Trama Nero. Il colore della fuliggine londinese, del mistero, del retroscena di quello che è la grande, imponente e maestosa facciata vittoriana. In questa oscurità continua, in questa Londra di fine ottocento in cui Jack lo squartatore può agire indisturbato, si muovono personaggi che si mostrano solo nel momento in cui un accidentale fascio di luce li rivela per poi tornare, come a teatro, a nascondersi di nuovo nel buio più profondo. Nel tentativo di far diradare le tenebre, Scotland Yard chiede in segreto allo scozzese Duncan Primerose d’infiltrarsi nella compagnia che sta mettendo in scena l’Othello poiché si sospetta che l’attore principale, Jack Hutchinson, la stella che tutti adorano, sia proprio il feroce assassino che uccide le prostitute a Whitechapel. Duncan accetta l’incarico e, vestendo i panni di uno dei dieci membri della compagnia, si rende presto conto che ognuno di loro, oltre a odiare profondamente Hutchinson nasconde segreti inconfessabili. Che Hutchinson sia davvero un mostro? O che siano le voci messe in giro su di lui a farlo credere tale? In una discesa agli inferi ancora più nera di quella de Il vampiro di Venezia Giada Trebeschi conduce il lettore in un viaggio claustrofobico che si muove lungo i cunicoli più nascosti e impervi dell’animo umano creando un giallo della camera chiusa il cui fine ultimo non è solo la risoluzione del caso. Recensione a cura di Roberto Orsi
In quel gran teatro che era il mondo, pur tendendo spesso a scordarlo, Duncan lo sapeva, si viveva in realtà come su un palcoscenico. Gli uomini e le donne erano solo degli attori e ognuno, nel tempo che veniva dato loro, spesso recitava molte parti.
Che cos’è molto spesso la vita se non un grande palcoscenico dove ognuno di noi recita la sua parte? Sulla scena, attorniati da altri attori come noi nel portare avanti la nostra sceneggiatura davanti ad un pubblico ignaro. Nel nuovo libro di Giada Trebeschi questa sovrapposizione di elementi, la concatenazione di realtà e finzione è cosi forte da risultare invisibile. Teatro e vita reale si compenetrano fino a diventare una cosa sola, al punto da non riuscire più a discernerle. I personaggi del romanzo si ritrovano tutti insieme per portare in scena la tragedia dell’Otello di Shakespeare. La vita li aveva già fatti incontrare, in situazioni diverse ma tutte accomunate da un fondo oscuro e torbido. Conoscenze maturate su un acciottolato lordo dei peggiori istinti dell’uomo. Vite che si sono scontrate per un breve lasso di tempo e che hanno lasciato ferite profonde come cicatrici inestinguibili. L’ironia della sorte, il caso o il fato, se volete, li rimette sullo stesso palco, anche a distanza di anni. Attori di quella Londra ottocentesca permeata di un’atmosfera lugubre, a causa degli omicidi che stanno tenendo tutti con il fiato sospeso. Da qualche settimana alcune prostitute vengono uccise e seviziate da un serial killer che agisce con il favore delle tenebre nel quartiere di Whitechapel. Si tratta del più famoso assassino della storia, di quello che ha creato attorno a sé una leggenda intramontabile, ancora oggi ignoto: Jack lo Squartatore. Un abile romanziere ha una grande possibilità di gioco nel girovagare tra i vicoli della city immaginando gli scenari più oscuri. E non c’è dubbio che Giada Trebeschi abbia questa capacità. Forte della sua esperienza in ambito teatrale, l’autrice ci regala un giallo poliziesco dove le personalità dei personaggi giocano un ruolo fondamentale. Duncan Primrose, nobile scozzese trapiantato a Londra per affari, viene incaricato da Scotland Yard di indagare sulle misteriose morti legate a Jack lo Squartatore, proprio all’interno della compagnia teatrale guidata dal capocomico Eliot Beckett. Tra parentesi una crasi che rimanda a quel T.S. Eliot, poeta, saggista e drammaturgo autore del dramma poetico “Assassinio nella cattedrale” ispirato all’uccisione nel 1170 dell’Arcivescovo di Canterbury Thomas Becket, si tratta di un caso? Dovremmo chiederlo all’autrice, ma sono convinto che Giada Trebeschi abbia voluto rendere omaggio ai grandi del teatro con questo libro, racchiudendo al suo interno diversi camei e citazioni che vi invito a scoprire. Duncan, alias Blake Scott nome con cui si rivela alla compagnia teatrale, è uomo dotato di fine intelligenza, capacità di osservazione del dettaglio e di quelle sfumature della personalità capaci di rivelare più di quanto un altro soggetto non voglia mostrare.
…cercava l’oscurità, il buio, voleva per sé il colore nero del sonno, quello stesso nero da cui nascono i sogni più luminosi.
E non faticherà a trovare quel buio, quell’antro nascosto dell’animo umano, dove ognuno di noi seppellisce (o almeno prova a farlo) i segreti che tali devono rimanere. In breve tempo scoprirà che tutti gli attori della compagnia in un modo o nell’altro sono legati tra loro e soprattutto al protagonista principale dell’opera: Jack Hutchinson, interprete di Otello. Uomo sfrontato, arrogante e presuntuoso. L’attore di teatro più in vista del momento, vizioso e con diversi scheletri nel camerino. Tutto lascia pensare che sia lui il celebre assassino di Whitechapel, ma come incastrarlo e consegnarlo a Scotland Yard?
…li avrebbe usati tutti, senza scrupoli né esitazioni pur di arrivare a incastrare il mostro di Whitechapel.
Duncan si trova simultaneamente su diversi palcoscenici. Deve recitare la parte dell’attore Blake Scott che recita a sua volta le parti del dramma di Otello. Un incastro, ancora una volta, di finzione e realtà. Studiare la propria parte per lo spettacolo teatrale mentre si studiano le caratteristiche, i comportamenti e le attitudini dei compagni. Tutti insieme in un unico albergo per le lunghe settimane di prove estenuanti a cui Eliot Beckett li sottopone. Un vantaggio ulteriore per Duncan a stretto contatto con ognuno di loro.
Quella compagnia era la rappresentazione perfetta di un’umanità miserevole e vinta, sopraffatta da passioni che non riusciva a controllare come Eliot o Jack, annientata dal terrore che i propri peccati vengano scoperti, come Doug o Christine, avvilita dai compromessi come per Angie, soverchiata dal dolore come per John o soggiogata dall’odio, come per Badham e Jenny.
Attori sul palco, uomini dietro le quinte, con la propria forza e le proprie debolezze, i vizi e le virtù, il coraggio e la paura. Ci si muove in “un labirinto di specchi” che distorce la realtà, alterando la percezione dell’ovvio e aggiungendo maschere su maschere alla personalità dei protagonisti.
Sulle assi del palcoscenico andava in scena la vita con la sua bellezza e le sue miserie, si rappresentava il sentire umano in tutte le sue sfaccettature e lo scopo dell’arte drammatica, adesso gli era finalmente chiaro, non era altro che quello di reggere lo specchio della natura.
“La bestia a due schiene” è un dramma nel dramma, dove le misteriose morti di Whitechapel si fondono in quell’insieme di empietà a cui la deviazione della psiche può condurre. Dove la violenza è padrona di casa e compagna di vita. Fino alla resa finale dove anche “il fiore più innocente nasconde una serpe sotto di esso”. Copertina flessibile: 267 pagine Editore: Oakmond Publishing (6 aprile 2020) Lingua: Italiano ISBN-10: 3962072144 ISBN-13: 978-3962072148 Link di acquisto cartaceo: La bestia a due schiene Link di acquisto ebook: La bestia a due schiene  

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