Galois che influenzerà in modo decisivo molti fenomeni del mondo matematico.

Nel XIX secolo le sfide a duello ebbero una considerevole impennata a causa delle diffamazioni per via stampa. Come disse il Carducci, l’ossessione dei duelli era figlia di giornali e giornalisti, giacché questi ingiuriavano e sparlavano. Non per niente con la diffusione della stampa le offese e relative richieste di soddisfazione si erano moltiplicate e quindi si poteva affermare che la resistenza dell’antica pratica del duello era da addebitare alla libertà di parola e quindi d’insulto. Persino Gabriele D’Annunzio per una questione giornalistica nel 1886 affrontò in duello il direttore del “Corriere di Roma”. Finì con il ferimento, e quindi la sconfitta, del Vate e atarallucci e vino” tra i due.

Sempre nell’ottocento, la cronaca riportava a profusione anche di duelli politici, e non c’è da meravigliarsi visto il clima di corruzione e di litigiosità che regnava nelle sedute parlamentari. Come oggi direbbe qualcuno. Esatto con la solo differenza che oggi ci si sfoga in tribunale con denuncie, diffide e querele, mentre a quei tempi si mandavano i padrini. Basti pensare a Felice Cavallotti, leader del partito radicale dell’ottocento, considerato il Pannella del XIX secolo per le sue provocazioni come quella di rifiutare ripetutamente il giuramento di fedeltà al re richiesto ai parlamentari. Solo che invece degli scioperi della fame lui sfidava a duello: ne fece trentuno e morì nel trentaduesimo per mano, armata di sciabola, di un altro parlamentare, il conte Ferruccio Macola.

Numerosi furono i di duelli combattuti da personaggi famosi, ricordiamone alcuni.

Lo scrittore russo Puškin morì proprio in un duello, ferito a morte dall’amante di sua moglie.

Nel 1820, in Russia, Fëdor Ivanovic Tolstoj raccolse una straordinaria serie di undici scontri vinti tutti contro abili ufficiali dell’esercito.

In Francia c’è da ricordare lo scontro del 1897 tra Marcel Proust e il giornalista Jean Lorrain per una recensione negativa e maliziosa.

Numerosi furono quelli che coinvolsero Benito Mussolini, schermitore provetto, e vari personaggi di spicco dell’Italia inizio novecento come i deputati socialisti Claudio Treves e Francesco Ciccotti Scozzese, il giornalista Mario Missiroli, l’anarchico Libero Merlino e il maggiore Cristoforo Baseggio, tutti usciti malconci. Si dice che Mussolini annunziasse alla moglie Rachele l’imminente duello con un “Oggi preparami gli spaghetti” perché voleva evitare di preoccupare i figli facendo passare per sugo il sangue di cui inevitabilmente si macchiavano i suoi abiti.

Anche Giuseppe Ungaretti scelse questa pratica e sfidò a duello Massimo Bontempelli a causa di una polemica nata sul quotidiano romano “Il Tevere”. Il duello si svolse nel giardino di Luigi Pirandello e fu una sfida a “primo sangue”. Ungaretti ebbe la peggio.

Sempre in Italia nel 1950, Oscar Luigi Scalfaro, per aver rimproverato in modo abbastanza aspro Edith Mingoni in Toussan per il suo decolté, viene sfidato a duello non solo dal marito e dal padre della donna, ma anche dall’attore e principe Antonio de Curtis,Totò. Il futuro presidente della Repubblica, però, non accettò la sfida.

Infine nel 1952, in Cile, Salvador Allende sfidò il collega e futuro presidente Raul Rettig, anche se poi, per evitare spiacevoli conseguenze, si accordarono per sparare due colpi in aria.

Il fascino per la singolar  tenzone non fu una tipicità esclusivamente maschile. Il primo duello tra donne di cui si ha certezza è del 1650 a Bordeaux tra due sorelle appartenenti a una delle più importanti famiglie della Guascogna. Purtroppo non vengono citati i nomi delle duellanti né il motivo dello scontro.

Più celebre e documentato fu invece quello disputatosi nel 1715 tra la contessa di Polignac e la marchesa di Nesle per contendersi i favori del Duca di Richelieu.

Singolari, inoltre, sono alcuni duelli che possono essere definiti bizzarri.

Nel lontano 1593, il re del Siam e il principe ereditario birmano si sfidarono a dorso di elefante. Il principe ereditario ebbe la peggio.

Nel 1808, a Parigi, due rivali si sfidarono in un duello di pistole ma dovevano sparare da due mongolfiere in volo. Lo sconfitto morì fracassandosi al suolo insieme al suo secondo dopo che il proiettile dell’avversario bucò la sua mongolfiera.

Sempre a Parigi, ma nel 1843, due duellanti si sfidarono a colpi di … palle da biliardo.

L’ultimo duello della storia avvenne nel 1967 in Francia tra due politici che si erano insultati all’Assemblea Nazionale. Fu una sfida con le spade e nessuno dei contendenti rimase ucciso. Uno di loro era Gaston Defferre, sindaco di Marsiglia, l’altro il gollista René Ribière. La particolarità di questo duello è che fu filmato. Volete vederlo? Questo è il link:

https://www.youtube.com/watch?v=e68nuAcSuWQ&feature=emb_title

Infine ricordiamo un’altra tipologia di sfida da ricollegare a una più oscura storia popolare, il duello rusticano che veniva eseguito senza seguire il codice cavalleresco, senza testimoni e usando armi meno nobili ma ugualmente letali, spesso il coltello. Nonostante questo i motivi della sfida erano sempre da riportare a questioni d’onore o d’amore, secondo principi di dignità personale che non si discostavano da quelle cavalleresche.

Fonti

https://www.linkiesta.it/2020/11/onorevoli-duellanti-giorgio-dellarti/

https://www.focus.it/cultura/storia/in-guardia-la-storia-millenaria-del-duello

https://www.linkiesta.it/2019/06/ultimo-duello-storia/

https://alessandrogirola.me/2013/08/12/il-duello-casi-celebri-e-casi-bizzarri/

https://vk.com/@222062053-mussolini-in-singolar-tenzone-i-duelli-donore-nella-storia-d

https://www.sapere.it/enciclopedia/du%C3%A8llo.html

Gli onorevoli duellanti – Giorgio Dell’Arti- Editore La nave di Teseo

https://narraredistoria.com/2019/07/27/storia-il-duello-giudiziario-nel-medioevo-di-carlo-cavazzuti/

http://www.italiamedievale.org/portale/il-duello-alla-longobarda-o-giudizio-di-dio/

http://zweilawyer.com/2018/12/03/il-cavaliere-di-spade-breve-storia-del-duello-donore/

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