Trama Nell’anno 1518 Giovanna Piacenza, badessa del monastero di San Paolo in Parma, commissionò al giovane pittore Antonio Allegri, più tardi noto come Correggio, il suo ritratto e un ciclo di affreschi per decorare un salone che doveva essere la parte centrale dell’appartamento che stava edificando per suo uso personale. Sopra la cappa del camino è ritratta una dama, una gran dama a giudicare dalla sicura eleganza di tutta la persona, ma anche una dea che ha lasciato le ombre dei boschi e si affaccia alla aperta campagna padana. È il ritratto della badessa del monastero di San Benedetto di Parma raffigurata come la dea della caccia e della castità. Alla Badessa Giovanna dobbiamo uno dei capolavori del Rinascimento, quella Camera di San Paolo in cui Correggio offre una versione “moderna” di un umanesimo nutrito di mito e poesia. A partire da questo splendido dipinto Maria Teresa Guerra Medici racconta l’Italia cinquecentesca di Leonardo da Vinci, Isabella d’Este, Lucrezia Borgia, Giulio II, Veronica Gambara… Come in un appassionante romanzo, ma con il rigore di una ricerca storica, assisteremo a sfarzosi matrimoni, a tragiche morti, a cerimonie di consacrazione nei monasteri, e ci sentiremo partecipi di un passaggio storico decisivo della modernità. Recensione a cura di Maria Rita Truglio Un dipinto che domina il camino di una stanza. Una stanza situata in un monastero che per molti anni è stata frutto di discussioni fra storici dell’arte e religiosi. Un dipinto che chiede di essere osservato nella sua meraviglia, a memoria di splendori passati che oggi possiamo immaginare proprio dalle opere a noi pervenute. Una dama che ti osserva nella sua eleganza dalla sembianze di una dea, Diana, che cela il suo lato umano ai più forse per nascondere le sue fragilità. Giovanna da Piacenza, badessa del Monastero di San Paolo a Parma campeggia da secoli su quella parete il cui amico artista Antonio Allegri, meglio conosciuto come Correggio, è stato l’autore. La volta del soffitto è un tripudio di fiori, frutti, putti maliziosi su sfondo blu notte. Non mancano elementi della mitologia classica; il tutto confluisce in un capolavoro della pittura rinascimentale ricco di riferimenti umanistici. Siamo infatti in piena fioritura dell’Umanesimo un periodo storico in cui si riscoprono i grandi classici greci e latini, una piena fioritura culturale di cui le corti d’Italia facevano sfoggio: salotti pieni di artisti, poeti non potevano che essere un vanto. Eppure era solo una parte della medaglia, quella che nascondeva una realtà ben diversa.
Ma, all’osservatore accorto, al di là dell’abbagliante splendore, la penisola si rivelava per quello che era: un piccolo stagno nel quale nuotavano pesci grossi, alcuni troppo grossi.
L’autrice dà un quadro completo del panorama italiano di quel periodo non risparmiandosi in particolari, soffermando maggiormente l’attenzione sulla situazione parmense per meglio inoltraci alla figura della badessa. E proprio Parma, infatti, si trovava al centro di numerose dispute. Governata da molti poteri, nel XIV secolo fu riassorbita di nuovo nell’orbita del Ducato di Milano. Se economicamente crebbe, subì però dei contraccolpi potenti per via della storia travagliata delle famiglie regnanti. Fu in questo clima tumultuoso che Giovanna venne al mondo. Era il 1479. I genitori, Agnese Bergonzi e Matteo Baroni da Piacenza erano aristocratici rispettati che avevano fatto la loro fortuna grazie al commercio del grano. Come scritto sopra, la scrittrice non lesina coi particolari, dando un sapore documentaristico a questo scritto. Interessanti sono le nozioni sull’importanza dei monasteri in quegli anni, parte veramente attiva non solo religiosamente. Erano completamente legati agli interessi delle famiglie dominanti e la badessa manteneva un tenore di vita più nobiliare che monastico. In più non aveva marito a cui dover tener conto delle proprie azioni e aveva il potere di eleggere i preti che si sarebbero occupati delle chiese legate al monastero. Cosa non meno rilevante, le ricchezze dell’istituzione si riflettevano sulle famiglie che si impegnavano nelle elezioni di ogni badessa. Era infatti un privilegio e un onore avere uno o più componenti famigliari titolati di una carica cosi rispettata. E un onore fu certamente anche per la famiglia di Giovanna quando decise di intraprendere questa strada seguendo le orme di altre sue parenti: Cecilia e Orsina. Fin da bambina mostrò spiccate capacità di apprendimento, amava lo studio e non ne faceva mistero. Quando completò la sua istruzione al monastero di San Paolo, fu chiaro a tutti quale sarebbe stato il suo futuro. A soli 28 anni divenne badessa.
Nello spazio caustrale si risentivano i colpi del mondo esterno con i suoi avvenimenti grandi e piccoli, con le sue disgrazie, contese e ripicche.
Questa che ci racconta Maria Teresa Guerra Medici è una storia di apertura mentale, storia di chi ha saputo vedere oltre l’orizzonte e di chi ha messo la sua vita nella mani delle arti facendone parte integrante, non rinunciando mai al senso laico delle cose. La Camera della Badessa non è solo uno straordinario esempio di arte rinascimentale in cui il Correggio mise tutto se stesso sfidandosi, ma è anche la fotografia lampante della personalità di Giovanna. Quanti nemici deve aver avuto per quella pittura dalle tematiche pagane? Dentro un monastero, nella camera di una badessa. Ma sembra che non le importasse più di tanto. Amava circondarsi di intellettuali e la cosa andò avanti fino a quando Clemente VII proclamò riforme rigorose per le istituzioni religiose e per le istituzioni monastiche fu ordinata la clausura totale. Era soprattutto la loro libertà di amministrazione del denaro a dare fastidio. Giovanna potè fare poco contro questa ordinanza . Ma nemmeno questo riuscì a scalfire la sua dignità probabilmente forte del fatto che quel magnifico dipinto avrebbe parlato per lei nei secoli “per il sapere, e per la libertà del sapere” come scrisse a Veronica Gambara, poetessa italiana di sua conoscenza. E tutti questi anni le hanno dato ragione. Quell’opera è li che grida tutta la sua grandezza di spirito tramite la mano del suo amico artista che ne ha conservato la memoria e che la Medici ci dona sotto forma di romanzo. Copertina flessibile: 160 pagine Editore: Enciclopedia delle Donne (14 maggio 2020) Lingua: Italiano ISBN-10: 8899270333 ISBN-13: 978-8899270339 Link acquisto cartaceo: Il soffitto dipinto

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